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La figlia del capitano

Gli indimenticabili n.8

Di

Editore: San Paolo (Ed. speciale per "Famiglia cristiana")

3.7
(1104)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000012607 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Bruno Osimo

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
Suppl. a "Famiglia cristiana" n. 30 del 1° agosto 1999
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  • 4

    Storia gradevole e appassionante, anche se il romanzo (scritto nel 1836) sembra risentire della sua età e la narrazione pare a volte un po' troppo scarna e semplicistica.

    ha scritto il 

  • 3

    La figlia del Capitano, Aleksandr Puskin

    Su questo romanzo avrò poco da dilungarmi.
    Io amo i libri. Io non amo la Storia.
    Se vogliamo mettere in relazione le due proposizioni, potremmo così dire:
    "Divorando libri di ogni genere, sono in grado anche di leggere un romanzo storico, nonostante la Storia sia una mia grande nemica, ma ciò no ...continua

    Su questo romanzo avrò poco da dilungarmi. Io amo i libri. Io non amo la Storia. Se vogliamo mettere in relazione le due proposizioni, potremmo così dire: "Divorando libri di ogni genere, sono in grado anche di leggere un romanzo storico, nonostante la Storia sia una mia grande nemica, ma ciò non comporta che l'impresa mi risulti facile e che mi dia soddisfazioni." Ecco, così si riassume la mia esperienza con il primo (e ultimo) approccio a Puskin. Un libro che avrei potuto leggere tranquillamente in due-tre giornate si è rivelato un mattoncino terminato in una settimana, dopo aver arrancato e faticato dietro ad ogni pagina. Le due stelline si sono trasformate in tre solo perché il finale mi è sembrato un filino più interessante e movimentato. Certo, però, non è stato sufficiente a farmi gridare al capolavoro e a farmi ringraziare gli dei della letteratura per questa scoperta. Sì, interessante anche l'idea che tutta la storia tra il protagonista e la figlia del Capitano possa anche essere realmente accaduta. Inoltre, contestualizzando il tutto, ci troviamo davanti ad un prezioso spaccato della storia della Russia del '700, con il ritratto di un personaggio storico del calibro di Pugacev. Solo, c'è un altro problema: odio contestualizzare.

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico intramontabile, gli eventi si susseguono con il loro sapore di un tempo lontano, di una lingua diversa, di un modo di sentire profondo e discreto, anche nel dolore della guerra. Essenziale nelle descrizioni, scorrevole e piacevole alla lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia è piacevole e scorrevole.
    Mi ha colpito il modo in cui l'autore è riuscito a rendere perfettamente l'idea della crescita del protagonista, che, da bambino viziato, diventa un uomo pieno di lealtà e codice cavalleresco. Tutto ciò ha anche degli echi autobiografici, dato che Puškin stesso ...continua

    La storia è piacevole e scorrevole. Mi ha colpito il modo in cui l'autore è riuscito a rendere perfettamente l'idea della crescita del protagonista, che, da bambino viziato, diventa un uomo pieno di lealtà e codice cavalleresco. Tutto ciò ha anche degli echi autobiografici, dato che Puškin stesso morirà in duello il giorno seguente alla pubblicazione di questo libro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Pёtr Andréevič Grinёv è un giovane nullafacente russo dell’800. Figlio di un ufficiale dell’esercito in pensione, viene cresciuto nell’ignavia più totale, con la sola compagnia di un vecchio servo e una breve parentesi trascorsa in compagnia di un precettore francese puttaniere ed ubriacone: stra ...continua

    Pёtr Andréevič Grinёv è un giovane nullafacente russo dell’800. Figlio di un ufficiale dell’esercito in pensione, viene cresciuto nell’ignavia più totale, con la sola compagnia di un vecchio servo e una breve parentesi trascorsa in compagnia di un precettore francese puttaniere ed ubriacone: stranamente arrivato a 16 anni questo ragazzo passa tutto il tempo ad arrampicarsi nelle piccionaie e ad infilarsi nelle stanze delle serve con piglio alla Richy Rick, così il padre decide di farlo arruolare, ufficialmente per mettergli in zucca un po’ di giudizio ma in realtà perché non regge all’idea che suoi vecchi commilitoni e subalterni abbiano fatto una gran carriera mentre lui è padre di un cretino.

    Pёtr scalpita all’idea e già immagina un periodo di leva a San Pietroburgo tra divertimenti e puttane, ma il padre che ha l’occhio lungo e non è un cretino lo vorrebbe spedire nella remota Orenbùrg, agli ordini di un vecchio compagno d’arme, in compagnia del vecchio servo, e pur essendo in mezzo al nulla prima di giungere a destinazione il nostro protagonista riuscirà comunque a perdere 100 rubli al gioco e a regalare una pelliccia di coniglio a un viandante per ringraziarlo dell’aiuto fornito nel trovare un luogo in cui riposarsi durante una tempesta. Questo luogo si rivelerà la fortezza di Belogorsk. Lì conoscerà il comandante Kuz’imič, ma soprattutto la figlia giovane, gnocchina e fondamentalmente inutile di nome Mar’ja. Essendo Mar’ja in quel luogo l’unico rappresentante di sesso femminile che per aspetto fisico non ricordi un samovar Pёtr dovrà contendersi le sue attenzioni con il giovane e stronzo ufficiale Ŝvabrin, che tra un sotterfugio e una provocazione quasi riuscirà a toglierlo di mezzo durante un duello. Inutile dire che Pёtr avrebbe gioco facile nel cuore della sua bella, se non fosse per due particolari: uno, che i genitori di lui non ritengono lei all’altezza del loro rampollo. Due, che la fortezza viene assalita da sanguinari cosacchi ribelli.

    Il loro capo, Pugaĉëv, si rivela essere il misterioso viandante a cui Pёtr al tempo regalò la sua pelliccetta (la frase vuole essere volutamente ambigua, perché chi recensisce si crogiola gioiosamente nella propria sottintesa volgarità) e grazie a questa sorta di debito d’onore e d’amicizia tra i due il nostro protagonista riesce ad aver salva la vita (a differenza di buona parte degli ufficiali russi che si rifiutano di prestare giuramento di fedeltà e obbedienza al nuovo capo) e a recarsi finalmente a Orenbùrg, mentre la sua bella ormai orfana giace, malata e febbricitante, in casa del “pop” in balia del nuovo reggente della fortezza, il primo che corre a leccare il sedere al nuovo uomo di potere e a salire sulla carretta del vincitore: ovvero Ŝvabrin. Nel caso in cui qualcuno se lo stesse chiedendo.

    Ma nemmeno a Belogorsk le cose sembrano andare serenamente per il nostro giovane soldato: la fame, l’inedia, la notizia che la sua bella Mar’ja sta per essere costretta in sposa al perfido Ŝvabrin e forse la noia fanno correre Pёtr prima a chiedere aiuto all’ormai amico e compare Pugaĉëv e poi a Belorosk, dove con un metodo che ricorda molto da vicino il primo della classe che fa la spia con l’insegnante per farsi ridare dal compagnuccio cattivo i soldi per la merenda si carica in spalla la bella Mar’ja e fa temporaneamente ritorno a casa, dove i genitori accolgono improvvisamente la giovane orfana e senza dote come un dono del cielo visto il cambiamento in meglio che l’amore per lei ha prodotto in quel debosciato del figlio. Ma nemmeno adesso Pёtr può tirare un sospiro di sollievo: tornando a casa in licenza scopre che i contadini della sua terra si sono ribellati senza sapere nemmeno il perché e hanno rinchiuso i padroni (e Mar’ja) nel granaio, dietro ordine del solito Ŝvabrin che ormai sembra responsabile persino del disastro di Tunguska. Dopo una breve battaglia modello Bud Spencer e Terence Hill, dove pochi uomini scalcagnati si fanno strada in un gruppo di nemici a suon di cazzotti rumorosi e jingle divertenti, i nostri hanno la meglio. Salvo poi ritrovarsi con Pёtr arrestato perché QUALCUNO ha denunciato al governo russo i suoi rapporti un po’ troppo amichevoli con il ribelle Pugaĉëv. Di nuovo sì, la frase ambigua è fortemente voluta. Perché ammettiamolo, se Pёtr bombasse con Pugaĉëv la trama ne guadagnerebbe.

    Fortunatamente Mar’ja, che finora non ha fatto altro che sospirare, negarsi e digiunare senza fare davvero nulla di utile e pratico (un po’ come Pannella) risolverà la situazione con un viaggetto a San Pietroburgo, dove durante una passeggiata nel parco conoscerà nientemeno che l’imperatrice Caterina II, il cui hobby sembrerebbe (almeno stando a quanto ci dice qui Puŝkin) quello di passeggiare senza scorta per le vie della città. Regolarizzata così la situazione i due viaggiano verso il lieto fine mentre il mio eroe indiscusso di questo lungo racconto (o breve romanzo) Pugaĉëv subisce l’inevitabile punizione del malvagio, pur essendo a conti fatti il personaggio più figo dell’intera storia.

    ***

    Ora, il romanzo non sarebbe nemmeno malvagio se visto con l’ottica dell’epoca (se non altro non è lungo e non ti tedia con descrizioni interminabili), ma per un contemporaneo la storia è decisamente troppo forzata e buonista, con quest’atmosfera favolistica tra botte di culo a ogni piè sospinto (impossibile non vedere in Pugaĉëv l’aiutante magico delle favole) e lieti fine anche abbastanza amari e fastidiosi. Con i buoni e bravi che devono veder trionfare il loro amore a tutti i costi (scomodando un’imperatrice cui Mar’Ja si ritrova inconsapevolmente a raccontare tutti i suoi guai), lo stronzo e codardo vero della storia che non è che venga punito tanto quanto meriterebbe (se non con la certezza che non potrà mai ottenere ciò che vuole) e chi si ribella al potere costituito per amore dell’avventura e di una vita piena viene barbaramente mandato alla gogna. Per carità, Pugaĉëv è un pazzo sanguinario. Però che ci posso fare, ha quell’aria mascalzona da pirata che mi fa sangue… Abbastanza noiosi e senza verve i protagonisti, abbastanza sbrigativa e mandata avanti col fast forward la crescita di Pёtr da giovane fancazzista a soldato onorevole, anche perché a conti fatti buona parte delle sue azioni coraggiose e conseguentemente dei suoi trionfi le deve al solito Pugaĉëv. O all’intercessione di Mar’ja, una ragazza con la tempra di un fermacarte che ha un unico scatto d’orgoglio durante tutta la storia. Abbastanza assurdi i genitori di lui, che un secondo prima odiano Mar’ja per poi accoglierla improvvisamente come una figlia prima ancora che lei debba fare qualcosa per meritarsi la loro stima.

    ha scritto il 

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