La figlia del capitano

Di

Editore: marietti

3.7
(1311)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 159 | Formato: Copertina rinforzata scuole e biblioteche

Isbn-10: 8821120120 | Isbn-13: 9788821120121 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Silvia Citterio

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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    Probabilmente per risparmiare l'editore ha utilizzato una traduzione di 70 anni fa, e purtroppo questo pesa nella lettura.
    Inoltre, colui o colei che ha redatto la presentazione del libro in quarta di ...continua

    Probabilmente per risparmiare l'editore ha utilizzato una traduzione di 70 anni fa, e purtroppo questo pesa nella lettura.
    Inoltre, colui o colei che ha redatto la presentazione del libro in quarta di copertina non ha letto il testo con attenzione dal momento che in venti righe ha commesso due errori e mezzo: uno e mezzo sulla trama, l'altro sul cognome di un personaggio neanche secondario scambiato col patronimico.
    Per il resto non mi permetto di esprimere opinioni su uno dei capolavori della letteratura; mi dispiace solo che un racconto così facilmente fruibile a tanti livelli, se veicolato attraverso un'edizione come questa rischia di scoraggiare il lettore poco avveduto dal tentare altri testi di Puskin o della letteratura russa in generale.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho sempre lamentato il fatto di avere una grossa lacuna sui russi da colmare, quindi ho deciso di iniziare l'anno nuovo col piede giusto seguendo i migliori propositi. Ho scelto Puskin dopo aver letto ...continua

    Ho sempre lamentato il fatto di avere una grossa lacuna sui russi da colmare, quindi ho deciso di iniziare l'anno nuovo col piede giusto seguendo i migliori propositi. Ho scelto Puskin dopo aver letto qualche commento, da cui ne usciva come un romanzo più leggero (anche in dimensione) di altri grandi capolavori russi. In realtà ho avuto conferma del fatto che se per 36 anni non ho sentito il bisogno di aprire una sola pagina di un russo, forse un motivo c'è. Ed è semplicemente che non sono proprio nelle mie corde. Se ho fatto così fatica a finire neanche 150 pagine, non oso immaginare con Anna Karenina o Guerra e Pace.
    Il romanzo non è effettivamente pesante, la trama è anche piuttosto semplice - quasi banale (una storia d'amore durante la rivolta di Pugacev alla fine del Settecento), ma la mia totale ignoranza di storia russa, unita alla completa mancanza di interesse per le ambientazioni, ha trasformato questo libro in un macigno. Credo non me ne rimarrà nulla.
    Due stelline giusto perché è corto e mi permette di depennare la voce "leggere almeno un russo" dalla lista delle cose da fare in questo 2017.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Romanzo storico, nel senso che descrive una vicenda che si colloca in periodo temporale e della storia russa particolare: La rivolta di Pugacev.
    La storia ci insegnerà che fu figlia della miseria e de ...continua

    Romanzo storico, nel senso che descrive una vicenda che si colloca in periodo temporale e della storia russa particolare: La rivolta di Pugacev.
    La storia ci insegnerà che fu figlia della miseria e della violenza con la quale il potere zarista (all’epoca Caterina II) ma, per ovvie ragioni il romanzo di Puskin non essendo né una cronaca, né un saggio ma essendo figlio del suo tempo disegna con chiarezza la parte dei buoni (nobili, ufficiali e donne integerrime) e quella dei cattivi (contadini sporchi e fanatici, barbari violenti, traditori della patria).
    La storia, di per sé semplice fino al banale, ci descrive il percorso di formazione Petr Andreevic figlio di una nobiltà minore ma con trascorsi bellici eroici. Il suo ingresso nella vita da scapestrato e irresponsabile, perde subito 100 rubli al gioco, tratta male il suo servo, si batte a duello si sovrappone allo sboccio dell’amore per Maria Ivanovna e all’esperienza traumatica dell’occupazione per mano di Pugacev della fortezza dove presta servizio: Belogorsk.
    Il giovane alfiere è pronto alla morte pur di non tradire il giuramento di fedeltà alla zarina ma fortuna vuole che Pugacev sia una sua vecchia conoscenza incontrata durante una tempesta di neve ed al quale aveva reso un favore regalando un pellicciotto.
    Il ragazzo piace tanto a Pugacev che gli consente prima di andare libero e in seguito di trarre con se l’amata. Un rapporto così forte da indurre l’esercito e financo la sua famiglia a crederlo un traditore.
    Finale a lieto fine, quasi da fiaba Disney, con l’amata che intercede a sua insaputa presso la zarina e che si vede da questa premiare con la liberazione del promesso sposo ed il suo reintegro con tutti gli onori nell’esercito e con la concessione di un patrimonio tale da pronosticare il classico: e vissero tutti felici e contenti.
    Con un filo che lega il romanzo di formazione, la storia divisa in maniera maniche tra buoni e cattivi e la fiaba finale, il romanzo, pietra miliare della letteratura russa, si legge in un fiato grazie ad una scrittura moderna, ricca di descrizioni ma mai appesantita e con una forte connotazione psicologica del protagonista dalla spensierata adolescenza alle responsabilità e le dure scelte della maturità.

    ha scritto il 

  • 0

    Racconto molto carino, però con questo direi che la mia parentesi puskiana si chiude per sempre. Trovo i suoi racconti un po' datati e poco profondi, al contrario di altri classici russi.

    ha scritto il 

  • 5

    Torno sempre così volentieri alla grande madre Russia. Romanzo storico e di formazione, presenta alcuni tratti in comune con "I cosacchi" di Tolstoj: un giovane figlio di ricchi aristocratici russi, a ...continua

    Torno sempre così volentieri alla grande madre Russia. Romanzo storico e di formazione, presenta alcuni tratti in comune con "I cosacchi" di Tolstoj: un giovane figlio di ricchi aristocratici russi, assume il suo incarico nell'esercito e si ritrova catapultato nelle steppe di frontiera, tra i cosacchi e nella natura selvaggia, e in questi luoghi imparerà ad apprezzarne le genti e le usanze, e infine innamorarsi di una giovane del posto. Rispetto Tolstoj, qui ci sono riferimenti più precisi agli eventi storici: Puskin entra infatti nei dettagli per raccontare della ribellione capeggiata da Pugacev e intorno a costui costruisce una trama articolata e impeccabile.
    Oltre a questa completezza della struttura e ricchezza del contenuto, c'è una scrittura eccellente, dove tutti gli elementi sono in perfetto equilibrio e ben dosati: il periodare ben ritmato, i dialoghi, le descrizioni, un pizzico di ironia e di umorismo, qualche pizzico di spiegazioni delle usanze e della storia russe. Non ci sono eccessi, non ci sono mancanze, non c'è una virgola fuori posto, l'opera è perfetta così com'è nelle sue 140 pagine, né più né meno, e il lettore non sente bisogno alcuno di maggiori chiarimenti. C'è semplicemente voglia di leggerne un altro...

    ha scritto il 

  • 3

    un po' faticoso da leggere, a tratti noioso, mi è piaciuta soprattutto l'ultima parte del libro, con l'equivoco che si crea e che manda in prigione il protagonista; discreto anche il finale, che non a ...continua

    un po' faticoso da leggere, a tratti noioso, mi è piaciuta soprattutto l'ultima parte del libro, con l'equivoco che si crea e che manda in prigione il protagonista; discreto anche il finale, che non anticipo

    ha scritto il 

  • 4

    Il Manzoni russo (?)

    Questo romanzo ha tali estimatori, Dostoevskij in prima fila, che la recensione ha richiesto una sedimentazione molto più lunga del solito.
    La storia è semplice e altri l'hanno già riassunta in ottimi ...continua

    Questo romanzo ha tali estimatori, Dostoevskij in prima fila, che la recensione ha richiesto una sedimentazione molto più lunga del solito.
    La storia è semplice e altri l'hanno già riassunta in ottimi commenti. Né l'intreccio né i personaggi ne fanno un capolavoro secondo me, al massimo una cosina graziosa e piacevole, ma dato che è riconosciuto come capolavoro mi sono messa d'impegno per capire.

    Le innovazioni stilistiche e linguistiche, l'importanza per la storia della letteratura russa, la rappresentazione di caratteri popolari come il buon servo della gleba e il feroce cosacco... sono molti gli elementi che in una traduzione e in un trapianto culturale così drastico vanno persi.
    Immagino appunto un lettore russo di oggi che si sorbisca i Promessi sposi e emergono molti elementi in comune: l'ironia gentile di Manzoni è più polemica ma simile al sorriso di Puskin, entrambi hanno realizzato un racconto scorrevole e ricco di materiale, entrambi bilanciano la parte storica con la parte avventurosa, la storia d'amore delicata e i cenni alla brutta situazione degli ultimi, in entrambi i romanzi notiamo la progressiva formazione del protagonista maschile e il ruolo salvifico della protagonista femminile, Pugačëv ha qualcosa dell'Innominato e di Fra' Cristoforo prima dei pentimenti (ma il rivoltoso russo parte dal basso e mi sta più simpatico dei nostri)...

    Considero questi appunti sufficienti a far pace con la mia coscienza: non è un capolavoro per me ma posso contestualizzare e capirne l'importanza. Personalmente mi sarei fermata alle tre stelline se non ci fossero stati il buon servo e l'inossidabile capitana che dirige il fortino anche meglio del marito.

    ha scritto il 

  • 5

    Nell’ultimo trentennio del 1700 la situazione politica in Russia è molto instabile e continue rivolte cercano di spodestare dal trono la Zarina.

    E’ in questi anni che Pëtr Andréevič Grinëv, giovane di ...continua

    Nell’ultimo trentennio del 1700 la situazione politica in Russia è molto instabile e continue rivolte cercano di spodestare dal trono la Zarina.

    E’ in questi anni che Pëtr Andréevič Grinëv, giovane di nobile famiglia, viene inviato dal padre a Orenburg, affinché egli possa intraprendere la carriera militare al servizio della Guardia Imperiale. Pëtr Andréevič è accompagnato dal fedele servo Savél’ič, cui è affidata la tutela del giovane. Il rapporto tra i due all’inizio è abbastanza conflittuale e Savél’ič fatica a farsi rispettare dall’impetuoso padroncino che, per la prima volta, si muove libero e lontano dalla famiglia.

    La destinazione di Pëtr Andréevič è una fortezza situata nel mezzo della steppa russa, il cui comando è affidato al Capitano Zurin, ma che di fatto è gestita dalla moglie, Vasìlisa Egórovna. E’ lì che Pëtr Andréevič conosce la figlia del capitano, s’innamora teneramente di lei ed è pronto a qualsiasi cosa, anche a farsi uccidere.

    Ad un certo punto la situazione al forte precipita… Pugačëv, oppositore del regime, occupa la fortezza, fa uccidere il capitano e la moglie, ma risparmia Pëtr Andréevič, poichè tempo prima quest’ultimo aveva compiuto un gesto di magnanimità nei suoi confronti. Da questo momento in poi il rapporto tra il protagonista e l’oppositore al regime sarà così speciale, da riservarci sempre molte sorprese.

    Intanto la figlia del capitano, uscita indenne dall’assalto alla fortezza, passa nelle mani di un giovane soldato che vorrebbe sposarlo e toccherà a Pëtr Andréevič correre in suo aiuto.

    Quando sembra che il lieto fine sia ormai vicino, Pëtr Andréevič viene arrestato. E a questo punto i ruoli si invertono…sarà compito della giovane donna salvare il suo future marito dalla forca.

    Come sempre mi sono approcciata con un certo timore alla letteratura russa, ma questa volta il timore era immotivato.

    La storia d’amore d’altri tempi, mischiata alla situazione politica e storica della fine del ‘700, è di facile comprensione ed inoltre, come si può non affezionarsi al giovane e temerario Pëtr Andréevič, che nel corso degli eventi subisce un processo di crescita e di maturazione notevole?

    Tra tutti, comunque, il personaggio che più mi è piaciuto, anche se la sua presenza nel romanzo è limitata, è stato sicuramente Vasìlisa Egórovna. Un personaggio pieno di mille sfaccettature e con un carattere forte e determinato fino alla fine.

    Fine la storia con una piega troppo sdolcinata (per i miei gusti).

    ha scritto il 

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