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La figlia dell'altra

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica; 2123)

3.3
(205)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 205 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8807721236 | Isbn-13: 9788807721236 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Adelaide Cioni

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Adottata alla nascita dalla famiglia Homes, A.M. ha trentun anni quando viene contattata dalla madre naturale: si ritrova improvvisamente scaraventata in un'identità parallela, dove i suoi genitori non sono i suoi genitori, ma due strani individui pieni di problemi irrisolti e inquietanti somiglianze fisiche. Cercando di rimettere insieme i pezzi della sua famiglia, A.M. si sottopone a un test del Dna, ai ricatti affettivi della madre biologica e al dolore di riporne la vita in pochi scatoloni dopo la sua morte, all'umiliazione di altre promesse non mantenute del padre, a un viaggio nel tempo per ricostruire il suo albero genealogico, sforzandosi di non perdere l'equilibrio e di non farsi sopraffare dall'assurda fatica di far rientrare nella propria identità un'altra famiglia, un'altra storia.
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  • 2

    Di una noia micidiale. Finirlo è stato uno sforzo, anche perché l'autrice ha deciso di raccontare tutto il suo albero genealogico, e sinceramente l'interesse, per me, era pari a zero. La storia poteva anche essere interessante, una figlia adottiva che cerca e trova i suoi veri genitori, ma non sc ...continua

    Di una noia micidiale. Finirlo è stato uno sforzo, anche perché l'autrice ha deciso di raccontare tutto il suo albero genealogico, e sinceramente l'interesse, per me, era pari a zero. La storia poteva anche essere interessante, una figlia adottiva che cerca e trova i suoi veri genitori, ma non scritta così.

    ha scritto il 

  • 3

    A. M. Homes

    Vicenda autobiografica in cui viene narrato l'incontro tra A. M. Homes, adottata a pochi giorni dalla nascita, e i genitori biologici. Il romanzo è breve, scritto in un linguaggio che vive dell’immediatezza e dell’urgenza delle emozioni che destabilizzano la vita di Homes ormai adulta. Ben riusci ...continua

    Vicenda autobiografica in cui viene narrato l'incontro tra A. M. Homes, adottata a pochi giorni dalla nascita, e i genitori biologici. Il romanzo è breve, scritto in un linguaggio che vive dell’immediatezza e dell’urgenza delle emozioni che destabilizzano la vita di Homes ormai adulta. Ben riuscita la prima parte, basata su fatti concreti (il contatto coi genitori, le sue conseguenze, l’asciutto sommario delle loro storie e di come Homes sia stata data in adozione), dove il racconto non cede mai al sentimentalismo e allo psicodramma, concentrandosi sulla crudezza dello shock. Il romanzo perde consistenza nella seconda metà, quando i genitori biologici escono fattualmente di scena lasciando Homes alle sue elucubrazioni, di minor interesse letterario. Ma anche se la sua crisi d'identità può apparire sotto sotto pretestuosa, il racconto riesce a trasmettere la nevrosi provocata dalla sgraziata irruzione del passato nella vita della scrittrice.

    ha scritto il 

  • 4

    La Homes conosce da adulta la madre biologica - donna complicata, rotta dalla vita, bisognosa di amore e incapace di trasmetterlo - e questo evento scatena in lei il desiderio necessario di conoscere i pezzi mancanti del suo passato, di "ritrovarsi".
    E questo aspetto lo capisco, così come tutte ...continua

    La Homes conosce da adulta la madre biologica - donna complicata, rotta dalla vita, bisognosa di amore e incapace di trasmetterlo - e questo evento scatena in lei il desiderio necessario di conoscere i pezzi mancanti del suo passato, di "ritrovarsi". E questo aspetto lo capisco, così come tutte le complicanze che ne derivano. Eppure mi sembrava tutto stranamente e negativamente eccessivo, quasi una ruffianeria per creare attesa ed aspettative nel lettore e per dare una chiave fascinosamente oscura al romanzo. Se a ciò si aggiunge che lo stile di questa scrittrice mai mi è piaciuto, e che verso la fine c'è un capitolo noioso - da pistola alla bocca - di ricerca genealogica, si capisce che questa mia repulsione poteva essere giustificata. E invece, giunta alla fine, alle ultime pagine - quelle dedicate alla nonna adottiva, l'ape regina, anello che ricongiunge il tutto - scopro che solo allora capisco la necessaria durezza nel raccontare; e che questo libricino mi è stato utile, mi ha fatto capire qualcosa, perché osserva il mondo dell'adozione con occhi diversi da quelli a cui siamo abituati - e quel senso di perdita e rottura e sradicamento, nonostante tutto l'amore del mondo, rimane dentro.

    ha scritto il 

  • 3

    Alla ricerca delle proprie radici

    All’età di trent’anni la scrittrice americana A.M.Homes viene contattata dalla madre naturale, che non ha mai conosciuto, e viene catapultata, in maniera improvvisa e non poco traumatica, in un’esistenza parallela nella quale cerca di capire chi è veramente, e quali sono le sue vere radici.
    “La f ...continua

    All’età di trent’anni la scrittrice americana A.M.Homes viene contattata dalla madre naturale, che non ha mai conosciuto, e viene catapultata, in maniera improvvisa e non poco traumatica, in un’esistenza parallela nella quale cerca di capire chi è veramente, e quali sono le sue vere radici. “La figlia dell’altra” è il resoconto di questa ricerca, un romanzo autobiografico nel quale si respira dall’inizio alla fine quell’aria di frammentarietà, smarrimento, sradicamento e sofferenza che respira la stessa protagonista, bramosa di sapere, di conoscere, di tessere rapporti e ricevere affetti, cosa che, dal ramo naturale, non riuscirà ad avere totalmente: le resterà un’ombra che si porterà dietro per tutta la vita. Da lettrice posso dire che il romanzo non è nulla di che, forse più coinvolgente all’inizio, quando l’autrice riceve la notizia che le cambia l’esistenza, un po’ più sfumato e confuso verso la fine, quando riporta le domande di avvocati e legali nei quali si imbatte nel suo percorso. In compenso ha il suo interesse per il tema importante che sa trattare.

    ha scritto il 

  • 3

    No me terminó de convencer esta narración de tintes autobiográficos.
    Aborda el tema de la adopción, y de los posteriores encuentros y desencuentros -pasados ya los años- con los que son sus padres biológicos.
    La manera tan cruda y tan sarcástica con que está contada, no despertó en mí ningún inte ...continua

    No me terminó de convencer esta narración de tintes autobiográficos. Aborda el tema de la adopción, y de los posteriores encuentros y desencuentros -pasados ya los años- con los que son sus padres biológicos. La manera tan cruda y tan sarcástica con que está contada, no despertó en mí ningún interés.

    ha scritto il 

  • 2

    Mah..

    E' il primo libro che leggo di questa autrice, volevo leggere qualcosa di nuovo.


    Ho trovato questo libro "freddo",non ti coinvolge, scritto così.


    Alcune parti un pò noiose, si, capisco scrivere qualcosa sulla ricerca della origini della sua famiglia, ma scrivere piu di 20 pagine co ...continua

    E' il primo libro che leggo di questa autrice, volevo leggere qualcosa di nuovo.

    Ho trovato questo libro "freddo",non ti coinvolge, scritto così.

    Alcune parti un pò noiose, si, capisco scrivere qualcosa sulla ricerca della origini della sua famiglia, ma scrivere piu di 20 pagine con tutti quei nomi, cognomi, date di zii prozii bisnonni ecc.l'ho trovato eccessivo.

    E' la sua autobiografia, si, però poteva scriverlo meglio. 2/5

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    In questo breve libro -131 pagine circa- A.M. Homes condivide la propria esperienza di figlia adottata che viene improvvisamente cercata dalla madre naturale.
    La prima parte, La figlia dell'altra, che verte proprio su questo punto, è forse la migliore, capace di risvegliare una gamma vastissima d ...continua

    In questo breve libro -131 pagine circa- A.M. Homes condivide la propria esperienza di figlia adottata che viene improvvisamente cercata dalla madre naturale. La prima parte, La figlia dell'altra, che verte proprio su questo punto, è forse la migliore, capace di risvegliare una gamma vastissima di emozioni. Nella seconda, Disfare mia madre, l'autrice immagina come siano potute andare le cose, quale sia stata la vita della madre, cosa l'abbia portata ad abbandonarla. Risulta un pò ripetitiva, riprendendo molto della prima parte, ma è molto suggestivo il voler cercare di ricostruire la vita di una persona dal contenuto di vecchi scatoloni. Nella terza, L'antropologa elettronica, ci viene raccontata la ricerca -quasi ossessiva- da parte della Homes delle sue origini attraverso vari siti Internet, la scoperta di storie diverse ma comunque tutte importanti, di persone mai conosciute, fino al bellissimo concetto che siamo "tutti imparentati per umanità". Segue Il culo di mio padre, in cui si tratta del rapporto dell'autrice con il suo padre biologico, le impressioni derivatele dal conoscerlo, le paure e i sentimenti di lei, le bugie e l'egoismo di lui. Sul padre verte anche Come una puntata di "Avvocati a Los Angeles", ed è questo un capitolo dalla scrittura interessante, perché vengono riportate le sole domande dell'avvocato al padre della scrittrice, lasciandoci intuire di volta in volta la risposta sulla base della domanda successiva. L'ultima parte, Il tavolo di mia nonna, è forse la più commovente. In essa la scrittrice parla della nonna adottiva purtroppo defunta e del rapporto che aveva con lei. Afferma anche che sua figlia "le somiglia", a significare quanto siano importanti i legami d'amore, probabilmente ancor più di quelli di sangue.

    http://iltesorodicarta.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 2

    Ho comprato questo libro senza sapere di cosa parlasse, sulla fiducia che nutro per A. M. Homes. Ho iniziato a leggerlo senza sapere di cosa parlasse, sempre sulla fiducia di cui sopra. Solo dopo le prime pagine ho capito che il libro che avevo per le mani non era un romanzo quanto piuttosto una ...continua

    Ho comprato questo libro senza sapere di cosa parlasse, sulla fiducia che nutro per A. M. Homes. Ho iniziato a leggerlo senza sapere di cosa parlasse, sempre sulla fiducia di cui sopra. Solo dopo le prime pagine ho capito che il libro che avevo per le mani non era un romanzo quanto piuttosto una specie di sfogo personale. Si potrebbe anche discutere in eterno di quanto sia giusto “usare” fatti propri, toccanti, per pubblicare un libro; quanto di questa pubblicazione sia il tentativo di esorcizzare alcuni demoni e quanto invece abitudine nel pubblicare e/o nel guadagnare da una pubblicazione. La vicenda riguarda in prima persona la scrittrice: A. M. bambina adottata (e consapevole di esserlo) dalla famiglia Homes. Alla Homes scrittrice di successo viene rivelata l’identità della madre naturale in tarda età. A rimorchio, a causa della curiosità, verrà fuori anche il padre e tutto l’albero genealogico che ne consegue, sia a livello paterno che materno. Adesso, ora: parliamone. A parte alcuni punti, assai piccoli e brevi, nei quali l’autrice cerca di intravedere nella sua esperienza un significato dell’essere adottati e di quale reale senso abbia l’essere figlio di (naturale o adottivi), il resto sembra solo lo sfogo, appunto, di una persona qualunque che non possiede nessuna capacità di introspezione. Le pagine si snodano così in un diario scritto di getto in diversi momenti della vita, tra le quali si può percepire una certa urgenza, un tentativo di far arrivare tutto il più in fretta possibile e il più nudo possibile. Un lavoro magari anche sentito ma che non fa affatto sentire niente al lettore. Alcuni hanno sottolineato che la parte riguardante le ricerca delle origini dei nuovi familiari, fino ad arrivare a trisavoli persi nelle nebbie del passato, è noiosa, ma la cosa che più mi ha irritato non è stata la presunta noia di quella parte, quanto piuttosto la parte appena precedente, nella quale lo Homes scopre l’identità della sua famiglia biologica e di come entrambi, madre e padre, siano ancora vivi: avrebbe dovuto essere la parte più attenta (se non la più attraente per il lettore) di tutto il libro, quella capace di fare immedesimare chi legge nelle vicende della scrittrice; avrebbe dovuto generare empatia, invece non solo non fa tutto questo, ma da anche la sensazione di essere tirata via. È questo ciò che mi ha dato maggiormente fastidio. Certo, è un libro di A. M. Homes, a cui va tutta la mia fiducia, ma bisogna riflettere proprio sulla definizione di libro. È questo un libro? Per la Homes magari si, per la Homes scrittrice e personaggio del libro e anche lettrice del libro. Non dubito che la stessa autrice rileggendolo non lo reputi buono, ma tutti gli altri lettori, i lettori che non sono lei, potrebbero dire lo stesso? Io no. Non è una bocciatura, quanto piuttosto un invito a leggere qualcos’altro della scrittrice americana, adottata. Magari un vero e proprio libro, uno di quelli che possono essere definiti come tali, da tutti.

    ha scritto il 

  • 0

    Non capisco, e forse non capirò mai, cosa spinge chi viene a sapere di essere stato adottato alla ricerca spasmodica delle proprie origini, per rilevare un tratto genetico o caratteriale utile a sviluppare quel senso di appartenenza, che dovrebbe affondare le sue radici in ben altre cose.
    L'unica ...continua

    Non capisco, e forse non capirò mai, cosa spinge chi viene a sapere di essere stato adottato alla ricerca spasmodica delle proprie origini, per rilevare un tratto genetico o caratteriale utile a sviluppare quel senso di appartenenza, che dovrebbe affondare le sue radici in ben altre cose. L'unica considerazione che mi viene in mente è che la consapevolezza di essere stati rifiutati da qualcuno alla nascita possa far insorgere un grande senso di insicurezza. Ma quando si ha la fortuna di crescere sin da piccoli in una famiglia che si prende realmente cura di te, che ti rende parte integrante del nucleo e ti fornisce le basi per crescere serenamente, che senso ha questa estenuante ricerca? Potrei fare riferimento ad un luogo comune "genitori non si nasce, ma si diventa" e la stessa cosa credo debba valere per i figli.

    ha scritto il 

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