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La figlia dell'insonnia

Testo originale a fronte

Di

Editore: Crocetti

4.3
(18)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8883061268 | Isbn-13: 9788883061264 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ho cantato la tristezza di ciò che nasce. (p. 27)

    "Il guaio della vita è che non è ciò che crediamo ma nemmeno il contrario." (p. 127)

    "Un giorno, forse, troveremo rifugio nella realtà vera. Intanto, posso dire fino a che punto sono in disaccordo?" (p. 131)

    ha scritto il 

  • 0

    ...Ma non parlare dei giardini,non parlare della luna,non parlare della rosa,non parlare del mare. Parla di ciò che sai.Parla di ciò che vibra nel tuo midollo e dà luci e ombre al tuo sguardo,parla del dolore incessante delle tue ossa,parla della vertigine,parla della respirazione,della tua desol ...continua

    ...Ma non parlare dei giardini,non parlare della luna,non parlare della rosa,non parlare del mare. Parla di ciò che sai.Parla di ciò che vibra nel tuo midollo e dà luci e ombre al tuo sguardo,parla del dolore incessante delle tue ossa,parla della vertigine,parla della respirazione,della tua desolazione,del tuo tradimento. E'così buio,così muto il processo a cui mi costringo. Oh parla del silenzio.

    Come chi non ama la cosa. Nessuna cosa. Bocca cucita. Palpebre cucite. Dimenticai. Dentro,il vento. Tutto chiuso e il vento dentro.

    E soprattutto guardare con innocenza. Come se nulla fosse,il che è vero.

    Come quando si apre un fiore e rivela il cuore che non ha.

    la ribellione consiste nel guardare una rosa fino a polverizzarsi gli occhi

    Come una bimba di pastello rosa su un vecchissimo muro subito cancellata dalla pioggia

    ha scritto il 

  • 5

    Figlia dell'insonnia

    " La realtà è un vasto labirinto dove tutto si
    assomiglia. Alcuni sentieri si ripetono,
    altri no.
    Il futuro è lì, sotto gli occhi di tutti.
    Ma solo pochissimi, come Alejandra Pizarnik,
    riescono a scorgerlo. " ...continua

    " La realtà è un vasto labirinto dove tutto si assomiglia. Alcuni sentieri si ripetono, altri no. Il futuro è lì, sotto gli occhi di tutti. Ma solo pochissimi, come Alejandra Pizarnik, riescono a scorgerlo. " ( Tomàs Eloy Martinèz )

    - Una tra le sue poesie:

    Anillos de ceniza

    ( A Cristina Campo )

    Son mis voces cantando para que no canten ellos, los amordazados grismente en el alba, los vestidos de pájaro desolado en la lluvia. Hay, en la espera, un rumor a lila rompiéndose. Y hay, cuando vien el día, una partición del sol en pequeños soles negros. Y cuando es de noche, siempre, una tribu de palabras mutiladas busca asilo en mi garganta, para que non canten ellos, los funestos, los dueños del silencio.

    Anelli di cenere

    (A Cristina Campo)

    Sono le mie voci che cantano affinché non cantino loro, gli imbavagliati grigi nell’alba, i vestiti di un uccello devastato nella pioggia. C’è, nell’attesa, un rumore di lillà che si rompe. E c’è, quando arriva il giorno, una partizione del sole in piccoli soli neri. E quando è notte, sempre, una tribù di parole mutilate cerca asilo nella mia gola, perché non cantino loro, i funesti, i padroni del silenzio.

    - La dedica più bella :

    Aquì Alejandra

    Bicho aquí, aquí contra esto, pegada a las palabras te reclamo. Ya es la noche, vení, no hay nadie en casa Salvo que ya están todas como vos, como ves, intercesoras, llueve en la rue de l'Eperon y Janis Joplin. Alejandra, mi bicho, vení a estas líneas, a este papel de arroz dale abad a la zorra, a este fieltro que juega con tu pelo (Amabas, esas cosas nimias aboli bibelot d'inanité sonore las gomas y los sobres una papelería de juguete el estuche de lápices los cuadernos rayados) Vení, quedate. tomá este trago, llueve, te mojarás en la rue Dauphine, no hay nadie en los cafés repletos, no te miento, no hay nadie. Ya sé, es difícil, es tan difícil encontrarse este vaso es difícil, este fósforo. y no te gusta verme en lo que es mío, en mi ropa en mis libros y no te gusta esta predilección por Gerry Mulligan, quisieras insultarme sin que duela decir cómo estás vivo, cómo se puede estar cuando no hay nada más que la niebla de los cigarrillos, como vivís, de qué manera abrís los ojos cada día No puede ser, decís, no puede ser. Bicho, de acuerdo, vaya si sé pero es así, Alejandra, acurrúcate aquí, bebé conmigo, mirá, las he llamado, vendrán seguro las intercesoras, el party para vos, la fiesta entera, Erszebet, Karen Blixen ya van cayendo, saben que es nuestra noche, con el pelo mojado suben los cuatro pisos, y las viejas de los departamentos las espían Leonora Carrington, mirala, Unica Zorn con un murciélago Clarice Lispector, agua viva, burbujas deslizándose desnudas frotándose a la luz, Remedios Varo con un reloj de arena donde se agita un láser y la chica uruguaya que fue buena con vos sin que jamás supieras su verdadero nombre, qué rejunta, qué húmedo ajedrez, qué maison close de telarañas, de Thelonious, que larga hermosa puede ser la noche con vos y Joni Mitchell con vos y Hélène Martin con las intercesoras animula el tabaco vagula Anaïs Nin blandula vodka tónic No te vayas, ausente, no te vayas, jugaremos, verás, ya verás, ya están llegando con Ezra Pound y marihuana con los sobres de sopa y un pescado que sobrenadará olvidado, eso es seguro, en un palangana con esponjas entre supositorios y jamás contestados telegramas. Olga es un árbol de humo, cómo fuma esa morocha herida de petreles, y Natalía Ginzburg, que desteje el ramo de gladiolos que no trajo. ¿Ves bicho? Así. Tan bien y ya. El scotch, Max Roach, Silvina Ocampo, alguien en la cocina hace café su culebra contando dos terrones un beso Léo Ferré No pienses más en las ventanas el detrás el afuera Llueve en Rangoon --- Y qué. Aquí los juegos. El murmullo (Consonantes de pájaro vocales de heliotropo) Aquí, bichito. Quieta. No hay ventanas ni afuera y no llueve en Rangoon. Aquí los juegos.

    - Julio Cortàzar -

    - Qualcosa di lei :

    http://www.youtube.com/watch?v=20F0mICFw-8

    ha scritto il 

  • 0

    Da internetbookshop:


    Da quando è morta suicida (anche se oggi si dubita che il gesto sia stato volontario) a soli trentasei anni nel 1972, Alejandra Pizarnik, una delle voci più intense e originali del Novecento argentino, non ha smesso di destare interesse, adesioni appassionate e vivaci ...continua

    Da internetbookshop:

    Da quando è morta suicida (anche se oggi si dubita che il gesto sia stato volontario) a soli trentasei anni nel 1972, Alejandra Pizarnik, una delle voci più intense e originali del Novecento argentino, non ha smesso di destare interesse, adesioni appassionate e vivaci polemiche. Ne è prova lo studio con cui Claudio Cinti chiude la raccolta antologica da lui curata per Crocetti. Cinti sembra respingere la tesi del suicidio, ma la cosa che lo irrita di più è il fatto che la critica letteraria abbia voluto insistentemente sovrapporre la vita dell'autrice e soprattutto la sua fine all'esegesi della sua poetica. Non è accettabile che tutta la sua poesia si possa spiegare come un percorso disegnato che conduce inevitabilmente alla morte cercata.

    Con attenta conoscenza della vasta bibliografia in proposito, oltre che dell'opera in causa, ma con una tale veemenza da perdere qualche volta quella freddezza di giudizio che in genere si pretende dal critico, Cinti attacca studiosi autorevoli come Guillermo Sucre e scrittori rinomati come César Aira, tra gli altri, perché secondo lui l'idea del suicidio dovrebbe risultare "opaca" o, meglio ancora, "gonfia di riflessi inesistenti" in un'autrice che "inscrive con naturalezza e sin dall'inizio il discorso sulla morte, quale elemento del proprio quehacer [daffare, attività, lavoro] nel corpo stesso della poesia". Cinti cita molte dichiarazioni di Pizarnik, rilasciate in diverse interviste, nonché alcuni testi di dichiarata intenzione teorica: "Penna in mano, penna sulla pagina, scrivo per non suicidarmi" (testo senza data raccolto in Prosa Completa, Lumen, 2002); oppure: "La poesia non è una carriera, è un destino (...). Sicché affermo che essere nata donna è una disgrazia, come lo è essere ebrei, essere poveri, essere neri, essere omosessuali, essere poeti, essere argentini, ecc. ecc. È chiaro che l'importante è ciò che facciamo con le nostre disgrazie" (questionario in "Sur", 1971, n. 326).

    Il mio commento: un libro di non facile lettura, ma interessante.

    ha scritto il