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La figlia oscura

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.6
(526)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 887641844X | Isbn-13: 9788876418440 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Leda è un'insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l'incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.
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  • 4

    Leda è molto simile alla Lenuccia del ciclo dell'Amica geniale, e anche il resto: stesso modo di scrivere (e meno male!), stesse tematiche, quasi stessi personaggi e stessi eventi. Forse avrei dovuto ...continua

    Leda è molto simile alla Lenuccia del ciclo dell'Amica geniale, e anche il resto: stesso modo di scrivere (e meno male!), stesse tematiche, quasi stessi personaggi e stessi eventi. Forse avrei dovuto aspettare un po' di più prima di leggere anche questo: vi sono concentrati molti degli aspetti che l'autrice ha poi sviluppato nella famosissima quadrilogia.
    È un romanzo doloroso, che parla del rapporto tra madri e figlie, di furori inconfessabili, di abbandoni e scoperte, di dolcezza e cattiveria, di un gesto senza senso che travolge la protagonista come una valanga.
    Insomma, molto bello, leggetelo assolutamente se amate le atmosfere che la Ferrante riesce a creare, ma prendetevi un po' di pausa se avete appena finito gli altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 1

    Né Damasco né Torbella, ma la Salerno-Reggiocalabria

    Letto fino in fondo per tigna, è stato un amaro calice: scrittura ostica per il coacervo di similitudini pseudo baroccheggianti (siamo lontani anni luce da Gadda o Bufalino), talmente artefatte da sus ...continua

    Letto fino in fondo per tigna, è stato un amaro calice: scrittura ostica per il coacervo di similitudini pseudo baroccheggianti (siamo lontani anni luce da Gadda o Bufalino), talmente artefatte da suscitare a volte disgusto.
    Nina mi diede l'impressione di una conchiglia teneramente colorata che tiene ben serrato all'interno il suo mollume incolore e vigile.
    Ora a me capita di prendere in mano vermi e lombrichi senza ribrezzo alcuno ma frasi come questa sono da pelle d'oca.
    E già così l'impresa di andare avanti diventa ardua...
    Ma è anche e in special modo la psicologia a fallare. Se l'intento era rappresentare incertezze, aspirazioni, frustrazioni e bisogni femminili; l'essere combattute, se non lacerate, tra una indefinita ansia di libertà e autoaffermazione e i ruoli di madre e di moglie, l'immagine che ne ho ricavato è quella di una persona affetta da severo bipolarismo.
    Giustificare come insensati dei gesti (il ratto della bambola) che sono asse portante del romanzo non li rende più plausibili. Manca la ciccia, manca la sostanza. Manca una valenza che stia alla base dei pensieri e delle azioni di una donna che, nel modo in cui viene narrata, non ha né capo né coda.
    L'insieme risultante è un disordinato guazzabuglio, un mishkapishk dal quale sembra emergere solo una necessità (della scrittrice) di sfogarsi. Quasi ci fosse un irrisolto nodo interiore che non si riesce a dipanare in altro modo.
    E in effetti sfogo resta, questa figlia oscura. Napoletana riluttante e pentita, docente di mediocre livello, amante ingenerosa e contrattualistica, insicura dall'esaltazione facile, madre vecchio stampo nella sua ossessione per l'ereditarietà e l'appartenenza di figlie che, pur autonome, vive come estensioni e riproduzione quantunque casuale di geni e salienze antiche per compensare la sua profonda anaffettività e sopire sensi di colpa.
    il finale è caricato e grottesco. Scontato come epilogo ma debordante.
    Le pretese noir accampate nel criptico incipit, nebbiolina leggera che si squaglia sotto il sole.
    Una ciofeca.

    ha scritto il 

  • 1

    Per ora...

    tre considerazioni:
    1) se Ferrante è masculo la mimesi della scrittura femminile viscerale la realizza bene (infatti questa lettura mi sta urticando quanto i discorsi incentrati esclusivamente, e con ...continua

    tre considerazioni:
    1) se Ferrante è masculo la mimesi della scrittura femminile viscerale la realizza bene (infatti questa lettura mi sta urticando quanto i discorsi incentrati esclusivamente, e con la massima serietà, su trucchi, cucina o vestiti. Quelli che ti spingono a coraggiosa fuga se uomo o ti atterrano dallo sconforto se donna...);
    2) il binomio fra la pesantezza della protagonista e la cupezza della storia è asfissiante;
    3) sembra di trovarsi in un basso napoletano popolato di trucidissime figure. Non tatto, non tratto umano, non contrasti o contrappunti ma belluinitá. La caricatura estrema del meridionale italiano.
    Come fa ad avere successo uno stile siffatto? Sono perplessa assai. Spero, leggendo, di trovare la via per Damasco, da qualche parte.

    ha scritto il 

  • 5

    The Lost Daughter. Or the Importance of the Title.

    I am quite disappointed from the translation of the title. In the original title the daughter is not “lost”, but “obscure” (“La figlia oscura”). IMHO this spoils the mutidimensional nature of Ferrant ...continua

    I am quite disappointed from the translation of the title. In the original title the daughter is not “lost”, but “obscure” (“La figlia oscura”). IMHO this spoils the mutidimensional nature of Ferrante's language.
    Said so: thank (add the name of your favorite divinity) we have free will, we can choose to read all of the books in chronological order, or not. We can decide to skip one, or to read them randomly. As Pennac said, we have the right to skip pages, or, as Calvino explained not to read at all. But let me say that reading all of the books of an author in chronological order helps you to better understand his/her work. I am not saying that if you don’t you will not understand, but it’s undeniable that reading “Troubling Love” and “The Days of Abandonment”, help you to enjoy “The Lost Daughter”.
    Let’s start, as always, with the title. Who’s the daughter? Who’s the mother? What kind of relationship do they have? Why is the daughter obscure? Dark? Mysterious? Indistinct? Creepy? Cruel? All these (and much more) just in the title. Ferrante’s words are always full of meaning, heavy, pregnant.
    The narration opens and close with the description of a car accident and a weird injure (rinkomposition). In the very first pages the protagonist is described as a mother who has just freed herself from the burden of motherhood, and a travel, that becomes the occasion for a long reflection on motherhood. During this journey Leda compares her maternal experience with others, confronts her rejected neapolitan origins, faces her sorrow, the painful consequences of motherhood. The travel turns into a descent into Hell, that finally leads to comprehension, healing, and, as the very last words of the novel say, a rebirth as a new woman and a mother.
    A courageous book, that, as “Troubling Love” puts the reader in front of an anti-ideal Naples, a violent, dirty, vulgar city, as “The Lost Daughter” offers an anti-ideal mother-daughter relationship made of sorrow, violence and the painful consequence of motherhood. Welcome to the Dark Side.

    ha scritto il 

  • 5

    Il lato oscuro

    Grazie a (aggiungi nome del tuo essere supremo preferito) abbiamo il libero arbitrio e la libertà di leggere i libri di un autore nell’ordine che vogliamo, guardare il film senza leggere il libro, leg ...continua

    Grazie a (aggiungi nome del tuo essere supremo preferito) abbiamo il libero arbitrio e la libertà di leggere i libri di un autore nell’ordine che vogliamo, guardare il film senza leggere il libro, leggere il libro senza guardare il film, leggere il libro e guardare il film confrontandoli. Come ha detto Pennac, abbiamo il diritto di saltare le pagine, di non leggere tutti i libri di un autore, abbiamo anche il diritto, come ribadisce Calvino, di non leggere per nulla.
    Ciò non di meno, leggere tutti i libri di un autore e leggerli in ordine cronologico aiuta a capire meglio l’autore. Questo non si può negare.
    Non voglio dire che “se non leggi tutto e in ordine non capisci nulla”, per carità, ma forse, concedetemelo, te lo gusti un po’ meno.
    C’è tutta una serie di elementi di continuità fra i primi tre romanzi di Ferrante, elementi variamente sviluppati, intrecciati, riproposti in contesti diversi. Ma questo è un altro film. Veniamo al dunque: “La figlia oscura”.
    Innanzi tutto il titolo, signori, il titolo; come sempre in Ferrante e come noiosamente ripeto ogni volta. Chi è la figlia? Di chi è figlia? E se c’è una figlia, c’è una madre? Se sì, chi è? Com’è il loro rapporto? E perché è oscura? Perché misteriosa, sconosciuta? O perché inquietante? Perché non voluta? Perché crudele? E da chi, verso chi?
    Tutto questo (ma anche di più) solo nel titolo.
    Le parole di Ferrante sono sempre cariche di significato, pesanti, pregne. Appunto.
    La narrazione si apre e si chiude con un viaggio in macchina, un incidente e una strana ferita (ringkomposition). Nelle prime pagine si parla di una madre che vive la liberazione dal fardello materno, e un viaggio che diventa una riflessione sulla maternità, un confronto con altre figure di madri, con le proprie origini rifiutate, con il cumulo di sofferenze mai affrontate. Una discesa agli inferi che porta alla comprensione, alla risoluzione del conflitto, alla guarigione e, come le ultimissime parole del libro confermano, alla rinascita.
    Un libro coraggioso; come “L’amore molesto” mette il lettore di fronte a una Napoli anti-idilliaca, violenta, sporca, volgare, e a un rapporto madre-figlia sofferto, così “La figlia oscura” smaschera la crudeltà, la violenza, le conseguenze dell’atto materno, benvenuti nel lato oscuro.

    ha scritto il 

  • 3

    La Ferrante oscura

    Sono contenta di averlo letto dopo la serie l'Amica geniale, perché, se lo avessi fatto prima, probabilmente, la Ferrante non mi sarebbe piaciuta molto.
    Tre stelle perché ben scritto, ma la storia l'h ...continua

    Sono contenta di averlo letto dopo la serie l'Amica geniale, perché, se lo avessi fatto prima, probabilmente, la Ferrante non mi sarebbe piaciuta molto.
    Tre stelle perché ben scritto, ma la storia l'ho trovata veramente brutta e insapore. Leda antipatica come la Lena adulta e Nina è Lila, in tutte le sue sfaccettature. Un preludio, a mio parere, all'amica geniale.

    ha scritto il 

  • 3

    Ecco, non so che dire.....

    E allora parto dal punto che mi piace molto come scrive la Ferrante che già ho apprezzato nei primi due capitoli de L'amica geniale. Mi piace perchè sceglie le parole giuste, sa cosa dire e sa di cosa ...continua

    E allora parto dal punto che mi piace molto come scrive la Ferrante che già ho apprezzato nei primi due capitoli de L'amica geniale. Mi piace perchè sceglie le parole giuste, sa cosa dire e sa di cosa parla, non annoia, scorre e coinvolge. E questo, per me è un dato di fatto. E mi ha coinvolta con un romanzo che, se vogliamo, parla di maternità, argomento a me sconosciuto non essendo io mamma. Ma parla anche di fuga e di libertà e qui mi ci sono ritrovata, non che io sia una che fugge ma amo la mia libertà e chissà forse se avessi avuto figli sarei fuggita anche io. O forse no. Il commento è confuso, lo so, ma la sensazione che ho, appena chiuso il libro, è proprio questa, mi è piaciuto ma non da matti e non mi è dispiaciuto per niente. 3 stelline mi sembrano giuste ma potrebbero essere 4 di certo non 2

    ha scritto il 

  • 3

    Non so davvero da dove partire. Elena Ferrante è un’autrice che ho particolarmente amato negli ultimi anni, il ciclo dell’Amica geniale mi ha coinvolto per un sacco di motivi, per cui mi apettavo molt ...continua

    Non so davvero da dove partire. Elena Ferrante è un’autrice che ho particolarmente amato negli ultimi anni, il ciclo dell’Amica geniale mi ha coinvolto per un sacco di motivi, per cui mi apettavo molto da questo libro. Con mia grande sorpresa, tutto quello che di bello e originale mi è sembrato di trovare nella quadrilogia, qui è in qualche modo masticato, preparato…in nuce. La bambola, i difficili rapporti madre-figlia, Lenù, la fuga, gli uomini odiosi, la frantumaglia: tutto ritorna e sembra ancora acerbo, ma presente. Allora ho pensato, non sono temi...sono ossessioni. Sembra che la Ferrante stia cercando di esorcizzare un qualcosa che la perseguita, un qualcosa che credo sia stato reale e autobiografico. Molto reale. Probabilmente mi sbaglio e sono tutte congetture dovute alla mia di mente “malata”, ma il ricorrere di tante, troppe cose, me l’ha resa più umana e fallibile. Quanto però mi sono riconosciuta nell’essere una figlia respinta dalla madre… e quanto in quella donna in fuga dalla vita per trovare se stessa. Alcune frasi, lampi, mi hanno colpito come coltelli. Però poi ho trovato il finale troppo cercato, troppa voglia di coup de theatre, troppa violenza per dimostrare che la sua tesi del male in un certo tipo di personaggi, alla fine era fondata. La bambola rimane come una presenza fissa, inquietante, mostruosa… simbolo del disamore o dell’ossessione?

    ha scritto il 

  • 0

    Poi non ricordo più niente

    c'era un vermetto nella bocca della bambola. Quando questo vermetto esce fuori, si ha l'impressione che l'autrice stia metaforicamente parlando di un parto.
    Il disgusto che si avverte, è micidiale.
    Il ...continua

    c'era un vermetto nella bocca della bambola. Quando questo vermetto esce fuori, si ha l'impressione che l'autrice stia metaforicamente parlando di un parto.
    Il disgusto che si avverte, è micidiale.
    Il resto? Boh. Nebbia.

    ha scritto il 

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