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La figlia oscura

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.6
(554)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 887641844X | Isbn-13: 9788876418440 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Leda è un'insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l'incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.
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  • 1

    Leda è una docente universitaria quarantottenne, separata, madre di due figlie che, ormai adulte, si trasferiscono in Canada. Rimasta sola, si scopre poco afflitta; anzi, in una certa misura, liberata ...continua

    Leda è una docente universitaria quarantottenne, separata, madre di due figlie che, ormai adulte, si trasferiscono in Canada. Rimasta sola, si scopre poco afflitta; anzi, in una certa misura, liberata. Parte per una villeggiatura col suo bagaglio di frustrazioni letterarie e sensi di colpa da emancipazione (in passato, nel tentativo di realizzarsi, aveva temporaneamente abbandonato le figlie).
    L’isolamento vacanziero innesca continui flashback (più o meno autocritici) e bilanci esistenziali. Molte pagine se ne vanno così, ripercorrendo una casistica di penosi affrancamenti: la donna volitiva che si ribella alla schiavitù della maternità; l’intellettuale fine che si discosta da una rozza discendenza femminile di napoletanità casalinghe; la studiosa di letteratura inglese che lotta invano contro le sguaiataggini della sua parlata, etc. Se ne ricava una biografia che cerca riscatto nell’affinamento culturale, e, anche, nel ripudio delle origini: la costruzione, pietra su pietra, di un’identità nuova è il destino dei “diversi”?
    Leda, per sua stessa ammissione, è un po’ snob.
    Durante la villeggiatura si scopre attratta da Nina, una giovane mamma che frequenta lo stabilimento balneare. Dall’ombrellone, la osserva giocare con la figlia Elena e una sinistra bambola che diventa presto simbolo condiviso di femminilità in embrione. Leda è affascinata dal placido erotismo di quella simbiosi, ma al tempo stesso dal potenziale eversivo, individualistico, di Nina, in cui rivede se stessa da giovane. Inizia quindi un gioco di proiezioni. La giovane mamma, infatti, è circondata da una chiassosa famiglia “allargata”, napoletani invadenti, socievoli sul filo di una violenta aggressività che manipola, gestisce, ricatta gli altri bagnanti (e, col nome di “Camorra”, il resto del mondo). Leda, che ha la fissa dell’incivilimento, ruba la bambola e inizia a coccolarsela e a “lavorarci” nella solitudine della sua villetta presa in affitto. Vuol ripulire quella creatura di gomma, sgravarla del limaccio che ha bevuto (uno sperma sabbioso, fecondante). In verità, non sa spiegarsi l’esatta ragione di un simile comportamento, ma lo porta avanti nonostante il dramma scatenato nella piccola Elena, che, senza la sua bambola, si dà in capricci interminabili, contesta la mamma, e mette a soqquadro l’intero paese.
    Il romanzo, a questo punto, vira sul thriller, con tensioni lesbiche calibrate e psicologismi ben sorretti. Nell’insieme, una buona lettura che, per quanto mi riguarda, dopo “I giorni dell’abbandono”, esaurisce il capitolo Ferrante.

    ha scritto il 

  • 4

    Intenso

    I sentimenti contrastanti della maternità indagati senza pudore. Letto in 24 ore. La Ferrante è una grande autrice, capace di storie e pagine di sorprendente intensità e leggerezza

    ha scritto il 

  • 4

    La Ferrante ha una grande capacità di narrare le pieghe più sconociute dei personaggi femminili, offrendo storie mai scontate e risvolti sempre inaspettati. Lo stile di scrittura è sempre coinvolgente ...continua

    La Ferrante ha una grande capacità di narrare le pieghe più sconociute dei personaggi femminili, offrendo storie mai scontate e risvolti sempre inaspettati. Lo stile di scrittura è sempre coinvolgente e la descrizione dei personaggi è sempre precisa. Confermo quindi che trovo l'autrice molto interessante e originale

    ha scritto il 

  • 4

    "Sono morta ma sto bene"

    L'ultimo rigo dice così, ho girato pagina, pensavo ve ne fosse ancora ma era finito e non me ne ero accorta...sono sorpresa dalla Ferrante, piacevolmente sorpresa, ci vorrà un pò per capire...è il suo ...continua

    L'ultimo rigo dice così, ho girato pagina, pensavo ve ne fosse ancora ma era finito e non me ne ero accorta...sono sorpresa dalla Ferrante, piacevolmente sorpresa, ci vorrà un pò per capire...è il suo primo libro che leggo, ora voglio leggerli tutti !

    ha scritto il 

  • 4

    Una madre snaturata

    Mai. La Ferrante non smette di sorprendermi. In questo breve romanzo, con la solita autenticità, la Ferrante racconta il tortuoso percorso che ha condotto una madre all'accettazione della propria uman ...continua

    Mai. La Ferrante non smette di sorprendermi. In questo breve romanzo, con la solita autenticità, la Ferrante racconta il tortuoso percorso che ha condotto una madre all'accettazione della propria umanità. Anche a costo di essere considerata snaturata.

    ha scritto il 

  • 4

    Madri snaturate, argomento spinoso. Mi è piaciuto il modo con cui l'ha vivisezionato, avvolgendo le inquietudini in carta velina di leggerezza e di zucchero, come morsi di vita. Sano e malato, giusto ...continua

    Madri snaturate, argomento spinoso. Mi è piaciuto il modo con cui l'ha vivisezionato, avvolgendo le inquietudini in carta velina di leggerezza e di zucchero, come morsi di vita. Sano e malato, giusto e sbagliato, tutto mescolato insieme, spesso dai contorni sfumati, proprio come dentro quella macedonia sbrodolosa a volte dolciastra a volte asprigna in cui stiamo a mollo tutti. Per ora è il suo romanzo che mi è piaciuto di più (chiunque sia a scrivere).

    ha scritto il 

  • 4

    Leda è molto simile alla Lenuccia del ciclo dell'Amica geniale, e anche il resto: stesso modo di scrivere (e meno male!), stesse tematiche, quasi stessi personaggi e stessi eventi. Forse avrei dovuto ...continua

    Leda è molto simile alla Lenuccia del ciclo dell'Amica geniale, e anche il resto: stesso modo di scrivere (e meno male!), stesse tematiche, quasi stessi personaggi e stessi eventi. Forse avrei dovuto aspettare un po' di più prima di leggere anche questo: vi sono concentrati molti degli aspetti che l'autrice ha poi sviluppato nella famosissima quadrilogia.
    È un romanzo doloroso, che parla del rapporto tra madri e figlie, di furori inconfessabili, di abbandoni e scoperte, di dolcezza e cattiveria, di un gesto senza senso che travolge la protagonista come una valanga.
    Insomma, molto bello, leggetelo assolutamente se amate le atmosfere che la Ferrante riesce a creare, ma prendetevi un po' di pausa se avete appena finito gli altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 1

    Né Damasco né Torbella, ma la Salerno-Reggiocalabria

    Letto fino in fondo per tigna, è stato un amaro calice: scrittura ostica per il coacervo di similitudini pseudo baroccheggianti (siamo lontani anni luce da Gadda o Bufalino), talmente artefatte da sus ...continua

    Letto fino in fondo per tigna, è stato un amaro calice: scrittura ostica per il coacervo di similitudini pseudo baroccheggianti (siamo lontani anni luce da Gadda o Bufalino), talmente artefatte da suscitare a volte disgusto.
    Nina mi diede l'impressione di una conchiglia teneramente colorata che tiene ben serrato all'interno il suo mollume incolore e vigile.
    Ora a me capita di prendere in mano vermi e lombrichi senza ribrezzo alcuno ma frasi come questa sono da pelle d'oca.
    E già così l'impresa di andare avanti diventa ardua...
    Ma è anche e in special modo la psicologia a fallare. Se l'intento era rappresentare incertezze, aspirazioni, frustrazioni e bisogni femminili; l'essere combattute, se non lacerate, tra una indefinita ansia di libertà e autoaffermazione e i ruoli di madre e di moglie, l'immagine che ne ho ricavato è quella di una persona affetta da severo bipolarismo.
    Giustificare come insensati dei gesti (il ratto della bambola) che sono asse portante del romanzo non li rende più plausibili. Manca la ciccia, manca la sostanza. Manca una valenza che stia alla base dei pensieri e delle azioni di una donna che, nel modo in cui viene narrata, non ha né capo né coda.
    L'insieme risultante è un disordinato guazzabuglio, un mishkapishk dal quale sembra emergere solo una necessità (della scrittrice) di sfogarsi. Quasi ci fosse un irrisolto nodo interiore che non si riesce a dipanare in altro modo.
    E in effetti sfogo resta, questa figlia oscura. Napoletana riluttante e pentita, docente di mediocre livello, amante ingenerosa e contrattualistica, insicura dall'esaltazione facile, madre vecchio stampo nella sua ossessione per l'ereditarietà e l'appartenenza di figlie che, pur autonome, vive come estensioni e riproduzione quantunque casuale di geni e salienze antiche per compensare la sua profonda anaffettività e sopire sensi di colpa.
    il finale è caricato e grottesco. Scontato come epilogo ma debordante.
    Le pretese noir accampate nel criptico incipit, nebbiolina leggera che si squaglia sotto il sole.
    Una ciofeca.

    ha scritto il 

  • 1

    Per ora...

    tre considerazioni:
    1) se Ferrante è masculo la mimesi della scrittura femminile viscerale la realizza bene (infatti questa lettura mi sta urticando quanto i discorsi incentrati esclusivamente, e con ...continua

    tre considerazioni:
    1) se Ferrante è masculo la mimesi della scrittura femminile viscerale la realizza bene (infatti questa lettura mi sta urticando quanto i discorsi incentrati esclusivamente, e con la massima serietà, su trucchi, cucina o vestiti. Quelli che ti spingono a coraggiosa fuga se uomo o ti atterrano dallo sconforto se donna...);
    2) il binomio fra la pesantezza della protagonista e la cupezza della storia è asfissiante;
    3) sembra di trovarsi in un basso napoletano popolato di trucidissime figure. Non tatto, non tratto umano, non contrasti o contrappunti ma belluinitá. La caricatura estrema del meridionale italiano.
    Come fa ad avere successo uno stile siffatto? Sono perplessa assai. Spero, leggendo, di trovare la via per Damasco, da qualche parte.

    ha scritto il 

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