La figlia oscura

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.5
(624)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 887641844X | Isbn-13: 9788876418440 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Leda è un'insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l'incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.
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    Solo la Ferrante riesce a stravolgere gli eventi, fino a creare confusione non solo al protagonista (in questo caso Leda), ma anche al lettore che si medesima nel primo.
    Non so cosa pensare della prot ...continua

    Solo la Ferrante riesce a stravolgere gli eventi, fino a creare confusione non solo al protagonista (in questo caso Leda), ma anche al lettore che si medesima nel primo.
    Non so cosa pensare della protagonista, inizialmente non potevo che mettermi nei suoi panni e essendo madre pensare a come sia cambiata la mia vita dopo i figli, rendermi conto come abbia messo da parte me x crescere loro. Inizialmente poteva essere dura, ma ogsni cosa portava un senso di appagamento.
    Lei si sente oppressa, infatti l'apprensione, l'ansia e la responsabilità porta a vivere più difficilmente, ma trovo la sua reazione eccessiva. non approvo il comportamento di Leda nei confronti della bambina, facendola soffrire, però riesce a recuperare verso la fine, con il suo gesto nei confronti della giovane madre , pensando ad altri oltre che a sé.
    Leda si trova all'improvviso sola, dopo il divorzio continua a vivere insieme alle figlie, che una volta cresciute e laureate decidono di seguire il padre in Canada, lasciandola sola.
    Leda sentendosi per la prima volta libera da apprensioni e responsabilità decide di prendersi una vacanza. Da questo periodo la sua coscienza dovrà fare fronte al suo comportamento di madre prima e di figlia poi, rivive in qualche modo la sua vita attraverso i movimenti e gli atteggiamenti di una giovane ragazza con una bimba di tre anni.
    Leda si ritrova madre e deve fare I conti con se stessa e con la vita a tre, lei e le bambine. Per loro metterà da parte la sua vita, la sua carriera, i suoi spazi, questi la porteranno a una dura scelta...

    ha scritto il 

  • 1

    Cronache del mal d'amore: Vade retro...

    Se, malauguratamente, avessi letto per primi 'I giorni dell'abbandono' e 'La figlia oscura', non sarei mai arrivata alla trilogia de 'L'amica geniale', e sarebbe stato un peccato, perché, invece, l'ho ...continua

    Se, malauguratamente, avessi letto per primi 'I giorni dell'abbandono' e 'La figlia oscura', non sarei mai arrivata alla trilogia de 'L'amica geniale', e sarebbe stato un peccato, perché, invece, l'ho trovata notevole, a parte il quarto e conclusivo capitolo.
    Sembra ci sia un'altra testa dietro le 'Cronache del mal d'amore'; una testa totalmente femminile, (alla faccia della supposta ambiguità di genere della Ferrante), che genera, immancabilmente, una scrittura tutta incentrata su famiglia, nevrosi matrimoniali, mariti, divorzi, gravidanze, gestazioni, figli, morbosità, frustrazioni post-partum, affanni genitoriali, paturnie pre e post-menopausali, (come se non ne avessi abbastanza delle mie), e via discorrendo; quella che io chiamo scrittura 'ovarica' o 'uterina' a seconda della fase - insomma tutto quello che non cerco in un libro.

    ha scritto il 

  • 0

    c'era un vermetto nella bocca della bambola. Quando questo vermetto esce fuori, si ha l'impressione che l'autrice stia metaforicamente parlando di un parto. Il disgusto che si avverte, è micidiale.
    Il ...continua

    c'era un vermetto nella bocca della bambola. Quando questo vermetto esce fuori, si ha l'impressione che l'autrice stia metaforicamente parlando di un parto. Il disgusto che si avverte, è micidiale.
    Il resto, boh, è nebbia.

    ha scritto il 

  • 4

    l'io oscuro della Ferrante

    Come in tutte le sue opere, anche in questa Elena Ferrante riesce a raccontare emozioni, sensazioni, pensieri in maniera esemplare. Protagonista e io parlante è sempre una donna che rivive la sua vita ...continua

    Come in tutte le sue opere, anche in questa Elena Ferrante riesce a raccontare emozioni, sensazioni, pensieri in maniera esemplare. Protagonista e io parlante è sempre una donna che rivive la sua vita, i suoi dolori, la sua storia famigliare, osservando Nina e sua figlia. In spiaggia, durante una vacanza che si è presa da sola. In qualche modo qualcosa di oscuro l'ha travolta in passato e ne replica il gesto nel presente.
    La scrittura è impeccabile.

    ha scritto il 

  • 1

    Né Damasco né Torbella, ma la Salerno-Reggiocalabria

    Letto fino in fondo per tigna, è stato un amaro calice: scrittura ostica per il coacervo di similitudini pseudo baroccheggianti (siamo lontani anni luce da Gadda o Bufalino), talmente artefatte da sus ...continua

    Letto fino in fondo per tigna, è stato un amaro calice: scrittura ostica per il coacervo di similitudini pseudo baroccheggianti (siamo lontani anni luce da Gadda o Bufalino), talmente artefatte da suscitare a volte disgusto.
    Nina mi diede l'impressione di una conchiglia teneramente colorata che tiene ben serrato all'interno il suo mollume incolore e vigile.
    Ora a me capita di prendere in mano vermi e lombrichi senza ribrezzo alcuno ma frasi come questa sono da pelle d'oca.
    E già così l'impresa di andare avanti diventa ardua...
    Ma è anche e in special modo la psicologia a fallare. Se l'intento era rappresentare incertezze, aspirazioni, frustrazioni e bisogni femminili; l'essere combattute, se non lacerate, tra una indefinita ansia di libertà e autoaffermazione e i ruoli di madre e di moglie, l'immagine che ne ho ricavato è quella di una persona affetta da severo bipolarismo.
    Giustificare come insensati dei gesti (il ratto della bambola) che sono asse portante del romanzo non li rende più plausibili. Manca la ciccia, manca la sostanza. Manca una valenza che stia alla base dei pensieri e delle azioni di una donna che, nel modo in cui viene narrata, non ha né capo né coda.
    L'insieme risultante è un disordinato guazzabuglio, un mishkapishk dal quale sembra emergere solo una necessità (della scrittrice) di sfogarsi. Quasi ci fosse un irrisolto nodo interiore che non si riesce a dipanare in altro modo.
    E in effetti sfogo resta, questa figlia oscura. Napoletana riluttante e pentita, docente di mediocre livello, amante ingenerosa e contrattualistica, insicura dall'esaltazione facile, madre vecchio stampo nella sua ossessione per l'ereditarietà e l'appartenenza di figlie che, pur autonome, vive come estensioni e riproduzione quantunque casuale di geni e salienze antiche, forse per compensare la sua profonda anaffettività e sopire sensi di colpa.
    il finale è caricato e grottesco. Scontato come epilogo ma debordante.
    Le pretese noir accampate nel criptico incipit, nebbiolina leggera che si squaglia sotto il sole.
    Una ciofeca. Za!
    charta ha scritto il  9 mag 2015 02:57

    ha scritto il 

  • 1

    Leda è una docente universitaria quarantottenne, separata, madre di due figlie che, ormai adulte, si trasferiscono in Canada. Rimasta sola, si scopre poco afflitta; anzi, in una certa misura, liberata ...continua

    Leda è una docente universitaria quarantottenne, separata, madre di due figlie che, ormai adulte, si trasferiscono in Canada. Rimasta sola, si scopre poco afflitta; anzi, in una certa misura, liberata. Parte per una villeggiatura col suo bagaglio di frustrazioni letterarie e sensi di colpa da emancipazione (in passato, nel tentativo di realizzarsi, aveva temporaneamente abbandonato le figlie).
    L’isolamento vacanziero innesca continui flashback (più o meno autocritici) e bilanci esistenziali. Molte pagine se ne vanno così, ripercorrendo una casistica di penosi affrancamenti: la donna volitiva che si ribella alla schiavitù della maternità; l’intellettuale fine che si discosta da una rozza discendenza femminile di napoletanità casalinghe; la studiosa di letteratura inglese che lotta invano contro le sguaiataggini della sua parlata, etc. Se ne ricava una biografia che cerca riscatto nell’affinamento culturale, e, anche, nel ripudio delle origini: la costruzione, pietra su pietra, di un’identità nuova è il destino dei “diversi”?
    Leda, per sua stessa ammissione, è un po’ snob.
    Durante la villeggiatura si scopre attratta da Nina, una giovane mamma che frequenta lo stabilimento balneare. Dall’ombrellone, la osserva giocare con la figlia Elena e una sinistra bambola che diventa presto simbolo condiviso di femminilità in embrione. Leda è affascinata dal placido erotismo di quella simbiosi, ma al tempo stesso dal potenziale eversivo, individualistico, di Nina, in cui rivede se stessa da giovane. Inizia quindi un gioco di proiezioni. La giovane mamma, infatti, è circondata da una chiassosa famiglia “allargata”, napoletani invadenti, socievoli sul filo di una violenta aggressività che manipola, gestisce, ricatta gli altri bagnanti (e, col nome di “Camorra”, il resto del mondo). Leda, che ha la fissa dell’incivilimento, ruba la bambola e inizia a coccolarsela e a “lavorarci” nella solitudine della sua villetta presa in affitto. Vuol ripulire quella creatura di gomma, sgravarla del limaccio che ha bevuto (uno sperma sabbioso, fecondante). In verità, non sa spiegarsi l’esatta ragione di un simile comportamento, ma lo porta avanti nonostante il dramma scatenato nella piccola Elena, che, senza la sua bambola, si dà in capricci interminabili, contesta la mamma, e mette a soqquadro l’intero paese.
    Il romanzo, a questo punto, vira sul thriller, con tensioni lesbiche calibrate e psicologismi ben sorretti. Nell’insieme, una buona lettura che, per quanto mi riguarda, dopo “I giorni dell’abbandono”, esaurisce il capitolo Ferrante.

    ha scritto il 

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