La fine

Una serie di sfortunati eventi, vol. 13

Di

Editore: Salani

4.1
(469)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco

Isbn-10: 8884518946 | Isbn-13: 9788884518941 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Valentina Daniele ; Illustratore o Matitista: Brett Helquist

Genere: Bambini , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
"Cari lettori, presumibilmente state guardando il retro di questo libro, o la fine de "La fine". La fine de "La fine" è il posto migliore per iniziare "La fine", perché se leggete "La fine" dall'inizio dell'inizio de "La fine" alla fine della fine de "La fine", arriverete alla fine della fine della vostra pazienza. Questo libro è l'ultimo di "Una serie di sfortunati eventi", e anche se avete affrontato i dodici volumi precedenti, probabilmente non potrete sopportare sgradevolezze tipo un'orribile tempesta, una bevanda sospetta, un gregge di pecore selvatiche, un'enorme gabbia per uccelli e un segreto davvero inquietante sui genitori dei Baudelaire. Completare la storia dei Baudelaire è stato il mio solenne compito, e finalmente ho terminato. E probabile che voi ne abbiate altri, perciò se fossi in voi lascerei perdere questo libro all'istante, così che "La fine" non sia anche la vostra." Età di lettura: da 9 anni.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Opinioni su “Una serie di sfortunati eventi” di Daniel Handler a lettura terminata

    È passato un bel po’ da quel triste giorno a Spiaggia Salmastra, quando le vite dei tre giovani Baudelaire presero una piega tragica, seguita da una lunga serie di sfortunati eventi… ma neanche tanto ...continua

    È passato un bel po’ da quel triste giorno a Spiaggia Salmastra, quando le vite dei tre giovani Baudelaire presero una piega tragica, seguita da una lunga serie di sfortunati eventi… ma neanche tanto lunga. Tredici volumetti sono un nulla se paragonati a tomi ben più voluminosi e con altrettante disgrazie, tipo i grandi romanzi della letteratura russa. Semplicemente è il continuo ripetere questa frase in continuazione, soprattutto verso la fine, che fa sembrare questa serie interminabile.
    Attenzione, questa mia premessa non è l’incipit di una stroncatura come può sembrare, anzi, mi limito a constatare, come ho dovuto fare per molti aspetti di questa saga dopo aver chiuso l’ultimo volume con a disposizione solo l’ombra di possibili risposte ai tanti misteri che i tre orfani Baudelaire si sono trovati a fronteggiare assieme ad un mondo crudele o incompetente.
    Non voglio fare un riassunto dell’intera vicenda, perché sarebbe troppo complicato e dispersivo, ma darò per scontato che chi legge questa mia recensione sappia di cosa parlo.
    Inizio col dire che questa, come quasi tutte le saghe indirizzare all’infanzia, ha una crescita continua, non solo per quanto riguarda il numero di pagine dei volumi o per l’età dei tre protagonisti, ma anche a livello dei contenuti e soprattutto per l’aspetto della “cattiveria” che è una dei protagonisti principali fin dall’inizio. Partiamo dai primi capitoli dove vediamo schierati, da una parte, i buoni nei tre Baudelaire e, dall’altra, i cattivi, ovvero il Conte Olaf e i suoi scagnozzi. Ma ad un certo punto della storia vediamo qualcosa cambiare, assieme all’entrata in scena di nuovi personaggi che spezzano la monotonia della trama e la caricano di significati e segreti che, prima, sembrano riferirsi ad un altro schieramento di buoni e di cattivi di una generazione precedente ai Baudelaire, ma poi fanno collassare la tradizione, rendendo la storia più reale di quanto noi non avremmo potuto immaginare, facendo compiere ai buoni azioni cattive, non solo i tre Baudelaire, ma anche a quelli che erano convinti fossero dalla loro parte, prima di tutto i tutori che dovrebbero vegliare su di loro e invece risultano essere, nella loro incompetenza e cecità, più pericolosi dell’antagonista principale, ma anche mostrandoci aspetti diversi dei cattivi, come “l’uomo con gli uncini” e “le due donne incipriate”.
    A mano a mano, tassello dopo tassello, l’andamento della storia cambia. Prima abbiamo i quattro volumi iniziali che presentano una struttura simile, dal quinto in poi, i personaggi secondari acquistano più importanza e presenza e in più i semi dei segreti iniziano a maturare; dalla fine del settimo non solo i due Baudelaire minori crescono (Klaus compiendo gli anni e Sunny muovendo i primi passi) ma iniziano a cavarsela da soli, per forza di cose e di seguito è tutto uno svelare nuovi aspetti delle vicende passate che li vedono protagonisti nel presente, arrivando a capire che non c’è mai una scelta pienamente giusta che non si macchi di colpe gravissime e non ci sono cattivi che non hanno un motivo per esserlo.
    Ed è qui che arriviamo al Conte Olaf, anima nera della storia e vero supplizio dei tre poveri bambini. Avido, astuto (ma solo perché il resto dell’umanità è cieca e non perché sia un mago del travestimento) e malvagio oltre ogni dire. Eppure, la sua cattiveria ha sempre un sottotono di infantile che, forse, vuole essere un richiamo al pubblico al quale è principalmente indirizzata questa saga, e che più volte ci porterebbe più a ridacchiare piuttosto che ispirarci repulsione per la sua figura già di per sé orribile e disgustosa. Ma arriviamo ad un punto della storia nel quale lui inizia a cambiare, più precisamente nel decimo volume, quando entrano in scena i due personaggi misteriosi: “l’uomo con la barba ma senza capelli” e “la donna con i capelli ma senza barba”. Enigmatiche figure che ispirano terrore puro a chiunque li veda, che mettono a tacere dei malvagi senza scrupoli come Olaf ed Esmé, e dei quali non sappiamo assolutamente niente, se non che sono più malvagi di Olaf e, a giudicare dalle loro cariche di giudici della Corte Suprema, vere o presunte che siano, molto potenti. Da allora vediamo Olaf in maniera diversa, anche perché di lui iniziamo a capire qualcosa del suo passato e ci rendiamo conto che anche lui, come i già “redenti” uomo con gli uncini e donne incipriate, è un orfano che gli eventi hanno spinto sulla cattiva strada, la stessa che i Baudelaire si ritrovano a percorrere parecchie volte ma con molti più rimorsi.
    Nell’ultimo capitolo, chiamato “La fine” in maniera impropria e solo per indicarci che dopo di questo non ci sarà più niente, anche se la storia dei Baudelaire continuerà comunque, proprio come le storie del passato hanno vissuto prima che iniziasse la loro, nell’ultimo capitolo, dicevo, arriviamo al sunto di tutto.
    Nessun mistero viene svelato, o comunque non pienamente, ma vediamo confluire il bene e il male nella figura di Ismaele, l’ultimo “tutore” dei Baudelaire. Prototipo del capo di una setta, in apparenza, che “non obbliga nessuno” ma intanto obbliga tutti a fare ciò che secondo lui è più giusto fare per la tranquillità della loro colonia. Eppure non lo fa per sete di potere, ma per difendere i coloni dalla malvagità del mondo. E per quanto i Baudelaire, dopo tante sventure, siano tentati di abbracciare questo stile di vita che, però, annullerebbe loro e le loro doti, arrivano a comprendere che ciò che bisogna imparare non è evitare la malvagità ma sopravvivere ad essa. Anche loro abbracciano il lato oscuro dell’umanità, ma unicamente per imparare a non soccombere ad essa, cosa che invece Ismaele, con tutte le sue buone intenzioni, finisce suo malgrado per fare.
    E a dare il colpo di grazia alla trama è proprio il Conte Olaf, che esce di scena con un atto d’amore ammantato dalla sua risata da cattivo.
    Ma l’elemento più interessante e che, secondo me, è l’unico modo per “spiegare” i misteri insoluti che non riceveranno mai nessuna risposta, è quello del “Grande Ignoto”, sorta di misteriosa creatura degli abissi, guarda caso, a forma di punto interrogativo, che sembra inglobare (salvare? uccidere?) tutti quei personaggi che, pur avendo ricoperto un ruolo chiave, non sono destinati a ricomparire. Forse quell’enorme punto interrogativo, di fronte al quale bisogna fare il più assoluto silenzio è proprio l’incognita che pervade la nostra intera esistenza, di fronte al quale siamo destinati o a combattere o a soccombere e poco importa la fine di un personaggio; che sia vivo o morto, ritorna sempre al Grande Ignoto.
    E infine rimangono i Baudelaire, bambini che crescono (la più evidente è sicuramente Sunny che vediamo per la prima volta neonata che si esprime a borbottii e che gattona e che, alla fine, sa parlare ed esprimersi con frasi di senso compiuto). Loro tre, uniti nelle avversità e nell’amore che li lega, contro tutte le avversità di questo mondo di buoni e malvagi, tutti uguali alla resa dei conti, che nonostante questa serie di sfortunati eventi, che l’autore ci sconsiglia sempre di non leggere perché troppo tristi, escono comunque vincitori perché sono sopravvissuti, alla faccia del Conte Olaf e dei suoi piani criminali, e alla faccia dell’autore che li ha sbattuti in simili disavventure.
    Per lo stile bisogna rendere merito all’autore del suo grande amore per la cultura, espresso dalla continua “spiegazione personale” di termini che possono risultare poco comprensibili a dei giovani lettori in erba, alle mille citazioni al mondo della letteratura e soprattutto il messaggio di fondo: solo la cultura salveranno il mondo e soprattutto noi esseri umani dalla bruta ed egoistica malvagità.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La storia dei Baudelaire è giunta alla fine, ma non tutte le domande del libro hanno ricevuto risposta e questo mi ha delusa. Ero curiosa di sapere tante cose su alcuni oggetti, sui genitori dei Baude ...continua

    La storia dei Baudelaire è giunta alla fine, ma non tutte le domande del libro hanno ricevuto risposta e questo mi ha delusa. Ero curiosa di sapere tante cose su alcuni oggetti, sui genitori dei Baudelaire, sullo scisma, sui Pantano e su mille altre cose che sono state lasciate lì, senza spiegazione e senza essere più nominate.
    Tutto sommato è una buona saga per ragazzi, ma mi sarei aspettata di più dal capitolo finale.

    ha scritto il 

  • 5

    «Si potrebbe dire, in effetti, che nessuna storia ha davvero un inizio e nessuna storia ha davvero una fine, poiché tutte le storie del mondo sono mischiate insieme [...], con i loro dettagli e segret ...continua

    «Si potrebbe dire, in effetti, che nessuna storia ha davvero un inizio e nessuna storia ha davvero una fine, poiché tutte le storie del mondo sono mischiate insieme [...], con i loro dettagli e segreti ammucchiati l'uno sull'altro; così che l'intera storia, dall'inizio alla fine, dipende dai punti di vista. Potremmo addirittura dire che il mondo è sempre "in medias res", un'espressione latina che significa 'Nel mezzo delle cose' o 'A metà di un racconto'»

    ha scritto il 

  • 5

    Addio, miei Baudelaire

    Sentirò la vostra mancanza. Mi era già successo con la famiglia Glass, e ora con voi. Mi piacerebbe continuare a seguirvi nel vostro peregrinare, e leggere ancora di voi. Mi mancherete.
    Con il dovuto ...continua

    Sentirò la vostra mancanza. Mi era già successo con la famiglia Glass, e ora con voi. Mi piacerebbe continuare a seguirvi nel vostro peregrinare, e leggere ancora di voi. Mi mancherete.
    Con il dovuto rispetto,
    Lui in persona (la cicogna folle)

    ha scritto il 

  • 3

    Appunto, la fine.
    Mentre continua a svelare segreti sul vasto mondo in cui si trovano i Baudelaire, e ricordando che la loro è comunque solo una delle tante storie, Snicket cambia radicalmente lo svol ...continua

    Appunto, la fine.
    Mentre continua a svelare segreti sul vasto mondo in cui si trovano i Baudelaire, e ricordando che la loro è comunque solo una delle tante storie, Snicket cambia radicalmente lo svolgimento delle vicende, facendo capire sin dall'inizio che il ciclo continuo si è spezzato per non proseguire mai più.
    Dal punto di vista tematico, questa diventa l'occasione perfetta per parlare della natura delle storie, del principio e della fine, e di come tutto sia collegato sempre a qualcos'altro, e inoltre chiude una storia iniziata con la perdita dei genitori riflettendo su quali siano natura e ruolo di quest'ultimo, con un finale che lascia aperti molti misteri per ricordare che ci sarà sempre altro da scoprire, e altro da fare, ma che chiude quello che vuole chiudere, con la consueta dose di umorismo assurdo e citazioni letterarie.

    ha scritto il 

  • 2

    Boh!

    Per carità, dalla metà circa in poi la saga si fa un po' più varia e interessante, ma che dire degli ultimi due volumi? Boh, io non ho capito se l'intera serie sia una sorte di divertissement dell'a ...continua

    Per carità, dalla metà circa in poi la saga si fa un po' più varia e interessante, ma che dire degli ultimi due volumi? Boh, io non ho capito se l'intera serie sia una sorte di divertissement dell'autore nel celare nei libri citazioni, riferimenti linguistici e letterari più o meno colti. Una grossa delusione, una lettura che mi ha lasciato solo grandi perplessità.

    ha scritto il 

  • 5

    Dodici volumi carichi, assommati, stracolmi fino alla saturazione assoluta di misteri, personaggi ambigui, inseguimenti, codici segreti, strategie, omicidi, conflitti sociali, piani di fuga, urla asso ...continua

    Dodici volumi carichi, assommati, stracolmi fino alla saturazione assoluta di misteri, personaggi ambigui, inseguimenti, codici segreti, strategie, omicidi, conflitti sociali, piani di fuga, urla assordanti, violenze, azioni di ogni genere, e poi: La fine. La fine della storia degli orfani Baudelaire che non è affatto la fine di ogni storia. La fine che inizia con una tempesta che fa tabula rasa di quanto avvenuto finora e porta la storia e le storie a ricominciare da pagina pulita. La prima metà del libro è quasi straniante per il lettore di Snicket, così totalmente diversa dai dodici volumi precedenti. Poi, come una macchia d'inchiostro su una veste bianca, irrompe il mondo, e inizia la seconda parte del libro che è assolutamente clamorosa e così veloce, terribile e angosciante da rendere difficile la lettura. Le pagine scorrono e più quelle rimaste nella mano destra si assottigliano, più la tensione diventa intollerabile. Infine, la fine, così immensamente ricca ed ermetica insieme. Che senso ha avuto tutto quello che è successo? Che senso ha avuto vivere? Che senso ha ancora vivere, se non c'è un posto dove il mondo è tranquillo, se tutto quello che ci circonda è un labirinto di domande e non è possibile dire più dei ciechi che toccano l'elefante, se il male è ovunque, se non si scappa da un passato che dipende dai punti di vista? Forse il senso ultimo di tutto questo girare per città, case, villaggi, ospedali, caroselli, mari e monti è che non c'è un senso: si tratta di una serie di sfortunati eventi e la chiave di tutto sta nel riuscire ad andare avanti comunque, insieme, sempre.

    ha scritto il 

  • 0

    Knowledge is power

    Contrariamente al "Power is power" della regina Cersei, la conoscenza è davvero potere nell'ultimo libro della saga degli orfani Beaudelaire. Libro pieno di interrogativi filosofici, come la questione ...continua

    Contrariamente al "Power is power" della regina Cersei, la conoscenza è davvero potere nell'ultimo libro della saga degli orfani Beaudelaire. Libro pieno di interrogativi filosofici, come la questione se sia giusto o meno esporre dei bambini alla conoscenza, quanto ci sia di "buono" o "cattivo" in ognuno di noi e in quali forme si manifesta, o se sia giustificabile imporre agli altri un certo stile di vita per il loro bene. Tutte cose che non ci si aspetterebbe in un libro per ragazzi, ma l'intera saga è piena di cose inaspettate.
    Qui si trova anche un'isola che sembra un nuovo Eden, con tanto di melo e serpente, ma che si scopre più somigliante al mondo del Truman show, in cui tutto sembra perfetto, ma solo perché è fasullo e ipercontrollato. I personaggi, trovandosi su un'isola ed essendo naufraghi, hanno gli evocativi nomi di Ismaele, Omero, Ariel, Caliban, Venerdì e Robinson, tanto per fare degli esempi (l'autore dovrebbero premiarlo anche solo per questo!).
    La saga non poteva che finire così: con il ribaltamento di una storia trita e opprimente in qualcosa di salvifico (penso al melo), con un pugno ai luoghi comuni e con tanti interrogativi ancora irrisolti. L'ultimo colpo di genio di Lemony Snicket.

    ha scritto il 

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