La fine del mondo storto

Di

Editore: Mondolibri

2.7
(934)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.
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  • 2

    Esasperata apologia della civiltà contadina

    Una mattina d’inverno il mondo si sveglia senza petrolio: niente benzina, luce, gas. Presto la gente comincia a morire di freddo e di fame, poiché le industrie non possono lavorare senza elettricità e ...continua

    Una mattina d’inverno il mondo si sveglia senza petrolio: niente benzina, luce, gas. Presto la gente comincia a morire di freddo e di fame, poiché le industrie non possono lavorare senza elettricità e distribuire i prodotti. Così gli uomini ritornano alla civiltà precedente le macchine: dai contadini imparano l’arte di coltivare la terra, allevare il bestiame, fabbricare oggetti con le proprie mani. Vanno d’accordo, però, perché la carestia ha reso tutti uguali, e scoprono la felicità delle cose semplici. L’idea iniziale è interessante, perché davvero la mancanza di energia metterebbe in ginocchio il mondo occidentale. Forse Mauro Corona si è ispirato alla tempesta di ghiaccio che colpì Montreal nel 1998, lasciando la città senza elettricità e riscaldamento x un mese in pieno inverno. Ci furono alcuni morti ma per molti fu una grande avventura. Altri autori hanno trattato uno scenario apocalittico in modo diverso: King ne “L’ombra dello scorpione” propone un gruppo di eletti che utilizzano le risorse incustodite di un mondo ormai deserto; Verne ne “L’isola misteriosa” racconta di naufraghi che, grazie a cognizioni scientifiche, ricostruiscono una civiltà dalle materie prime. Il libro è una storia fantasy e surreale che non richiede spiegazioni, ma l’apologia della civiltà contadina è ripetitiva in modo esasperante. Ricorda il decalogo de “La fattoria degli animali”: contadino = buono, cittadino = cattivo. Un racconto poteva forse essere interessante, ma 160 pagine di tormentone utopistico elogiativo delle attività manuali sono troppe. L’idea di preservare le tradizioni contadine può essere condivisibile ma Corona con tono da predicatore presenta un solo punto di vista, rimescola sempre gli stessi concetti, con luoghi comuni e discorsi da bar sui bei tempi andati. Non è un romanzo, ma una lunga invettiva. Lo stile, ruvido e diretto, con un pizzico d’ironia, rende appena leggibile questa storia dalla morale scontata.

    ha scritto il 

  • 1

    una noiosissima predica basata su un'utopia ingenua e inverosimile: dice corona, se togli all'umanità carburante ed elettricità, tre quarti muoiono e gli altri diventano buoni. e non lo dice rivestend ...continua

    una noiosissima predica basata su un'utopia ingenua e inverosimile: dice corona, se togli all'umanità carburante ed elettricità, tre quarti muoiono e gli altri diventano buoni. e non lo dice rivestendo quest'idea infantile con qualche metafora, non smussa gli angoli delle sue convinzioni (il denaro non serve a un cazzo! siete eroinomani degli elettrodomestici! - e l'etimologia ti è nemica, aggiungerei io), no: sbraita il suo penitentiagite esponendolo nudo in modo imbarazzante. ho retto 90 pagine. era il mio primo corona, presumo di aver fatto una cattiva scelta.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' catastrofista e "estremista" ma rende bene l'idea di quanto l'uomo stia facendo per autodistruggersi nella più assoluta cecità ("Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi ...continua

    Un po' catastrofista e "estremista" ma rende bene l'idea di quanto l'uomo stia facendo per autodistruggersi nella più assoluta cecità ("Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci, aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l'aria, inquinato l'acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l'esistenza che è assai breve. Vi ho dato la vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. Concedendovi esistenza breve, speravo che la usaste al meglio, proprio perché corta e tribolata. Invece niente. Avete fatto di tutto per farvi male e rovinare quel po' che vi ho dato. averlo saputo, era meglio lasciare la terra senza di voi, solo con animali, pesci e uccelli. E mari, boschi e pianure. Mi avete fatto pentire di avervi creato, ma siccome tutto torna adesso pagate dazio. Siete stati spavaldi e arroganti. I due vizi peggiori che si possano mettere insieme. Poveri diavoli, mi fate pena. Ora vado via per non vedervi, mi date fastidio. Se penso che la gran parte dei signori che hanno distrutto il mondo erano quelli che venivano a messa ogni domenica e a ricevere la comunione, mi vien da prenderli a calci in culo. Ma non posso, ormai sono morti, estinti, finiti all'inferno. Ne resta però qualcuno a pagare il fio e a capire quanto sono stati imbecilli. Quando creperanno all'inferno anche loro".).
    Dice bene Corona: si sono lasciati perdere antichi saperi sostituendoli con una tecnologia il più delle volte superflua. Alcune tracce delle pratiche del passato sono rimaste un po' nelle campagne e in montagna, fuori dai grandi scentri urbani ( "Lassù però nonostante il progresso, si è salvata una memoria. Quella degli attrezzi e delle cose antiche. Le soffitte sono piene di arnesi da lavoro, in alcuni è rimasta la capacità di adoperarli. Quella sapienza che durava da secoli, passata da uomo a padre, da padre a figlio. Anche se negli ultimi anni le cose sono cambiate. I giovani montanari vanno all'università per diventare architetti, ingegneri, medici. O quel che vogliono. Non sono più capaci di far legna, andare a caccia, tirar su un orto. L'hanno visto fare dal padre e dal nonno, ma non hanno imparato. Nessuno glielo ha insegnato. I genitori li volevano laureati") ma con l'avanzare delle generazioni tutto si perderà. Il progresso dovrebbe andare a braccetto con il tramandarsi le vecchie conoscenze manuali (specialmente l'artigianato), di quando l'uomo non aveva altro che la forza delle proprie braccia e l'aiuto degli animali e non avendo altro aguzzava l'ingegno. Ha costruito cose meravigliose e ardite (basti pensare ai tanti monumenti) che forse oggi con tutti i nostri mezzi non saremmo più in grado di fare perché abbiamo perso la manualità ad esclusivo vantaggio della tecnologia.
    Il finale è un po' da "fattoria degli animali" ed esprime una certa rassegnazione.

    ha scritto il 

  • 4

    La livella

    Buon libro, concetti classici di Corona, spesso ripetitivi, è vero, ma pur sempre piacevoli e significativi. In questo romanzo surreale (ma neanche troppo) si richiama un ritorno al passato come unica ...continua

    Buon libro, concetti classici di Corona, spesso ripetitivi, è vero, ma pur sempre piacevoli e significativi. In questo romanzo surreale (ma neanche troppo) si richiama un ritorno al passato come unica salvezza per l'intera umanità. Riflessioni sempre utili.

    ha scritto il 

  • 4

    Non c'è nulla come la paura della morte per migliorare le persone.

    Odialo o amalo. Così dicono dell’autore. Tipici personaggi che piacciono o non piacciono, non ci sono vie di mezzo. Per questo non mi sono cimentato prima, con lui. Eh già: “La fine del mondo storto” ...continua

    Odialo o amalo. Così dicono dell’autore. Tipici personaggi che piacciono o non piacciono, non ci sono vie di mezzo. Per questo non mi sono cimentato prima, con lui. Eh già: “La fine del mondo storto” è il primo libro che leggo scritto da Mauro Corona. Non che ne avessi timore, sia chiaro, ma mi mancava la giusta ispirazione per letture come questa.
    La storia è molto realistica e ci pone dinanzi a mille riflessioni. Sicuramente Corona è riuscito a mettere per iscritto il pensiero di molti, creando una storia che di fantasioso ha davvero poco. Sicuramente tante persone si sono chieste cosa farebbe l’essere umano se un giorno si svegliasse e scoprisse che petrolio, elettricità, tecnologia e via discorrendo non sono più disponibili. L’autore ha descritto una possibilità, che a mio parere si avvicina in modo incredibile a quello che accadrebbe veramente.
    La scrittura di Corona è cruda, senza troppi fronzoli, un po’ rozza e indubbiamente schietta. A tratti mi ricorda Vitali, anche se quest’ultimo ha un’indole maggiormente elegante. Sa quello che vuole comunicare e non ci pensa troppo. Così le pagine diventano il lavandino ove Corona vomita i pensieri senza potersi e volersi frenare. Mi dispiace per questo paragone poco gustoso, ma è la scena che mi è balzata nella mente durante la lettura.
    C’è solamente una nota stonata in tutto il libro. Sono le righe che l’autore dedica a sfavore di coloro che si occupano degli animali e/o che si alimentano esclusivamente di cibi vegetali. Ho trovato tristissimi questi attacchi verso di noi (scrivo “noi” poiché faccio parte di tutte queste categorie), nonché fuorvianti. In più ha affermato più volte la necessità innata di mangiare carne. È sciocco che uno scrittore non si documenti prima di divulgare asserzioni fasulle e prive di studio.
    Ecco. Questa guerra fredda, quasi nascosta fra il trambusto delle righe, mi ha lasciato l’amaro in bocca, Senza proiettili di carta, avrei apprezzato molto di più “La fine del mondo storto”: un libro da leggere tutti, con una mano sul cuore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    “Ah, Signore benedetto, perché hai mandato questo castigo?» «Ve lo siete costruito voi» dice il Signore, «non l'ho mandato io. »”! La giusta punizione per quella parte di umanità che è scesa sempre pi ...continua

    “Ah, Signore benedetto, perché hai mandato questo castigo?» «Ve lo siete costruito voi» dice il Signore, «non l'ho mandato io. »”! La giusta punizione per quella parte di umanità che è scesa sempre più in basso nella scala dei valori, tanto da non riuscire neanche a comprendere come sia stato possibile giungere all’esaurimento totale delle riserve strappate innaturalmente alla terra. Questo multiforme insieme di uomini e donne ha compreso che l’egoismo non genera fratellanza, che la solitudine può essere superata dalla condivisione, che il lavoro manuale non è solo fatica e sudore ma anche fonte di orgoglio, che i ricchi non sono meglio dei poveri e dei diseredati, finalmente “...la gente scopre che nel momento del pericolo non c'è niente che abbia precedenza. Solo la vita...La vita è la gente.”.
    È una realtà stravolta dalla mancanza di beni voluttuari quella analizzata dall’autore che evidenzia il buono e il cattivo di una società che ha affidato le proprie certezze alla tecnologia, trascurando i rapporti umani dettati da sentimenti puri e spontanei; pertanto l'autore può affermare che “Il crollo totale del mondo storto dà valore e senso alle cose che davvero hanno valore e senso: quelle essenziali a campare...”, le sole atte ad unire donne, uomini, bambini, giovani, vecchi...nella diuturna lotta contro la morte.
    Ed è di fronte allo spettro della morte che l’uguaglianza, un diritto spesso ignorato, rigenera gli animi restituendo loro fiducia e garantendo a tutti quella dignità, più volte calpestata, che è all’origine della lealtà e non della falsità di cui erano intrise le menti degli abitanti di quel mondo che ha riconosciuto nel possesso del bene materiale il proprio Dio, tanto che “C'è voluta la fine del mondo storto per rendere la gente dritta”.
    Ma poiché gli esseri umani spesso hanno la ‘memoria corta’, alcuni, dopo essersi serviti dei benefici di coloro che avevano fatto tesoro della ‘memoria atavica’, cercano di rompere quell’equilibrio provvisorio dettato dall’urgenza per rientrare in possesso di tutto ciò che avevano dovuto lasciare: denaro, potere, ipocrisia, disprezzo, arroganza...senza tener conto del libero arbitrio altrui. Sarà proprio allora che male e bene torneranno inevitabilmente a scontrarsi, giungendo all’annientamento totale, in virtù del quale “L'uomo sarà l'unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità.”.

    Sarà opportuno ricordare che “La Terra non ammazza nessuno, è stato l'uomo a determinare la propria rovina e l'ha fatto incautamente, stupidamente.”.

    ha scritto il 

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