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La fine del tempo

La rivoluzione fisica prossima ventura

Di

Editore: Le Scienze-Gruppo Editoriale L'Espresso - Biblioteca delle scienze vol. 21

3.3
(99)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000161124 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Science & Nature

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Descrizione del libro
Certo non si può dire che Julian Barbour sia un tipo ordinario. Nel 1963, durante gli studi di astrofisica, si è appassionato a tal punto agli aspetti più enigmatici della fusione relativistica tra spazio e tempo da abbandonare la materia per dedicarsi alla fisica teorica. E dopo aver conseguito il dottorato all'Università di Colonia ha lasciato l'accademia per stabilirsi in una tenuta nell'Oxfordshire, dove per quasi trent'anni ha sbarcato il lunario lavorando come traduttore per riviste scientifiche. Ma non ha abbandonato la ricerca in fisica teorica, anzi. Ha semplicemente deciso di dedicarsi alla passione della sua vita senza sottostare alla regola del publish or perish, frequentando convegni e seminari e confrontandosi con i colleghi, ma rinunciando alla carriera universitaria e agli articoli sulle riviste: «Volevo passare qualche anno a pensare - scrive - prima di pubblicare alcunché».È così che, nella sua veste di ricercatore indipendente, ha elaborato la sua idea del tempo, che illustra in La fine del tempo. La rivoluzione fisica prossima ventura, in edicola con «Le Scienze» di dicembre. D'altra parte, racconta nella sintesi che antepone al volume, fin dai primordi della civiltà di sono scontrate due diverse visioni del mondo: da un lato Eraclito, con il suo panta rei, «che sosteneva la necessità dell'eterno scorrere del tutto», e dall'altro Parmenide, principale esponente della scuola di Elea, convinto che tempo e moto non esistessero affatto.E se per più di due millenni le idee di Parmenide sono finite in un cassetto, Barbour le abbraccia, in senso filosofico, accogliendone le più estreme conseguenze: il tempo non è che un'illusione radicata nel profondo dei nostri sensi. È questa la conclusione che emergerebbe, secondo il fisico britannico, dall'unificazione tra la relatività einsteiniana e la meccanica quantistica, per cui il tempo cesserebbe di avere un ruolo come fondamento della fisica. Per avvalorarla, Barbour fa un excursus nella storia del concetto di tempo, così come è stato elaborato da giganti della scienza del calibro di Galileo, Newton ed Einstein, e arriva alle speculazioni dei più noti fisici contemporanei: da John Wheeler a Roger Penrose, a Stephen Hawking. E, strada facendo, ci introduce ad alcuni dei più affascinanti misteri dell'universo, esplorando ipotesi originali su mondi paralleli, viaggi nel tempo e, soprattutto, l'illusione del movimento.A qualcuno forse sembrerà di tornare al paradosso di Zenone, quello in cui Achille non raggiungeva mai la tartaruga, ma in realtà l'ipotesi di Barbour dipinge un mondo in cui le leggi fisiche sono assai più complesse di quelle immaginate dai filosofi presocratici. Scritto con uno stile fluido e accessibile, La fine del tempo capovolge la nostra comprensione della realtà, e delinea scenari che invitano a una profonda riflessione sia sulla fisica sia sulla filosofia.
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  • 3

    Riletto.

    "E intanto che la mente immagina figure
    di cose sconosciute, la penna del poeta
    le volge in forme e dà a quel nulla d'aria
    una dimora fisica e un nome"
    ("Sogno di una notte di mezza estate") ...continua

    Riletto.

    "E intanto che la mente immagina figure
    di cose sconosciute, la penna del poeta
    le volge in forme e dà a quel nulla d'aria
    una dimora fisica e un nome"
    ("Sogno di una notte di mezza estate")

    Julian Barbour è un fisico teorico molto visionario. La sua visione di Platonia, universo senza tempo, descrizione cosmologica incredibilmente controintuitiva della realtà, lascia comunque una traccia, perchè è potente e poetica al tempo stesso, pur nei limiti di una concezione non ancora sottoposta a verifica matematica nè sperimentale.

    "E' vero, non posso presentare prove matematiche concrete a sostegno della mia idea, ma spero che a questo punto il lettore sia persuaso che almeno gli argomenti a favore di un universo atemporale sono validi. Se ciò malgrado l'universo appare profondamente temporale, da qualche parte deve esistere un motivo solido. Credo che sia l'asimmetria dell'essere. Posti nel bel mezzo delle cose, ci sentiamo trasportati in avanti sulla possente freccia del tempo. Ma è una freccia che non si muove. E' semplicemente una freccia diretta dal semplice al complesso, dal meno al più e -- e questo è il punto più fondamentale - dal nulla al qualcosa. Se in Platonia potessimo guardare alle nostre spalle, vedremmo dove è iniziato questo lungo viaggio: al margine del nulla."

    Il libro presenta uno stile espositivo molto astratto e complesso, non solo per la difficoltà dell'argomento. Barbour descrive le proprie personali rappresentazioni della realtà fisica, dell'universo, le sue proprie visioni rivoluzionarie (sostenute, ma non sempre, da specifici riferimenti tecnici di fisica teorica) in pagine spesso efficaci e suggestive ma spesso invece oscure, soprattutto proprio nelle descrizioni, talora quasi indecifrabili, della struttura geometrica globale, statica e senza limiti, che per Barbour è Platonia, l'universo immanente di cui siamo parte.
    Il libro richiede quindi tempo, pazienza, forte interesse per l'argomento, e, soprattutto la volontà di procedere, di aggiungere un tassello lungo il cammino che, partendo dai temi sempre attuali ed emozionanti della apparente inconciliabilità tra fisica classica e meccanica quantistica e della natura e realtà del tempo, affronta le grandi domande sulla conoscenza del mondo, il mondo in cui viviamo e che noi chiamiamo mondo fisico, e sul rapporto tra conoscenza del reale e coscienza.

    La Platonia di Julian Barbour è l'infinito spazio delle configurazioni che racchiude tutti gli statici istanti di ogni presente possibile, e in cui ciascuno di noi vive avendo illusoria percezione di un tempo e di un movimento in realtà inesistenti : "....Come voi, io non sono nulla e tuttavia sono tutto....Sono tutto perchè sono l'universo visto dal punto, imprevedibile in quanto unico, che è me stesso ora. C'est moi. Sono destinato a rimanere. Tutti osserviamo il grande spettacolo e vi partecipiamo. L'immortalità è qui. Il nostro compito è riconoscerlo...".

    "Che cosa dobbiamo pensare della vita, se il tempo e il movimento non sono altro che illusioni ben fondate?" (Julian Barbour)

    "Afferrare l'eterno in ciò che è disperatamente fuggevole è la grande magia dell'esistenza umana" (Tennessee Williams)

    ha scritto il 

  • 0

    nel mondo disco di Pratchett esiste l'estratto della noce Vu, che permette di ricordare il futuro (e provoca un gran mal di testa qualche ora prima di berlo) - sempre parlando di tempo e del discworld ...continua

    nel mondo disco di Pratchett esiste l'estratto della noce Vu, che permette di ricordare il futuro (e provoca un gran mal di testa qualche ora prima di berlo) - sempre parlando di tempo e del discworld, ci sono i troll che pietrificano alla luce del sole e si risvegliano di notte: da ciò hanno tratto una visione del mondo alla rovescia, e l'inizio di tutto lo chiamano il tramonto dei tempi. - gli eresiarchi di Tlön sembrano ammettere il tempo ma non la causalità (i due concetti per noi sono talmente legati che è praticamente impossibile immaginare la loro visione). - per Philip K. Dick il tempo è un'illusione del maligno: in realtà noi viviamo nel primo secolo dopo Cristo e stiamo per assistere al suo ritorno. - per Bach, la parola che disse il tuono è "Eternità" (o Ewigkeit, du Donnerwort) (perbac!) (che poi è anche il titolo del quinto movimento della Terra Desolata: "Ciò che disse il tuono") (e c'è anche la "parola di tuono" di Joice). - per Eraclito il tempo è il gioco di un bambino, per la mitologia nordica il mondo finirà, gli dei si risveglieranno sull'erba e raccoglieranno gli scacchi d'oro con cui stavano giocando un universo prima. - il "tempo atrocemente dissolto" di Gadda. - e se è lecito seguire questi grandi, le storie del tempo immobile di Spallanzani (es. http://eliaspallanzanivive.wordpress.com/2011/03/20/tempo-radiazioni-formiche/)

    ha scritto il 

  • 3

    I'll call it a book. It is very difficult to grasp, even the author keep saying that although his explanation sound like there is time, but it is not....

    Time is soooo deeply embedded in our conscious ...continua

    I'll call it a book. It is very difficult to grasp, even the author keep saying that although his explanation sound like there is time, but it is not....

    Time is soooo deeply embedded in our consciousness that it is very difficult not to include it!

    If it is just a super huge landscape without time, and we just "move" along it and "imagine" we see time.... how to explain "move" without the concept of time??

    Rather than truly feeling the passing of time, we merely note changes in our surroundings, described by the author as a series of "Nows," like frames of a motion picture. Not only do Nows exist for the events that actually occur, but a large number of Nows represent alternate possibilities, inhabiting a land called Platonia. Which Nows become our perceived reality? The rule of thumb Barbour gives is, "only the probable is experienced." In the "macro" world, the author addresses determinism, Newtonian mechanics and the second law of thermodynamics as they relate to his theory of Nows. In the quantum mechanical realm, he ties his theory of time to the Schrodinger Equation in its various forms. Throughout, the author accompanies his theories not with complex equations but rather with elegant (if sometimes convoluted) diagrams.

    ha scritto il 

  • 3

    Non avevo capito niente...

    ...e continuo a non avere le idee chiare, che questo libro è un po' troppo tecnico e farraginoso- e secondo me tutt'altro che rigoroso, tra l'altro-per illustrare a dovere, e alla portata del lettore ...continua

    ...e continuo a non avere le idee chiare, che questo libro è un po' troppo tecnico e farraginoso- e secondo me tutt'altro che rigoroso, tra l'altro-per illustrare a dovere, e alla portata del lettore comune, l'ambiziosa teoria che vorrebbe dimostrare.
    L'idea di fondo, però, secondo me è condivisibile: il tempo di per sé è una grandezza vuota, non misura altro che il movimento e l'aumento dell'entropia. Attendo, con maggiori aspettative e certa di un maggior rigore espositivo e logico, il saggio di Sean Carroll, "Dall'eternità a qui", di uscita prossima ventura...

    ha scritto il 

  • 4

    Il lavoro di Barbour è il racconto dello sviluppo di un'idea nata più di 2000 anni fa, fra i meandri del dualismo Eraclito-Parmenide, e che trova progressivo favore fra gli studiosi. L'idea di conside ...continua

    Il lavoro di Barbour è il racconto dello sviluppo di un'idea nata più di 2000 anni fa, fra i meandri del dualismo Eraclito-Parmenide, e che trova progressivo favore fra gli studiosi. L'idea di considerare la dimensione tempo come non necessaria alla descrizione fisica, è scoperta dall'autore molti anni fa, dopo la lettura di un'opera di Dirac. Il testo pubblicato è sinceramente indicato come la spiegazione di una tesi che necessità di valutazione, ma il lettore può apprezzare oltre a tale onestà intellettuale, uno dei più intriganti sforzi teorici degli ultimi anni. Qui viene ribaltata l'idea di rendere accessibile al pubblico solo i dati certi (una critica che ha portato Amedeo Balbi, fra le migliori frecce nella faretra della ricerca europea, a sottovalutare questo lavoro), facendo apparire in pieno l'azione creativa, criptica, viva della fisica. Lo sforzo non è purtroppo ripagato da un testo scorrevole e di facile accesso: necessità di tempo e forti energie per comprendere le linee di sviluppo del lavoro. Accanto a questo però, in linea con quanto già descritto da Feyerabend, l'analisi di Barbour permette di chiarire alcuni aspetti delle teorie note, mostrando la capacità del teorico di trattarle come basi modellabili. L'effetto della rilettura di Mach, Boltzmann, Schrodinger, Einstein, Minkowski, permette di apprezzare le varie sfaccettature meno note degli impianti teorici dei vari autori analizzati, rendendo più vulnerabile la critica per cui la fisica si occupi di oggetti morti: qui ogni opzione mostra un'estrema vitalità, la possibilità di essere riutilizzata, critica, portata a nuove prospettive. Questo "anarchismo metodologico", si mostra ermetica nel momento in cui si accede allo scopo del lavoro: mostrare come dalla funzione non dipendente del tempo di Schrodinger sia possibile ottenere un mondo coerente di tipo machiano ove il tempo diviene una proprietà fantasma del mondo. Come detto, questo aspetto è di difficile disamina, e il lettore troverà sicuramente difficoltoso superare indenni già il primo capitolo. Le linee generali potrebbero essere acquisite alla prima lettura, ma è un prezzo pagabile per un testo sui generis nell'ambito dell'editoria divulgativa.

    ha scritto il 

  • 3

    Da rileggere

    Un giudizio che tiene conto di una mia generale impressione di indecifrabilità riguardo al libro stesso. Ammetto di non aver compreso molte argomentazioni ma credo di aver capito l'assunto generale e ...continua

    Un giudizio che tiene conto di una mia generale impressione di indecifrabilità riguardo al libro stesso. Ammetto di non aver compreso molte argomentazioni ma credo di aver capito l'assunto generale e il mio voto si basa su questa comprensione "limitata" -- per così dire.

    Dovrei rileggerlo, soprattutto dopo aver approfondito alcuni argomenti che mi aiuterebbero a comprendere meglio tanti passaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    La natura del tempo

    Cos'è il tempo? Se non me lo chiedi lo so, se te lo devo spiegare non trovo le parole (citazione quasi inconscia ed imprecisa tratta da Sant'Agostino).
    Una serie di congetture sulle frange più estreme ...continua

    Cos'è il tempo? Se non me lo chiedi lo so, se te lo devo spiegare non trovo le parole (citazione quasi inconscia ed imprecisa tratta da Sant'Agostino).
    Una serie di congetture sulle frange più estreme della fisica che inevitabilmente raggiungono il cuore stesso della concezione del reale, in bilico tra ontologia e gnoseologia il lettore si trova spesso in difficoltà e con un forte senso di vertigine.
    Si vorrebbe avere una maggiore comprensione delle tematiche per poter pretendere da parte dell'autore un maggiore rigore scientifico ed un linguaggio meno evocativo, data la scivolosità dell'argomento.
    Si corre seriamente il rischio di sconfinare nel misticismo più spicciolo e, forse, deteriore.
    Una lettura comunque affascinante e, probabilmente, un contributo originale all'interpretazione della cosmologia, il lettore contemporaneo del Galilei non deve essersi sentito meno spaesato e disarmato di quanto non accada oggi di fronte a questo testo.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo libro su un argomento della fisica davvero di frontiera, come quello del Tempo. Benché Barbour spieghi con chiarezza, e affronti temi di non facile comprensione quali la Relatività e la Mec ...continua

    Bellissimo libro su un argomento della fisica davvero di frontiera, come quello del Tempo. Benché Barbour spieghi con chiarezza, e affronti temi di non facile comprensione quali la Relatività e la Meccanica Quantistica, bisogna dire che a tratti risulta di non facile comprensione. Insomma richiede impegno, dedizione e un minimo di conoscenza delle basi della fisica degli ultimi cento anni per essere apprezzato appieno.

    ha scritto il