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La fine della strada

Di

Editore: Minimum Fax

3.9
(309)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 273 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8875210012 | Isbn-13: 9788875210014 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Buzzi

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Insieme all'Opera Galleggiante, questo romanzo forma, già nelle intenzioni dell'autore, un dittico quasi inscindibile. Una situazione quanto mai tipica - un triangolo amoroso sullo sfondo di un'università della East Coast - diventa un romanzo filosofico che alterna comicità e disperato nichilismo, satira e tragedia. Al centro, uno dei più irresistibili antieroi della letteratura postmoderna: Jacob Horner, il giovane professore adultero che fa della paralisi esistenziale un paradossale sistema di vita.
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  • 4

    Choosing and acting are existence.
    This is Mythotherapy and it is based on two assumptions: that human existence precedes human essence and that a man is free not only to choose his own essence but to change it at will.
    Those are both good existentialist premises, and they are usef ...continua

    Choosing and acting are existence.
    This is Mythotherapy and it is based on two assumptions: that human existence precedes human essence and that a man is free not only to choose his own essence but to change it at will.
    Those are both good existentialist premises, and they are useful in Jacob's case.
    One is a patient simply because one chooses a condition that only therapy can bring one to, not because any one condition is inherently better than another.
    Jacob Horner first meets the Doctor quite by chance on the morning of March 17, 1951, in what passes for the grand concourse of the Pennsylvania Railroad Station in Baltimore.
    It happens to be the day after his twenty-eighth birthday and he is in an unusual condition: he can't move, he is paralyzed.
    The Doctor is a physician and he is interested in discussing his case with him.
    His specialty is various sorts of physical immobility in a farm designed for the treatment of paralytics.
    According to the Doctor at that time on the bench Jacob is neither a major nor a minor character: he is no character at all.
    In fact, in a sense, as Jacob said, he was Jacob Honer.
    So following the Doctor's advice, he enters the teaching profession; for a time he is a teacher of grammar at the Wicomico State Teachers College, in Maryland.
    Here he becomes acquainted with two other professors: Joe Morgan and his wife, Rennie.
    The friendship quickly develops into a love triangle where everyone is responsible of their actions.
    Joe is rather a strange man: he methodically analyzes his own and other people's behavior and the relationship with his wife is an uncommon one : neither of them want to make a permanent thing of it and moreover Joe believes there's nothing intrinsically valuable about marriage.
    If he supposed that Rennie had committed adultery behind his back, their relationship would have lost its raison d'être.
    Joe has no friends, because he will expect a lesser degree of the same kind of thing from a friend.
    In this sense, he shows his intellectual superiority to dominate the others and to dominate Rennie.
    Rennie says that she lived in a complete fog from the day she was born until after she met Joe.
    She wasn't really interested in anything, she never thought about anything. She never even particularly wanted to do anything, she didn't even especially enjoy herself. She just dreamed along like a big blob of sleep.
    She has never seen anybody like Joe.
    She thinks of Joe like she would think of God. Even when he makes a mistake, his reasons for doing what he did are clearer and sharper than anybody else's.
    Joe is only intolerant of stupidity in people he cares about.
    Rennie thinks she is better off now than she was: she wasn't anything before.
    According to Jacob's version of Rennie, what happened couldn't have happened. According to her version of herself, it couldn't have happened. And yet it happened.
    They not only have to accept the fact that she did what she did, but also the fact that she wanted to do it.
    Mythotherapy would have kept Jacob out of any involvement, if he'd practiced it assiduously the whole time. Actually he did practice it, but like a ninny he gave himself the wrong part. Even the villain's role would have been all right, if he'd been an out-and-out villain with no regrets! But he has made himself a penitent when it's too late to repent.

    ha scritto il 

  • 0

    Postmoderno ma proustiano. Ancora bello

    Leggerò anche l'opera galleggiante. In ogni caso questo romanzo ultracinquantenne non mostra la sua età e incuriosisce per la genialità stilistica di JB. A tratti incanta. Ciò che colpisce è l'abilità dell'autore nel tracciare consapevoli ed espliciti piani di lettura sovrapposti. Questa scelta p ...continua

    Leggerò anche l'opera galleggiante. In ogni caso questo romanzo ultracinquantenne non mostra la sua età e incuriosisce per la genialità stilistica di JB. A tratti incanta. Ciò che colpisce è l'abilità dell'autore nel tracciare consapevoli ed espliciti piani di lettura sovrapposti. Questa scelta postmoderna non rende illeggibile o faticoso il ramanzo, ma fornisce una "analitica" della narrazione in cui l'io narrante si spiega, si commenta, si censura, inventa incessantemente più ruoli senza però appesantire la struttura del racconto. In definitiva l'atteggiamento postmoderno ha un esito molto "europeo". Paradossalmente, benché lo stile sia ovviamente molto differente, inella minuziosa ermeneutica di JB trovo più Proust di Pinchon o di Wallace.

    ha scritto il 

  • 3

    scrittura divertente e affascinante come al solito, ma da questo seguito ideale (solo temporalmente e per tono non per trama) de L'opera galleggiante, mi aspettavo molto di più. Si incarta velocemente sul rapporto a tre tutto emotività taciuta e urlata (contemporaneamente) e lunghe elucubrazioni ...continua

    scrittura divertente e affascinante come al solito, ma da questo seguito ideale (solo temporalmente e per tono non per trama) de L'opera galleggiante, mi aspettavo molto di più. Si incarta velocemente sul rapporto a tre tutto emotività taciuta e urlata (contemporaneamente) e lunghe elucubrazioni mentali.

    ha scritto il 

  • 3

    non lo so

    forse era quattro.

    per tutto il resto, parallelismi con l'opera galleggiante, postmodernismo, fine del romanzo ecc. vedete gli altri commenti (io non li ho visti ma avrebbero fatto bene a parlarne)

    ha scritto il 

  • 4

    "Quando i miei mitoplastici rasoi erano ben affilati, era un divertimento impareggiabile dare, con loro, colpi in tutte le direzioni, aggredire la realtà."

    Benché abbia preferito di gran lunga i suoi racconti, leggo Barth con un grandissimo gusto.


    La trama ricalca molto da vicino quella de L'Opera galleggiante e in fondo è poco più di un pretesto e uno strumento. Dietro, sotto e di lato, si trovano tutti i temi a lui cari: il raccontare il ra ...continua

    Benché abbia preferito di gran lunga i suoi racconti, leggo Barth con un grandissimo gusto.

    La trama ricalca molto da vicino quella de L'Opera galleggiante e in fondo è poco più di un pretesto e uno strumento. Dietro, sotto e di lato, si trovano tutti i temi a lui cari: il raccontare il racconto e insieme l'impossibilità del raccontare, sebbene necessario per dare forma alla realtà: "Trasformare l'esperienza in linguaggio - cioè classificarla, categorizzarla, concettualizzarla, grammaticizzarla, sintattizzarla - è sempre un tradimento, una falsificazione dell'esperienza; ma solo dopo averla così tradita la si può gestire, e solo nel gestirla così mi sono sempre sentito un uomo vivo e vitale"; la necessità di continuare a raccontare per prolungare il tempo e rimandare la fine (e in questo senso si spiega la presenza così assidua del suicidio, anche solo verbalmente evocato, nei suoi romanzi); il sarcasmo e una sorta di superiorità ironica e quasi amorale con cui i suoi protagonisti osservano gli altri, che a volte ricorda Maugham: "che avevo trovato in Joe una nuova conoscenza estremamente interessante; che non avevo nessuno speciale desiderio di rivedere questa mia nuova interessante conoscenza per almeno una settimana".

    E diversamente dai racconti, però, qui Barth non fa tanto metaletteratura, quanto più particolarmente letteratura applicata alla - o confusa con la - vita vera.
    Mitopoiesi, ovvero quella tentazione, talvolta anche terapeutica, di vivere inscenando personaggi, diventando protagonisti di storie, di assegnare ruoli alle persone, di rappresentare - e mitizzare - l'esistenza. "Più acutamente saprete drammatizzare la vostra situazione e definire il vostro ruolo e quello di tutti gli altri, e più sarete fuori pericolo".
    Le sue riflessioni in questo senso hanno fatto riflettere me sull'atteggiamento che spesso abbiamo verso la realtà. E mi hanno affascinato, quasi folgorato, a livello personale. È per un approccio di questo tipo, forse, che siamo convinti che le storie che ci riguardano debbano avere un senso e una coerenza, che debbano chiudersi compiutamente in qualche modo, come succede nei film.
    "Ora, noi non siamo soltanto i protagonisti della storia della nostra vita - siamo anche quelli che creano la storia, e danno agli altri la qualifica di personaggi minori. Ma poiché, di solito, la storia della vita di un uomo non ha mai una trama coerente, noi ricreiamo continuamente il tipo di protagonista che siamo e, di conseguenza, il tipo di ruoli minori che dovrebbero recitare gli altri."
    È per questo che rifiutiamo il modo disordinato e senza senso in cui invece il più delle volte le storie avvengono e (non) si concludono, mentre ci aspettiamo, quasi pretendiamo, di essere invece il centro di un tutto coerente e compiuto. È per questo che quando ciò non avviene, è la delusione o, nel peggiore dei casi, la crisi profonda.
    E infine è per questo, forse, per l'attrattiva che ha il fatto di assegnare a noi stessi un ruolo, una parte, che finiamo per ficcarci in situazioni anche improbabili, discutibili o infelici. "In altre parole, prima volevo accoppiarmi, poi volevo accoppiarmi con Rennie, e in più volevo vedere non solo 'come era a letto' ma anche come sarebbe stata la relazione intima (non intendo sessuale) che pensavo sarebbe nata dal nostro rapporto." Un approccio che può anche essere divertente, fino a un certo punto.

    Riflessione personale e fuori tema, mi rendo conto, ma nata, anzi arrivata come un fulmine, leggendo questo libro.
    Per tornare al tema, invece, forse questo romanzo non è del tutto riuscito, ma leggere Barth e lasciarsi trasportare dalle sue parole, dai suoi pensieri, dai suoi incastri narrativi, dal suo spirito e dal suo talento è sempre molto stimolante e gratificante.

    ha scritto il 

  • 5

    LA FINE DELLA STRADA

    «In un certo senso io sono Jacob Horner. Fu per consiglio del dottore che nel 1953 intrapresi la professione di insegnante. "Jacob Horner, non dovete più star seduto senza far niente. Dovete cominciare a lavorare."» Consiglio arduo per chi fa della paralisi esistenziale il suo sistema di vita. ...continua

    «In un certo senso io sono Jacob Horner. Fu per consiglio del dottore che nel 1953 intrapresi la professione di insegnante. "Jacob Horner, non dovete più star seduto senza far niente. Dovete cominciare a lavorare."» Consiglio arduo per chi fa della paralisi esistenziale il suo sistema di vita.
    Barth ha pubblicato questo secondo romanzo dopo il grande successo dell’Opera galleggiante. È il libro meno fedele ai suoi stilemi. La scrittura abbandona infatti le tendenze barocche e metanarrative che caratterizzano i suoi componimenti, per adottare uno stile più sobrio ed essenziale, con una trama classica, ricca di spunti di riflessione. John Barth è indubbiamente un grande scrittore, e non riesco a capire perché siano reperibili solo le tre opere recentemente ristampate da Minimum Fax.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha lasciata perplessa, dopo i fuochi d'artificio de "L'opera Galleggiante", forse perchè ne ricalca la trama ma senza possederne il potere affabulatorio.

    ha scritto il