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La folie Baudelaire

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 531)

4.1
(235)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 425 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845923266 | Isbn-13: 9788845923265 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Al centro di questo libro si trova un sogno dove l'azione si svolge in un immenso bordello che è anche un museo. È l'unico suo sogno che Baudelaire abbia raccontato. Entrarvi è immediato, uscirne difcile, se non attraversando un reticolo di storie, di rapporti e di risonanze che coinvolgono non solo il sognatore ma ciò che lo circondava. Dove spiccano due pittori di cui Baudelaire scrisse con stupefacente acutezza: Ingres e Delacroix; e altri due che solo attraverso di lui si svelano: Degas e Manet. Secondo Sainte-Beuve, perdo e illuminato, Baudelaire si era costruito un «chiosco bizzarro, assai ornato, assai tormentato, civettuolo e misterioso», che chiamò la Folie Baudelaire («Folie» era il nome set­tecentesco di certi padiglioni dedicati al­l'ozio e al piacere), situandolo sulla «punta estrema della Kamčatka romantica». Ma in quel luogo desolato e attraente, in una terra ritenuta dai più inabitabile, non sarebbero mancati i visita­tori. Anche i più opposti, da Rimbaud a Proust. Anzi, sarebbe diventato il crocevia inevitabile per ciò che apparve da allora sotto il nome di letteratura.
Qui si racconta la storia, discontinua e fra­­stagliata, di come la Folie Baudelaire venne a formarsi e di come altri si avventurassero a esplorare quelle regioni. Una sto­ria fatta di storie che tendono a intrecciar­si – finché il lettore scopre che, per alcuni decenni, la Folie Baudelaire è stata anzitutto la città di Parigi.
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  • 3

    Il pensiero ed uno dei sogni la folie, espressi di Baudelaire

    Questa meraviglia un po' ostica, per chi non ama questo poeta maledetto quanto me, e il suo pensiero sull'arte intesa come museo associato ai piaceri dissoluti dell'uomo. Artisti e pittori famosi che incorniciano questo affresco culturale ottocentesco, esaltando il pensiero e la figura di Baudela ...continua

    Questa meraviglia un po' ostica, per chi non ama questo poeta maledetto quanto me, e il suo pensiero sull'arte intesa come museo associato ai piaceri dissoluti dell'uomo. Artisti e pittori famosi che incorniciano questo affresco culturale ottocentesco, esaltando il pensiero e la figura di Baudelaire.

    ha scritto il 

  • 3

    Lavoro sublime, enciclopedico, eruditissimo. Per addetti ai lavori: ma bisogna capire CHI possono essere gli addetti ai lavori per questo saggio. Mi sono sentito piccolopiccolo, nonostante abbia spiegato vent'anni questi argomenti. La vastità dei personaggi raccontati è straordinaria. Bellissima ...continua

    Lavoro sublime, enciclopedico, eruditissimo. Per addetti ai lavori: ma bisogna capire CHI possono essere gli addetti ai lavori per questo saggio. Mi sono sentito piccolopiccolo, nonostante abbia spiegato vent'anni questi argomenti. La vastità dei personaggi raccontati è straordinaria. Bellissima l'analisi della personalità di Degas, ma quando si arriva a Proust ci si arrende. È un saggio da studiare, non un libro da leggere e basta. Una sola lettura, magari serale al posto di un romanzo lascia un senso di inadeguatezza enorme. Ogni capitolo dovrebbe essere riletto, sottolineato, appuntato. L'ho cominciato mesi fa sull'onda di una entusiastica ( e legittima) presentazione in una nota ed autorevole trasmissione televisiva. Ma l'ho subito messo da parte. Un mese fa mi sono imposto di leggerlo. Non conoscevo Calasso. Scrittura straordinaria, linguaggio finissimo ma mai incomprensibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Una immersione nella Parigi dell'Ottocento ad incontrare Baudelaire, Rimbaud, Ingres, Manet, Degas e tanti altri intellettuali e pittori. Gli ultimi degli antichi ed i primi dei moderni. Interessante la parte critica e intrigante quella aneddotica. Il romanzo sentimentale di Edouard Manet e la Mo ...continua

    Una immersione nella Parigi dell'Ottocento ad incontrare Baudelaire, Rimbaud, Ingres, Manet, Degas e tanti altri intellettuali e pittori. Gli ultimi degli antichi ed i primi dei moderni. Interessante la parte critica e intrigante quella aneddotica. Il romanzo sentimentale di Edouard Manet e la Morisot con matrimoni riparatori, finti fratelli e così via vale da solo la lettura. Inoltre il repertorio iconografico è veramente eccezionale, tra opere celebri e quasi sconosciute.

    ha scritto il 

  • 5

    Arte e letteratura attraverso Baudelaire

    Lontano dalla mitologia classica e dalla cultura orientale, Calasso ci appare immerso nell’universo a lui più adatto e congeniale, l’arte letteraria e, più in generale, l’arte.
    Il punto di partenza e il filo conduttore si riuniscono in Baudelaire e la sua opera. Con finezza e rara capacità ermene ...continua

    Lontano dalla mitologia classica e dalla cultura orientale, Calasso ci appare immerso nell’universo a lui più adatto e congeniale, l’arte letteraria e, più in generale, l’arte. Il punto di partenza e il filo conduttore si riuniscono in Baudelaire e la sua opera. Con finezza e rara capacità ermeneutica, Calasso costruisce una prosa critica di grande effetto, volteggiando tra episodi biografici e interpretazione dei testi, in un modo di cui in Italia l’unico correlativo potrebbe essere rappresentato da Citati. I singoli capitoli lasciano così spazio ad altri letterati (Flaubert, Lafargue, Proust) nonché ai pittori con i quali Baudelaire interagì: Delacroix, Ingres, Manet, Degas. È difficile stabilire se siano migliori le pagine di critica letteraria o quelle di critica d’arte. Insomma è un bel libro da tutti i punti di vista. Ho sempre pensato che Calasso incarnasse l’avversario, anzi l’Avversario in senso biblico. Non ho cambiato parere, ma non bisogna essere ingenui oppure affiliati a qualche setta esoterica per riconoscere la bellezza (e la straordinaria cultura) del Diavolo.

    ha scritto il 

  • 4

    Due premesse...

    Calasso indubbiamente sa scrivere, e questo non è un libro per neofiti. Si tratta, in effetti, di un saggio che risulterebbe oltremodo ostico a qualcuno che non abbia una minima conoscenza del periodo di cui si parla e degli artisti presentati. In massima parte si presenta come una raccolt ...continua

    Calasso indubbiamente sa scrivere, e questo non è un libro per neofiti. Si tratta, in effetti, di un saggio che risulterebbe oltremodo ostico a qualcuno che non abbia una minima conoscenza del periodo di cui si parla e degli artisti presentati. In massima parte si presenta come una raccolta di aneddoti, intervallati da riflessioni e conclusioni dell'autore, il tutto esposto utilizzando uno stile che ben si adatta al periodo narrato. Calasso, come ho detto, sa scrivere: si muove fra metafore e paragoni arditi con scioltezza invidiabile e con stile sontuoso, naviga - o nuota - attraverso le correnti del XIX secolo come il Bateau Ivre di Rimbaud. Senza una meta apparente, attraverso concetti non sempre lineari anzi talvolta un po' laboriosi da seguire. Il saggio si apre con Baudelaire, figura che permea in qualche modo l'intera opera e resta perennemente sospesa fra le righe, e con Baudelaire si chiude (i due ultimi paragrafetti mi hanno perfino un po' commosso!). Il filo portante è la modernità, la sua origine, le sue antinomie di fondo. Calasso vola radente da Baudelaire a Ingres, passando per Delacroix, Berthe Morisot, Manet, Degas, Rimbaud e altri, finendo a Proust e dunque già agli inizi del secolo XX. Ciò che ne esce è un dipinto che, esattamente come un quadro di Manet, va guardato da lontano per essere del tutto compreso: ossia, se i capitoli presi singolarmente possono risultare mancanti di un filo conduttore, poco più appunto di una raccolta di aneddoti, arrivando alla fine si nota la composizione del quadro completo: un evocativo, suggestivo ritratto della seconda metà del XIX secolo, divisa fra il classicismo e le avanguardie nascenti, pregna di una sensualità opulenta eppure velata, fra Sainte-Beuve e una corrente bohémienne che faceva paura, fra progresso e passato. Il capitolo dedicato al bordello-museo di Baudelaire, quello centrale, è anche quello che esplicita perfettamente il fondamento della modernità, quasi un paradosso, pur se in questo punto ho anche trovato un po' azzardate alcune delle conclusioni a cui Calasso giunge. Punti più alti del saggio sono, secondo me: le poche righe dedicate all'amicizia fra Chopin e Delacroix; l'ultima parte del capitolo del bordello-museo, quella in cui si analizza il mostro; in generale il capitolo dedicato alla modernità, con particolare attenzione ai paragrafi dedicati a Manet; l'ultimo capitolo, in cui è interessante anche l'analisi e la particolare attenzione prestate a Sainte-Beuve, intellettuale altrimenti poco considerato (e reso qui in maniera vividissima!). Utile inoltre l'apparato bibliografico, e sempre belli da vedere i dipinti inseriti.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno stile sopraffino, un’intelligenza critica acutissima, un’erudizione sterminata: davvero a Roberto Calasso non difetta alcuna delle qualità che fanno il grande saggista – e potremmo aggiungere il grande scrittore. Peccato soltanto che lui stesso ne sia così lucidamente consapevole (qualcosa de ...continua

    Uno stile sopraffino, un’intelligenza critica acutissima, un’erudizione sterminata: davvero a Roberto Calasso non difetta alcuna delle qualità che fanno il grande saggista – e potremmo aggiungere il grande scrittore. Peccato soltanto che lui stesso ne sia così lucidamente consapevole (qualcosa del genere, tanto per intenderci, a ciò che avveniva sul piano della poesia a un d’Annunzio), il che troppo spesso guasta la sua scrittura, rendendola a tal punto “perfetta” da non poter essere accolta senza un certo minimo fastidio. Ma detto questo: se ne trovassero più spesso di libri come “La folie Baudelaire”! Un’intera epoca della cultura francese artistica e letteraria intorno a metà Ottocento, tra romanticismo e decadentismo, esaminata in modo rapsodico e frammentario, ma con affondi analitici geniali, attraverso il prisma di una testimonianza d’eccezione, quella di Charles Baudelaire, non solo poeta sommo, ma anche – come dimostra il discorso di Calasso – critico d’arte profondissimo e puntuale e sapiente osservatore dei costumi del proprio tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Oddio, per i puristi e gli amanti di Calasso questo libro probabilmente è un libro sopraffino, ma secondo me poteva essere curato molto meglio.
    Scusate se mi esprimo nei termini che seguono, ma probabilmente la mia "ignoranza" in materia mi ha portato a queste conclusioni.
    La spocchia di Calasso ...continua

    Oddio, per i puristi e gli amanti di Calasso questo libro probabilmente è un libro sopraffino, ma secondo me poteva essere curato molto meglio. Scusate se mi esprimo nei termini che seguono, ma probabilmente la mia "ignoranza" in materia mi ha portato a queste conclusioni. La spocchia di Calasso è forse più grande delle sue enormi conoscenze in termini di cultura, vista come un tutt'uno nel mondo storico-artistico-filosofico. Non è possibile scrivere un libro del genere senza nessuna nota che approfondisce, anche scritta da qualcuno che non voglia "sporcarsi" le mani (Calasso), gli aneddoti di cui si parla in questo libro. Parlre di Baudlaire e parlare degli artisti di cui si circonda è interessante ma bisognerebbe premettere molto prima di approfondire.

    Deluso, sono deluso, perchè anche un Eco ti fa libri di questo tipo, ma da Eco si apprende, da Calasso si fatica e ci si sente formichine.

    ha scritto il 

  • 4

    Calasso parte da Baudelaire, anzi da una tesi su Baudelaire: è il poeta che ha letto per primo la modernità, troppo prima, così prima da essere solo, al suo tempo, ma poi piano piano tutta la letteratura si è raccolta attorno a lui, senza scampo. E da un corollario a questa tesi: modernità e deca ...continua

    Calasso parte da Baudelaire, anzi da una tesi su Baudelaire: è il poeta che ha letto per primo la modernità, troppo prima, così prima da essere solo, al suo tempo, ma poi piano piano tutta la letteratura si è raccolta attorno a lui, senza scampo. E da un corollario a questa tesi: modernità e decadenza coincidono. E poi Calasso parte per un grande viaggio nell'arte e nella Parigi dell''800, seguendo Baudelaire incontra Degas, Ingres, Manet, ma anche Rimbaud, Mallarmè, ed il suo discorso scorre con naturalezza distillando ad ogni pagina verità misteri, sentenze sull'arte e sull'uomo. A volte si compiace un po' della ricchezza delle sue conoscenze, e qualche concetto è ripetuto un po' troppo, ma alla fine pensi che ti dispiace sia finito.

    ha scritto il 

  • 5

    Un fantastico viaggio nella scena artistica della Parigi del XIX secolo. Il testo mette in evidenza il lato umano dei vari protagonisti di questo periodo, facendo capire, ancora meglio, il perchè della loro produzione e la grandezza.

    ha scritto il