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La folla

Di

Editore: Greco e Greco

3.3
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 382 | Formato: Altri

Isbn-10: 8879802968 | Isbn-13: 9788879802963 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

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Descrizione del libro
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    Quanto meno per la passione delle sue scelte e per l'alacrità del suo sforzo documentario, l'infaticabile poligrafo Paolo Valera (1850-1926, una bibliografia sterminata con oltre cento titoli)una piccola nicchia nel nostro pantheon dovrebbe meritarla.
    Il suo romanzo di maggior esito, "La fo ...continua

    Quanto meno per la passione delle sue scelte e per l'alacrità del suo sforzo documentario, l'infaticabile poligrafo Paolo Valera (1850-1926, una bibliografia sterminata con oltre cento titoli)una piccola nicchia nel nostro pantheon dovrebbe meritarla.
    Il suo romanzo di maggior esito, "La folla", improntato volutamente a un "uso rivoluzionario del naturalismo inteso in senso documntario e fotografico", è del 1901. Gli varrà l'elogio di Emile Zola e una segnalazione, riduttiva negli intenti ma a suo modo paradossalmente esatta, nella "Letteratura della nuova Italia" di Benedetto Croce: quella di Valera è, per il filosofo di Pescasseroli, una "guerra di non letteratura".
    Chissà se Croce aveva letto l'editoriale del periodico più celebre di Valera, "La folla", sempre del 1901. Si sarebbe accorto che la "non letteratura", quali che ne fossero gli esiti stilistici ed estetici, fu scelta cosciente e obbligata per Valera, in aperta polemica con la svolta neospiritualista e con le poetiche decadentistiche che si andavano allora affermando.
    Diceva quell'editoriale, che converrà riportare nei passi più salienti: "Il titolo è la nostra ditta. Tutti capiscono che noi siamo della folla, per la folla, con la folla, come Tolstoi. Perché della folla abbiamo i gusti, le idee, le aspirazioni. La differenza tra noi e il grande scrittore di Iasnaia Poliana è che la nostra folla non è rassegnata. La nostra è una folla virile che si muove, che si agita, che strepita e si coalizza tutte le volte che la legge del privilegio le nega un diritto".
    Alla conclusione di entrare "nello steccato della lotta di classe", come scriveva nel prosieguo dell' editoriale, Valera era già arrivato da tempo, dopo un ribellismo inizialmente di impronta scapigliata e anarco-libertaria. Era nato a Como il 18 gennaio 1850, da un venditore di fiammiferi e da una cucitrice. A sedici anni, nel 1866, era scappato di casa per prendere parte alla terza guerra di indipendenza: raggiunto Garibaldi a Brescia, si era arruolato nel terzo reggimento e aveva partecipato alla battaglia di Monte Suello.
    A vent'anni, nel 1870, lo troviamo a Milano, impiegato presso il Comune come guardia daziaria.Di quel periodo sono le prime frequentazioni lettarie e politiche (Cavallotti, Verga, Benoit Malon, Anna Kuliscioff, l'apostolo del naturalismo italiano Felice Cameroni) e l'adesione all' Internazionale.
    in quel periodo collabora anche alla "Plebe" di Enrico Bignami, il più importante giornale socialista del periodo (ci scriverà anche Engels) e pubblica il suo primo reportage, "Milano sconosciuta", che provoca scandali e polemiche e dà luogo a un processo dal quale Valera esce assolto.
    "Milano sconosciuta" è un testo importante: secondo Enrico Ghidetti l'antiletterarietà espressa da Valera in questo libro, nel suo primo romanzo "Alla conquista del pane" e nel citato "La folla" fornirà più di uno strumento e di un suggerimento, anche dal punto di vista strutturale e linguistico, al ciclo dei "Segreti di Milano" di Giovanni Testori.
    Intensa anche l'attività giornalistica: Valera collabora al "Gazzettino rosa", alla "Farfalla", al "Caricaturista" (con lo pseudonimo di Giuda Iscariota). Nel 1881 fonda "La Lotta" e scrive due commedie in milanese pr Ferravilla: la seconda, "Resistemm", non andrà in scena per istigazione di Cleto Arrighi e per le pressioni della censura. Ne scaturirà un processo che vedrà Valera condannato per ingiurie e diffamazione al celebre capocomico, e lo costringerà a riparare a Londra per dieci anni, fino al 1894.
    Impossibile dar conto dell'intera opera pubblicistica e letteraria di Valera in quel periodo; basterà ricordare i saggi sul movimento operaio inglese pubblicati dalla "Critica Sociale" di Turati e i libri "Milano sconosciuta" e "Londra sconosciuta".
    Tornato in Italia, Valera intensifica l'attività giornalistico-politica: celebri gli articoli (poi raccolti in volume) sulla sanguinosa repressione del generale Bava Beccaris ai moti del 1898. In quell'occasione Valera ha anche modo di conoscere il crcere: rinchiuso a San Fedele e quindi al Castello, viene processato il 16 giugno 1898 e condannato a un anno e sei mesi di detenzione e 500 lire di multa per "eccitamento all'odio tra le classi sociali e alla guerra civile". E' rinchiuso, in seguito alla condanna, mel carcere di Finalborgo dove romane per sei mesi, sino alla promulgazione dell'indulto.
    Nel 1904 lo troviamo tra gli organizzatori dello sciopero generale contro l'eccidio di Buggerru e nel 1911 vuene nuovamente condannato per "avere in pubblico comizio contro la spedizione di Tripoli incitato i presenti a disobbedire alle leggi". Il suo giornale, "La folla", esce nel frattempo a periodi alterni: dal 1901 al 1904 e dal 1912 al 1915. Raggiunge anche vendite elevate, 25mila copie, ma è costretto infine a chiudere.
    Già in età avanzata e povero, Valera si vede costretto nel 1917 ad aprire una rivendita di giornali per sopravvivere, ma anche questo diventa un gesto politico: l'edicola, in via Lazzaro Palazzi, si chiamerà "Al mare intellettuale" e Valera diventerà segretario dell'Associazione venditori di giornali.
    Nel 1924 l'episodio per lui più triste e immeritato: in seguito alla pubblicazione del libro "Mussolini" (che tra l'altro viene fatto sequestare dal federale Giampaoli) Valera viene espulso dal partito socialista dopo una milizia quarantennale.
    Siamo all'epilogo: una sera dell'aprile 1926, tornando a casa dopo la chiusura dell'edicola, ha un malore e viene trasportato all'Ospedale Mggiore. Agli amici che si recano a trovarlo dice di avere in mente un libro che si propone di "scarnificare" i dirigenti dell'ospedale. Ma non fa in tempo a scriverlo.
    Scritto nel maggio 1986.

    ha scritto il