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La foresta della notte

Di

Editore: Adelphi

3.8
(173)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845910792 | Isbn-13: 9788845910791 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giulia Arborio Mella ; Prefazione: Thomas Stearns Eliot

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Al centro della Foresta della notte dorme la Bella Schizofrenica, in un letto dell'Hotel Récamier. T.S. Eliot, accompagnando questo libro alla sua uscita, scrisse che vi trovava "una qualità di orrore e di fato strettamente imparentata con quella della tragedia elisabettiana".
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  • 4

    Romanzo modernista in tutto e per tutto, La foresta della notte è il fluire inarrestabile delle ossessioni, dei desideri e dei traumi familiari di un'autrice che visse liberamente la propria sessualit ...continua

    Romanzo modernista in tutto e per tutto, La foresta della notte è il fluire inarrestabile delle ossessioni, dei desideri e dei traumi familiari di un'autrice che visse liberamente la propria sessualità. Arduo da leggere e da interpretare, si può solo intuirne la natura a mezza via tra sfogo articolato di dolori insanabili e rivendicazione disperata di libertà. Libertà di amare, una libertà senza speranza che promette e non mantiene.

    Recensione completa su
    http://www.lastambergadeilettori.com/2015/02/speciale-letteratura-lgbt-la-foresta.html

    ha scritto il 

  • 4

    «Amore di donna per una donna... che insana smania di sofferenza non lenita e di maternità l'ha mai portato alla mente?»

    Cos'è La foresta della notte? Un grande risultato di stile secondo T.S. Eliot, che si premurò di far pubblicare il romanzo dalla Faber&Faber e che ne curò le prefazioni a entrambe le edizioni. Uno dei ...continua

    Cos'è La foresta della notte? Un grande risultato di stile secondo T.S. Eliot, che si premurò di far pubblicare il romanzo dalla Faber&Faber e che ne curò le prefazioni a entrambe le edizioni. Uno dei capisaldi della letteratura LGBT, secondo molti critici. Una delle tre migliori opere in prosa scritte da una donna, secondo Dylan Thomas. Un compendio a quel nonsense che è l'amore, secondo me.

    Scordatevi di leggere questo libro come un romanzo. È tutto fuorché una narrazione lineare e coerente volta a raccontare una storia. È più affine a un'opera teatrale i cui attori monologano interrompendosi senza ascoltarsi. È una successione gotica e inarrestabile di versi in prosa, di ritratti di personaggi caricati all’inverosimile, di siparietti teneri o grotteschi, malinconici o divertenti, in cui la trama si dissolve mentre vaga sperduta in una foresta di metafore.
    E a vagare sperduta è anche Robin Vote, anima in pena costantemente alla ricerca della felicità, o forse del tormento. Creatura androgina incapace di trovare pace né nel matrimonio né nelle fugaci relazioni con donne completamente soggiogate dalla sua presenza, Robin, sotto le cui spoglie si cela probabilmente Thelma Wood, uno degli amori tormentati della Barnes, si aggira per la scena con aria distratta, calpestando il cuore e la dignità delle donne che si struggono di passione per lei.
    Tra queste ritroviamo Nora Flood, incarnazione letteraria della stessa Djuna, incessantemente alla ricerca di un modo per legare a sé una donna più incostante del vento e altrettanto leggera. Al pari di Nora, consumano la propria vita rosi dal desiderio di riavere Robin il Barone Felix (in cui forse si può ravvedere Percy Faulkner, il cinquantaduenne che la famiglia impose a Djuna di sposare, appena diciottenne), rimasto a crescere da solo il figlio da lei partorito, e l'attempata Jenny, che dopo averla rubata a Nora se la vide sfuggire tra le mani come sabbia sottile. Con loro e tra loro, filo che unisce tutti i personaggi, monologa il dottore transessuale O'Connor, vera anima del romanzo, latore di magmatiche riflessioni filosofiche che tentano di dare un senso a tutto, o forse a niente.

    Romanzo modernista in tutto e per tutto, La foresta della notte è il fluire inarrestabile delle ossessioni, dei desideri e dei traumi familiari di un'autrice che visse liberamente la propria sessualità. Arduo da leggere e da interpretare, si può solo intuirne la natura a mezza via tra sfogo articolato di dolori insanabili e rivendicazione disperata di libertà. Libertà di amare, una libertà senza speranza che promette e non mantiene.

    Recensione pubblicata anche sul blog La Stamberga dei Lettori (con note biografiche sull'autrice):
    http://www.lastambergadeilettori.com/2015/02/speciale-letteratura-lgbt-la-foresta.html

    ha scritto il 

  • 4

    Quasi un romanzo in versi, quasi un delirio in prosa, questo libro, che sembra partire da una convenzionale storia di famiglia alto-borghese per poi incappare nella Notte e farsene travolgere. Popolat ...continua

    Quasi un romanzo in versi, quasi un delirio in prosa, questo libro, che sembra partire da una convenzionale storia di famiglia alto-borghese per poi incappare nella Notte e farsene travolgere. Popolato di figure indimenticabili e di un filo narrativo sottilissimo, che spesso si spezza nelle digressioni, scompare travolto dai sogni, affoga nelle visioni, ma comunque solido resiste, questo libro è veramente difficile da leggere per il livello costantemente evocativo della sua prosa che ad ogni frase costringe il lettore a un difficile sforzo di interpretazione. Qualcosa delViaggio di Cèline, qualcosa del successivo Rayuela di Cortazar questo romanzo racconta l'impossibilità di cercare altro dalla propria dannazione, una somma di coazioni a ripetere gli stessi errori, ma in maniera tanto dolce e poetica da cantare a squarciagola l'umanità.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno di quei libri che ti par di scoprire tu per la prima volta, di una che dice di essere "La piu famosa sconosciuta del secolo", e ti senti un lettore tosto, come dice Eliot che : "Una prosa che sia ...continua

    Uno di quei libri che ti par di scoprire tu per la prima volta, di una che dice di essere "La piu famosa sconosciuta del secolo", e ti senti un lettore tosto, come dice Eliot che : "Una prosa che sia interamente viva esige da chi la legge qualcosa che il comune lettore di romanzi non è disposto a dare." Libri "difficili" questi, che quanto ti vengono a raccontare non è cosi esplicito nel loro messaggio, quasi ci fosse una sorta di pudore furioso relativo allo svelamento. L'ultimo che mi era capitato di questo genere era "Il paese delle prugne verdi". Libri che piacciono ai lettori di poesie, ha detto Eliot nella prefazione. E cosimi ha fatto sentire un lettore eletto. La foresta della notte dell'animo umano, torbido e mistico ti trascina,con la sua storia e personaggi, nell'intrecciarsi di correnti sottomarine, profonde dell'abisso della sofferenza e delle ossessioni. E cosi ho imparato anche la parola imagista.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Imagismo
    Apparteneva a quella corrente letteraria.
    Racconta di personaggi che hanno bisogno di un alibi, fondamentalmente, per poter vivere, dell'eccentricità per distinguersi, di eresie per proclamarsi vivi, soli, isolati e unici. Una comèdie humaine spiazzante e di una potenza della parola impressionante.
    Felix si faceva chiamare Barone Volkbein per il peso di un sangue inammissibile, ereditando l'ossessione e la finzione aristocratica inventandosi un passato, per quel debole che aveva per i titoli nobiliari. Lo troverà nell'ambiente circense e del teatro, congiungendo le sue emozioni allo sfarzo più eccelso e irraggiungibile dei Re, dal sapore Felliniano. Frequenterà i camerini di trapeziste, mangiatrici di spade e funambole, di attrici ungheresi, di alcoliche frequentatrici di bar notturni.
    In questi posti incontrerà il Dott. Matthew Mighty-grain-of-salt Dante O'Connor. Omosessuale o dalla forte connotazione femminile, è un affabulatore esilarante e dolente dell'incomunicabilità del genere umano e del pessimismo nichilista.Straordinario! Uno le cui invenzioni o bugie, sembravano l'ossatura di un progetto dimenticato ma grandioso, una qualche condizione di vita di cui lui era il solo depositario vivente. Nevrastenico.
    E' lui, il dottore che farà incontrare Felix o millantato Barone Volkbein portatore di monocolo, e gli farà scoprire quello che sarà il suo amore, Robin. Come in un dipinto di Rousseou, il Doganiere, la giovane donna greve e scarmigliata, stesa sopra un letto in un alberghetto, circondata da piante in vaso, palme esotiche e fiori recisi, se ne innamorerà perdutamente nel vederle gli occhi di un chiarore pallido e senza tempo, il raggio lungo e ininterrotto nell'iride degli animali selvatici che non hanno domato il loro sguardo per scendere a incontrare l'occhio umano. Si ripresenterà per giorni in quell'alberghetto, con due volumi sulla storia dei Borboni sotto il braccio, per invitarla ad una passeggiata ai giardini Luxemburgh. La sposerà e da lei avrà un figlio. Scopri che il suo amore per Robin non era in verità una scelta; era come se il peso della sua propria vita avesse accumulato un'unica precipitazione.
    "Partori tra alte grida frenetiche di affermazione e disperazione. Rabbrividendo nella duplice sofferenza della nascita e del furore bestemmiando come un marinaio, si sollevò sui gomiti nella veste insanguinata, guardando intorno sul letto come avesse perso qualcosa. "Oh Cristo, Cristo", continuava a ripetere come un bambino che ha messo piede nel principio di un orrore. (pag 64).
    "Io non lo volevo" gli dirà Robin, schiaffeggiandolo in pieno viso. "Andrò via". Prese su il mantello e sparì. Si scopri poi che si era messa con Nora Flood ed era andata a vivere in America.

    Qua comincia la storia.
    "Andrò via"
    E andrà via sempre, da ognuno che l'ama, poichè da sè stessa non può fuggire, fuggira da ognuno che tenta di fermarla, di tenerla per sè, che è poi ciò a cui anche brama, essere pur tuttavia e sentirsi amata, di sentirsi protetta perchè era dentro ad un suo incubo, non potendo cosi altro che agire solo in relazione di sè stessa.
    Apro verso la fine, e c'è il Dottore O'Connor (personaggio straordinario) che dice a Nora, disperata per averla perduta:
    "...Credete che Robin non avesse il diritto di combattervi con la sua sola arma? Vedeva in voi l'occhio spaventevole che avrebbe fatto di lei un bersaglio eterno. Non è forse questo che le bambine fanno alla bambola?..La bambola..si, il bersagio di cose passate e future. L'ultima bambola regalata all'età adulta è la ragazza che doveva essere ragazzo(Robin) e il ragazzo che doveva essere ragazza. L'amore di quest'ultima bambola era gia adombrato nell'amore della prima. La bambola e l'immaturo hanno un che di giusto, quella perchè somiglia alla vita ma non la contiene, è il terzo sesso perchè contiene la vita ma somiglia alla bambola."

    https://www.youtube.com/watch?v=CYZM88Y5zzA&list=FLxaNHdKVRGY8fUamSkNxULw&index=181

    Che nervoso mi fanno venire questi link che non prendono il clik

    https://www.youtube.com/watch?v=6M3oEITick0&list=FLxaNHdKVRGY8fUamSkNxULw

    ha scritto il 

  • 3

    Difficile

    “La Foresta nella notte” è un libro difficile e complesso che richiede nella lettura impegno e concentrazione. Impossibile categorizzarlo e, proprio per questo, resta di non facile comprensione. Il ro ...continua

    “La Foresta nella notte” è un libro difficile e complesso che richiede nella lettura impegno e concentrazione. Impossibile categorizzarlo e, proprio per questo, resta di non facile comprensione. Il romanzo parla delle avventure esistenziali di Robin, giovane con sospetto di possessione diabolica, attorno alla quale prendono posto personaggi altrettanto enigmatici come Nora e Jenny. Tali personaggi sembrano guidati da un medico olandese obeso che chiede costantemente di entrare nella foresta della notte, luogo della sessualità, che si trasforma in un mondo fatto di abissi e desideri repressi. Le parole sono brutali, le emozioni più prepotenti non mitigate, il linguaggio a tratti volgare.

    L’autrice racconta di accadimenti confusi e notturni, descrive personaggi strambi, evidenzia stati d’animo travolgenti. Non c’è un vero inizio e una vera fine. I capitoli sono racconti accomunati da personaggi che si perdono e si ritrovano più avanti o nel finale.

    Lo stile è moderno, denso di metafore, allusioni bibliche e passaggi ermetici;. ogni tanto una frase quasi poetica resta impressa nella mente ma, a mio parere, il significato spesso rimane oscuro.

    Molto difficile, molto lento, molto contorto. Se letto come un classico romanzo diventa una vera agonia (ossia un “mattonazzo”).

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono riuscito ad entrare in sintonia con questo libro e purtroppo non l'ho compreso. Peccato perchè a tratti la struttura è intesa, carica di espressività e comunica forti emozioni. Il vissuto tor ...continua

    Non sono riuscito ad entrare in sintonia con questo libro e purtroppo non l'ho compreso. Peccato perchè a tratti la struttura è intesa, carica di espressività e comunica forti emozioni. Il vissuto tormentato dei protagonisti lo vivi con loro. Bello. Però.....

    ha scritto il 

  • 4

    Oscure visioni

    La notte è padrona assoluta di questo libro. Djuna Barnes ci guida con un linguaggio opulento, da altri qui definito denso, nella notte dei sentimenti e delle emozioni. La foresta è la complessità, l' ...continua

    La notte è padrona assoluta di questo libro. Djuna Barnes ci guida con un linguaggio opulento, da altri qui definito denso, nella notte dei sentimenti e delle emozioni. La foresta è la complessità, l'estraneità delle relazioni umane.
    Robin Vote è il sesso puro, animale, che invano le convenzioni sociali (rappresentate da Felix, che la sposa e le fa fare un bambino), il sentimento (Nora) e la forza (Jenny) cercano di sottomettere.
    Robin scapperà sempre, e non rinuncerà mai, neppure quando pare accettare il rapporto con gli altri, alle sue fughe notturne in cerca di sesso. Alla fine, nel perfetto finale, Robin disvela la sua animalità identificandosi con un cane, facendosi lui.
    Sulle vicende dei protagonisti veglia e disserta il dott. Mattew O'Connor, il cui compito è contestualizzare e sezionare gli avvenimenti, essendo comunque profondamente immerso nelle proprie macerie esistenziali (se non ho capito male l'episodio della chiesa è impotente).
    Libro difficile e complesso, nel quale si intersecano diversi piani interpretativi (ad esempio il ruolo della chiesa e delle religioni), da leggere con estrema concentrazione ma al tempo stesso lasciandosi andare al ritmo del periodare e delle metafore della Barnes, che in molti casi rasentano l'onomatopea. Indubbiamente un testo figlio del suo tempo, della Parigi del surrealismo e delle avanguardie, di cui la Barnes è stata una delle vestali.
    Preziosa la prefazione di T.S. Sterne.

    ha scritto il 

  • 0

    Intensa e profonda, un insondabile diletto, un piacere risonante, un’oscura meditazione, un sontuoso delirio. Scrittura che ricordo spesso e alla quale ritorno per gustare questo stupefacente lingua ...continua

    Intensa e profonda, un insondabile diletto, un piacere risonante, un’oscura meditazione, un sontuoso delirio. Scrittura che ricordo spesso e alla quale ritorno per gustare questo stupefacente linguaggio.

    “Miss Barnes ha un ritmo di prosa che è anche stile di prosa e un disegno musicale che non è quello della poesia. Questo ritmo di prosa può essere più o meno complesso o elaborato, secondo le intenzioni dello scrittore; ma semplice o complesso che sia, esso è ciò che eleva alla massima intensità la materia da comunicare.” T.S.Eliot

    Nightwood è come scorrere con le dita i cerchi concentrici di un tronco d’albero, fino al cuore più profondo. Una sorta di gestazione a ritroso. Ecco perché rileggere significa per me andare sempre più in profondità e scoprire ogni volta che ci sono innumerevoli piani di lettura e che timbro e intensità si rincorrono costantemente in un gioco intrigante e ipnotico.
    “Guardiano, com’è la notte?”

    ha scritto il