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La fortuna dei Meijer

Di

Editore: Einaudi

4.1
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 913 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8806193201 | Isbn-13: 9788806193201 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Nell'Ottocento gli ebrei svizzeri erano confinati in due villaggi. Uno di questi è Endingen, dove vivono felicemente il probo commerciante di bestiame Salomon Meijer e la sua famiglia. Una sera del 1871 alla loro porta si presenta un lontano cugino che afferma di essere stato ferito nella battaglia di Sedan e di volersi stabilire dai suoi unici parenti. Nessuno in quella pacifica casa intuisce quanti cambiamenti porterà quell'estraneo nelle loro esistenze. Perché Janki, così si chiama il giovane, è sì un po' sbruffone, ma ha anche il fiuto degli affari e molto spirito di iniziativa, e quindi nel giro di pochi anni non solo avrà sposato una delle ragazze di casa ma sarà il padrone di un fiorente negozio di stoffe francesi a Baden, la città più vicina. Dopo questo primo sommovimento, seguiremo i membri della famiglia Meijer per oltre settant'anni e quattro generazioni, li vedremo schierarsi nel 1893 contro il primo referendum, vagamente antisemita, della Confederazione, prendere, per opportunismo, decisioni che gettano nell'angoscia tutta la stirpe, e, d'altro canto, pagare a caro prezzo scelte coraggiose e coerenti, capiremo perché un battesimo può impedire l'amore fra due giovani e come sia possibile che, quando il mondo ebraico in tutta Europa verrà scompaginato, un medico omosessuale non più giovanissimo possa trovare del tutto inaspettatamente moglie e due figli.
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  • 3

    Una tipica saga familiare in cui ricorre un personaggio, lo zio melnitz, che muore ma sempre torna. E' il testimone dell'antisemitismo che sempre torna, anche nella quieta Svizzera, a segnare i destini di questa famiglia e la percezione che i suoi membri hanno della vita e del futuro. Un espedien ...continua

    Una tipica saga familiare in cui ricorre un personaggio, lo zio melnitz, che muore ma sempre torna. E' il testimone dell'antisemitismo che sempre torna, anche nella quieta Svizzera, a segnare i destini di questa famiglia e la percezione che i suoi membri hanno della vita e del futuro. Un espediente efficace per far sentire, spesso con amara ironia o affilato sarcasmo, la minaccia che incombe costante, attraverso le epoche.
    Pur senza essere un capolavoro, si legge piacevolmente (nonostante la traduzione a volte zoppichi un po'), con qualche sorriso e qualche lacrima, come ogni saga familiare che si rispetti. I personaggi non sono stereotipati e le 900 pagine scorrono senza difficoltà ma senza eccessivi batticuori o fascinose profondità.
    "Dio ha punito noi ebrei per i nostri peccati dandoci una buona memoria. Se qualcuno ha fatto qualcosa di grave, diciamo: 'Che il suo nome sia cancellato'. E ce lo ricordiamo in eterno."

    ha scritto il 

  • 4

    Epopea ebraica

    Epopea di una famiglia ebraica dal 1870 al 1945, ovvero dalla battaglia di Sedan, alla 2^ guerra mondiale.
    E' un libro lungo (913 pag.) che segue molti filoni narrativi la maggior parte accattivanti (le due sorelle che si contendono lo stesso uomo, uno dei fratelli che si converte al cristi ...continua

    Epopea di una famiglia ebraica dal 1870 al 1945, ovvero dalla battaglia di Sedan, alla 2^ guerra mondiale.
    E' un libro lungo (913 pag.) che segue molti filoni narrativi la maggior parte accattivanti (le due sorelle che si contendono lo stesso uomo, uno dei fratelli che si converte al cristianesimo per ambizione più che per scelta religiosa, l'amore tra una delle ragazze della famiglia e un ebreo convertito, ecc.).
    Ovviamente, su un libro così lungo, ci sono anche dei momenti più lenti e meno accattivanti, ma nel complesso è un bel libro, ben scritto e molto interessante anche nella descrizione delle tradizioni ebraiche e poi c'è il fantasma di uno zio che va a trovare i vari personaggi nei momenti più strani. Be', merita!

    ha scritto il 

  • 5

    La yud che fa la differenza

    Da cinque anni vicino al monitor, in lettura. Non so perché non sia passato a miglior vita sullo scaffale della libreria come tanti altri, quando la decenza mi obbliga ad archiviarli tanto è chiaro che non li leggerò.
    C’è rimasto, invece, stretto stretto agli altri in attesa, ma il suo ess ...continua

    Da cinque anni vicino al monitor, in lettura. Non so perché non sia passato a miglior vita sullo scaffale della libreria come tanti altri, quando la decenza mi obbliga ad archiviarli tanto è chiaro che non li leggerò.
    C’è rimasto, invece, stretto stretto agli altri in attesa, ma il suo essere bello grosso era difficile passasse inosservato e quindici giorni fa finalmente l’ho aperto, e ho cominciato a segnare interi periodi e annotarne le pagine sulla seconda di copertina. Centinaia di pagine da rileggere a random ma loro, i Meijer, sarebbero scomparsi per lasciare posto solo alle parole che Lewinsky ha usato non come creta per plasmarli, ma come abiti per rivestirli.
    Loro c’erano già come c’erano stati i Moskat, i Levi, i Frank, personaggi in cerca di un autore che ne narrasse la storia fuori dai campi e prima dei campi.
    Uomini costretti a “dimenticare” e a “negare” per vivere, perché il “non può essere” è umano, umanissimo. Ci pensa il fantasma dello zio Melnitz, quello che “quando moriva ritornava sempre” a ricordargli gli infiniti pogrom subiti dal popolo eletto in quest’Europa da sempre culla di civiltà. E che loro, i parenti Meijer di tutte le generazioni, s’intestardivano a ignorare come s’ignora un pensiero troppo doloroso perché si faccia affiorare.
    E anche nel 1945 il suo fantasma sedeva a tavola con loro, quando l’ultima generazione dei Meijer leggeva il giornale a colazione e quando, leggendo, sussultavano e dicevano: “Non lo sapevamo ( lo dicevano ogni giorno e ogni giorno tornavano a sussultare), quando non finivano di leggere e mettevano da parte il giornale e non volevano più saperne perché non sopportavano di sapere, allora dava dei colpetti alle mani e diceva:
    - avreste dovuto chiedermelo. Avreste solo dovuto chiedermelo.-“

    Loro però avevano paura delle risposte e in quei lunghissimi settant’anni, in cui si dipana la saga familiare, non glielo avevano mai chiesto. Avevano sopportato: la loro fortuna era di essere in Svizzera.
    Certo, erano vissuti là, come in tutti i posti d’Europa, in uno splendido isolamento. E certo il sentore che qualcosa stesse cambiando l’avevano avuto quando la società per protezione degli animali aveva indetto un referendum contro la macellazione kosher votato a maggioranza dai pacifici svizzeri.
    Una legge antisemita travestita, come tutte le leggi antisemite promulgate nella Germania nazista: leggi per ariani che gli ebrei non potevano nemmeno seguire, per cui fuorilegge. Lo stesso giochetto che si fa con gli islamici dalle nostre parti! Ma le leggi sono leggi!
    Ed erano rimasti, perché le contraddizioni interne al nazismo erano così tante che non poteva durare mica, dicevano e sopportavano le piccole angherie svizzere, facendosi sempre più piccoli. Solo uno di loro, Ruben il rabbino, era stato uno dei sei milioni rimasti per l’eternità nei campi, ma potevano essere di più.
    Lewinsky scrive un romanzo ottocentesco che procede per quattro generazioni dal 1871 al 1945, lasciando al vecchio zio le incursioni nel passato e la visione del futuro, interrompendone il moto rettilineo uniforme.
    Sì, è forse vero che non abbiamo più niente da dire del nostro presente, la cui vera natura ci sfugge nascosta com’è da un’apparenza in cui tutto si consuma nel giro di una pubblicità, e in cui la fame ( fino a qualche mese fa) era la penuria di cioccolata. Lo scrittore non può che adeguarsi e diventare poeta del nulla! Ma se guardasse al più recente passato, ne avrebbe cose da dire su questo nosferatu, su questo non morto che si allunga su di noi. Lewinsky lo fa, e lo fa con tanta ironia che è l’arma segreta per procedere su un terreno minato senza saltare in aria.

    ha scritto il 

  • 3

    La storia della famiglia Meijer si svolge in Svizzera in un arco temporale di 74 anni, dal 1871 al 1945, anni densi e cruciali di eventi storici. Dalla legge elvetica del 1893 che vietava alla macellerie ebraiche di uccidere gli animali secondo l’antico rito fino al nazismo.
    E’ una famiglia ...continua

    La storia della famiglia Meijer si svolge in Svizzera in un arco temporale di 74 anni, dal 1871 al 1945, anni densi e cruciali di eventi storici. Dalla legge elvetica del 1893 che vietava alla macellerie ebraiche di uccidere gli animali secondo l’antico rito fino al nazismo.
    E’ una famiglia di mercanti, patriarcale, ma spiccano le figure femminili, sono donne che hanno uno sguardo sul mondo più concreto e che vedono con chiarezza il futuro, ostinate e perseveranti, rispetto alle figure maschili, virili e dai caratteri forti, ma in fondo fragili. Unica eccezione è Arthur, che fin da bambino vive nel perenne timore di tutto, una volta adulto (omosessuale) e medico vive una esistenza schiva fino a quando non intraprende un pericolosissimo viaggio a Berlino per salvare una donna e i suoi figli. Un grande intreccio narrativo che procede nella prima metà del libro con maggiori dettagli sulla vita dei personaggi, ma nella seconda parte quando la famiglia si è allargata e ci sono ben tre o quattro generazioni contemporaneamente tutto procede e più velocemente ma anche con meno dettagli particolari tanto che è necessario ogni tanto consultare l’albero genealogico!
    Gli orrori dei lager o degli quadristi hitleriani arrivano in sordina, la famiglia Meijer ha la fortuna di trovarsi nella neutrale Svizzera, e verrà a contatto con questa realtà solo da lontano o per sentito dire.
    Mi aspettavo sinceramente molta più intensità (tipo La famiglia Moskat di Singer), la scrittura è impeccabile, ma piuttosto distante e fredda.

    ha scritto il 

  • 5

    E' la storia...

    ...di una famiglia ebrea in Svizzera, non lasciatevi spaventare dalla mole (più di 800 pagine), la narrazione scorre che è una meraviglia, i personaggi si ricordano e le parole yiddish di cui è disseminato il testo danno ritmo alla lettura (il glossario alla fine aiuta). Lewisnky ne narra la stor ...continua

    ...di una famiglia ebrea in Svizzera, non lasciatevi spaventare dalla mole (più di 800 pagine), la narrazione scorre che è una meraviglia, i personaggi si ricordano e le parole yiddish di cui è disseminato il testo danno ritmo alla lettura (il glossario alla fine aiuta). Lewisnky ne narra la storia saltando gli anni: 1871, 1893, 1913, 1937 e 1945, 4 generazioni in balia della Storia e dei pregiudizi di cui, neanche la pacifica e neutrale Svizzera, è immune. Bello e intenso.

    ha scritto il 

  • 5

    Una famiglia sfiorata dalla Storia

    Qual è la "fortuna" dei Meijer cui accenna il titolo italiano? Da una parte è la loro capacità di accumulare ricchezza e far fruttare l'ingegno; dall'altra è il destino di vivere in Svizzera, schermati almeno in parte dalle tragedie della Storia. Paragonerei il romanzo a una sua scena, in cui la ...continua

    Qual è la "fortuna" dei Meijer cui accenna il titolo italiano? Da una parte è la loro capacità di accumulare ricchezza e far fruttare l'ingegno; dall'altra è il destino di vivere in Svizzera, schermati almeno in parte dalle tragedie della Storia. Paragonerei il romanzo a una sua scena, in cui la notizia dello scoppio della prima guerra mondiale arriva come un brusio nel teatro dove si svolge la festa di un'associazione sportiva ebraica. Tema di fondo è l'identità ebraica, col consueto contrasto tra tradizione centripeta e modernità centrifuga; a ricordare ai personaggi chi sono e la storia della diaspora, lo spirito dello zio Melnitz - una bella trovata che vivacizza le didascalie storiche sull'anti-semitismo. La confezione narrativa è generosa, anche se non di lusso; la lettura è gradevole, ben ritmata e senza pretese. Pregio del romanzo è la lucidità anti-sentimentale ma affettuosa con cui avvicina il lettore ai personaggi (Chanele, François / Shmul e Arthur sono mirabili). 900 pagine che reggono benissimo il proprio peso.

    ha scritto il 

  • 3

    Le tre stelle: un giudizio dettato dal fatto che il libro è scorso via senza darmi fortissime sensazioni.


    Detto ciò, aggiungo che è scritto molto bene (anche se a volte i vocaboli yiddish sono veramente troppi e stancano un po') e la storia, come ogni saga familiare che si rispetti, è bell ...continua

    Le tre stelle: un giudizio dettato dal fatto che il libro è scorso via senza darmi fortissime sensazioni.

    Detto ciò, aggiungo che è scritto molto bene (anche se a volte i vocaboli yiddish sono veramente troppi e stancano un po') e la storia, come ogni saga familiare che si rispetti, è bella ed avvincente.

    Si abbraccia un periodo piuttosto lungo, dalla battaglia di Sedan alla seconda guerra mondiale.
    La famiglia ebrea dei Meijer vive in Svizzera e questo è l'aspetto interessante della storia.
    E' raro, quando si parla di ebrei, non imbattersi in una sequela di morti e di violenze razziali. Qui, invece, la nostra famiglia gode del privilegio di trovarsi in uno "sporco" paese neutrale, dove "tutti si possono lamentare se non hanno la cioccolata da mangiare" mentre fuori dai confini si scatena una guerra fratricida.

    Loro sono lì, a volte sfiorati o appena toccati dalla tragedia, che parlano di empori, di matrimoni, di nascite e di vestiti. Con i loro nastrini in testa e il panciotto con il taschino per l'orologio d'oro guardano dalla finestra e poche volte prendono posizione, intervengono, aiutano il prossimo (solo Zalman Arthur e forse Hillel in definitiva).
    Ma proprio in questo particolare approccio, secondo me, sta l'originalità di questo romanzo.

    Non fatevi scoraggiare dalla lunghezza; è un romanzo lieve e si legge facilmente.

    ha scritto il 

  • 4

    una lunga saga familiare: matrimoni, passioni, eventi quotidiani, vicissitudini di ogni genere, le due guerre mondiali... non c'è da stupirsi sulla mole dell'opera, che resta sempre avvincente e densa.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando moriva ritornava, sempre

    Una saga di una famiglia ebrea ambientata in Svizzera è senz'altro insolita ma il ritmo del romanzo si adatta perfettamente all'ambientazione.
    Nel corso di 70 anni, sono raccontate le vicende - la vita - di 4 generazioni, sullo sfondo la Storia, che discrimina sempre, dal divieto alla macel ...continua

    Una saga di una famiglia ebrea ambientata in Svizzera è senz'altro insolita ma il ritmo del romanzo si adatta perfettamente all'ambientazione.
    Nel corso di 70 anni, sono raccontate le vicende - la vita - di 4 generazioni, sullo sfondo la Storia, che discrimina sempre, dal divieto alla macellazione secondo la tradizione fino ad arrivare al Nazismo.
    E' un romanzo che appasiona, che coinvolge, lo fanno i personaggi, Solomon e Golde, Yanki e Chanele, Mimi e il signor Pomeranz, e tutti gli altri. E lo zio Melnitz, morto ma sempre presente, memoria e coscienza del popolo ebraico, che ben ricorda tutte le persecuzioni subite nel corso dei secoli.

    Per chi ama il genere.

    ha scritto il