Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La forza del passato

Di

Editore: Bompiani

3.7
(1025)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 250 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845244091 | Isbn-13: 9788845244094 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Romance

Ti piace La forza del passato?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Un tranquillo quarantenne che si guadagna da vivere scrivendo libri perragazzi viene avvicinato da uno strano tassista. Costui mostra di conoscereparticolari intimi della vita dello scrittore e lo convince ad ascoltare unarivelazione "pazzesca": suo padre, morto da poco, non sarebbe stato ilgenerale democristiano e bigotto che lui aveva sempre creduto, ma una spiarussa al servizio del KGB. Il tassista sostiene di essere stato il miglioreamico di suo padre, di cui avrebbe sotterraneamente condiviso l'ambiguaesistenza.
Ordina per
  • 0

    Oh - le dico - sai che mi sta divertendo "La forza del passato"?
    Lei mi risponde che è perché sono più sportiva.
    (trasalisco, il mio sport preferito è fare lo slalom tra il divano due posti e quello a ...continua

    Oh - le dico - sai che mi sta divertendo "La forza del passato"?
    Lei mi risponde che è perché sono più sportiva.
    (trasalisco, il mio sport preferito è fare lo slalom tra il divano due posti e quello a tre).
    Lei mi dice che leggendo, succhiudeva gli occhi seria, sguardo cattivo, e si diceva “tipico ragionamento/comportamento virile”, e aggiunge una grassa risata.
    Embè, a me i ragionamenti e comportamenti virili (ovvero: incazzarsi e sbraitare, dire bai e fare ai, e poi tirarsi la faccia sotto l’ascella) fanno tenerezza.
    Gianni, il protagonista del racconto, fa un po’ così.
    Ma lo capisco, sono sportiva:)

    Mica è facile di punto in bianco accettare l’idea che tutto le certezze che si sono consolidate nel tempo (un granito) crollino come cartuscelle.
    Perché Gianni, scrittore di storie per bambini scopiazzate dalle storie per i grandi, tanto quelli non se ne accorgono, scopre nolente, molto nolente, che tutte le sue certezze sono costruite su una mastodontica menzogna, che il Padre, generale dell’esercito a cui ha sempre attribuito una viscerale anima democristiana e con il quale si è sempre scazzato persino nei lunghi silenzi, morto e non proprio rimpianto da pochi mesi, era ben altra cosa da ciò che per una vita intera ha mostrato di essere.
    (e la moglie fedele pure. E gli amici delle cenette e delle uscite anche)

    Le modalità - tutte, dallo stratagemma del citofono alla lettera letta nell’abbraccio con l’ammiratrice al finto tassista - con cui viene informato sui fatti sono inverosimili quanto le nuove verità.
    (non proprio tutte inverosimili sono le verità, che le corna o le maldicenze degli amici, insomma, quelle sono ordinaria amministrazione)

    E' nel surreal grottesco della vicenda e sugli sbandamenti emotivi del protagonista che si accoccola la godibilità, perché su chi siamo e cosa pensano di noi gli altri e quante facce e maschere ci si parano davanti e quale è la verità è già stato detto.
    (Pirandello docet)

    Su quale verità conviene tenersi cara, su cosa sapere per non sbriciolare anche il ricordo pungente della felicità, il protagonista segue i consigli dell’imperatore del Giappone.
    “Che ognuno faccia quel che deve. Che la vita continui normalmente.”
    (Con l’aiuto della morfina, però.)

    Insomma, il libro di Veronesi non sarà un capolavoro, ma l’ho trovato una lettura assai piacevole e leggera da cui si possono trarre spunti di riflessione seria.

    ha scritto il 

  • 4

    Rewind

    Alzi la mano chi non ha mai desiderato ripercorre a ritroso la propria vita, per capire il momento esatto in cui è iniziato un qualcosa che è sempre stato sottovalutato o solo non è mai stato messo a ...continua

    Alzi la mano chi non ha mai desiderato ripercorre a ritroso la propria vita, per capire il momento esatto in cui è iniziato un qualcosa che è sempre stato sottovalutato o solo non è mai stato messo a fuoco; per avere la possibilità di fare una scelta diversa, o solo dire una parola diversa, per cambiare il corso degli eventi.

    http://www.youtube.com/watch?v=nfwWKCRth_A

    ...anche se poi "non ha senso accanirsi a scoprire, sapere, investigare, si può solo prendere o lasciare. Solo prendere o lasciare. Ed è già una fortuna (...)senza tormentarci su quello che è stato, sul come e il perché."

    Ci vuole tempo per creare degli equilibri. E con il tempo le basi su cui si reggono possono rivelarsi ingannevoli. Ma è pur sempre un equilibrio.

    ha scritto il 

  • 5

    Tutto quello che una vite è

    Quando due velocità si invertono, quando le viti saltano…
    Il libro chiude su una vite che salta, sulla riflessione che ciò può succedere quando il passato - quella scia che si allunga alle spalle del ...continua

    Quando due velocità si invertono, quando le viti saltano…
    Il libro chiude su una vite che salta, sulla riflessione che ciò può succedere quando il passato - quella scia che si allunga alle spalle del presente, e lo segue lenta, costante, in silenzio, come la coda di un drago cinese - prende velocità e ci investe.
    Il colpo di coda del drago, la sua onda d’urto che fa saltare la vite, questo temiamo più ancora del passato stesso.
    Temiamo lo scardinamento del presente attraverso la memoria, delle certezze faticosamente costruite a misura della nostra capacità di sopportazione e di accettazione.
    “Se hai bisogno di certezze, compra un tostapane”, lo ha detto Clint Eastwood. Già, perché un elettrodomestico dà garanzie che la memoria non offre.
    Crediamo di poter essere unici perché disponibili a credere a un’unica verità, quella del nostro sguardo personale, della vite che ci tiene insieme i pezzi. Poi scopriamo che la memoria è più complessa, soprattutto che è relativa, e tali ci rende.
    Ho sempre immaginato il passato come un puzzle da ricomporre. Poi – l’importanza del confronto tra amici - colgo un’associazione che il passato lo assimila al gioco del meccano. Perciò penso alla capacità di leggere i pezzi del puzzle e alla disponibilità alla relatività che insegna il meccano…
    Viviamo nella convinzione di essere un puzzle che ci rassicura, in quanto l’immagine risulta sempre la stessa, e di poter attingere dagli scacchi una strategia che ne difenda l’immutabilità. Ma l’immagine che abbiamo di noi stessi, e della vita che ci costruiamo attorno, non è che una delle possibili soluzioni del meccano: pezzi messi insieme secondo un criterio insufficiente, viti da tenere strette per sostenere quella “verità” che ci serve e che, togliendo una vite, la cambia irreversibilmente.
    Tutto questo ci fa paura, eppure tutto questo ci libera, e ci rende più risolti a noi stessi. Veronesi, lucido, centrato, concreto, ricostruisce il gioco della memoria in questa lotta di forze opposte e contrarie: passato e presente, fuga e ritorno, accusa e perdono, scarto e recupero, distruzione e ricostruzione…del resto siamo approssimativi, e siamo così anche nel voler guardare o non guardare fino in fondo ai cassetti. Lo siamo quando amiamo, quando ci esprimiamo, e lo siamo nel capire, in quello spaesamento che ci resta in testa: se cade una vite cadono i lei barriere dei nostri codici, si va verso un altro compromesso che, però, mette in luce la relatività di tutti rispetto a tutto, e in questo ci si può ritrovare ed andare oltre.

    ha scritto il 

  • 3

    “Le cose possono essere diverse da come uno le crede, o da come se le ricorda. Tutto qui.”
    Ecco credo che questa frase possa racchiudere in sé il senso di questo romanzo di Veronesi, nel quale Gianni, ...continua

    “Le cose possono essere diverse da come uno le crede, o da come se le ricorda. Tutto qui.”
    Ecco credo che questa frase possa racchiudere in sé il senso di questo romanzo di Veronesi, nel quale Gianni, il protagonista, nello scoprire chi è veramente suo padre, viene investito dalla forza di un passato a lui sconosciuto, che travolge totalmente anche l’apparente serenità del suo presente.
    Grazie o per colpa di questa scoperta, tutto inizia a muoversi ed a traballare fuori e dentro di lui, ad un ritmo vertiginoso, che lo porta ad una profonda e spietata introspezione di se stesso, dei suoi lati più beceri, delle sue debolezze ma anche di quelle delle persone che lo circondano e che lui più ama, come la moglie. Ed in questa sorta di autoanalisi, non cercata ma forzatamente vissuta, Gianni cresce e diventa un uomo con tutto il carico di emozioni e consapevolezze che questo comporta.
    Splendida ed esilarante la parte in cui Veronesi descrive i pensieri di Gianni così come si susseguono, senza una logica né un ordine preciso. Una sorta di flusso di coscienza alla Joyce nell’Ulisse, senza la sua pesantezza e con arguta ironia a partire dal linguaggio, diretto e senza inutili fronzoli.
    Romanzo apparentemente leggero, che nasconde un profondo senso di amarezza, di precarietà e di inquietudine. Talvolta ti fa ridere di gusto altre ti fa sorridere di un sorriso amaro. Fa riflettere sul senso, tutto sbagliato, del “dare per scontato” situazioni, fatti e, soprattutto, persone, in particolare quelle più vicine, cosa che porta a non viverle e guardarle per quello che sono ma elusivamente per quello noi vorremmo che fossero.
    E’ un romanzo che ti rimane dentro. Nel bene e nel male. E lo fa senza strepiti ma con una sorta di rassegnata ed ironica accettazione della realtà. E’ un romanzo che fa pensare e dubitare soprattutto. Che ci insegna che non si dovrebbe mai smettere di guardare e conoscere l’altro ed anche se stessi per ciò che è o si è.
    Bello ed amaro. Come lo è talvolta la vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è esmbrato un romanzo volutamente inespresso, coglie nel profondo con alcuni lampi nel buio aspetti molto interessanti della vita o più che altro dell'arte del racconto di essa,
    ma decide volutamen ...continua

    Mi è esmbrato un romanzo volutamente inespresso, coglie nel profondo con alcuni lampi nel buio aspetti molto interessanti della vita o più che altro dell'arte del racconto di essa,
    ma decide volutamente di non affondare il coltello. La scelta è chiaramente voluta e ne capisco le implicazioni, in fondo vuole raccontare proprio la volontà che tutti abbiamo di nascondere
    le cose indesiderate o che ci fanno male e spostarci su un altro piano seppellendo ciò che ci disturba in un angolo buio. Da lettore avrei preferito entrarci in quella storia, perchè in fondo
    chi ama leggere è questo che cerca.

    ha scritto il 

  • 5

    I buchi neri della vita ordinaria

    Piaciuto tantissimo. Apprezzo molto, mi piace proprio, che la profondità e la problematicità concettuali trovino forme espressive scorrevoli, godibili, anche ironiche. E’ un libro di facile e piacevol ...continua

    Piaciuto tantissimo. Apprezzo molto, mi piace proprio, che la profondità e la problematicità concettuali trovino forme espressive scorrevoli, godibili, anche ironiche. E’ un libro di facile e piacevole lettura, ma non è semplicistico.

    C’è il rischio che il valore del libro sia offuscato da un suo effettivo punto debole: la storia principale è piuttosto inverosimile e perde di intensità e di tenuta lungo lo strutturarsi della storia. Tuttavia questo dato non compromette, a mio giudizio, il valore del romanzo perché il focus del libro non è nella vicenda della doppia vita di un padre scoperta dal figlio, l’io narrante della vicenda, uno quarantenne scrittore per l’infanzia dei giorni nostri. L'eccezionalità di questa vicenda fa piuttosto risaltare ciò che davvero è interessante: che la doppiezza essere-apparire è nascosta molto più dentro l'ordinario che dentro l'eccezionale. Quel che è interessante è l’aver mostrato che non c'è bisogno di una storia incredibile, come quella di un padre spia del Kgb, per svelare la doppiezza della realtà. Basta guardare, come fa il protagonista, ai propri amici, al proprio matrimonio, ai propri vicini di casa, ai luoghi che frequentiamo ogni giorno per rendercene conto.
    E c’è la vividezza con cui Veronesi sa dare vita a questa dimensione ordinaria. Intendo dire che ci sono passaggi ed episodi che sanno ritrarre con tanta vivacità alcune esperienze che pare davvero di viverle, di essere lì, di avercele davanti, di riconoscere in quelle parole la descrizione di emozioni, titubanze, pensieri, perplessità, gioie, imbranamenti che io ho vissuto proprio così come le sue parole sanno raccontarlo. Il genio del libro non sta dunque nella storia principale, ma in tutto quel contesto di quotidianità, che si rivela inconsapevole ordinaria follia, in cui è inserita la vicenda. Dietro l’apparente banalità di molti gesti quotidiani c’è un piccolo buco nero di cui non ci eravamo mai accorti anche se stava lì davanti ai nostri occhi.
    Del libro mi è piaciuto il riconoscimento che il lato oscuro e taciuto (menzognero) che ognuno si porta dentro danneggia prima di tutto chi lo possiede e solo poi gli altri. Tanto il padre quanto la moglie sono stati le prime vittime delle loro menzogne. La problematicità della risposta al quesito se sia un bene o meno svelare segreti familiari, mi ha colpito: non vengono proposte ricette universalmente valide. A volte, vedi il caso del tradimento, non è utile sapere, a volte, invece, lo sarebbe, vedi la vera natura del padre. E allora che dobbiamo fare? Mi pare che Veronesi intraveda una soluzione al binomio coscienza-incoscienza interessante: l’amore. La figura della madre è molto significativa: ha accolto la menzogna e la doppiezza a cui lei stessa è stata sottoposta (splendido quando il figlio pur conscio che lei sta mentendo non sa vederne traccia nei suoi occhi) superandola con l’amore. C’è un passo esplicito in questo senso. Ha amato suo marito, ha amato i suoi figli, questo l’ha resa autentica, nonostante la menzogna. Anche l’amico del padre si salva perché sa amare il protagonista, nonostante le sue mille vite false. La relazione che l’autore fa intuire fra felicità e verità non è scontata o semplicistica: la verità è legittima, limpida, sensata, non la si può liquidare con un comodo ”meglio non sapere” sottraendo alle proprie responsabilità chi mente; ma non è il cuore della felicità, per fortuna. La felicità è una grazia strana, provvisoria, anche un po’ illusoria che si edifica sull’amore: è quando ti senti amato e credi di riuscire ad amare qualcuno che puoi essere felice. E bisogna avere il coraggio e la forza di amare le persone che abbiamo a fianco, abbracciando in loro anche quei lati oscuri che ci sono preclusi. Insomma la scoperta della doppiezza non ci toglie la possibilità di amare comunque, per scelta, gli amici, il matrimonio, i vicini di casa, i luoghi che frequentiamo. Amare è un atto di fiducia che contiene già in sé la coscienza coloro chi amiamo forse, anche loro malgrado, ci stiano mentendo.

    ha scritto il 

  • 4

    Maschio. Adulto. Oltre i quaranta.
    Soprattutto: solo. Moglie e figlio in vacanza a Viareggio, lui a Roma in un appartamento rovente e vuoto. Quante cose può - attenzione: non fare, ma - pensare un ind ...continua

    Maschio. Adulto. Oltre i quaranta.
    Soprattutto: solo. Moglie e figlio in vacanza a Viareggio, lui a Roma in un appartamento rovente e vuoto. Quante cose può - attenzione: non fare, ma - pensare un individuo di tale fatta. Quante, già, quante.
    Non lo testimoniano forse le decine - ma che dico decine, centinaia - di romanzi la cui voce narrante è proprio quella di un uomo senescente in preda ai suoi dubbi, alle sue elucubrazioni, schiavo contemporaneamente della sua saggezza e delle sue passioni? Zeno Cosini. Humbert Humbert. Barney Panofsky. I loro mondi, i loro ricordi, le donne che li hanno amati-accettati, le donne che li hanno respinti. 
    Il protagonista di questo interessante romanzo di Veronesi è un fratello minore dei succitati illustri campioni. 
    Si viene dunque, sin dalle prime pagine, risucchiati in un monologo con il quale il narratore-protagonista racconta la sua storia: quella di un tranquillo scrittore di libri per ragazzi che un giorno viene raggiunto da un misterioso individuo e da costui informato che suo padre non era il cattolico e democristiano che tutti sapevano, ma un agente del KGB. È una storia che si inserisce nel filone - per me godibilissimo - dello "smascheramento della realtà". Mi ha fatto pensare a Dick e a Pirandello e a Orwell. Di questa storia ho apprezzato soprattutto le divagazioni, come quella del saluto "millimetrico" dalla terrazza del protagonista a un punto preciso di una strada molto lontana; o quella straboccante di supplì e mozzarelline fritte sulla rosticceria di Porta San Paolo (rosticceria che peraltro mi piacerebbe individuare e provare). 
    Il limite di questo romanzo è forse l'abundantia stilistica, la fastidiosetta tendenza di Veronesi ad aggiungere sempre una parola in più quando, a ben vedere, il problema era di quale - anzi: quali - togliere. 

     

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Letto con piacere, il mio primo e sicuramente non ultimo libro di Veronesi. Mi ha spiazzato la decisione finale del protagonista: "dimenticare" le rivelazioni che hanno mandato all'aria la tua vita, è ...continua

    Letto con piacere, il mio primo e sicuramente non ultimo libro di Veronesi. Mi ha spiazzato la decisione finale del protagonista: "dimenticare" le rivelazioni che hanno mandato all'aria la tua vita, è segno di forza o di debolezza? All'inizio ho pensato che fosse di debolezza, un voler rimanere nella vita passata facendo finta di niente. Ma ho cambiato idea, perché c'è la consapevolezza che non sarà facile, è un momento di crescita. E cercare di eliminare quel che sembra fuori posto, non conforme alla nostra idea sulla vita, potrebbe farci trovare con il culo per terra, e non migliorarci affatto.
    Ho trovato molto interessante seguire i pensieri del protagonista sul riconoscimento quotidiano della distanza esistente tra quel che si è e quel che pensiamo di essere. La storia esaspera questo tema introducendo rivelazioni anche sconvolgenti, ma fin dall'inizio è chiaro che questo tarlo è costante. Fin troppo facile riconoscerlo bene...

    ha scritto il 

Ordina per