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La fossa

Di

Editore: Rizzoli (Bur, 737)

3.9
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817137375 | Isbn-13: 9788817137379 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ettore Lo Gatto

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Pubblicato oltre un secolo fa, questo romanzo rimane purtroppo molto attuale. Nella Fossa, le vite delle prostitute si incrociano forzatamente a quelle dei loro clienti, uomini spesso incuranti e brutali. Se ne ricava un profondo senso di ingiustizia, unito a una rabbia impotente per il destino d ...continua

    Pubblicato oltre un secolo fa, questo romanzo rimane purtroppo molto attuale. Nella Fossa, le vite delle prostitute si incrociano forzatamente a quelle dei loro clienti, uomini spesso incuranti e brutali. Se ne ricava un profondo senso di ingiustizia, unito a una rabbia impotente per il destino di queste ragazze. Grazie, Kuprin. Ho voluto bene a tutte: a Tamàra, alla piccola Ljùbka, a Mànka la bianca... La mia preferita era Žènka la ribelle, che tristezza vederla morire così!

    ha scritto il 

  • 3

    La fossa che dà il titolo al romanzo è il quartiere a luci rosse nei sobborghi di Kiev dove, alla fine del 1800 sorgevano trenta e più case di tolleranza, diverse nel prezzo, “nella scelta delle donne più o meno belle, nei vestiti più o meno eleganti, nello sfoggio delle acconciature e nel lusso ...continua

    La fossa che dà il titolo al romanzo è il quartiere a luci rosse nei sobborghi di Kiev dove, alla fine del 1800 sorgevano trenta e più case di tolleranza, diverse nel prezzo, “nella scelta delle donne più o meno belle, nei vestiti più o meno eleganti, nello sfoggio delle acconciature e nel lusso delle camere”, un quartiere tutto compreso entro due strade, la Grande e la Piccola Jamaskaja, occupate esclusivamente da entrambi i lati da questi locali. La vicenda narrata da Kuprin è la storia di una di queste case, la casa di second’ordine di Anna Markova, una di quelle in cui si pagano due rubli per una visita (in quelle di primo ordine se ne pagano tre; quelle da un rublo o, peggio, da cinquanta copeche, sono sordide e miserabili, le camere da letto sembrano stalle, divise da sottili tramezzi che non arrivano al soffitto, sui letti, al disopra di sacchi di paglia sono buttati lenzuoli “incincignati, stracciati, che il tempo e le macchie hanno scurito”), storia compresa tra il breve apogeo della sua fortuna e il suo repentino crollo, contemporaneo a quello dell’intero quartiere. “La fossa” può essere definito un romanzo di denuncia sociale, perfettamente in linea con l’intera produzione di Kuprin, uno dei maggiori rappresentanti di quel realismo sociale che ha caratterizzato la letteratura russa a cavallo tra 800 e 900 e che ha avuto in Gor’kij il suo esponente più illustre. Oggi lo definiremmo un romanzo – inchiesta, un reportage, e in effetti Kuprin si è avvalso per la sua stesura di un abbondante materiale documentario raccolto da lui stesso negli anni in cui viveva a Kiev. L’intento è quello di denunciare la pratica della prostituzione e di smascherare le connivenze sociali, ma anche politiche, che la fanno sopravvivere come un male necessario e tollerato, in nome del supposto diritto degli uomini, di tutti gli uomini, anche di quelli più stimati e più moralmente ineccepibili, di trovare uno sfogo alla loro natura esuberante. A Kuprin vanno riconosciuti sia il coraggio con cui affronta un tema così spinoso che l’energia e la determinazione con cui lo tratta, creando veri e propri quadri di costume vividi e, a modo loro indimenticabili, anche se, come spesso capita quando la narrazione si propone fini non letterari, i suoi personaggi appaiono più che altro degli emblemi artificiosi, delle “figurine” create appositamente per sostenere la tesi del loro creatore. Troviamo così la bella spietata e patetica, la contadinella inurbata, la ragazza enigmatica e avventurosa, il vecchio comico e disgustoso, il giovane ingenuo e innamorato, tutti plausibili ma, in fondo, tutti solo tratteggiati a due dimensioni, privi di una vera e propria ombra che li renda vivi. Ma, ovviamente, si tratta di uno scrittore russo, e allora è legittimo aspettarsi sorprese anche in un libro che non è certo un capolavoro. Ne riporto una, bellissima, la nuda verità che risplende tra le mura sordide di una casa di tolleranza: “Vedi, quel che mi attira e m’interessa in questa vita è la sua…come si potrebbe dire?...la sua terribile, nuda verità. Capisci, come se alla vita fossero stati strappati tutti i veli convenzionali. Non ci sono qui né menzogne, né ipocrisie, né bacchettonerie, né transazioni con l’opinione pubblica, o con l’importuna autorità degli antenati, o con la propria coscienza. Nessuna illusione, nessun abbellimento! Eccomi: son qua! La donna pubblica, la coppa pubblica, la cloaca nella quale scola l’esuberanza della lussuria della città. Venga da me chiunque lo voglia, non troverà rifiuto, in questo sta il mio ufficio. Ma il minuto secondo di questa voluttà frettolosa – tu lo pagherai coi soldi, col disgusto, colle malattie e con l’obbrobrio. E’ tutto. Non c’è nessun altro lato della vita umana, in cui la fondamentale e principale verità risplenda con questa mostruosa, enorme, nuda chiarezza, senza alcuna ombra di menzogna, senza nessun abbellimento.”

    ha scritto il