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La gaia scienza - ­Idilli di Messina

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.3
(438)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817173290 | Isbn-13: 9788817173292 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: S. Giametta

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
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    Avevo scritto un commento decisamente lungo e articolato che quando ho cercato di inviare ha portato il "povero" Anobii a un errore per cui ho perso tutto quello che avevo scritto. In breve: sì a ...continua

    Avevo scritto un commento decisamente lungo e articolato che quando ho cercato di inviare ha portato il "povero" Anobii a un errore per cui ho perso tutto quello che avevo scritto. In breve: sì a Nietzsche come figura di immane importanza storica, no a classificarlo filosofo per un semplice fattore che egli stesso ammette più volte: il suo disinteresse ad argomentare e dimostrare. Questo si vede facilmente leggendo il celebre aforisma 341, in cui avviene l'annuncio dell'eterno ritorno, presentato come un'ipotesi. Nietzsche non è interessato a sapere se l'eterno ritorno sia o no vero, ha interesse invece alla possibilità che l'eterno ritorno sia vero in quanto può modificare la propria condotta di vita in modo tale da "dire sempre sì". Ma Nietzsche non argomenta per quali motivi quella dell'eterno ritorno sarebbe una verità cosmologica: non ha interesse a farlo. E, se lo facesse, incapperebbe in quell'atteggiamento che egli stesso in questo libro critica continuamente e ferocemente: la pretesa di enunciare verità metafisiche svincolandole dalla loro storia, dalle esigenze a cui esse necessariamente fanno riferimento. Anche considerato come uomo di lettere, il povero Nietzsche è estremamente superato e antiquato persino rispetto al suo tempo...

    ha scritto il 

  • 5

    Un'opera meravigliosa, di grande istruzione. L'opera è sempre in forma aforismatica, tranne per quanto riguarda il quinto libro, aggiunto successivamente, nella seconda edizione, che è formato da ...continua

    Un'opera meravigliosa, di grande istruzione. L'opera è sempre in forma aforismatica, tranne per quanto riguarda il quinto libro, aggiunto successivamente, nella seconda edizione, che è formato da pensieri più estesi e dai pensieri più belli (assieme a quelli del quarto) e pregni di filosofia nietzschiana, che fungono anche da sunto di ciò che è stato detto nei quattro precedenti. Ho apprezzato meno gli epigrammi e gli idilli di Messina, che senza il corrispettivo tedesco probabilmente han perso parecchio.

    ha scritto il 

  • 0

    Dio è qualcosa che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ed è quello che l'uomo fa da milioni di anni. Poi un giorno Nietzsche ci rivelò che Dio è morto (Gott bleibt tot! Und wir haben ihn ...continua

    Dio è qualcosa che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ed è quello che l'uomo fa da milioni di anni. Poi un giorno Nietzsche ci rivelò che Dio è morto (Gott bleibt tot! Und wir haben ihn getötet!). Chissenefrega! Ci è rimasto Cristo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un testo che difficilmente si associa alla figura nota di Nietzsche. IMportante geniale fondamentale per comprendere l'ottocento. Peccato che i testi seguenti diano di aceto, sarebbe potuto davvero ...continua

    Un testo che difficilmente si associa alla figura nota di Nietzsche. IMportante geniale fondamentale per comprendere l'ottocento. Peccato che i testi seguenti diano di aceto, sarebbe potuto davvero diventare il miglior pensatore del secolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Forse il più bel libro del tedesco dai baffi che tutti vorrebbero avere (i baffi, non il tedesco). Libero dall'insopportabile spocchia di Umano, troppo umano (1878) e ancora fuori dall'invettiva ...continua

    Forse il più bel libro del tedesco dai baffi che tutti vorrebbero avere (i baffi, non il tedesco). Libero dall'insopportabile spocchia di Umano, troppo umano (1878) e ancora fuori dall'invettiva furiosa che lo infuocherà a partire da Al di là del bene e del male (1886) (invettiva che tuttavia fa capolino nel Libro V, il più noioso e pesante di tutti, inserito d'altronde solo in una seconda edizione), Nice e i suoi baffi sono qui in un particolare stato di grazia che porta come frutto uno dei libri filosofici (bleah) più stimolanti e interessanti che io abbia mai letto - insieme al successivo e fratello Così parlo Zarathustra. Almeno cinque o sei pensieri sono poesia pura; i restanti sono "semplicemente" uno stimolo continuo a ragionare su quella brutta parolaccia che è la morale e su tanta altra roba che non vi sto ad elencare perché sono troppo pigro. Cinque stellette. I baffi da soli, comunque, ne meriterebbero sei.

    ha scritto il 

  • 0

    perché la lanterna accesa in mezzo al mercato di giorno? perché non c'è più luce. Se dio è morto come diavolo fare per farvelo capire meglio?

    Non si può leggere Nietzsche e continuare a fare i ...continua

    perché la lanterna accesa in mezzo al mercato di giorno? perché non c'è più luce. Se dio è morto come diavolo fare per farvelo capire meglio?

    Non si può leggere Nietzsche e continuare a fare i coglioni in giro.

    ha scritto il 

  • 5

    “La gaia scienza” potrebbe essere recensito riportando due aforismi. Il 125, “L’uomo folle”, che annuncia la “morte di Dio”, e il 341, “Il peso più grande”, sull’eterno ritorno ...continua

    “La gaia scienza” potrebbe essere recensito riportando due aforismi. Il 125, “L’uomo folle”, che annuncia la “morte di Dio”, e il 341, “Il peso più grande”, sull’eterno ritorno dell’eguale. Basterebbero tali due pensieri per giustificare l’esistenza di un libro, anzi di un autore. Sarebbe, tuttavia, pur sempre una limitazione. Premesso che anche in questo caso mi riesce difficile trovare parole adeguate al libro, dico che si tratta di un testo imprescindibile per chi voglia approfondire il pensiero di Nietzsche. Consiglio di leggerlo dopo aver letto le opere da lui precedentemente scritte, in modo da poter maggiormente apprezzare i riferimenti al suo pensiero in continuo divenire. “La gaia scienza” rappresenta anche sotto il profilo stilistico un’evoluzione di Nietzsche. Qui, salvo qualche eccezione, non vi è quel rancore mal sopito che affiora in altre sue opere. Qui la potenza verbale con la quale distrugge miti, pregiudizi, falsi morali, è tuttavia gestita con sapienza ineguagliabile. E’ come se il filosofo si fosse posto oltre se stesso, senza perdere in passione, lucidità, intuizione. I contenuti sono ripresi dalle opere precedenti e anticipano quelle successive, e quindi la morte di Dio, la morale e i pregiudizi che da sempre ne hanno costituito la fonte erronea, la compassione, le religioni, l’arte, la musica e tanti altri argomenti che seppure sotto forma di aforismi anticipano teorie ed eventi (un lettore addentro alla materia non faticherà a riconoscere lampi di teorie che successivamente saranno sviluppate, ad esempio, da Freud, da Wittgenstein). Per finire questa brevissima recensione, due parole sul titolo. La gaia scienza, per Nietzsche, è proprio il tentativo di fondare una sua scienza della conoscenza che non ha nulla a che vedere con la scienza tradizionalmente intesa (logica, induzione, deduzione, alla quale peraltro Nietzsche riconosce meriti), bensì che sia gaia, che sia una danza sull’abisso che l’uomo, una volta scoperta l’assurdità dell’esistenza, è costretto a sostenere. Leggendo in sequenza le opere di Nietzsche, ho potuto costatare come, dopo i furiosi studi da filologo, egli abbia cercato sempre e comunque, opera dopo opera, una strada per conoscere l’uomo, e come questa ricerca in lui si sia accompagnata a una sofferenza personale enorme. Da qui, il tentativo di cercare nel dionisiaco, poi nell’illuminismo, poi nella lotta contro i pregiudizi morali, una strada che lo portasse a divenire quello che era, cioè un magnifico, terribile, solitario conoscitore di se stesso e degli uomini. “La gaia scienza”, sotto questo profilo, è quasi l’apogeo di una guarigione temporanea, che presto lascerà il posto a nuovi travagli, che alla fine porteranno Nietzsche alla follia, non prima d’aver scritto altre opere capitali per la storia del pensiero. Una curiosità, infine: l’aforisma 342 de “La gaia scienza” è, in sostanza, la parte iniziale di quello che poi sarà “Così parlo Zarathustra”, libro che mi appresto a rileggere, ora, dopo anni, con tutt’altra consapevolezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Imprescindibile

    Fritz non si discute, si ama. E ne "La Gaia Scienza" trovo vi siano gli elementi di maggior rilevo per amarlo: precisione, ironia, pensiero acuto e spigoloso, senza sconti. Un testo a cui tornare nei ...continua

    Fritz non si discute, si ama. E ne "La Gaia Scienza" trovo vi siano gli elementi di maggior rilevo per amarlo: precisione, ironia, pensiero acuto e spigoloso, senza sconti. Un testo a cui tornare nei momenti di eccessiva fiducia nel genere umano. GRAZIE FRITZ.

    ha scritto il 

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