La genesi della specie

Urania 1536

Di

Editore: Mondadori (Urania)

3.7
(146)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000110286 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giuseppe Costigliola

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Fantascienza & Fantasy

Ti piace La genesi della specie?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Chi è Ponter Boddit, e cosa vuole nel nostro universo? Non è questione di razzismo - benché Ponter sia piuttosto brutto e abbia tutta l'aria di un parvenu - ma di elementare evoluzionismo: quell'essere è un Neanderthal! Ora, tutti sanno che i Neanderthal hanno perso, che al gioco delle specie più evolute hanno subito il cappotto, venendo soppiantati dall'Homo sapiens. Ma forse gli uomini di Neanderthal hanno fatto fortuna altrove, forse abitano un mondo diverso e tuttavia reale da cui, a volte, si può ritornare. Se è così, Ponter Boddit, coltissimo scienziato Neanderthal, ha fatto semplicemente naufragio nella nostra poco ospitale realtà…
Ordina per
  • 5

    HOMO UCRONICUS

    Ho da poco aderito a una strana consorteria, che si fa chiamare “Fratellanza della Fantascienza”, che altro non è se non una sorta di gruppo di lettura articolato, con gradi di affiliazione che si ott ...continua

    Ho da poco aderito a una strana consorteria, che si fa chiamare “Fratellanza della Fantascienza”, che altro non è se non una sorta di gruppo di lettura articolato, con gradi di affiliazione che si ottengono sulla base dei libri letti. Per chi come me frequenta la splendida community di anobii, dirò che l’associazione si può trovare nei meandri del Gruppo “Fantascienza in Italia”
    Nella prima cinquina di romanzi che mi sono impegnato a leggere per la Fratellanza figura “La genesi della specie” (“Hominids” - 2002) dello scrittore canadese Robert James Sawyer, una lettura che non mi è davvero pesato fare, anche perché era un volume che avevo nella “Lista Desideri” da lungo tempo.
    L’ho letto, quindi, in quanto romanzo di fantascienza, ma avendo già intenzione di leggerlo come ucronia. Come ho più volte avuto modo di scrivere l’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.
    Si dovrebbe allora parlare di eventi storici. O meglio il romanzo o racconto dovrebbe descrivere il momento in cui la storia è mutata o gli effetti di questo mutamento.
    “La genesi della specie”, però non parla di fatti storici, anche se descrive un mondo in cui la storia ha preso un altro corso. La divergenza ucronica, in quest’opera, non si pone nell’arco temporale che definiamo Storia. La Storia inizia con l’invenzione della scrittura.
    Qui invece, la divergenza risale a circa 40.000 anni fa, prima dell’invenzione della scrittura, e immagina che allora gli homo sapiens si siano estinti, mentre l’homo di Neanderthal sia sopravvissuto, evolvendo fino ai giorni nostri, in un nuovo tipo di genere umano, civilizzato e tecnologico, ma in modo diverso da noi.
    Ho già avuto modo di parlare di questo singolare tipo di ucronia, in effetti, assai prossima alla fantascienza. Considerata questa particolare caratteristica (un mutamento avvenuto nella preistoria), mi piace considerare simili romanzi un sotto-genere dell’ucronia propriamente detta. Parlo in tal caso di “preucronia” o “pre-ucronia”.
    Ne sono esempi “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne, “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle, “Il libro degli Ylané” di Harry Harrison, “Il pianeta delle scimmie” di Pierre Boulle, “Darwinia” di Robert C. Wilson e, infine, perché no, i miei “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale” e “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”.
    Di solito sostengo che una divergenza ucronica non dovrebbe essere provocata da qualcosa di fantascientifico, tipo macchine del tempo, altrimenti prevarrebbe questo aspetto e saremmo piuttosto nel sottogenere dei Viaggi nel Tempo, che appartiene alla Fantascienza.
    Ne “La genesi della specie”, non c’è alcun artifizio fantascientifico per giustificare la variazione del corso temporale, ma una teoria scientifica, che si rifà alla meccanica quantistica, per spiegare l’esistenza di numerosi universi paralleli e la possibilità di entrare in contatto con un diverso universo.
    Fantascientifico è il macchinario utilizzato dal discendente dei Neanderthal per arrivare nel nostro universo spazio-temporale e questo permette di classificare il romanzo come fantascienza, pur mantenendo le caratteristiche di opera ucronica.
    La storia si svolge in parallelo nei due universi, quello dei Neanderthal e quello dell’homo sapiens ed è ambientata ai giorni d’oggi.
    Immagina che, in contemporanea, nelle profondità delle montagne, Sapiens e Neanderthal facciano degli esperimenti nucleari e che quello attivato dai Neanderthal determini un paradosso che porta all’apertura di un varco tra i due universi, proiettando da noi un fisico neanderthal, Ponter Boddit.
    Questo gli consente (fortuna non da poco) di essere accolto subito da una comunità scientifica, che ne comprende la natura e persino l’origine.
    Le cose vanno meno bene al collega e compagno di Ponter, Adikor Huld, rimasto nell’universo neanderthal e accusato di aver ucciso lo scomparso Ponter.
    La visione dell’universo di questo romanzo è tipicamente ucronica, dato che gli scienziati neandertaliani immaginano che la nascita di un universo parallelo sia concatenata a una scelta cosciente di qualcuno, che attiva una sorta di processo quantistico.
    Devo dire che anche nelle mie opere ucroniche uso spesso la frase “Ogni gesto può esser compiuto o non esserlo. Così nasce un universo divergente”, con cui, per esempio introduco il romanzo “Il Colombo divergente”. Per me, però, questo è un concetto puramente narrativo (e immagino sia lo stesso per l’autore Sawyer). Altra cosa è immaginare scientificamente parlando che una scelta possa determinare la nascita di una nuova linea spazio-temporale, come fanno gli scienziati sapiens, ragionando sulla base delle teorie dei Neanderthal. Se vogliamo immaginare una spiegazione legata alla fisica quantistica, dovremmo piuttosto credere che ogni movimento di particelle subatomiche crei un diverso universo. La visione degli studiosi in quest’opera sembra troppo antropocentrica.
    Passiamo ora a considerare l’universo creato da Sawyer. Leggendo le prime pagine in cui descriveva il mondo di Ponter e Adikor, mi è parso troppo simile al nostro, con case dotate di cucina e camera da letto, fisici impegnati in esperimenti su “computer quantistici”, cani domestici e altri simili dettagli. Se è vero che l’uomo di Neanderthal si è estinto circa 40.000 anni fa, dobbiamo immaginare che la storia abbia preso un corso diverso per un arco temporale davvero lungo. Non solo: i protagonisti non sono esseri della nostra razza, ma di una simile eppure diversa.
    La civiltà che possono aver sviluppato deve necessariamente essere molto diversa dalla nostra.
    Più conosciamo Ponter e il suo mondo, più notiamo però un gran numero di differenze. Innanzitutto, uomini e donne vivono separati gli uni dalle altre (come ho immaginato anche io nel romanzo ucronico “Via da Sparta”). Le femmine hanno cicli mestruali sincronizzati e questo induce diversi comportamenti sociali. I Neanderthal poi si riproducono meno e hanno sviluppato una popolazione assai meno numerosa. La cultura dei sapiens si basa su coltivazione e pastorizia, mentre i Neanderthal sono rimasti legati alla caccia. Questo ha indotto la popolazione a non crescere troppo e a rispettare l’ambiente (anche qui un’analogia con il mio “Via da Sparta”!). Trovo, peraltro, un po’ strano che una popolazione così ristretta sia stata in grado di sviluppare una tecnologia tanto evoluta, con robot e apparecchi che sono una sorta di computer integrati nel corpo e nel metabolismo delle persone. Peraltro, forse a causa della bassa pressione demografica, non sono, per esempio, ancora arrivati nello spazio.
    Diciamo che nel complesso la ricostruzione del mondo parallelo è piuttosto convincente, accurata e fantasiosa.
    La narrazione, che si sviluppa in parallelo nei due universi, si presenta avvincente, con personaggi di un certo spessore e ho letto il romanzo con curiosità, interesse e piacere.
    Magari sono un po’ troppo rimarcati gli aspetti tecnici e scientifici, con spiegazione di teorie fisiche, antropologiche, evolutive e non solo, ma in fantascienza si possono leggere opere ben più pesanti.
    Nel complesso l’impressione è stata quasi del tutto positiva. Il romanzo è il primo di una trilogia che comprende anche “Fuga dal pianeta degli umani” (“Humans” – 2003) e “Origine dell’ibrido” (“Hybrids” – 2003).
    Il titolo del secondo rimanda a “Il pianeta delle scimmie” (uno dei film che ha ispirato si chiamava “Fuga dal pianeta delle scimmie”) e l’opera ne è stata di certo influenzata.
    Il titolo “La genesi della specie”, invece, tendo a confonderlo con “Le origini della specie” di darwiniana memoria. L’uso del termine biblico “genesi” non è però casuale, in considerazione degli importanti riferimenti religiosi che compaiono nell’opera.

    Sawyer si è comunque rivelato per me un’interessante scoperta e penso potrei leggere presto gli altri romanzi del ciclo o altre sue opere.
    Del resto, come si può leggere su wikipedia “per le sue opere ha vinto trentacinque premi nazionali e internazionali, in particolare il premio Nebula del 1995 per il suo romanzo “Killer on-line” (“The Terminal Experiment”) e il premio Hugo del 2003 per il romanzo “La genesi della specie” (“Hominidis”), il primo della trilogia dei Neanderthal (Neanderthal Parallax); ha poi ricevuto altre otto candidature all'Hugo. I suoi romanzi hanno ricevuto recensioni con la stella (indicativa di eccezionale merito letterario) da parte di Publishers Weekly, Booklist, Quill & Quire e Kliatt, sono comparsi sulle classifiche dei primi dieci romanzi più venduti in assoluto in Canada e sono giunti al primo posto della classifica dei best seller pubblicata da Locus, la rivista specialistica di fantascienza.”

    ha scritto il 

  • 3

    Mi aspettavo di più

    L'idea del Neandertal proveniente da una dimensione parallela è interessante, ma la trama è priva di colpi di scena.
    L'autore si serve del protagonista per mettere in discussione il nostro concetto di ...continua

    L'idea del Neandertal proveniente da una dimensione parallela è interessante, ma la trama è priva di colpi di scena.
    L'autore si serve del protagonista per mettere in discussione il nostro concetto di civilità e progresso: va bene, ma non sotto forma di dialoghi e suggestioni alla Flower-Power!
    Il giudizio è comunque positivo e credo che mi leggerò gli altri due libri della trilogia.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo volume della Trilogia dei Neanderthal.

    Interessante questa finzione di una Terra parallela dove l'Homo sapiens si è estinto ed il Neanderthal, da cranio di maggior volume, si è evoluto.
    Questa d ...continua

    Primo volume della Trilogia dei Neanderthal.

    Interessante questa finzione di una Terra parallela dove l'Homo sapiens si è estinto ed il Neanderthal, da cranio di maggior volume, si è evoluto.
    Questa diversa realtà serve all'autore per ipotizzare un diverso possibile sviluppo della civiltà, in un mondo in cui gli umani rispettino la natura ed i loro simili e non abbiano superaffollato il pianeta.
    Ne segue di conseguenza un diverso stile di vita e diversi usi e tradizioni.
    Alcune cose ci danno effettivamente da riflettere, altre lasciano il tempo che trovano.

    ha scritto il 

  • 4

    come al solito meglio il libro...

    as usual best book than series "Flash Forward"
    l'idea è originale, la trama appassiona, sul finale poteva sforzarsi un po' di più...

    ha scritto il 

  • 5

    Entusiasmante, un'idea notevole e ben sviluppata.
    Le realtà parallele sono sempre intriganti, e una terra popolata di Neanderthal, e in cui i sapiens si siano estinti, lo è in particolar modo.
    Come sp ...continua

    Entusiasmante, un'idea notevole e ben sviluppata.
    Le realtà parallele sono sempre intriganti, e una terra popolata di Neanderthal, e in cui i sapiens si siano estinti, lo è in particolar modo.
    Come spesso accade, il primo è il migliore dei tre.

    ha scritto il 

  • 3

    "La genesi della specie" è il primo libro di una trilogia dei "Neanderthal", e narra dell'esistenza di questa Terra parallela dove la specie dei Neanderthal - da noi estinta 30.000 anni fa - è la spec ...continua

    "La genesi della specie" è il primo libro di una trilogia dei "Neanderthal", e narra dell'esistenza di questa Terra parallela dove la specie dei Neanderthal - da noi estinta 30.000 anni fa - è la specie dominante, evoluta e tecnologicamente avanzata, nonchè pacifista e creatrice di una società quasi "perfetta": niente criminalità, niente povertà, niente tensioni sociali o discriminazioni.
    Guarda caso in questa società la religione non esiste e la bisessualità è la regola, o meglio la divisione tra momento procreativo e vita sentimentale e sessuale: le donne hanno tutte il momento fecondo nello stesso periodo - ed è il momento in cui condividono la loro vita e la loro intimità con il partner etero ; nella maggior parte del tempo però vivono con il loro compagno/a in una relazione omosessuale.
    Giovanni Dall'Orto qui ( http://www.culturagay.it/cg/recensione.php?id=240 ) ne fa un'esaustiva recensione, e concordo con lui sul valore medio del romanzo, che non ha colpi di scena narrativi o particolari attrattive letterarie.
    Le recensioni che si leggono in giro mettono in rilievo sopratutto la questione della privacy, che per i Neanderthal è quasi impossibile dato che dalla nascita sono dotati di un minicomputer. il Companion, che controlla un po' le loro vite, impedendo tra l'altro l'uso della violenza; poche persone invece mettono in risalto la precisione con cui Sawyer ha immaginato la risoluzione del conflitto uomo-donna, e la possibile libertà di una società in cui la sessualità non è eteronormata.

    ha scritto il 

  • 4

    Originale

    Romanzo originale, scorrevole, fantascienza tipica di Sawyer: uno dei più belli (meno di Processo Alieno, decisamente di più di FlashForward). Paradossi fisici, mondi paralleli, piccoli pretesti per p ...continua

    Romanzo originale, scorrevole, fantascienza tipica di Sawyer: uno dei più belli (meno di Processo Alieno, decisamente di più di FlashForward). Paradossi fisici, mondi paralleli, piccoli pretesti per parlare dell'uomo e la sua idiosincrasia verso il diverso.

    ha scritto il