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La gente che sta bene

Di

Editore: Marsilio

3.2
(162)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8831708562 | Isbn-13: 9788831708562 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Chiedete a un uomo qualunque il segreto del suo successo. Molto probabilmente vi risponderà: quale successo? Non l’avvocato Giuseppe Ilario Sobreroni. Nessuna crisi, nessuna precarietà per lui, Giuseppe ce l’ha fatta: ha una famiglia ideale, un solido conto in banca, una carriera in ascesa, degli amici a cui farlo sapere. Ma, proprio quando un’intervista in uscita sulla principale rivista di settore e l’invito al più esclusivo dei ricevimenti sono lì a decretare il suo personale trionfo, quel mondo così perfetto mostra tutte le sue crepe e, pezzo dopo pezzo, comincia a franare. Sprezzante e narcisista, Giuseppe non ha intenzione di cedere e rinunciare alla sua fetta di paradiso. A volte, però, tenersi stretto il proprio posto sulla vetta può richiedere molto più di un po’ di ambizione e qualche riga sul curriculum.In una Milano canicolare, popolata da un’umanità alla ricerca disperata di un modo per stare a galla o quantomeno di un parcheggio vicino al ristorante, Federico Baccomo allestisce una commedia caustica e brillante, per raccontare con spietata ironia il ghigno di un uomo che, pagina dopo pagina, ha sempre meno motivi per ridere.
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  • 0

    Il consueto problema delle opere seconde.

    Un problema, naturalmente, che colpisce soprattutto chi per la prima ha avuto un successo discreto, se non ottimo. Perché una prima opera di successo, magari anche scritta bene, nel senso che il succe ...continua

    Un problema, naturalmente, che colpisce soprattutto chi per la prima ha avuto un successo discreto, se non ottimo. Perché una prima opera di successo, magari anche scritta bene, nel senso che il successo sia dovuto al valore e non solo a fattori di marketing, la puoi anche scrivere per caso, ma la seconda no. La seconda funziona solo se alla base c'è uno scrittore vero.
    Duchesne con questo problema ingaggia una lotta corpo a corpo, a tratti epica, devo dire. La tentazione iniziale, è di scrivere la seconda puntata di una saga cominciata proprio con Studio illegale. E quindi si resta nello stesso studio. Ma siccome si vuole anche scrivere qualcosa di diverso, si cambia il protagonista. Poi, man mano che si va avanti, si vede che molta della verve e della facilità di scrittura dell'inizio si è persa, o fatica a venir fuori. E allora si diventa più seri, sempre più seri, ci si confronta con temi importanti e introspettivi. Fino ad arrivare a una conclusione che vira completamente, con un monologo interiore molto lungo.
    Il risultato è un libro decisamente inferiore al primo, più sofferto e che ti prende meno. Più pensato e quindi che fatica a far capire dove sta andando. Le battute non sono frizzanti come nel precedente, i personaggi hanno meno vita, sono più stereotipati. Le conversazioni sono troppo lunghe e la parte ambientata in una festa sembra quasi ricordare un riuscito romanzo di Ammanniti per i toni e i personaggi che vi si esibiscono.
    Un romanzo non riuscito, allora? No, non completamente. Certo, non si avvicina ai pregi del primo, ma si fa leggere. Da questa lotta con l'opera seconda tutto sommato Duchesne esce vincitore, si conquista sul campo il titolo di scrittore. Affinando ulteriormente la tecnica, nei prossimi anni potrebbe sorprenderci piacevolmente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho visto il film prima di sapere dell'esistenza del libro (e questo mi ha fatto immaginare per tutto il tempo Giuseppe come Bisio). Adoro come scrive. Leggerò subito Studio Illegale.

    ha scritto il 

  • 2

    Lieve satira dei rampanti milanesi

    Un modo di scrivere non banale, che vuole restituire le inflessioni del parlato, ma un plot un po' troppo sgangherato, dove fili sciolti penzolano da tutte le parti.
    Incerto tra il registro ironico/su ...continua

    Un modo di scrivere non banale, che vuole restituire le inflessioni del parlato, ma un plot un po' troppo sgangherato, dove fili sciolti penzolano da tutte le parti.
    Incerto tra il registro ironico/surreale e il romanzo con tanto di catarsi finale, oscilla tra i due e mi lascia perplessa.

    ha scritto il 

  • 2

    Più raccapricciante che divertente!

    Questa volta Duchesne non è riusciuto a rendere la rappresentazione della realtà in modo leggero seppur ironico come nel precedente romanzo.
    La storia poi mi ha lasciato alquanto interdetta: continuo ...continua

    Questa volta Duchesne non è riusciuto a rendere la rappresentazione della realtà in modo leggero seppur ironico come nel precedente romanzo.
    La storia poi mi ha lasciato alquanto interdetta: continuo a domandarmi come possa il protagonista continuare a vivere all'interno dei clichè dopo quanto gli è accaduto, dopo quanto ha vissuto! anzi la domanda è ancora più negativa: come possa anche questa volta scendere a patti con se stesso e semplicemente continuare a vivere dopo il casino che ha fatto!
    rimane magistrale il modo in cui l'autore riesce a caretterizzare i personaggi, i dialoghi, le dinamiche, le conversazioni... complimenti perchè davvero ci sembra di averle incontrate queste persone, di averle conosciute, come modelli (non positivi nella maggior parte dei casi!) che si ripetono nelle nostre esistenze.

    ha scritto il 

  • 5

    Giuseppino

    Giuseppe, personaggio da odiare e amare allo stesso tempo, ci coinvolge talmente tanto che già dopo la prima pagina non si riesce più a chiudere il libro. Ogni parola ci conduce sempre più nell'intimi ...continua

    Giuseppe, personaggio da odiare e amare allo stesso tempo, ci coinvolge talmente tanto che già dopo la prima pagina non si riesce più a chiudere il libro. Ogni parola ci conduce sempre più nell'intimità del mondo giuseppino, un mondo alienato, ma anche profondamente onesto dal suo punto di vista. La gente che sta bene si legge d'un fiato e quando si finisce si vorrebbe immediatamente leggere il terzo romanzo di Federico Baccomo.

    ha scritto il 

  • 3

    Delusione!!!!!

    Dopo essermi scompisciata dalle risate con Studio illegale, mi aspettavo un altro divertente romanzo ma questo e' un po' la caricatura del primo, molto piu' amaro e triste ma senza vena ironica. ...continua

    Dopo essermi scompisciata dalle risate con Studio illegale, mi aspettavo un altro divertente romanzo ma questo e' un po' la caricatura del primo, molto piu' amaro e triste ma senza vena ironica.

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo il successo del precedente romanzo Studio Illegale, Federico Baccomo mette in scena le vicende tragicomiche di un personaggio che, proprio nella sua prima opera, abbiamo già incontrato: l'avvocat ...continua

    Dopo il successo del precedente romanzo Studio Illegale, Federico Baccomo mette in scena le vicende tragicomiche di un personaggio che, proprio nella sua prima opera, abbiamo già incontrato: l'avvocato Giuseppe Ilario Sobreroni, uomo di successo, sia nella vita professionale sia in quella famigliare (sempre che non si chieda l'opinione della moglie, di tutt'altro avviso). Lui ha solo certezze e successi da raccontare. Non ha amici e nemmeno un cedimento, un dubbio, una sconfitta. Giuseppe è uno che ce l'ha fatta. Almeno fino a quando, proprio all'apice del successo, quel mondo così perfetto mostra tutte le sue crepe e, pezzo dopo pezzo, comincia a franare. Tutto inizia ad andargli storto e presto si troverà ad affrontare disavventure che gli faranno vedere le cose da un punto di vista ben diverso da quello a cui è sempre stato abituato.
    Gli eventi si susseguono rapidi e l'autore ci tiene attaccati alle pagine dosando molto bene la suspense. La scrittura è moderna, veloce. I personaggi molto ben delineati e le scene quasi cinematografiche. Baccomo ha il dono di rendere con estrema efficacia i dialoghi tra i personaggi, che dopo poche battute ci sembra di conoscere da sempre. Questo romanzo racconta molto bene l'epoca che stiamo vivendo: la precarietà, le incomprensioni nei rapporti tra le persone, le tante ipocrisie della società e le acrobazie che personaggi come il nostro avvocato riescono a fare, per continuare a stare a galla. Alla fine però quest'uomo cinico e sprezzante, a tratti odioso, ci farà quasi compassione e staremo dalla sua parte.

    Andrea
    Bibliotecario a Daverio - VA -

    ha scritto il 

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