Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La gente che sta bene

Di

Editore: Marsilio Editori

3.3
(154)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8831708562 | Isbn-13: 9788831708562 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

Ti piace La gente che sta bene?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Chiedete a un uomo qualunque il segreto del suo successo. Molto probabilmente vi risponderà: quale successo? Non l’avvocato Giuseppe Ilario Sobreroni. Nessuna crisi, nessuna precarietà per lui, Giuseppe ce l’ha fatta: ha una famiglia ideale, un solido conto in banca, una carriera in ascesa, degli amici a cui farlo sapere. Ma, proprio quando un’intervista in uscita sulla principale rivista di settore e l’invito al più esclusivo dei ricevimenti sono lì a decretare il suo personale trionfo, quel mondo così perfetto mostra tutte le sue crepe e, pezzo dopo pezzo, comincia a franare. Sprezzante e narcisista, Giuseppe non ha intenzione di cedere e rinunciare alla sua fetta di paradiso. A volte, però, tenersi stretto il proprio posto sulla vetta può richiedere molto più di un po’ di ambizione e qualche riga sul curriculum.
In una Milano canicolare, popolata da un’umanità alla ricerca disperata di un modo per stare a galla o quantomeno di un parcheggio vicino al ristorante, Federico Baccomo allestisce una commedia caustica e brillante, per raccontare con spietata ironia il ghigno di un uomo che, pagina dopo pagina, ha sempre meno motivi per ridere.
Ordina per
  • 2

    Lieve satira dei rampanti milanesi

    Un modo di scrivere non banale, che vuole restituire le inflessioni del parlato, ma un plot un po' troppo sgangherato, dove fili sciolti penzolano da tutte le parti.
    Incerto tra il registro ironico/surreale e il romanzo con tanto di catarsi finale, oscilla tra i due e mi lascia perplessa. ...continua

    Un modo di scrivere non banale, che vuole restituire le inflessioni del parlato, ma un plot un po' troppo sgangherato, dove fili sciolti penzolano da tutte le parti.
    Incerto tra il registro ironico/surreale e il romanzo con tanto di catarsi finale, oscilla tra i due e mi lascia perplessa.

    ha scritto il 

  • 2

    Più raccapricciante che divertente!

    Questa volta Duchesne non è riusciuto a rendere la rappresentazione della realtà in modo leggero seppur ironico come nel precedente romanzo.
    La storia poi mi ha lasciato alquanto interdetta: continuo a domandarmi come possa il protagonista continuare a vivere all'interno dei clichè dopo qua ...continua

    Questa volta Duchesne non è riusciuto a rendere la rappresentazione della realtà in modo leggero seppur ironico come nel precedente romanzo.
    La storia poi mi ha lasciato alquanto interdetta: continuo a domandarmi come possa il protagonista continuare a vivere all'interno dei clichè dopo quanto gli è accaduto, dopo quanto ha vissuto! anzi la domanda è ancora più negativa: come possa anche questa volta scendere a patti con se stesso e semplicemente continuare a vivere dopo il casino che ha fatto!
    rimane magistrale il modo in cui l'autore riesce a caretterizzare i personaggi, i dialoghi, le dinamiche, le conversazioni... complimenti perchè davvero ci sembra di averle incontrate queste persone, di averle conosciute, come modelli (non positivi nella maggior parte dei casi!) che si ripetono nelle nostre esistenze.

    ha scritto il 

  • 5

    Giuseppino

    Giuseppe, personaggio da odiare e amare allo stesso tempo, ci coinvolge talmente tanto che già dopo la prima pagina non si riesce più a chiudere il libro. Ogni parola ci conduce sempre più nell'intimità del mondo giuseppino, un mondo alienato, ma anche profondamente onesto dal suo punto di vista. ...continua

    Giuseppe, personaggio da odiare e amare allo stesso tempo, ci coinvolge talmente tanto che già dopo la prima pagina non si riesce più a chiudere il libro. Ogni parola ci conduce sempre più nell'intimità del mondo giuseppino, un mondo alienato, ma anche profondamente onesto dal suo punto di vista. La gente che sta bene si legge d'un fiato e quando si finisce si vorrebbe immediatamente leggere il terzo romanzo di Federico Baccomo.

    ha scritto il 

  • 3

    Delusione!!!!!

    Dopo essermi scompisciata dalle risate con Studio illegale, mi aspettavo un altro divertente romanzo ma questo e' un po' la caricatura del primo, molto piu' amaro e triste ma senza vena ironica.

    ha scritto il 

  • 0

    Dopo il successo del precedente romanzo Studio Illegale, Federico Baccomo mette in scena le vicende tragicomiche di un personaggio che, proprio nella sua prima opera, abbiamo già incontrato: l'avvocato Giuseppe Ilario Sobreroni, uomo di successo, sia nella vita professionale sia in quella famigli ...continua

    Dopo il successo del precedente romanzo Studio Illegale, Federico Baccomo mette in scena le vicende tragicomiche di un personaggio che, proprio nella sua prima opera, abbiamo già incontrato: l'avvocato Giuseppe Ilario Sobreroni, uomo di successo, sia nella vita professionale sia in quella famigliare (sempre che non si chieda l'opinione della moglie, di tutt'altro avviso). Lui ha solo certezze e successi da raccontare. Non ha amici e nemmeno un cedimento, un dubbio, una sconfitta. Giuseppe è uno che ce l'ha fatta. Almeno fino a quando, proprio all'apice del successo, quel mondo così perfetto mostra tutte le sue crepe e, pezzo dopo pezzo, comincia a franare. Tutto inizia ad andargli storto e presto si troverà ad affrontare disavventure che gli faranno vedere le cose da un punto di vista ben diverso da quello a cui è sempre stato abituato.
    Gli eventi si susseguono rapidi e l'autore ci tiene attaccati alle pagine dosando molto bene la suspense. La scrittura è moderna, veloce. I personaggi molto ben delineati e le scene quasi cinematografiche. Baccomo ha il dono di rendere con estrema efficacia i dialoghi tra i personaggi, che dopo poche battute ci sembra di conoscere da sempre. Questo romanzo racconta molto bene l'epoca che stiamo vivendo: la precarietà, le incomprensioni nei rapporti tra le persone, le tante ipocrisie della società e le acrobazie che personaggi come il nostro avvocato riescono a fare, per continuare a stare a galla. Alla fine però quest'uomo cinico e sprezzante, a tratti odioso, ci farà quasi compassione e staremo dalla sua parte.

    Andrea
    Bibliotecario a Daverio - VA -

    ha scritto il 

  • 4

    A vedere il presidente di Unicredit, probabilmente il buon Montecristo avrebbe un attacco di convulsioni e sfiderebbe a duello chiunque osasse paragonarlo a un grigio burocrate di banca, ma da un personaggio come Giuseppe Sobreroni non ci si può aspettare di meno.
    L'understatement non fa pa ...continua

    A vedere il presidente di Unicredit, probabilmente il buon Montecristo avrebbe un attacco di convulsioni e sfiderebbe a duello chiunque osasse paragonarlo a un grigio burocrate di banca, ma da un personaggio come Giuseppe Sobreroni non ci si può aspettare di meno.
    L'understatement non fa parte in nessun modo del modo di essere di questo protagonista, che arriva diritto dal primo libro di 'Duchesne', "Studio illegale", nel quale svolgeva il ruolo da comprimario del superiore ganassa di un giovane avvocato.
    Ma naturalmente uno come il Sobreroni - l'articolo determinativo, con buona pace dello stile bello, è d'obbligo: lasciarlo nell'indeterminato sarebbe fare un torto al suo amor proprio - non si poteva mica accontentare di un ruolo di secondo piano.
    Così, come uno spin-off da serie televisiva, l'ipertrofismo del suo ego non può trattenersi dal tracimare in un libro tutto suo, che, come un'esondazione, produce un'alluvione di parole e millanterie. Questo è in effetti "La gente che sta bene", il racconto così ben scritto che fila liscio come l'olio, in poche ore della vita ruggente di un legale di successo, costretto a navigare a vista in una Milano in secca per via della crisi della finanza internazionale.

    Continua su
    http://www.lastambergadeilettori.com/2012/04/la-gente-che-sta-bene-federico-baccomo.html

    ha scritto il 

  • 2

    Continuano le vicende di un nuovo tipo di personaggio, il carrierista non particolarmente brillante alla ricerca di una "Milano da bere" che non esiste più.
    Giuseppe Sobreroni non è ingenuo ed accattivante come l'Andrea Campi di "Studio Illegale", al contrario la sua ironia politically unco ...continua

    Continuano le vicende di un nuovo tipo di personaggio, il carrierista non particolarmente brillante alla ricerca di una "Milano da bere" che non esiste più.
    Giuseppe Sobreroni non è ingenuo ed accattivante come l'Andrea Campi di "Studio Illegale", al contrario la sua ironia politically uncorrect è spesso forzata e stucchevole.
    Se la prima parte è gradevole, dopo l'incidente il libro si sgretola rovinosamente. Prolisso, lento, forse Duchesne voleva dare l'idea del tormento che si svolge nella mente di Sobreroni, ma non raggiunge lo scopo, al contrario sembra alla ricerca di un colpo di scena che invece si rivela un flop.
    Peccato, un'occasione mancata.

    ha scritto il 

Ordina per