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La gioia degli angeli

Un secolo di poesia, 10

Di

Editore: Corriere della sera

4.0
(11)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Nicola Crocetti

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
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    La poesia che adoro di Rilke è un’altra, ma anche in queste raccolte si leggono dei bellissimi versi.

    da La prima Elegia

    ”(…) e la notte, la notte, quando il vento dello spazio stellare
    ci sferza il viso – per chi non rimarrebbe la notte, sospirata,
    dolce e del
    ...continua

    La poesia che adoro di Rilke è un’altra, ma anche in queste raccolte si leggono dei bellissimi versi.

    da La prima Elegia

    ”(…) e la notte, la notte, quando il vento dello spazio stellare
    ci sferza il viso – per chi non rimarrebbe la notte, sospirata,
    dolce e deludente, che ogni singolo cuore
    penosamente anticipa. Forse che essa è più lieve per gli
    innamorati?
    Loro, solo si nascondono l’un l’altro la propria sorte. (…)”

    da La decima Elegia

    “(…) E noi che pensiamo alla felicità
    come a qualcosa che sale, sentiremmo
    l’emozione, che quasi ci sgomenta,
    di quando una cosa felice cade”.

    Sonetti a Orfeo

    XXII (Parte Prima)

    ”Siamo corsa incessante.
    ma il tempo che avanza,
    vedete, è solo un breve passo
    in ciò che eterno resta.
    Tutto quel che si affretta
    sarà presto scomparso;
    perché la sosta soltanto
    ci inizia al perenne.
    Il vostro coraggio, giovani,
    non gettatelo nei ritmi di vertigine,
    nel tentativo di sfrecciare in volo.
    Tutto si fa quiete:
    fiore e chiarore,
    fiore e libro.”

    XII (Parte Seconda)

    “Tendi al mutamento. Ti esalti la fiamma,
    una cosa che intima ti sfugge e nel vanto del mutevole dilegua;
    quello spirito che inventa e che domina il mondo,
    nello slancio di figure nulla ama più che la svolta.

    Quel che si fissa nel Restare è già pietra;
    forse si sente al sicuro sotto il grigio inapparente?
    Aspetta, più dura presenza minaccia remota
    il duro macigno: martello che assente si leva!
    Conoscenza conosce chi sgorga come fonte;
    lo guida estasiato attraverso il creato,
    dove spesso l’inizio è la fine, la fine l’inizio.

    Ogni spazio felice è figlio o nipote dell’addio
    ch’essi varcano incantati. E dalla sua metamorfosi
    Dafne ti chiede, ormai alloro, di mutarti in vento.”

    http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/secolo-poesia/notizie/capriolo-rilke-cittadino-doppio-regno_cd92915e-61f2-11e1-9e7f-339fb1d47269.shtml

    http://www.la-poesia.it/stranieri/tedeschi/rilke/rilke-index.htm

    ha scritto il 

  • 4

    Rainer Maria...


    XXI

    Canta i giardini, mio cuore, a te ignoti;
    chiari, remoti, come fusi nel vetro:
    Rose e sorgenti di Ispahan o di Shiraz,
    cantale nel giubilo di lodi, uniche, beate.

    Mostra, mio cuore, che mai li hai perduti
    Che sei presenza nel loro pensi
    ...continua


    XXI

    Canta i giardini, mio cuore, a te ignoti;
    chiari, remoti, come fusi nel vetro:
    Rose e sorgenti di Ispahan o di Shiraz,
    cantale nel giubilo di lodi, uniche, beate.

    Mostra, mio cuore, che mai li hai perduti
    Che sei presenza nel loro pensiero,
    nel fico che matura. Sei parola che parla
    tra rami fioriti come al volto d'alti venti.

    Sfuggi dall'errore che vi sia rinuncia
    se la scelta sia compiuta: Essere!
    Filo di seta entrasti nella trama.

    Qualunque sia l'immagine che intima ti abbraccia
    (persino quel momento che nasce dalla pena)
    senti che il senso è l'intero, il tappeto glorioso.

    “Die Sonette an Orpheus”

    ha scritto il 

  • 5

    Rosa, regina, che agli antichi
    eri calice dal semplice bordo.
    Ma a noi sei il pieno fiore innumere,
    l'inesauribile oggetto.

    Appari nel tuo regno come veste su veste
    intorno a un corpo di sola luce;
    ma al tempo stesso il tuo unico petalo
    sfugge e rinnega ...continua

    Rosa, regina, che agli antichi
    eri calice dal semplice bordo.
    Ma a noi sei il pieno fiore innumere,
    l'inesauribile oggetto.

    Appari nel tuo regno come veste su veste
    intorno a un corpo di sola luce;
    ma al tempo stesso il tuo unico petalo
    sfugge e rinnega ogni veste.

    Da secoli evoca in noi la tua essenza
    i suoi nomi più dolci;
    gloria che giace d'un tratto nell'aria.

    Eppure non sappiamo darle un nome, s'indovina...
    e il ricordo la attraversa, un ricordo
    che da ore memorabili implorammo. ( da " I sonetti a Orfeo " )

    ha scritto il