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La giornata d'uno scrutatore

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar)

3.9
(1265)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 104 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8804379898 | Isbn-13: 9788804379898 | Data di pubblicazione:  | Edizione 18

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 3

    “Non sapeva cosa avrebbe voluto: capiva solo quant’era distante, lui come tutti, dal vivere come va vissuto quello che cercava di vivere.”

    Amerigo ha quarant’anni. Vive a Torino dove viene chiamato ad assolvere al ruolo di scrutatore durante le elezioni del 1963.
    Calvino possedeva un dono raro, quello di riuscire a tirare fuori, anche in ...continua

    Amerigo ha quarant’anni. Vive a Torino dove viene chiamato ad assolvere al ruolo di scrutatore durante le elezioni del 1963.
    Calvino possedeva un dono raro, quello di riuscire a tirare fuori, anche in un banale resoconto di quella che è la giornata di uno scrutatore di seggio, il suo lato poetico.
    Devo dire che nonostante siano trascorsi più di cinquant’anni questo libro è quanto mai attuale, c’è una forte critica da parte dell’autore nei confronti dello squallore che imperversa nei seggi elettorali e contro una società soggetta a pregiudizi e corruzione(ed era il 1963…le cose non sono poi così cambiate in fondo).
    Di spunti riflessivi in queste ottanta pagine ce ne sono molti, soprattutto quello che più colpisce è l’animo sognatore del giovane Amerigo che, purtroppo, sarà destinato a rimanere tale.
    Il finale è bellissimo, poesia ed emotività allo stato puro.

    “Non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire”.

    “Anche l’ultima città dell’imperfezione ha la sua ora perfetta, pensò lo scrutatore, l’ora, l’attimo, in cui ogni città è la Città.”

    “Ecco, pensò Amerigo, quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco questo modo d'essere è l'amore. E poi: l'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    ha scritto il 

  • 5

    Come Calvino appunta nella nota finale, si tratta più di stati d'animo che di una storia di per sé. E in queste poche pagine c'è davvero molto della cultura italiana e del suo stretto rapporto politic ...continua

    Come Calvino appunta nella nota finale, si tratta più di stati d'animo che di una storia di per sé. E in queste poche pagine c'è davvero molto della cultura italiana e del suo stretto rapporto politico con il cattolicesimo, con tutte le implicazioni che investono la società, dai dilemmi del protagonista al mondo parallelo del "Cottolengo".

    ha scritto il 

  • 3

    Opera di Calvino che ho letto proprio durante il mio servizio alle urne come scrutatore, mi ha fatto riflettere su come dopo decenni le cose non siano cambiate. Il libro è carino anche se per me non è ...continua

    Opera di Calvino che ho letto proprio durante il mio servizio alle urne come scrutatore, mi ha fatto riflettere su come dopo decenni le cose non siano cambiate. Il libro è carino anche se per me non è la migliore opera di Calvino. Il giudizio è 3,5 stelle abbondanti perchè il finale mi ha lasciato senza parole e offre grandi emozioni a chi ha la sensibilità di saperle cogliere: solo i grandi scrittori riescono a fare queste cose.

    ha scritto il 

  • 4

    Solite magagne elettorali mai risolte

    Sembra un libro denuncia su determinate "magagne" elettorali, che ci sono sempre state, e temo che qui in Italia in un modo o nell'altro sempre ci saranno. In pratica si parla delle vicende di uno sc ...continua

    Sembra un libro denuncia su determinate "magagne" elettorali, che ci sono sempre state, e temo che qui in Italia in un modo o nell'altro sempre ci saranno. In pratica si parla delle vicende di uno scrutatore in un seggio elettorale durante una delle elezioni degli anni '50 o '60 nell'Ospedale Cottolengo di Torino, dove accompagnavano a votare tutti i malati e anche coloro che non erano proprio in grado di votare, dal punto di vista cognitivo.
    Poi alla fine del libro, nella nota, si legge:
    "ho cercato di basarmi sempre su cose viste con i miei occhi (in due occasioni, nel 1953 e poi nel 1961); ammesso che questo possa importare, in un racconto che è più di riflessioni che di fatti"

    ha scritto il 

  • 2

    hit parade

    Al 2° posto: “Estate ragazzi, final show”. Non credo possiate sapere com'è la serata con cui si chiude “Estate ragazzi” a Favria, il comune in cui mi sono trasferito nel 2002. Dura un paio d'ore. I g ...continua

    Al 2° posto: “Estate ragazzi, final show”. Non credo possiate sapere com'è la serata con cui si chiude “Estate ragazzi” a Favria, il comune in cui mi sono trasferito nel 2002. Dura un paio d'ore. I genitori seduti tra le zanzare, mentre su un palco uno sciame di animatori adolescenti ringrazia tutti. Soprattutto gli animatori si ringraziano tra loro e dicono che è stata una bella esperienza. E giù applausi. I bambini sono decisamente meno numerosi degli animatori e quando recitano non si sente niente, perché la mediocre qualità dell'impianto distorce tutto. Ma forse è meglio così. Invece gli animatori che si ringraziano a vicenda si sentono benissimo.
    Al 3° posto: Carlo Conti.
    4° posto: la messa di trigesima per l'anima del cognato della vostra ex vicina di casa.
    5°: un pranzo di nozze di quelli che iniziano alle 15
    6°: un film di Lars Von Trier
    7°: una domenica ai seggi se non c'è nemmeno una scrutatrice da baccagliare.
    Ho elencato sei delle sette cose, persone, situazioni più noiose al mondo secondo me.
    La prima è “La giornata d'uno scrutatore” di italo Calvino. Cazzo che delusione. Mi aspettavo che sublimasse la noia, chissà che mi aspettavo. Invece scrive difficile ed è tutto tortuoso, tanto che si fa fatica sia a tenere gli occhi aperti, sia ad addormentarsi. I contenuti sono belli spessi, ma incastrati nella mota, come canditi nel torrone.
    Spoiler: Lo scrutatore ha una fidanzata, la quale è lì lì per mollarlo. Fa benissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Italo Calvino, La giornata d'uno scrutatore

    Questa breve opera è incentrata sulle riflessioni di un uomo dichiaratamente appartenente alla sinistra italiana degli anni Cinquanta, durante l sua esperienza di scrutatore in una sezione elettorale ...continua

    Questa breve opera è incentrata sulle riflessioni di un uomo dichiaratamente appartenente alla sinistra italiana degli anni Cinquanta, durante l sua esperienza di scrutatore in una sezione elettorale all'interno del Cottolengo di Torino.
    In realtà le rislessioni travalicano l'esperienza politica, pur centrale, dell'utilizzo di malati e disabili inconsapevoli a fini biecamente elettorali. Le riflessioni vanno molto più in profondità e riguardano le sfere politica, sociale, persino religiosa e si incuneano anche in tematiche di carattere strettamente personale.
    Per completare la lettura sono sufficienti un paio d'ore, ma i messaggi ricevuti da essa vanno molto in profondità e durano molto di più.

    ha scritto il 

  • 3

    col passar degli anni, s'accorgeva che era meglio concentrarsi su pochi libri

    Sarebbero 5 stelle per i contenuti. Non piace la forma.
    "penso oggi che la politica registri con molto ritardo cose che, per altri canali, la società manifesta, e penso che spesso la politica compia o ...continua

    Sarebbero 5 stelle per i contenuti. Non piace la forma.
    "penso oggi che la politica registri con molto ritardo cose che, per altri canali, la società manifesta, e penso che spesso la politica compia operazioni abusive e mistificanti".

    ha scritto il 

  • 5

    "L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    È un Calvino calato in una realtà strettissima, tanto lontano dal suo noto sperimentalismo da temere che la prepondera ...continua

    "L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    È un Calvino calato in una realtà strettissima, tanto lontano dal suo noto sperimentalismo da temere che la preponderanza della riflessione sull'azione possa far pensare al saggio piuttosto che al romanzo; tanto ancorato al dato circostante, da scegliere per il suo protagonista un nome – Amerigo – che si rivela sin da subito un trasparente alter ego per l’autore stesso.

    Elezioni politiche del ’53: Italo/Amerigo, in qualità di scrutatore e intellettuale devoto alla causa del Partito Comunista, trascorre un’intera giornata al “Cottolengo” di Torino, impegnato a far sì che i voti di coloro che sono chiaramente incapaci di intendere e volere finiscano per gonfiare in modo illegittimo il consenso della DC. Accade però che le figure dei diversamente abili che incrocia in quello che appare a tutti gli effetti un mondo a parte, una città nella città, senza saperlo mettano in crisi il suo sistema di valori, la sua stessa idea di umanità, segnalando via via tutte le incongruenze della sua utopia...

    Per saperne di più: https://grulloparlante.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • 3

    Pareggi - 05 ott 14

    E già, che ci sono una prefazione dell’autore alla prima edizione, ed una bella introduzione di Guido Piovene che risultano lunghi più di metà del racconto vero e proprio. Quindi, indichiamoli, che li ...continua

    E già, che ci sono una prefazione dell’autore alla prima edizione, ed una bella introduzione di Guido Piovene che risultano lunghi più di metà del racconto vero e proprio. Quindi, indichiamoli, che li abbiamo letti, anche se non ne commentiamo, che siamo qui per tramare di Calvino e noi di chi scrive su Calvino. Calvino che, è bene dirlo subito, è una delle mie stelle fisse del panorama lette-rario. Non sempre alla stessa altezza, ma è uno dei primi autori, che, quindicenne, lessi quasi in-tegralmente (quasi, che questa “giornata” era rimasta fuori ed ora rimedio). Tanto che sapevo quasi a memoria la storia di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura. E se voi non sapete chi è, andate cinque minuti in punizione dietro la lavagna. Per poi pas-sare, con gioia scientifico – letteraria, alle Cosmicomiche e a Ti con zero. Nella maturità, poi, avvi-cinando la sua all’altra imperitura stella di Raymond Queneau, mi innamorai della Letteratura Po-tenziale, di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Per finire, ancora una volta imparando a me-moria, le “Lezioni americane”. Soprattutto la leggerezza, che spero rimanga sempre accanto a me. Questo era rimasto fuori, anche se segna un punto importante nella storia dell’autore. Una svolta (ma forse meglio una cerniera) tra la passione letteraria e la passione civile. Non è un caso che impiega dieci anni a scriverlo. Non è un caso che, benché agile e corto, sia denso. Di significati, di messaggi, di premonizioni. La trama, in sé, è volutamente semplice: un intellettuale comunista, Amerigo Ormea, passa una giornata come scrutatore durante le elezioni del1953 alla Piccola Casa della Divina Provvidenza "Cottolengo" di Torino, un istituto religioso dove sono ricoverati migliaia di minorati fisici e mentali. Lì Amerigo assiste all'incredibile sfilata dei votanti che sono tutti individui "fuori dalla norma", sono persone malate e con gravi deformità che colpiscono molto il protagonista e lo inducono a una serie di riflessioni e pensieri per lui completamente nuovi. Si chiede se sia giusto che questi uomini possano votare o essere aiutati a votare, si chiede cosa sia l'umano e fino a che punto arrivi l'umano. Ma tutto questo mette in moto una serie di pensieri e riflessioni, che sono il fulcro del racconto. C’è sicuramente la parte politica. Non a caso siamo nel 1953, anno della cosiddetta “legge Truffa”. C’è quindi il rapporto tra il comunista e l’istituzione religiosa. Dove vede sì il ruffiano democristiano arrivato per far carriera sulla pelle dei ricoverati. Ma vede anche i religiosi ed il loro atteggiamento più che umano. E vede l’aprirsi di una crisi nella sinistra, nei battibecchi con una scrutatrice socialista, con cui a volte è solidale, ma spesso anche no. Poi c’è il rapporto privato. Nei pochi momenti di pausa non fa che parlare al telefono con la sua compagna, con cui ha un rapporto lasco, ma presso cui è piacevole, a volte, rifugiarsi. E lei gli annuncia di essere incinta, innescando un’ulteriore riflessione in Amerigo sulla paternità, sull’aborto, su cosa vuole lui veramente. Avvenendo tutta questa crisi tra pubblico e privato, è proprio il drammatico impatto con il Cottolengo che lo costringe ad una riflessione a tutto tondo. Sul senso delle proprie azioni, sulla vita stessa. Ideali e programmi politici, infatti, non hanno nulla a che fare con il dolore e la malattia dei poveri abitanti del Cottolengo e sicuramente non possono essere loro utili. Amerigo, sempre più colpito da questa crisi dei valori, spostandosi tra le corsie, Amerigo scorge due figure che lo colpiscono nel profondo: una suora che dedica la propria vita alla cura dei malati e un anziano padre che passa ogni domenica seduto su una sedia a schiacciare mandorle per il figlio “deficiente”. Da questo momento in poi Amerigo e con lui Calvino, non smetterà più di mettere in crisi le proprie certezze. E quanto altro ci si potrebbe costruire intorno. Quanto possiamo identificarci con Calvino, o meglio con Amerigo. Che non ha caso ha il nome dello scopritore del “Mondo Nuovo”, perché anche noi, con lui, stiamo entrando in un mondo nuovo. E come non sottolineare che il cognome Ormea non è che l’anagramma della parola “amore”! Calvino è sempre una “matrioska” letteraria, in cui nell’apparente leggerezza della scrittura, e nella profonda complessità dei temi trattati, trova sempre di mettere qualcosa in più. Sta a noi scoprirlo, farlo nostro, e ragionarci. Sempre senza certezze, sempre mettendoci in discussione.
    “In quegli anni … il petto d’un singolo comunista poteva albergare due persone insieme: un rivolu-zionario intransigente e un liberale olimpico.” (29)
    “La sua biblioteca era ristretta. Col passare degli anni, s’accorgeva che era meglio concentrarsi su pochi libri. In gioventù era stato di letture disordinate, mai sazio. Ora la maturità lo portava a ri-flettere ed a evitare il superfluo. Il contrario che con le donne: la maturità gli portava insofferen-za, una giostra di storie brevi e balorde che ogni volta si vedeva già che non andava. Era uno di quegli scapoli che per abitudine gli piace far l’amore il pomeriggio, e di notte dormir solo.” (47)
    “Cominciò una discussione delle solite … per la sua abitudine a guardare le cose dal punto di vista dell’avversario e la sua riluttanza a esprimere concetti ovvi.” (51)
    “Non ammetteva di collegare dei fatti oggettivi come la musica d’un disco a dei fatti soggettivi come il sentimento per chi aveva regalato il disco.” (53)

    ha scritto il 

  • 4

    Erano diversi anni che non leggevo più qualcosa di Calvino, e sono rimasta rimasta spiazzata, stupita (anche piacevolmente). Non ricordavo (o forse, adesso che ci penso, un poco sì, me ne ricordavo) l ...continua

    Erano diversi anni che non leggevo più qualcosa di Calvino, e sono rimasta rimasta spiazzata, stupita (anche piacevolmente). Non ricordavo (o forse, adesso che ci penso, un poco sì, me ne ricordavo) l'incessante porsi domande di Calvino, il continuo mettere a fuoco per poi sfocare, il sollevare dubbi proprio là, dove pensavamo di avere delle certezze.
    In questi tempi di povero pensare, di rozze semplificazioni, di rigido prender posizione, leggere Calvino è una boccata d'ossigeno. E farebbe bene a molti
    E' in ogni caso una lettura di un qual certo spessore, impegnativa, a tratti difficile: il confine tra narrativa e altro è sottile, è un racconto di riflessioni (e non di denuncia, come potrebbe sembrare a prima vista). E sono riflessioni in cui il protagonista cerca di interpretare la realtà che osserva usando la ragione, la conoscenza, gli strumenti intellettuali; ma sembra costantemente fallire, la comprensione della realtà risulta sempre parziale, incompleta, o comunque insoddisfacente ("Certo, essere nel giusto è troppo poco").
    (Calvino, ho sempre pensato, è una sorta di figlio letterario del principio di indeterminazione di Heisenberg: con quanta più precisione si riesce a conoscere qualcosa, tanta più indeterminazione rimane in altre variabili connesse.)
    Eppure, questo è tutto quello che l'intellettuale può fare, e deve continuare a farlo.

    Sullo sfonfo, le scaramucce telefoniche tra il progonista e la fidanzata, che cercano di avvicinarsi e non si capiscono, come venissero da mondi differenti. Una sorta di allegoria della sua incapacità di comprendere la realtà e dell'ansia constante con cui cerca di farlo.

    "Amerigo avrebbe voluto continuare a scontrarsi con le cose, a battersi, eppure intanto raggiungere dentro di sé la calma al di là di tutto... Non sapeva cosa avrebbe voluto: capiva solo quant'era distante, lui come tutti, dal vivere come va vissuto quello che cercava di vivere".

    ha scritto il 

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