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La giornata d'uno scrutatore

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar)

3.9
(1207)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 104 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8804379898 | Isbn-13: 9788804379898 | Data di pubblicazione:  | Edizione 18

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Political

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Descrizione del libro
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  • 3

    Pareggi - 05 ott 14

    E già, che ci sono una prefazione dell’autore alla prima edizione, ed una bella introduzione di Guido Piovene che risultano lunghi più di metà del racconto vero e proprio. Quindi, indichiamoli, che li abbiamo letti, anche se non ne commentiamo, che siamo qui per tramare di Calvino e noi di chi sc ...continua

    E già, che ci sono una prefazione dell’autore alla prima edizione, ed una bella introduzione di Guido Piovene che risultano lunghi più di metà del racconto vero e proprio. Quindi, indichiamoli, che li abbiamo letti, anche se non ne commentiamo, che siamo qui per tramare di Calvino e noi di chi scrive su Calvino. Calvino che, è bene dirlo subito, è una delle mie stelle fisse del panorama lette-rario. Non sempre alla stessa altezza, ma è uno dei primi autori, che, quindicenne, lessi quasi in-tegralmente (quasi, che questa “giornata” era rimasta fuori ed ora rimedio). Tanto che sapevo quasi a memoria la storia di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura. E se voi non sapete chi è, andate cinque minuti in punizione dietro la lavagna. Per poi pas-sare, con gioia scientifico – letteraria, alle Cosmicomiche e a Ti con zero. Nella maturità, poi, avvi-cinando la sua all’altra imperitura stella di Raymond Queneau, mi innamorai della Letteratura Po-tenziale, di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Per finire, ancora una volta imparando a me-moria, le “Lezioni americane”. Soprattutto la leggerezza, che spero rimanga sempre accanto a me. Questo era rimasto fuori, anche se segna un punto importante nella storia dell’autore. Una svolta (ma forse meglio una cerniera) tra la passione letteraria e la passione civile. Non è un caso che impiega dieci anni a scriverlo. Non è un caso che, benché agile e corto, sia denso. Di significati, di messaggi, di premonizioni. La trama, in sé, è volutamente semplice: un intellettuale comunista, Amerigo Ormea, passa una giornata come scrutatore durante le elezioni del1953 alla Piccola Casa della Divina Provvidenza "Cottolengo" di Torino, un istituto religioso dove sono ricoverati migliaia di minorati fisici e mentali. Lì Amerigo assiste all'incredibile sfilata dei votanti che sono tutti individui "fuori dalla norma", sono persone malate e con gravi deformità che colpiscono molto il protagonista e lo inducono a una serie di riflessioni e pensieri per lui completamente nuovi. Si chiede se sia giusto che questi uomini possano votare o essere aiutati a votare, si chiede cosa sia l'umano e fino a che punto arrivi l'umano. Ma tutto questo mette in moto una serie di pensieri e riflessioni, che sono il fulcro del racconto. C’è sicuramente la parte politica. Non a caso siamo nel 1953, anno della cosiddetta “legge Truffa”. C’è quindi il rapporto tra il comunista e l’istituzione religiosa. Dove vede sì il ruffiano democristiano arrivato per far carriera sulla pelle dei ricoverati. Ma vede anche i religiosi ed il loro atteggiamento più che umano. E vede l’aprirsi di una crisi nella sinistra, nei battibecchi con una scrutatrice socialista, con cui a volte è solidale, ma spesso anche no. Poi c’è il rapporto privato. Nei pochi momenti di pausa non fa che parlare al telefono con la sua compagna, con cui ha un rapporto lasco, ma presso cui è piacevole, a volte, rifugiarsi. E lei gli annuncia di essere incinta, innescando un’ulteriore riflessione in Amerigo sulla paternità, sull’aborto, su cosa vuole lui veramente. Avvenendo tutta questa crisi tra pubblico e privato, è proprio il drammatico impatto con il Cottolengo che lo costringe ad una riflessione a tutto tondo. Sul senso delle proprie azioni, sulla vita stessa. Ideali e programmi politici, infatti, non hanno nulla a che fare con il dolore e la malattia dei poveri abitanti del Cottolengo e sicuramente non possono essere loro utili. Amerigo, sempre più colpito da questa crisi dei valori, spostandosi tra le corsie, Amerigo scorge due figure che lo colpiscono nel profondo: una suora che dedica la propria vita alla cura dei malati e un anziano padre che passa ogni domenica seduto su una sedia a schiacciare mandorle per il figlio “deficiente”. Da questo momento in poi Amerigo e con lui Calvino, non smetterà più di mettere in crisi le proprie certezze. E quanto altro ci si potrebbe costruire intorno. Quanto possiamo identificarci con Calvino, o meglio con Amerigo. Che non ha caso ha il nome dello scopritore del “Mondo Nuovo”, perché anche noi, con lui, stiamo entrando in un mondo nuovo. E come non sottolineare che il cognome Ormea non è che l’anagramma della parola “amore”! Calvino è sempre una “matrioska” letteraria, in cui nell’apparente leggerezza della scrittura, e nella profonda complessità dei temi trattati, trova sempre di mettere qualcosa in più. Sta a noi scoprirlo, farlo nostro, e ragionarci. Sempre senza certezze, sempre mettendoci in discussione. “In quegli anni … il petto d’un singolo comunista poteva albergare due persone insieme: un rivolu-zionario intransigente e un liberale olimpico.” (29) “La sua biblioteca era ristretta. Col passare degli anni, s’accorgeva che era meglio concentrarsi su pochi libri. In gioventù era stato di letture disordinate, mai sazio. Ora la maturità lo portava a ri-flettere ed a evitare il superfluo. Il contrario che con le donne: la maturità gli portava insofferen-za, una giostra di storie brevi e balorde che ogni volta si vedeva già che non andava. Era uno di quegli scapoli che per abitudine gli piace far l’amore il pomeriggio, e di notte dormir solo.” (47) “Cominciò una discussione delle solite … per la sua abitudine a guardare le cose dal punto di vista dell’avversario e la sua riluttanza a esprimere concetti ovvi.” (51) “Non ammetteva di collegare dei fatti oggettivi come la musica d’un disco a dei fatti soggettivi come il sentimento per chi aveva regalato il disco.” (53)

    ha scritto il 

  • 4

    Erano diversi anni che non leggevo più qualcosa di Calvino, e sono rimasta rimasta spiazzata, stupita (anche piacevolmente). Non ricordavo (o forse, adesso che ci penso, un poco sì, me ne ricordavo) l'incessante porsi domande di Calvino, il continuo mettere a fuoco per poi sfocare, il sollevare d ...continua

    Erano diversi anni che non leggevo più qualcosa di Calvino, e sono rimasta rimasta spiazzata, stupita (anche piacevolmente). Non ricordavo (o forse, adesso che ci penso, un poco sì, me ne ricordavo) l'incessante porsi domande di Calvino, il continuo mettere a fuoco per poi sfocare, il sollevare dubbi proprio là, dove pensavamo di avere delle certezze. In questi tempi di povero pensare, di rozze semplificazioni, di rigido prender posizione, leggere Calvino è una boccata d'ossigeno. E farebbe bene a molti E' in ogni caso una lettura di un qual certo spessore, impegnativa, a tratti difficile: il confine tra narrativa e altro è sottile, è un racconto di riflessioni (e non di denuncia, come potrebbe sembrare a prima vista). E sono riflessioni in cui il protagonista cerca di interpretare la realtà che osserva usando la ragione, la conoscenza, gli strumenti intellettuali; ma sembra costantemente fallire, la comprensione della realtà risulta sempre parziale, incompleta, o comunque insoddisfacente ("Certo, essere nel giusto è troppo poco"). (Calvino, ho sempre pensato, è una sorta di figlio letterario del principio di indeterminazione di Heisenberg: con quanta più precisione si riesce a conoscere qualcosa, tanta più indeterminazione rimane in altre variabili connesse.) Eppure, questo è tutto quello che l'intellettuale può fare, e deve continuare a farlo.

    Sullo sfonfo, le scaramucce telefoniche tra il progonista e la fidanzata, che cercano di avvicinarsi e non si capiscono, come venissero da mondi differenti. Una sorta di allegoria della sua incapacità di comprendere la realtà e dell'ansia constante con cui cerca di farlo.

    "Amerigo avrebbe voluto continuare a scontrarsi con le cose, a battersi, eppure intanto raggiungere dentro di sé la calma al di là di tutto... Non sapeva cosa avrebbe voluto: capiva solo quant'era distante, lui come tutti, dal vivere come va vissuto quello che cercava di vivere".

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta, per un referendum che poi non raggiunse manco il quorum, feci da scrutatrice all’ospedale Cotugno, padiglione malattie infettive.
    Cinque o sei elettori votanti, forse sette. In pigiama.
    Nessun seggio volante, per fortuna.
    [Temevo il contagio.]


    Ad Amerigo Ormea , protago ...continua

    Una volta, per un referendum che poi non raggiunse manco il quorum, feci da scrutatrice all’ospedale Cotugno, padiglione malattie infettive. Cinque o sei elettori votanti, forse sette. In pigiama. Nessun seggio volante, per fortuna. [Temevo il contagio.]

    Ad Amerigo Ormea , protagonista de “La giornata di uno scrutatore”, non va liscia. “Era iscritto al partito, questo sì, e per quanto non potesse dirsi un “attivista” perché il suo carattere lo portava verso una vita più raccolta, non si tirava indietro quando c’era da fare qualcosa che sentiva utile e adatto a lui. In Federazione lo consideravano elemento utile e di buon senso: ora l’avevano fatto scrutatore” (ma negli anni ‘50 si sceglievano gli scrutatori in base alle simpatie politiche?) Il suo compito, da svolgere al Cottolengo, è di vigilare affinchè non accadano brogli, o meglio, affinchè i “pazienti” non vengano “sollecitati”, pur se incapaci di intendere e di volere, a votare per la DC. “Si trattava per i partiti del governo di far valere una nuova legge elettorale (la legge-truffa, l’avevano battezzata gli altri), per cui la coalizione che avesse preso il 50% + 1 dei voti avrebbe avuto i due terzi dei seggi… “ [la legge fu abrogata l’anno successivo: alla tornata elettorale in cui il personaggio Amerigo fu scrutatore non scattò, perché la coalizione di governo ottenne il 49,8% dei voti. Nonostante le “sollecitazioni”. Eh, ai politici son sempre piaciute le “correzioni” e i porcellum]]

    Un seggio non troppo composito, il suo: il presidente vecchio, timoroso, indeciso ma formalista, la crocerossina in blusa bianca, lo scrutatore smilzo e defilato e gli altri (democristiani tutti, “tesi a smussare i contrasti”) , una compagna “arancione” (socialista, la verità) dura e pura e cacacazza. E poi lui, Amerigo. “Si sentiva troppo scoraggiato per sperare di prendere qualsiasi iniziativa. La sua battaglia legalitaria contro le irregolarità e i brogli non era ancora cominciata e già tutta quella miseria gli era calata addosso come una valanga. Che facessero presto, con tutte le loro barelle e stampelle, che s’affrettassero a compiere questo plebiscito di tutti i vivi e i moribondi e magari anche i morti: non era con le ragioni formali di cui disponeva uno scrutatore che la valanga poteva essere fermata.”

    La vera valanga per Amerigo è però il contatto- contagio con gli abitanti del Cottolengo, che scuote l’intero apparato delle sue certezze e convinzioni. “Costretto per un giorno della sua vita a tenere conto di quanta è estesa quella che vien detta la miseria della natura(…) sentiva aprirsi sotto ai suoi piedi la vanità del tutto.” E la valanga precipita sui concetti astratti di giustizia, libertà, bellezza, Dio e annessi e connessi, sulla sua condizione concreta e reale (una storia sentimentale complicata, fuggevole; un figlio, forse) e sulla quaestio massima: cosa è l’uomo, cosa è l’umano. Ad Amerigo tocca anche il seggio volante, che lo porta nel cuore nascosto del Cottolengo, tra i ragazzi pesce e le monache morenti. E’ soprattutto un padre che schiaccia le mandorle al figlio idiota, che fa scattare la consapevolezza di un legame tra il suo mondo e quello ora disvelato. Il “genere di amore come una reciproca e continua sfida o corrida o safari , non gli pareva più in contrasto con la presenza di quelle ombre ospedaliere: erano lacci dello stesso nodo o garbuglio in cui sono legate tra loro - dolorosamente , spesso (o sempre) – le persone.” Una breve, fulminea rivelazione: “l’umano arriva dove arriva l’amore, non ha confini se non quelli che gli diamo.”

    Sarebbe potuto essere un secco racconto “neorealista” sulla condizione degli “espulsi” dalla società perché “diversi”, o un incazzato racconto di denuncia sulla questione del malcostume politico e sociale. Ma Calvino è sempre ‘a mostro, e questo libro non è solo un racconto “neorealista” e un pamphlet , ma un terremoto: un coacervo di domande senza risposta, un dirompere di dubbi, di incertezze. (anche la breve fulminea rivelazione non “sistematizza” il mondo) E mi è piaciuto assai.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    In attesa di scrutinare, Amerigo scruta: sé stesso, le proprie idee sul partito, sulla fede, sull’amore, sui voti estorti agli incidenti collaterali che abitano il Cottolengo, i rapporti con i colleghi di seggio.
    Una domenica al seggio elettorale (e che seggio) può anche cambiare la vita. ...continua


    In attesa di scrutinare, Amerigo scruta: sé stesso, le proprie idee sul partito, sulla fede, sull’amore, sui voti estorti agli incidenti collaterali che abitano il Cottolengo, i rapporti con i colleghi di seggio. Una domenica al seggio elettorale (e che seggio) può anche cambiare la vita.

    maggio 1990 – 10.06.2014

    ha scritto il 

  • 3

    La versione ebook che ho letto contiene due romanzi brevi: La giornata di uno scrutatore e La speculazione edilizia.


    Il primo narra di uno scrutatore al seggio del Cottolengo a Torino e delle sue considerazioni non solo politiche (la delusione per l'Italia del dopoguerra rispetto al paese ...continua

    La versione ebook che ho letto contiene due romanzi brevi: La giornata di uno scrutatore e La speculazione edilizia.

    Il primo narra di uno scrutatore al seggio del Cottolengo a Torino e delle sue considerazioni non solo politiche (la delusione per l'Italia del dopoguerra rispetto al paese ideale sognato durante la liberazione), ma anche sull'umanità in genere partendo dalle sofferenze dei disgraziati esseri rinchiusi in questo istituto.

    La speculazione edilizia è interessante in quanto profetica visto che il protagonista, Quinto, che pure non dovrebbe essere privo di valori morali, non esita a mettersi in affari con un costruttore senza scrupoli per cementificare un piccolo pezzo di terra in Liguria. Oggi cinquant'anni dopo e dopo i disastri avvenuti in quella regione dal territorio delicato a causa della cementificazione selvaggia, conosciamo le conseguenze di queste operazioni.

    Non è il Calvino migliore ma è sempre una lettura interessante. Nelle note alcuni passi a parer mio significativi.

    ha scritto il 

  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/02/20/la-giornata-duno-scrutatore-italo-calvino/


    “A tutto ci si abitua, più in fretta di quanto non si creda. Anche a veder votare i ricoverati del “Cottolengo”. Dopo un po’, già sembrava la vista più usuale e monotona, per quelli di qua del tavolo: ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/02/20/la-giornata-duno-scrutatore-italo-calvino/

    “A tutto ci si abitua, più in fretta di quanto non si creda. Anche a veder votare i ricoverati del “Cottolengo”. Dopo un po’, già sembrava la vista più usuale e monotona, per quelli di qua del tavolo: ma di là, nei votanti, continuava a serpeggiare il fermento dell’eccezione, della rottura della norma. Le elezioni in sé non c’entravano: chi ne sapeva nulla? Il pensiero che li occupava pareva essere soprattutto quello dell’insolita prestazione pubblica richiesta a loro, abitatori d’un mondo nascosto, impreparati a recitare una parte di protagonisti sotto l’inflessibile sguardo di estranei, di rappresentanti d’un ordine sconosciuto; soffrendone alcuni, moralmente e nel fisico (avanzavano barelle con malati e arrancavano le grucce di sciancati e paralitici), altri ostentando una specie di fierezza, come d’un riconoscimento finalmente giunto della propria esistenza. C’era dunque in questa finzione di libertà che era stata loro imposta - si domandava Amerigo - un barlume, un presagio di libertà vera? O era solo l’illusione, per un momento e basta, d’esserci, di mostrarsi, d’avere un nome? Era un’Italia nascosta che sfilava per quella sala, il rovescio di quella che si sfoggia al sole, che cammina le strade e che pretende e che produce e che consuma, era il segreto delle famiglie e dei paesi, era anche (ma non solo) la campagna povera col sangue avvilito, i suoi connubi incestuosi nel buio delle stalle, il Piemonte disperato che sempre stringe dappresso il Piemonte efficiente e rigoroso, era anche (ma non solo) la fine delle razze quando nel plasma si tirano le somme di tutti i mali dimenticati d’ignoti predecessori, la lue taciuta come una colpa, l’ubriachezza solo paradiso (ma non solo, ma non solo), era il rischio d’uno sbaglio che la materia di cui è fatta la specie umana corre ogni volta che si riproduce, il rischio (prevedibile del resto in base al calcolo delle probabilità come nei giochi di fortuna) che si moltiplica per il numero delle insidie nuove, i virus, i veleni, le radiazioni dell’uranio...il caso che governa la generazione umana che si dice umana proprio perché avviene a caso...E che cos’era se non il caso ad aver fatto di lui Amerigo Ormea un cittadino responsabile, un elettore cosciente, partecipe del potere democratico, di qua del tavolo del seggio, e non - di là del tavolo - per esempio, quell’idiota che veniva avanti ridendo come se giocasse?” (Italo Calvino, “La giornata d’uno scrutatore”)

    Italo Calvino scrive di aver avuto l’idea di elaborare “La giornata d’uno scrutatore” nel 1953, in occasione di una tornata elettorale, ma di averlo poi sviluppato in maniera compiuta solo dopo un’esperienza diretta come scrutatore, nel 1961. Il libro, infatti, fu pubblicato la prima volta nel 1963, e s’inserisce nel filone più realistico dello scrittore, che aveva in mente d’inserire il lungo racconto in una sorta di ciclo comprendente anche “La speculazione edilizia” e “La nuvola di smog”. Il protagonista della storia è Amerigo Ormea, alle prese con la sua funzione burocratica di scrutatore presso un seggio elettorale, situato in un istituto religioso che ospita persone la cui capacità d’intendere e di volere è al limite. Amerigo è un simpatizzante comunista, ma il suo rapporto con tale ideologia non è pacifico, fideistico, bensì molto problematico, in perenne bilico tra il pessimismo di chi crede che le cose non cambieranno mai e l’ottimismo di chi afferma che comunque bisogna fare qualcosa. La vicenda narrata da Calvino, però, travalica gli stretti confini di quella che era, all’epoca, la contrapposizione netta tra democristiani e comunisti, e che ciascuno può rileggere oggi sotto altri nomi e forme, per spingersi a considerazioni più generali su temi come l’infelicità, la natura umana, il dolore, il rapporto tra l’individuo e la società. Calvino ci descrive le dinamiche del seggio, ma la grandezza del racconto sta nei pensieri che portano Amerigo a evadere da timbri e schede elettorali, anche se le sue riflessioni prendono spunto proprio dall’osservazione di ciò che accade al momento del voto. Amerigo, oltre ai normali dissidi che possono sorgere tra scrutatori di diversa fede politica, riflette soprattutto sulla strumentalizzazione di alcuni degenti dell’istituto, che dovrebbero avvalersi del voto assistito, perché impossibilitati fisicamente a raggiungere il seggio, ma che, in realtà, sono ormai del tutto incapaci d’intendere e di volere, e ormai rappresentano, per chi li vuole comunque votanti, non più una persona, ma solo un voto utile. Su questo delicato tema, e più in generale sulla consapevolezza degli elettori al momento di esprimere un voto, si potrebbero scrivere, e sono stati scritti, trattati socio-politici, ma non è certo questo blog la sede più opportuna per addentrarsi in tale argomento. Il protagonista, poi, è alle prese anche con questioni personali, che gli si ripresentano proprio mentre sta svolgendo il suo ruolo di scrutatore, che richiede freddezza burocratica. Non può esimersi, dunque, dal pensare ad altro, e Calvino è abile nel farci comprendere lo sbandamento dell’uomo, alle prese con la propria e l’altrui miseria umana, schiacciato tra la vanità degli sforzi per combattere quella miseria e la speranza che anche il più piccolo gesto quotidiano possa avere importanza. Fino a ora, “La giornata d’uno scrutatore” si è rivelata, forse, l’opera di Calvino che più ho apprezzato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ecco, pensò Amerigo, quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco, questo modo d'essere è l'amore. E poi: l'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    ha scritto il 

  • 4

    "[...] che questo è solo un angolo dell'immenso mondo"

    Ancora una volta Calvino è Calvino. La vicenda di per sé è piuttosto banale, un comunista viene mandato dal partito a fare da scrutatore presso il Cottolengo in una piovosa giornata del 1953; quello che spezza, o piuttosto illumina, la banalità, è la rara sensibilità di Amerigo Ormea, atipico pro ...continua

    Ancora una volta Calvino è Calvino. La vicenda di per sé è piuttosto banale, un comunista viene mandato dal partito a fare da scrutatore presso il Cottolengo in una piovosa giornata del 1953; quello che spezza, o piuttosto illumina, la banalità, è la rara sensibilità di Amerigo Ormea, atipico protagonista di un romanzo che avviene quasi lui nonostante. Soffocato dall'uggia del clima esterno e dell'atmosfera interna al seggio (pietà, perbenismo, indiscrezione...), il nostro solleva interrogativi della massima importanza: cosa abbiamo noi più dei menomati del Cottolengo? Sarebbe più umano farli vivere o aiutarli a morire? La presunta bontà delle monache è davvero tale? Cosa vogliamo veramente dalla vita? Persone e personaggi sono colte col solito sguardo acuto e con un'ironia che non scade mai in uno sterile sarcasmo. Non posso fare a meno di notare che i migliori testi non sono quelli che offrono tutte le risposte, ma quelli che pongono le migliori domande. Se volete provare un Calvino eccellente ma non favolistico, buona lettura!

    ha scritto il 

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