La giornata d'uno scrutatore

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar)

3.9
(1317)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 104 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8804379898 | Isbn-13: 9788804379898 | Data di pubblicazione:  | Edizione 18

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 5

    Calvino non mi delude mai. L'italiano conflitto tra Democrazia Cristiana e Comunismo a livello di gente comune e' descritto in questo libretto corto, ma intenso. Le suore che sacrificano la loro vita ...continua

    Calvino non mi delude mai. L'italiano conflitto tra Democrazia Cristiana e Comunismo a livello di gente comune e' descritto in questo libretto corto, ma intenso. Le suore che sacrificano la loro vita per I malati del Cottolengo credono veramente in quello che fanno e I pazienti gliene sono riconoscienti. Quell'ambiente suscita tante riflessioni nel comunista Amerigo. Egli certo pensa che la carita' non e' una prerogativa dei cristiani e che un governo comunista e laico potrebbe far funzionare il Cottolengo ancora meglio, ma non fa a meno di notare l'organizzazione interna dell'istituto che funziona come una piccola citta' isolata dal resto del mondo, in cui I pazienti svolgono delle attivita' utili. La DC fa votare anche gli incapaci di intendere e di volere per guadagnare voti, Amerigo passa dall'interrogarsi sul diritto di voto di quegli infelici, a una domanda piu' profonda: fin quando e' lecito considerarli umani? La risposta arriva grazie all'incontro, a cui Amerigo assiste, tra un contadino e suo figlio invalido ricoverato al Cottolengo. Amerigo conclude: '' l'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confine se non quelli che gli diamo ''
    Amerigo arriva anche a capire come una sola parola (amore) possa essere usata per descrivere cose tanto diverse come il suo sentimento romantico per Lia e l'unione tra quel contadino e il figlio infelice.

    ''Amerigo vedeva Lia, ma di Lia adesso era la tristezza degli occhi grigi che vedeva, l'ombra di fuga in fondo agli occhi che non si riusciva a stanare, a consolare, il modo remissivo che avevano i capelli d'andar giu sulle soffici spalle, ma come una creatura selvatica, acquattata, che sidivincolera' appena la sfiori, e quel modo indifeso della punta del seno disalire fuori dal braccio, tutto quello che in lei esigeva una protezione, una pieta', ma non si sapeva comunicargliela, perche' nel momento in cui parevad'esserci arrivato eccola girarsi con un risolino di sfida, incupendo lo sguardo grigio ostile, la discesa dei capelli si tendeva sulla schiena giu'fino allo scatto dei fianchi, e l'alta gamba avanzava in un passo leggero come uno scrollarsi di dosso tutto quel che c'era prima. Ma adesso questo sogno a occhi aperti di Lia, questo genere d'amore come una reciproca e continua sfida o corrida o safari, non gli pareva piu' in contrasto con la presenza di quelle ombre ospedaliere: erano lacci dello stesso nodo o garbuglio in cui sono legate tra loro - dolorosamente, spesso (o sempre) - le persone. Anzi, per lo spazio d'un secondo (cioe'per sempre) gli sembro' d'aver capito come nello stesso signiicato della parola amore potessero stare insieme una cosadel genere di quella sua con Lia e la muta visita domenicale al Cottolengo del contadino al figlio.''

    ha scritto il 

  • 4

    Geniale

    L'idea è geniale: una sola giornata di un comune scrutatore elettorale. Anche Calvino lo ha detto: in questo racconto ci sono più riflessioni che fatti. Per me resta geniale. Unica pecca, forse, sono ...continua

    L'idea è geniale: una sola giornata di un comune scrutatore elettorale. Anche Calvino lo ha detto: in questo racconto ci sono più riflessioni che fatti. Per me resta geniale. Unica pecca, forse, sono le (lunghe) parentesi che a volte bloccano la narrazione e fanno fare salti da un punto all'altro. Non lo consiglierei come prima lettura di Calvino, ma come lettura senz'altro, soprattutto a chi si interessa di politica nel periodo post nascita della repubblica (ironica e grottesca la contrapposizione tra comunisti e democristiani).

    ha scritto il 

  • 5

    Un Calvino diverso da quello finora letto e ammirato tanto, de Il castello dei destini incrociati o de Le città invisibili, un Calvino a metà strada tra saggista e narratore, con echi di autobiografia ...continua

    Un Calvino diverso da quello finora letto e ammirato tanto, de Il castello dei destini incrociati o de Le città invisibili, un Calvino a metà strada tra saggista e narratore, con echi di autobiografia. Comunque un Calvino che non ti lascia come ti trova, per le riflessioni che provoca, le domande che stimola con il racconto di una giornata ai seggi di Amerigo Ormea. Certo non è un seggio qualunque quello in cui Amerigo, intellettuale comunista, svolge le funzioni di scrutatore, è il Cottolengo, istituto torinese che raccoglie una umanità derelitta. In quell’unica giornata non ci sono accadimenti speciali, il libro è costituito dalla minuziosa descrizione delle persone che si avvicendano al seggio e dalle meditazioni che ciò provoca in Amerigo. Così gli stimoli di riflessione spaziano dalla politica alla filosofia, la religione, la bellezza, la giustizia, la responsabilità della procreazione, la condizione femminile. Tante sono le domande che nascono in Amerigo, le certezze che si sgretolano, ed anche per il lettore sorge finalmente il dubbio, l’incertezza e la necessità di interrogarsi su convinzioni alle quali si è creduto dogmaticamente.
    Il cittadino cosciente e responsabile e l’idiota ricoverato al Cottolengo sono ambedue cittadini votanti, uguali davanti alla legge, ma per il secondo che senso hanno l’uguaglianza, la libertà, il progresso, la legge, tutti princìpi che valgono per i sani, per quelli privilegiati? Non è il diritto, non la giustizia, non la democrazia che creano un ponte tra i due mondi, solo l’amore come quello di un padre che passa tutte le domeniche al Cottolengo a guardare fisso il figlio che mangia. “L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo”.

    ha scritto il 

  • 2

    Non il miglior Calvino

    Pur essendo un estimatore di Calvino, non consiglierei "La giornata" come il libro con cui avvicinarsi all'Autore. Scrittura elegante, grande stile, ma mi fa "vibrare" meno, ad esempio, delle "Città i ...continua

    Pur essendo un estimatore di Calvino, non consiglierei "La giornata" come il libro con cui avvicinarsi all'Autore. Scrittura elegante, grande stile, ma mi fa "vibrare" meno, ad esempio, delle "Città invisibili", opera di assoluta poesia. Certo che fa riflettere, eccome: quarant'anni di Italia e, gattopardescamente, nulla è cambiato! Resta un grandissimo della letteratura italana.

    ha scritto il 

  • 3

    “Non sapeva cosa avrebbe voluto: capiva solo quant’era distante, lui come tutti, dal vivere come va vissuto quello che cercava di vivere.”

    Amerigo ha quarant’anni. Vive a Torino dove viene chiamato ad assolvere al ruolo di scrutatore durante le elezioni del 1963.
    Calvino possedeva un dono raro, quello di riuscire a tirare fuori, anche in ...continua

    Amerigo ha quarant’anni. Vive a Torino dove viene chiamato ad assolvere al ruolo di scrutatore durante le elezioni del 1963.
    Calvino possedeva un dono raro, quello di riuscire a tirare fuori, anche in un banale resoconto di quella che è la giornata di uno scrutatore di seggio, il suo lato poetico.
    Devo dire che nonostante siano trascorsi più di cinquant’anni questo libro è quanto mai attuale, c’è una forte critica da parte dell’autore nei confronti dello squallore che imperversa nei seggi elettorali e contro una società soggetta a pregiudizi e corruzione(ed era il 1963…le cose non sono poi così cambiate in fondo).
    Di spunti riflessivi in queste ottanta pagine ce ne sono molti, soprattutto quello che più colpisce è l’animo sognatore del giovane Amerigo che, purtroppo, sarà destinato a rimanere tale.
    Il finale è bellissimo, poesia ed emotività allo stato puro.

    “Non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire”.

    “Anche l’ultima città dell’imperfezione ha la sua ora perfetta, pensò lo scrutatore, l’ora, l’attimo, in cui ogni città è la Città.”

    “Ecco, pensò Amerigo, quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco questo modo d'essere è l'amore. E poi: l'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    ha scritto il 

  • 5

    Come Calvino appunta nella nota finale, si tratta più di stati d'animo che di una storia di per sé. E in queste poche pagine c'è davvero molto della cultura italiana e del suo stretto rapporto politic ...continua

    Come Calvino appunta nella nota finale, si tratta più di stati d'animo che di una storia di per sé. E in queste poche pagine c'è davvero molto della cultura italiana e del suo stretto rapporto politico con il cattolicesimo, con tutte le implicazioni che investono la società, dai dilemmi del protagonista al mondo parallelo del "Cottolengo".

    ha scritto il 

  • 3

    Opera di Calvino che ho letto proprio durante il mio servizio alle urne come scrutatore, mi ha fatto riflettere su come dopo decenni le cose non siano cambiate. Il libro è carino anche se per me non è ...continua

    Opera di Calvino che ho letto proprio durante il mio servizio alle urne come scrutatore, mi ha fatto riflettere su come dopo decenni le cose non siano cambiate. Il libro è carino anche se per me non è la migliore opera di Calvino. Il giudizio è 3,5 stelle abbondanti perchè il finale mi ha lasciato senza parole e offre grandi emozioni a chi ha la sensibilità di saperle cogliere: solo i grandi scrittori riescono a fare queste cose.

    ha scritto il 

  • 4

    Solite magagne elettorali mai risolte

    Sembra un libro denuncia su determinate "magagne" elettorali, che ci sono sempre state, e temo che qui in Italia in un modo o nell'altro sempre ci saranno. In pratica si parla delle vicende di uno sc ...continua

    Sembra un libro denuncia su determinate "magagne" elettorali, che ci sono sempre state, e temo che qui in Italia in un modo o nell'altro sempre ci saranno. In pratica si parla delle vicende di uno scrutatore in un seggio elettorale durante una delle elezioni degli anni '50 o '60 nell'Ospedale Cottolengo di Torino, dove accompagnavano a votare tutti i malati e anche coloro che non erano proprio in grado di votare, dal punto di vista cognitivo.
    Poi alla fine del libro, nella nota, si legge:
    "ho cercato di basarmi sempre su cose viste con i miei occhi (in due occasioni, nel 1953 e poi nel 1961); ammesso che questo possa importare, in un racconto che è più di riflessioni che di fatti"

    ha scritto il 

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