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La giungla

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar Narrativa, 647)

4.2
(107)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 410 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Greco

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: MARIO MAFFI

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
1906. Jurgis RudKus è il grande, giovane e ingenuo lituano che, con la famiglia, emigra negli Stati Uniti. A Chicago trova il lavoro nel quartiere dei macelli: qui, secondo un destino ineluttabile, i lituani vengono lentamente ma inesorabilmente distrutti, sia nel fisico che nel morale. Scritta con lo stile del giornalismo di denuncia, La giungla divenne un clamoroso caso letterario e politico.
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  • 4

    E' un pezzo di storia della letteratura americana, uno scorcio della Chicago dei primi del 900 brutalizzata dal capitalismo spudorato... certe realtà non andrebbero mai dimenticate!

    ha scritto il 

  • 4

    "Come belve nella giungla" [8/10]

    Questa è la storia di dodici lituani che nel 1900 arrivano a Chicago per inseguire il fantomatico sogno americano.
    Tre generazioni che troveranno lavoro nella città della carne in scatola. Un viaggio ...continua

    Questa è la storia di dodici lituani che nel 1900 arrivano a Chicago per inseguire il fantomatico sogno americano.
    Tre generazioni che troveranno lavoro nella città della carne in scatola. Un viaggio nella meschinità umana che non ha riguardo per niente e per nessuno. Un incubo che ti fa sentire la squallida povertà e disperazione.dei protagonisti. Un bel romanzo poco conosciuto e che peccato!

    Ma non è probabile che alludesse alla particolare sofferenza che accompagna la miseria, alla sofferenza interminabile, amara e crudele, eppure così sordida e meschina, brutta e umiliante, nemmeno redenta da un tocco di dignità o di pathos. È un genere di dolore che di solito i poeti non trattano; i suoi stessi vocaboli non fanno parte del lessico dei poeti... I suoi particolari non si possono assolutamente accennare nella buona società. Come può, un romanziere, ad esempio, sperar di interessare gli amatori della buona letteratura, parlando di una famiglia che ha trovato la sua casa brulicante di parassiti, descrivendo tutte le sofferenze, le umiliazioni e i disagi sopportati in seguito a questo, e il danaro, guadagnato con tanta fatica, speso nel vano tentativo di liberarsene?

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro a cui non riesci a smettere di pensare

    Spietatissimo, Vero. E così attuale. Sai che è successo veramente e che sta per succedere ancora. Quante lotte sono state fatte per migliorare le condizioni di lavoro e guarda ora, stiamo per ritornar ...continua

    Spietatissimo, Vero. E così attuale. Sai che è successo veramente e che sta per succedere ancora. Quante lotte sono state fatte per migliorare le condizioni di lavoro e guarda ora, stiamo per ritornare a quel punto. Assolutamente da leggere. Solo l'ultima parte del socialismo un po' pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Attualissimo e spietato

    La Giungla è quella di Chicago, la Chicago dei macelli, nel primo 900. Da lì non si esce se non con il socialismo, unica possibilità di riscatto per un'umanità a scadenza. Scritto nel 1904, fu un caso ...continua

    La Giungla è quella di Chicago, la Chicago dei macelli, nel primo 900. Da lì non si esce se non con il socialismo, unica possibilità di riscatto per un'umanità a scadenza. Scritto nel 1904, fu un caso sin da allora (anche se per ragioni molto differenti da quelle del vero scandalo). A chi pensa che sia un libro storicamente datato va detto che non ha capito niente.

    ha scritto il 

  • 5

    L'utopia socialista

    Sconvolgente: è questo l'aggettivo che mi è affiorato subito alla mente leggendo La giungla di Upton Sinclair, libro pubblicato nel 1906 che descrive le condizioni del proletariato urbano nell'America ...continua

    Sconvolgente: è questo l'aggettivo che mi è affiorato subito alla mente leggendo La giungla di Upton Sinclair, libro pubblicato nel 1906 che descrive le condizioni del proletariato urbano nell'America di inizio Novecento. Sinclair parla della contemporaneità costruendo un romanzo-inchiesta davvero dettagliato, che analizza i ritmi di lavoro in particolar modo nell'industria conserviera e nei macelli di Chicago, oltre a riflettere sulla perdita di identità e di umanità degli operai, i nuovi "schiavi", e a descrivere il proliferare della malavita e l'emergere di nuove teorie politiche come il socialismo.
    Protagonista è Jurgis Rudkus, un giovane lituano emigrato in America con la sua famiglia nella speranza di conquistarsi una fetta di quella ricchezza che, dall'Europa, appare come un remoto miraggio. I primi passi di questi immigrati lituani sul suolo americano sono timidi e incerti: la metropoli abbaglia con le sue luci, i suoi negozi, le onnipresenti pubblicità e la promessa costante di soddisfare qualsiasi bisogno umano. Nei primi capitoli osserviamo l'ottimismo crescente di Jurgis, volenteroso e pieno di fiducia nelle sue capacità, ci entusiasmiamo con lui e partecipiamo alle usanze lituane trasferite in un contesto profondamente diverso come quello americano. Jurgis viene fagocitato da Packingtown, l'immenso quartiere di Chicago in cui hanno sede le principali industrie per la macellazione, la lavorazione e la conservazione della carne che verrà esportata successivamente nel resto del Paese e in Europa. Sinclair mostra lo squallore e la miseria di Packingtown attraverso gli occhi sempre più attoniti degli immigrati lituani; parallelamente si concentra sulla descrizione meticolosa e sincera della catena di montaggio, costituita da attività ripetitive e frenetiche del tutto disumanizzanti. Laddove l'operaio lavora al massimo delle sue forze per aumentare il proprio guadagno (il lavoro era, infatti, per lo più a cottimo), l'animale viene torturato senza pietà e brutalmente ucciso, senza che nessuno abbia il tempo per fermarsi a riflettere.
    Jurgis stesso, catapultato in quella vorticosa routine senza sosta, prova orgoglio nel sentirsi <<una rotellina di quello straordinario ingranaggio>>. La sua fiducia e la sua allegria sono, tuttavia, destinate a scontrarsi ben presto con una realtà fatta di truffe, sfruttamento e ingiustizie: dai debiti agli infortuni sul lavoro, dalla disoccupazione al vagabondaggio, dalla povertà estrema alla perdita degli affetti, fino all'abbruttimento totale, Jurgis sperimenterà sulla sua pelle l'altra faccia del sogno americano. Dopo essere precipitato nell'abisso della disperazione, egli troverà una nuova ragione di vita nella lotta operaia e nella volontà di rivalsa, grazie all'indottrinamento socialista e al fervore sociale che crescerà intorno a lui.
    Leggere un romanzo sapendo che tutto quello che vi si ritrova è accaduto veramente, anche gli episodi più incredibili e atroci, fa crescere nel lettore il disagio e la consapevolezza che dietro al progresso si celano sempre delle zone d'ombra più o meno inquietanti. La giungla viene presentato in copertina come <<il romanzo che ha fatto tremare il capitalismo americano>>: posso solo immaginare l'effetto dirompente che può avere avuto sul pubblico contemporaneo, anche se la sua forza di condanna sociale non si è ancora affievolita, nemmeno a distanza di oltre un secolo.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2013/10/la-giungla-anno-ii-lettura-98.html

    ha scritto il 

  • 4

    Il sogno (falso) americano

    Romanzo duro, scritto vivendo sul campo a contatto con la gente e le situazioni che descrive; non scende a compromessi e a volte sembra pigiare volutamente sull'acceleratore per aumentare lo schifo, l ...continua

    Romanzo duro, scritto vivendo sul campo a contatto con la gente e le situazioni che descrive; non scende a compromessi e a volte sembra pigiare volutamente sull'acceleratore per aumentare lo schifo, l'indignazione e la rabbia.
    Una famiglia di emigranti lituani, poveri e ignoranti, attirata dal mito della libertà, dalle possibilità per tutti di guadagnare e vivere una vita dignitosa.
    Si ritroveranno nel peggiore dei mondi possibili: corruzione, truffe, sfruttamento legalizzato, rispetto dei diritti inesistente, condizioni di lavoro pericolose ed insalubri.
    E scopriranno che nel "nuovo mondo" tutto ha un prezzo e l'unica cosa che conta sono i soldi: senza quelli, puoi anche morire in mezzo alla strada che non importa a nessuno.
    Sinclair poi aggiunge e descrive benissimo la mancanza di ogni scrupolo dell'industria alimentare americana: per i fottuti dollari, per il puro guadagno si compiono azioni immonde (al punto da far morire soldati al fronte e malati in ospedale con forniture di carne avariata, ma anche far ammalare centinaia di neonati con latte volutamente adulterato).
    Con i dovuti distinguo, è la situazione di tanti, tantissimi migranti di oggi e di certe industrie, e ti viene spontaneo chiederti cosa sia veramente cambiato.
    Un libro scritto nel 1904 ma, purtroppo, tremendamente attuale.

    ha scritto il 

  • 5

    <ì>«Volevo impressionare il Paese raccontando cosa fanno i padroni alle loro vittime» disse Sinclair, «e sono inciampato per caso in un' altra scoperta - quello che stavano facendo alle scorte di carn ...continua

    <ì>«Volevo impressionare il Paese raccontando cosa fanno i padroni alle loro vittime» disse Sinclair, «e sono inciampato per caso in un' altra scoperta - quello che stavano facendo alle scorte di carne del mondo civilizzato. In altre parole, ho mirato al cuore del pubblico e l' ho colpito allo stomaco»

    Giornalismo investigativo ai primi del novecento. Una forza dirompente che a suo tempo costrinse il governo americano a migliorare la legislazione sulla produzione alimentare. Non un capolavoro dal punto di vista letterario, ma un libro-denuncia un secolo prima di "Fast food nation".

    ha scritto il 

  • 4

    Maybe things will be better in Chicago
    To leave all we've ever known
    For a place we've never seen [...]
    With my coat and my hat
    I say goodbye to all that
    Maybe things will be better in Chicago

    Tom Wai ...continua

    Maybe things will be better in Chicago
    To leave all we've ever known
    For a place we've never seen [...]
    With my coat and my hat
    I say goodbye to all that
    Maybe things will be better in Chicago

    Tom Waits, CHICAGO (2011)

    ha scritto il 

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