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La giungla

Di

Editore: Ginko (Cuori ruggenti 6)

4.2
(99)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 292 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Greco

Isbn-10: 8895288262 | Isbn-13: 9788895288260 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rosa Giovanna Orri

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un libro a cui non riesci a smettere di pensare

    Spietatissimo, Vero. E così attuale. Sai che è successo veramente e che sta per succedere ancora. Quante lotte sono state fatte per migliorare le condizioni di lavoro e guarda ora, stiamo per ritornare a quel punto. Assolutamente da leggere. Solo l'ultima parte del socialismo un po' pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Attualissimo e spietato

    La Giungla è quella di Chicago, la Chicago dei macelli, nel primo 900. Da lì non si esce se non con il socialismo, unica possibilità di riscatto per un'umanità a scadenza. Scritto nel 1904, fu un caso sin da allora (anche se per ragioni molto differenti da quelle del vero scandalo). A chi pensa c ...continua

    La Giungla è quella di Chicago, la Chicago dei macelli, nel primo 900. Da lì non si esce se non con il socialismo, unica possibilità di riscatto per un'umanità a scadenza. Scritto nel 1904, fu un caso sin da allora (anche se per ragioni molto differenti da quelle del vero scandalo). A chi pensa che sia un libro storicamente datato va detto che non ha capito niente.

    ha scritto il 

  • 5

    L'utopia socialista

    Sconvolgente: è questo l'aggettivo che mi è affiorato subito alla mente leggendo La giungla di Upton Sinclair, libro pubblicato nel 1906 che descrive le condizioni del proletariato urbano nell'America di inizio Novecento. Sinclair parla della contemporaneità costruendo un romanzo-inchiesta ...continua

    Sconvolgente: è questo l'aggettivo che mi è affiorato subito alla mente leggendo La giungla di Upton Sinclair, libro pubblicato nel 1906 che descrive le condizioni del proletariato urbano nell'America di inizio Novecento. Sinclair parla della contemporaneità costruendo un romanzo-inchiesta davvero dettagliato, che analizza i ritmi di lavoro in particolar modo nell'industria conserviera e nei macelli di Chicago, oltre a riflettere sulla perdita di identità e di umanità degli operai, i nuovi "schiavi", e a descrivere il proliferare della malavita e l'emergere di nuove teorie politiche come il socialismo.
    Protagonista è Jurgis Rudkus, un giovane lituano emigrato in America con la sua famiglia nella speranza di conquistarsi una fetta di quella ricchezza che, dall'Europa, appare come un remoto miraggio. I primi passi di questi immigrati lituani sul suolo americano sono timidi e incerti: la metropoli abbaglia con le sue luci, i suoi negozi, le onnipresenti pubblicità e la promessa costante di soddisfare qualsiasi bisogno umano. Nei primi capitoli osserviamo l'ottimismo crescente di Jurgis, volenteroso e pieno di fiducia nelle sue capacità, ci entusiasmiamo con lui e partecipiamo alle usanze lituane trasferite in un contesto profondamente diverso come quello americano. Jurgis viene fagocitato da Packingtown, l'immenso quartiere di Chicago in cui hanno sede le principali industrie per la macellazione, la lavorazione e la conservazione della carne che verrà esportata successivamente nel resto del Paese e in Europa. Sinclair mostra lo squallore e la miseria di Packingtown attraverso gli occhi sempre più attoniti degli immigrati lituani; parallelamente si concentra sulla descrizione meticolosa e sincera della catena di montaggio, costituita da attività ripetitive e frenetiche del tutto disumanizzanti. Laddove l'operaio lavora al massimo delle sue forze per aumentare il proprio guadagno (il lavoro era, infatti, per lo più a cottimo), l'animale viene torturato senza pietà e brutalmente ucciso, senza che nessuno abbia il tempo per fermarsi a riflettere.
    Jurgis stesso, catapultato in quella vorticosa routine senza sosta, prova orgoglio nel sentirsi <<una rotellina di quello straordinario ingranaggio>>. La sua fiducia e la sua allegria sono, tuttavia, destinate a scontrarsi ben presto con una realtà fatta di truffe, sfruttamento e ingiustizie: dai debiti agli infortuni sul lavoro, dalla disoccupazione al vagabondaggio, dalla povertà estrema alla perdita degli affetti, fino all'abbruttimento totale, Jurgis sperimenterà sulla sua pelle l'altra faccia del sogno americano. Dopo essere precipitato nell'abisso della disperazione, egli troverà una nuova ragione di vita nella lotta operaia e nella volontà di rivalsa, grazie all'indottrinamento socialista e al fervore sociale che crescerà intorno a lui.
    Leggere un romanzo sapendo che tutto quello che vi si ritrova è accaduto veramente, anche gli episodi più incredibili e atroci, fa crescere nel lettore il disagio e la consapevolezza che dietro al progresso si celano sempre delle zone d'ombra più o meno inquietanti. La giungla viene presentato in copertina come <<il romanzo che ha fatto tremare il capitalismo americano>>: posso solo immaginare l'effetto dirompente che può avere avuto sul pubblico contemporaneo, anche se la sua forza di condanna sociale non si è ancora affievolita, nemmeno a distanza di oltre un secolo.

    La mia recensione completa su http://librisucculenti.blogspot.it/2013/10/la-giungla-anno-ii-lettura-98.html

    ha scritto il 

  • 4

    Il sogno (falso) americano

    Romanzo duro, scritto vivendo sul campo a contatto con la gente e le situazioni che descrive; non scende a compromessi e a volte sembra pigiare volutamente sull'acceleratore per aumentare lo schifo, l'indignazione e la rabbia.
    Una famiglia di emigranti lituani, poveri e ignoranti, attirata ...continua

    Romanzo duro, scritto vivendo sul campo a contatto con la gente e le situazioni che descrive; non scende a compromessi e a volte sembra pigiare volutamente sull'acceleratore per aumentare lo schifo, l'indignazione e la rabbia.
    Una famiglia di emigranti lituani, poveri e ignoranti, attirata dal mito della libertà, dalle possibilità per tutti di guadagnare e vivere una vita dignitosa.
    Si ritroveranno nel peggiore dei mondi possibili: corruzione, truffe, sfruttamento legalizzato, rispetto dei diritti inesistente, condizioni di lavoro pericolose ed insalubri.
    E scopriranno che nel "nuovo mondo" tutto ha un prezzo e l'unica cosa che conta sono i soldi: senza quelli, puoi anche morire in mezzo alla strada che non importa a nessuno.
    Sinclair poi aggiunge e descrive benissimo la mancanza di ogni scrupolo dell'industria alimentare americana: per i fottuti dollari, per il puro guadagno si compiono azioni immonde (al punto da far morire soldati al fronte e malati in ospedale con forniture di carne avariata, ma anche far ammalare centinaia di neonati con latte volutamente adulterato).
    Con i dovuti distinguo, è la situazione di tanti, tantissimi migranti di oggi e di certe industrie, e ti viene spontaneo chiederti cosa sia veramente cambiato.
    Un libro scritto nel 1904 ma, purtroppo, tremendamente attuale.

    ha scritto il 

  • 5

    <ì>«Volevo impressionare il Paese raccontando cosa fanno i padroni alle loro vittime» disse Sinclair, «e sono inciampato per caso in un' altra scoperta - quello che stavano facendo alle scorte di carne del mondo civilizzato. In altre parole, ho mirato al cuore del pubblico e l' ho colpito a ...continua

    <ì>«Volevo impressionare il Paese raccontando cosa fanno i padroni alle loro vittime» disse Sinclair, «e sono inciampato per caso in un' altra scoperta - quello che stavano facendo alle scorte di carne del mondo civilizzato. In altre parole, ho mirato al cuore del pubblico e l' ho colpito allo stomaco»

    Giornalismo investigativo ai primi del novecento. Una forza dirompente che a suo tempo costrinse il governo americano a migliorare la legislazione sulla produzione alimentare. Non un capolavoro dal punto di vista letterario, ma un libro-denuncia un secolo prima di "Fast food nation".

    ha scritto il 

  • 4

    Maybe things will be better in Chicago
    To leave all we've ever known
    For a place we've never seen [...]
    With my coat and my hat
    I say goodbye to all that
    Maybe things will be better in Chicago

    Tom Waits, CHICAGO (2011)

    ha scritto il 

  • 4

    Castles made of meat

    Questo romanzo andrebbe letto un po' da tutti, ma soprattutto da chi guarda al Sogno Americano con occhi gonfi di quella Libertà per poter fare ciò che si vuole.
    Oh, Sinclair lo sapeva che era così. Eccome se lo sapeva, e io lo ringrazio per aver condiviso la sua esperienza scrivendo pagine ...continua

    Questo romanzo andrebbe letto un po' da tutti, ma soprattutto da chi guarda al Sogno Americano con occhi gonfi di quella Libertà per poter fare ciò che si vuole.
    Oh, Sinclair lo sapeva che era così. Eccome se lo sapeva, e io lo ringrazio per aver condiviso la sua esperienza scrivendo pagine capaci di far vacillare quella gigantesca illusione capitalistica, che con le sue calde braccia schiacciava migliaia e migliaia di persone desiderose di essere un po' più libere.
    Il romanzo ha colpito il mondo allo stomaco parlando dei macelli come luogo di lavoro, ma non si può non vedere quanto alla testa abbia voluto mirare, a una testa indifferente alle necessità primarie di ogni uomo.
    Attraverso le traversie di una famiglia lituana, l'autore ridefinisce i limiti di una società in cui l'arrivismo dei pochi, purtroppo, e sempre i soliti ricchi con le loro lobbie, finisce per avere la meglio sull'umiltà dei tanti che non hanno i mezzi per poter sopravvivere. Ma allo stesso tempo porta sulle pagine la sua esperienza socialista come collante per non finire completamente schiacciati.
    Piaccia o non piaccia la filosofia di fondo, queste sono pagine incise nella Storia e che la Storia l'hanno cambiata.
    Quando si dice che le parole feriscono più della spada...

    ha scritto il 

  • 5

    A classic exposure of capitalist exploitation

    The first idea of this book was to expose the gritty cities and the meat packing industry of the period. Yet this book is also a warm, human tale of real human beings, beautifully written. It takes the reader through the pools of blood on the cutting room floor to the smell of the house the poor ...continua

    The first idea of this book was to expose the gritty cities and the meat packing industry of the period. Yet this book is also a warm, human tale of real human beings, beautifully written. It takes the reader through the pools of blood on the cutting room floor to the smell of the house the poor immigrant family live in. Sinclair brought into focus the way that the American industrial complex was (is) unjust and corrupt.

    ha scritto il 

  • 5

    Molte pagine sono dei veri e propri colpi alla sensibilità del lettore, fa male pensare alle condizioni di vita che il capitalismo sfrenato ha imposto a così tante persone. E proprio per questo è un libro che va letto, per capire meglio il mondo in cui viviamo, perché ogni oggetto che ci circonda ...continua

    Molte pagine sono dei veri e propri colpi alla sensibilità del lettore, fa male pensare alle condizioni di vita che il capitalismo sfrenato ha imposto a così tante persone. E proprio per questo è un libro che va letto, per capire meglio il mondo in cui viviamo, perché ogni oggetto che ci circonda è figlio di questa cultura.

    ha scritto il 

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