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La globalizzazione e i suoi oppositori

Di

Editore: Einaudi

4.0
(255)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 274 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806165992 | Isbn-13: 9788806165994 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Daria Cavallini

Genere: Business & Economics , Political , Social Science

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Descrizione del libro
Il vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 2001, consigliere di Bill Clinton durante il primo mandato, e vicepresidente della Banca Mondiale dal1997 al 2000, affronta il tema della globalizzazione cercando di rispondere ad alcune domande: cosa s'intende per globalizzazione? quali sono i presupposti,quali gli effetti e quali i danni? chi sostiene la globalizzazione, chi la governa e chi la contesta?
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  • 5

    libro che dovrebbero leggere tutti quelli che dicono che "la crisi ci ha colti di sorpresa"

    e che qui vengono profondamente sbugiardati fin dai primi anni del 2000 (ovvero quando questo libro è stato scritto)
    Speriamo che Stiglitz voglia scrivere un seguito su questi ultimi 10-15 anni.
    il titolo sarebbe facile: "Ve l'avevo detto!"

    ha scritto il 

  • 4

    il libro è molto interessante e ben scritto, è però fin troppo evidente la parzialità dell'autore.
    trattando argomenti di storia contemporanea sarebbe stata interessante una versione aggiornata con gli eventi dell'ultimo decennio.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Opera degna di attenzione, vera e propria pietra miliare all’interno del dibattito mondiale sulla globalizzazione. Il Premio Nobel per l'economia Stiglitz lancia un atto di accusa contro le istituzioni internazionali, colpevoli a suo avviso di aver favorito gli interessi dei paesi ricchi a danno ...continua

    Opera degna di attenzione, vera e propria pietra miliare all’interno del dibattito mondiale sulla globalizzazione. Il Premio Nobel per l'economia Stiglitz lancia un atto di accusa contro le istituzioni internazionali, colpevoli a suo avviso di aver favorito gli interessi dei paesi ricchi a danno di quelli in via di sviluppo, il tutto dall'autorevole punto di vista di chi ha lavorato nell'ambito della Banca Mondiale e ha ricoperto numerosi ruoli di potere nella politica economica internazionale. Molto interessante e a mio avviso istruttivo.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando la ricchezza mondiale aumenta, è solo il fondamentalismo del mercato che genera drammi.
    ... non è un black-block a ricordarci certe cosucce scomode, ma un premio Nobel per l'Economia:

    "Un divario progressivamente più accentuato tra ricchi e poveri ha ridotto in miseria un nume ...continua

    Quando la ricchezza mondiale aumenta, è solo il fondamentalismo del mercato che genera drammi.
    ... non è un black-block a ricordarci certe cosucce scomode, ma un premio Nobel per l'Economia:

    "Un divario progressivamente più accentuato tra ricchi e poveri ha ridotto in miseria un numero sempre maggiore di persone del Terzo mondo, costrette a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno.
    Malgrado le reiterate promesse di ridurre la povertà fatte negli ultimi dieci anni del XX secolo, il numero effettivo di persone che vivono in povertà è invece aumentato di quasi cento milioni mentre, allo stesso tempo il reddito mondiale complessivo è cresciuto in media del 2,5 per cento annuo".

    100 milioni di poveri in più e poche persone mooooooooolto più ricche: ... e il violento sarebbe Carlo Giuliani?!?

    ha scritto il 

  • 5

    indispensabile

    L'economia, nel senso della disciplina accademica, può non piacere -e non è, obiettivamente, la branca di studi più affascinante che esista- ma se si vogliono capire meglio, diciamo, almeno gli ultimi due o tre secoli, è indispensabile, almeno quanto lo è sapere un po' di filosofia e teologia med ...continua

    L'economia, nel senso della disciplina accademica, può non piacere -e non è, obiettivamente, la branca di studi più affascinante che esista- ma se si vogliono capire meglio, diciamo, almeno gli ultimi due o tre secoli, è indispensabile, almeno quanto lo è sapere un po' di filosofia e teologia medievali per capire l'Europa del 1000-1200. Questo, non perchè nei vari Ricardo o Walras o chi vi pare stia qualche chiave segreta per capire la storia (vuoi pure solo economica), ma per vedere da vicino a cosa sono servite le loro teorie e su quali presupposti poggiavano. Questa premessa per dire dei meriti del libro di Stiglitz, che a mio avviso sono grandi, e ben distribuiti fra meriti di tipo metodologico e scientifico, e meriti di contributo netto e diretto alla conoscenza di fatti storico-economici recenti. Sul piano scientifico, c'è fra le altre cose un passo in cui l'autore osserva con un certo understatement che uno dei problemi dell'economia è che spesso ciò che tratta e/o prescrive non ha rapporto con la realtà. Detta da un dottissimo, pluritradotto accademico non è una cosetta da poco. Sul piano fattuale, Stiglitz ricostruisce per il lettore comune una serie di svolgimenti di estremo interese, per esempio il passaggio delle economie dell'Est dal sistema statalizzato sovietico a quello capitalista. Il raffronto comparato fra il modo in cui ciò avvenne in Russia e in Polonia è di estremo ineteresse. Ma non è meno utile e stimolante il modo in cui Stiglitz considera, anche teoricamente, il problema del confronto fra i modelli di economia capitalistica e le economie che da questo modello divergono.
    Per chi ama la ricerca, lo studio, il franco dibattito di idee, Stiglitz dovrebbe rivelarsi un ottimo autore.
    Per chi ha paura di abbandonare i teatrini in cui si inscena la milionesima replica degli scontri verbali fra paladini del 'liberismo' e del 'socialismo' Stiglitz non è consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Panoramica molto esauriente e dettagliata su quelle che sono le ingiustizie e ineguaglianze alla base del movimento di contestazione globale. Ampia parte dedicata alle disastrose politiche dell'FMI inspirate dal Washington Consensus e le sue dottrine neo-liberiste.

    ha scritto il 

  • 5

    stiglitz è un grande economista nonchè premio nobel, ha lavorato nella banca mondiale, il suo merito è quello di rendere semplici anche ai profani fenomeni come la globalizzazione e di convincere anche ai più accaniti no global che esiste una globalizzazione buona e soprattutto giusta. consiglio ...continua

    stiglitz è un grande economista nonchè premio nobel, ha lavorato nella banca mondiale, il suo merito è quello di rendere semplici anche ai profani fenomeni come la globalizzazione e di convincere anche ai più accaniti no global che esiste una globalizzazione buona e soprattutto giusta. consiglio di leggerlo per capire meglio il mondo che ci circonda.

    ha scritto il