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La grafomane

Di

Editore: La Lepre

2.4
(10)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 184 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8896052149 | Isbn-13: 9788896052143 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: L. Masotti , A.M.V. Pizzone

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Descrizione del libro
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  • 1

    Se la mia psicologa scrivesse un libro del genere...

    ...mi chiederei dove ho sbagliato per renderla una donna simile. Siamo seri, da una che ha studiato ‘ste cose una storia così malmalsana (non è un refuso) non me l’aspettavo proprio. Comunque, affari suoi e dei suoi pazienti.
    La parte epistolare non è malvagia anche se, un’esperienza del ge ...continua

    ...mi chiederei dove ho sbagliato per renderla una donna simile. Siamo seri, da una che ha studiato ‘ste cose una storia così malmalsana (non è un refuso) non me l’aspettavo proprio. Comunque, affari suoi e dei suoi pazienti.
    La parte epistolare non è malvagia anche se, un’esperienza del genere ha un senso se la vivi, quasi nessuno se la leggi. Cioè, leggendo questo romanzo è facile non comprendere la lingua dei due protagonisti e trovarli piuttosto ridicoli, smielati, patetici, perversi, morbosi ecc ecc. insomma l’etichetta morale vien quasi da sé. Ma, se la cosa riguardasse sé stessi, eh beh, se la cosa riguardasse sé stessi metà delle cose non verrebbero neanche notate e per il resto ci si sentirebbe in dovere di non suicidarsi a suon di male parole, s’andrebbe un po’ più cauti con i giudizi, forse.
    Quindi, la parte epistolare è parzialmente salvabile.
    Ciò che trovo veramente pessimo di questo romanzo è il secondo intermezzo narrativo e, in particolare, la conclusione che, sebbene sia la somma di una serie di follie (quindi difficilmente spiegabile razionalmente), mi sembra che proprio non stia in piedi. E il pensiero che tutto ciò sia stato congegnato da una psicologa mi fa incazzare. Per non parlare, poi, di come è scritto: un’asettica sequenza di pensierini composti da soggetto, verbo e predicato o poco più!

    ha scritto il 

  • 3

    La Manipolatrice

    Cambierei il titolo in La Manipolatrice.
    e' bellissima la copertina da graffito rupestre, ma nn so dirvi se sia di un artista contemporaneo o di una nostro antenato, poco importa.
    La scrittrice puzza di moralismo di destra-destra e le sue torbide manie manipolative impregnano la storia ...continua

    Cambierei il titolo in La Manipolatrice.
    e' bellissima la copertina da graffito rupestre, ma nn so dirvi se sia di un artista contemporaneo o di una nostro antenato, poco importa.
    La scrittrice puzza di moralismo di destra-destra e le sue torbide manie manipolative impregnano la storia e i personaggi. Le traduttrici sono state ineccepibili e il testo effettivamente è quello che è.
    perchè sono così severa? perchè un romanzo ambientato pochi anni fa nn può considerare un disabile mentale negro! Non accetto il gusto di usare termini razzisti per creare suggestioni sul lettore. Questa scrittrice mi sa proprio di fascista!
    Il libro si muove in maniera scontata, quasi che questa 40 anne (la scrittrice) abbia scoperto che ha una vagina e un desiderio solo in tarda età, dopo anni di fustigazioni e negazioni. Signore, esistono questi casi, ma andrebbero pubblicati in resoconti clinici, la letteratura, il romanzo, la scrittura tutta, dovrebbe accompagnarci a un'intuizione, a fare un passo un pò più in là e respirare profumo anche dove pensi nn ce ne sia.

    ha scritto il 

  • 4

    La grafomane è un romanzo epistolare -con due intermezzi narrativi- che lascia un poco storditi. Occorre leggerlo indossando gli abiti rossi di una passione -una qualsiasi passione, non è necessario sia la scrittura. Bisogna però aver ben presenti le intensità, gli eccessi, le ossessioni di qualc ...continua

    La grafomane è un romanzo epistolare -con due intermezzi narrativi- che lascia un poco storditi. Occorre leggerlo indossando gli abiti rossi di una passione -una qualsiasi passione, non è necessario sia la scrittura. Bisogna però aver ben presenti le intensità, gli eccessi, le ossessioni di qualcosa che consuma, divora, brucia e talvolta distrugge.
    Da una parte la penna di una giovane donna che, a Venezia, è impegnata ad analizzare corrispondenze amorose in vista di una tesi dal titolo L’amore e la morte a chiare lettere -titolo abbastanza simile a quello dato dall’autrice alla sua stessa tesi, secondo le note biografiche. E la Buyse ha affermato di aver scritto il libro per liberarsi appunto da una sorta di ossessione...
    Dall’altra parte la penna di un maturo professore di Bruxelles, al quale viene chiesto di far da revisore a un lavoro che mira a scoprire se le lettere costituiscano la condizione dell’amore, o sia piuttosto l’amore a essere condizione della loro esistenza...
    Da una parte, una giovane appassionata che si sente capace di comprendere la follia e cerca un complice per instaurare un rapporto epistolare simile a quello di autori famosi -sono citati Kafka, Artaud, Bousquet, Joyce ed Eluard, anche se i primi vengono liquidati dal professore come "scrittori che amano senza sesso"…
    Dall’altra un Gentile Sig. Sébastien Cassandre, che diventa Caro Cassandre e diventa poi Mio caro Bastien e diventa infine Sébastien adorato.
    In mezzo: una intensa corrispondenza. E la passione per la scrittura e le lettere, che si trasforma in passione divorante, ossessiva -fantasie morbose e inchiostro, sottili perversioni e carta da lettere, erotismo e parole.
    Una frenesia progressiva e incontenibile, una scrittura-sentimento che serve anche a guardarsi dentro, a svelarsi a sè e all'altro. Fino a che la scrittura, acquistata una sua fisicità -che va oltre la penna, il foglio e l’attesa- si fa organo, si fa corpo e conduce al corpo.
    Fino a che il tentativo di liberare le parole dal loro peso, dalle loro scorie, di scrostare il linguaggio dalle loro impurità fa sì che la protagonista sia divisa tra l’uomo e la lettera e voglia perdersi nella lettera per ritrovarsi nell’uomo...
    Fino a che dalle scritture-corpo aggrovigliate e dalle frasi-corpo sovrapposte vengono fuori tre parole che quasi spaventano: "Mara, ti amo!"
    Fino a che si rischia di rimanere imprigionati in una follia che va oltre i pensieri e le righe...
    Molto particolare e interessante questa narrazione. Per come percorre ed esplora le possibilità di incontro, di conoscenza, di evoluzione di un rapporto attraverso lo scambio epistolare e per la capacità di indagare a fondo particolari aspetti -quelli più nascosti, quelli più oscuri- dell’animo umano.
    Bella, anche se in alcuni punti -laddove grafomania sembra doversi coniugare molto dettagliatamente con erotomania- può risultare forse un po’ eccessivo, perdendo leggermente di credibilità.
    Scrittura sicura, viva, fresca, giovane. In corsa, in arrampicata, saltellante. Come una penna imbizzarrita.

    ha scritto il 

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