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La grande sera

Di

Editore: Mondadori

3.6
(359)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804324260 | Isbn-13: 9788804324263 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    Chi si salva?

    Un romanzo in cui ogni personaggio viene letteralmente dissezionato per mostrarne tutti i difetti e le sfacettature: e in questo modo mostrare poi tutte le grettezze
    dell'animo umano moderno.
    Nessuno si salva, nessuno è degno di stima. Si è solo oggetto di interesse, di contabilità af ...continua

    Un romanzo in cui ogni personaggio viene letteralmente dissezionato per mostrarne tutti i difetti e le sfacettature: e in questo modo mostrare poi tutte le grettezze
    dell'animo umano moderno.
    Nessuno si salva, nessuno è degno di stima. Si è solo oggetto di interesse, di contabilità affettiva, di valutazione se convenga o meno.
    E' come se fosse tutto un mondo sotteraneo, fatto di sotterfugi, doppie e triple vite, amanti e soci occulti, che improvvisamente fa sbucare la testa dalla tana,
    visto che improvvisamente uno di loro non si trova più. E uscendo dal loro singolo buco viene allo scoperto la tana stessa, che forse era meglio tenere coperta.
    Non so se sia successo a tutti i lettori di questo romanzo, ma io personalmente non ho trovato simpatia per nessuno. Li avrei tutti presi a schiaffi: se gli uomini sono traditori
    seriali e crudeli, le donne sono rompiscatole egoiste. Le figure genitoriali ne escono anche più malconce: troppo ripiegate sui propri adolescenziali interessi per accorgersi
    di figli che ne cercano disperatamente una guida. Gli adolescenti della storia sono quelli che circolano un po' dovunque: pieni di tutte le risorse materiali possibili, che
    consentono loro persino la fuga da casa, ma scarsi di strumenti per costruirsi una vita, perchè totalmente sforniti di responsabilità.
    Questa è una storia sulla peggio società, lo credo assolutamente: il mondo avrà anche questi schifi di uomini, ma per fortuna è costellato di tanta bellezza e santità!
    Lo stile è ironico, pungente, ogni singola analisi del personaggio è un graffio sulla pelle e finisce per far scoprire anche qualcosa di noi, delle nostre meschinità. Serve per
    farci da post-it per un esamino di coscienza....

    ha scritto il 

  • 0

    ...il problema non è sedurre una donna, ma lasciarla...


    ...io non ti riconosco più, non so più chi sei. lui annui...è il destino delle coppie che durano...


    ...si era sposata con l'ambizione, delirante e comune, di possedere un uomo, ma constatava di essere vedova di un vivo... ...continua


    <

    ...il problema non è sedurre una donna, ma lasciarla...

    ...io non ti riconosco più, non so più chi sei. lui annui...è il destino delle coppie che durano...

    ...si era sposata con l'ambizione, delirante e comune, di possedere un uomo, ma constatava di essere vedova di un vivo...

    ...lui si era limitato a sorridere, senza sperare di convincerla, probabilmente perchè gli bastava la propria convinzione, evento rarissimo. spesso, quando si cerca di convincere gli altri, si tenta solo di placare i propri dubbi; e non c'è da stupirsi se si fallisce in entrambi gli intenti...

    ...l'attesa della felicità è un inganno. l'attesa del dolore non può essere ingannata. è solo un altro inganno del linguaggio. gli uomini lo sanno così bene che paventano l'incertezza dell'attesa più che la certezza del male. e ci sono quelli che, alla paura di precipitare, preferiscono l'abisso del vuoto...

    ...tipico gli sembrava quell'appello alla pazienza, una virtù che vogliamo imporre agli altri quando l'abbiamo persa noi...

    ...il tono preannunciava una di quelle discussioni ipotetiche in cui, parlando di altri, si parla di se stessi...ed è il momento in cui si dedica agli altri il massimo spazio...

    ...il limite di questi non era di affermare che la verità è di pochi, asserzione più credibile del suo contrario, quanto di sapere in anticipo chi erano: loro e qualche amico...

    ...l'odio che teneva avvinti i suoi genitori era un legame più tenace, e certamente più affidabile, di qualsiasi altro...perché un predatore può lasciarsi sfuggire la sua vittima...ma due predatori si dilaniano, in una presa atroce, fino all'estremo...né scelgono la salvezza riservata alla intelligenza dei deboli, la fuga...così si scarnificano finchè morte non tanto li separi, come dice la formula sacramentale, quanto finalmente li unisca...

    ...l'odio che ciascuno suscitava nell'altra dava un nome ed una causa a quel sentimento, senza nome e senza causa, in cui probabilmente erano stati allevati: l'odio di se stessi...

    ...la parola che schiudeva l'accesso alla felicità era la stessa che, pronunciata un attimo prima, poteva precluderla....

    ...angosciato che il mondo non finisse insieme con lui, ne predicava lo sfacelo...

    ...era una giovane di una bellezza innegabile, ma scostante, anche perché si intuiva che la prima a considerarla tale era lei. Ansiosa di imporre le proprie capacità professionali, temeva fossero posposte alla avvenenza, da lei stessa sopravvalutata. Non sono rare le donne che, anziché esercitare il proprio fascino, lo subiscono, fino a esserne imbarazzate; e si sentono circondate da un desiderio che talvolta sono solo loro a provare. Con gli anni il peggioramento fatale dell’aspetto fisico coincide con il miglioramento dei rapporti umani, quasi si fossero liberate da quello che, invece di un privilegio, consideravano un peso. Anche se proprio allora lo scoprono come un privilegio e cercano con ansia tardiva, e ormai inutile, di riacquistarlo...

    ...c'era una frase proverbiale che detestava: "chi non ama i cani non ama gli uomini"...l'aveva appresa nell'infanzia, l'età più indifesa dal sapere degli adulti...e solo dopo anni aveva capito che era falsa...del resto la seconda metà della vita viene spesso impiegata, più che a scoprire nuove verità, a liberarsi delle menzogne di prima...l'amore per gli uomini che si attribuivano gli amanti dei cani gli appariva smentito dall'odio con cui lo negavano agli altri...e conosceva la loro insofferenza verso il visitatore impaurito dalla festosità dei latrati...quando sacrificavano l'essere più inerme. cioè il visitatore, imponendogli, se non di ricambiarla, almeno di subirla...e anziché frenare l'aggressività dell'animale, chiedevano all'ospite di vincere la paura...l'idea di legare il cane o di rinchiuderlo momentaneamente in una stanza non rientrava nell'orizzonte delle loro possibilità...e se l'ospite pallido la suggeriva, lo guardavano costernati, considerandola offensiva per la dignità dell'animale...a questo punto l'ospite ritornava ad essere quello che il suo nome significava all'origine, il nemico...o si arrendeva ai latrati o si rivelava intollerante...quanto all'esito di una scelta tra lui e l'animale non sussistevano dubbi: almeno nell'animo delle persone che si giudicavano sensibili...

    ha scritto il 

  • 3

    Trovo difficoltà a valutare questo romanzo molto particolare. Le tre stelle potrebbero essere anche quattro, perché oggettivamente è opera di un grandissimo scrittore, che ho conosciuto leggendo anni fa "Nati due volte", poi con i racconti del Sole 24 ore che mi hanno colpito molto. Tuttavia non ...continua

    Trovo difficoltà a valutare questo romanzo molto particolare. Le tre stelle potrebbero essere anche quattro, perché oggettivamente è opera di un grandissimo scrittore, che ho conosciuto leggendo anni fa "Nati due volte", poi con i racconti del Sole 24 ore che mi hanno colpito molto. Tuttavia non riesco a dimenticare una sensazione fastidiosa che mi ha accompagnato per tutta la lettura di eccessiva attenzione all’uso delle parole che vengono dosate con una bravura insuperabile –pochi scrittori scrivono così bene come Pontiggia-, ma come tutti gli eccessi produce effetti di forzatura, di poca spontaneità e di freddezza, ponendo il lettore nello stato d’animo di chi legge una superba esercitazione letteraria che però risulta distante e spesso pesante e noiosa.
    In fondo al romanzo vi è un commento che ho letto saltando qua e là, del quale però vorrei riportare un pensiero che è utile a comprendere l’opera: la struttura del romanzo può paragonarsi ad un oggetto circolare con un vuoto in mezzo, come una giostra con animali e figure fantastiche che ruotano intorno ad un perno nascosto; o meglio, prendendo lo spunto dalle arti figurative, a quelle composizioni pittoriche articolate lungo i margini e con un vuoto al centro, come i quadri del primo manierismo (richiama gli affreschi del Correggio nel Duomo di Parma, che ho visto qualche tempo fa dal vivo, in cui vi è una corona di angeli e beati che cingono uno sfondo luminoso al centro, da cui si irradia una luce che illumina l’assunzione della Vergine). Spiego il senso di quanto sopra: la trama è semplice, dall’inizio alla fine si svolge la ricerca di un uomo scomparso, un imprenditore di mezza età invischiato in affari non molto chiari, di cui non sappiamo nemmeno il nome. Quest’uomo ha una famiglia, una moglie aspirante poetessa per coprire il vuoto del resto della sua esistenza, un fratello critico cinematografico che non riesce a scrivere più un articolo da anni né a combinare niente nella vita se non litigare fino a sbranarsi con una moglie scontenta e incontrare un’amante più vecchia di lui, che, forse in rispetto della figura materna, riesce a metterlo davanti al suo totale fallimento senza rinfacciargli o rimproverargli nulla; ha anche un’amante ufficiale, Silvia, che aspetta fiduciosa il suo divorzio ed il promesso futuro insieme, premendo però affinchè questo tempo si realizzi presto; l’uomo, si scopre nel corso della storia, ha anche un’altra amante, di venti anni più giovane di lui, alla quale ha promesso che presto sarà libero. Ci sono poi i suoi colleghi di lavoro, il socio Campisi, superficiale e vigliacco, incapace di gestire con freddezza la scomparsa dell’altro, e poi vi è il finanziere Terragni, privo di scrupoli e freddo uomo d’affari che per distrarsi si occupa di esoterismo, ed infine l’investigatore privato Borghi, assoldato da Terragni per cercare lo scomparso, uno che preferisce gli animali alle persone e che valuta la gente con criteri zoologici. Ognuno di questi personaggi viene di volta in volta descritto con una forma pesante, sempre con aforismi ed antitesi, con tono sentenzioso e come dicevo sopra in alcuni casi noioso, in altri troppo difficile da capire, per cui sei costretto a tornare indietro a rileggere. Al centro di questo deprimente girotondo, dal quale emergono impietosamente i vizi e gli pseudo valori del nostro mondo in disfacimento esistenziale ed intellettuale, vi è il grande vuoto dell’assenza del protagonista, che però, alla fine, si riempie di valore, e lo scomparso si erge come colui che forse è maggiormente “presente” alla decadenza che circonda la sua vita e ne accetta le conseguenze.
    Ripeto: una scrittura sublime, una padronanza della lingua insuperabile, ma….

    ha scritto il 

  • 2

    Parole, parole, parole.

    Giuseppe Pontiggia, ne "La grande sera", mette in campo tutto senza mettere in campo nulla: si compiace delle stile, delle descrizioni dei paesaggi, delle considerazioni e degli aforismi che concepisce (e che mette in bocca ora ai personaggi, ora a se stesso), senza però riuscire ad andare oltre ...continua

    Giuseppe Pontiggia, ne "La grande sera", mette in campo tutto senza mettere in campo nulla: si compiace delle stile, delle descrizioni dei paesaggi, delle considerazioni e degli aforismi che concepisce (e che mette in bocca ora ai personaggi, ora a se stesso), senza però riuscire ad andare oltre uno sterile autocompiacimento. La sua scrittura è fin troppo ricercata, al punto da risultare manierista; a questa forma impeccabile corrispondono contenuti ridondanti e vuoti, in cui è viva solo l'esteriorità degli atti e dei sentimenti descritti, rivelando un autore stanco e formale esattamente come i suoi protagonisti. Infatti, nonostante l'ironia sottile esercitata nei loro confronti, i personaggi sono costruiti con psicologismi da salotto, e la sterminata quanto inconsistente galleria di caratteri serve soltanto a dissimulare un vuoto d'idee che impregna completamente questo romanzo radical chic.
    L'opera non rivela nulla che non sappiamo già; alzi, presenta il risaputo come rivelazione. Un passo del capitolo XXII sembra sottolinearlo ed ammetterlo: "Aveva letto in quei giorni una citazione senza nome: 'Eterno è il mondo delle cose che non si possono dire'. E aveva pensato a quelle che si possono dire, quasi tutte, mentre ne rimanevano escluse quelle essenziali. La frase però continuava con una eccezione: 'a meno che si dicano bene'. E lui sentiva che a quel 'dire bene' poteva valere la pena di dedicare una vita".

    ha scritto il 

  • 3

    L'intera vicenda ruota intorno alla scomparsa di un consulente finanziario, di cui nel libro non si fa mai il nome. Su sollecitazione dell'amante, Ada, le persone che, a vario titolo, gli sono vicine si mettono a cercarlo, scoprendo aspetti poco conosciuti del suo lavoro, della sua vita privata e ...continua

    L'intera vicenda ruota intorno alla scomparsa di un consulente finanziario, di cui nel libro non si fa mai il nome. Su sollecitazione dell'amante, Ada, le persone che, a vario titolo, gli sono vicine si mettono a cercarlo, scoprendo aspetti poco conosciuti del suo lavoro, della sua vita privata e di un rapporto affettivo particolarmente forte con un nipote, Andrea, figlio del fratello, a cui lascia una grossa somma di denaro. Alla fine l'unico risultato a cui riescono a pervenire è che, con molta probabilità, egli possa essersi trasferito in Sudafrica. E, paradossalmente, questa conclusione mette fine ad ogni ulteriore ricerca. Vincitore del Premio Strega del 1989, il romanzo appare degno d'interesse nello forma stilistica e negli aspetti lessicali ma molto debole, noioso e scontato nella trama per cui la lettura non è particolarmente entusiasmante.

    ha scritto il 

  • 4

    Potrei stare ore a leggere la qualsiasi cosa scritta da Pontiggia. Trovo il suo stile molto gradevole, leggero, ironico e profondo. Si nota una certe meticolosità nella scelta precisa e ricercata delle parole esatte da inserire nei testi che scrive, denotando una passione ed un amore per la lingu ...continua

    Potrei stare ore a leggere la qualsiasi cosa scritta da Pontiggia. Trovo il suo stile molto gradevole, leggero, ironico e profondo. Si nota una certe meticolosità nella scelta precisa e ricercata delle parole esatte da inserire nei testi che scrive, denotando una passione ed un amore per la lingua italiana, decisamente fuori dal comune.

    La trama della "grande sera" non può che risultare estremamente interessante e coinvolgente. La scomparsa del protagonista, che non verrà mai ritrovato, sorprende fin da subito, lasciando il lettore attaccato al libro, nell'osservare le reazioni di tutte le persone vicine allo scomparso.
    Nel finale, dopo un primo momento di prevedibilissimo sconforto, tutti se ne faranno una ragione, smettendo di continuare a cercare il loro caro andato via.
    Questa fuga porterà a diverse riflessioni da parte di chi resta, stati d'animo tipici degli esseri umani, in una rappresentazione della realtà che pone i freni all'andar inconsepovole della vita, mostrando una via d'uscita sempre presente, qualora si abbia il coraggio di intraprenderla, se si vuole modificare una situazione attuale per nulla appagante, a prescindere da quelli che possono essere i risultati osservabili e socialmente meritevoli di riconoscenza e stima.

    Voto: 8-/10

    ha scritto il