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La grande sera

By Giuseppe Pontiggia

(236)

| Others | 9788804324263

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Book Description

46 Reviews

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  • 25 people find this helpful

    Trovo difficoltà a valutare questo romanzo molto particolare. Le tre stelle potrebbero essere anche quattro, perché oggettivamente è opera di un grandissimo scrittore, che ho conosciuto leggendo anni fa "Nati due volte", poi con i racconti del Sole 2 ...(continue)

    Trovo difficoltà a valutare questo romanzo molto particolare. Le tre stelle potrebbero essere anche quattro, perché oggettivamente è opera di un grandissimo scrittore, che ho conosciuto leggendo anni fa "Nati due volte", poi con i racconti del Sole 24 ore che mi hanno colpito molto. Tuttavia non riesco a dimenticare una sensazione fastidiosa che mi ha accompagnato per tutta la lettura di eccessiva attenzione all’uso delle parole che vengono dosate con una bravura insuperabile –pochi scrittori scrivono così bene come Pontiggia-, ma come tutti gli eccessi produce effetti di forzatura, di poca spontaneità e di freddezza, ponendo il lettore nello stato d’animo di chi legge una superba esercitazione letteraria che però risulta distante e spesso pesante e noiosa.
    In fondo al romanzo vi è un commento che ho letto saltando qua e là, del quale però vorrei riportare un pensiero che è utile a comprendere l’opera: la struttura del romanzo può paragonarsi ad un oggetto circolare con un vuoto in mezzo, come una giostra con animali e figure fantastiche che ruotano intorno ad un perno nascosto; o meglio, prendendo lo spunto dalle arti figurative, a quelle composizioni pittoriche articolate lungo i margini e con un vuoto al centro, come i quadri del primo manierismo (richiama gli affreschi del Correggio nel Duomo di Parma, che ho visto qualche tempo fa dal vivo, in cui vi è una corona di angeli e beati che cingono uno sfondo luminoso al centro, da cui si irradia una luce che illumina l’assunzione della Vergine). Spiego il senso di quanto sopra: la trama è semplice, dall’inizio alla fine si svolge la ricerca di un uomo scomparso, un imprenditore di mezza età invischiato in affari non molto chiari, di cui non sappiamo nemmeno il nome. Quest’uomo ha una famiglia, una moglie aspirante poetessa per coprire il vuoto del resto della sua esistenza, un fratello critico cinematografico che non riesce a scrivere più un articolo da anni né a combinare niente nella vita se non litigare fino a sbranarsi con una moglie scontenta e incontrare un’amante più vecchia di lui, che, forse in rispetto della figura materna, riesce a metterlo davanti al suo totale fallimento senza rinfacciargli o rimproverargli nulla; ha anche un’amante ufficiale, Silvia, che aspetta fiduciosa il suo divorzio ed il promesso futuro insieme, premendo però affinchè questo tempo si realizzi presto; l’uomo, si scopre nel corso della storia, ha anche un’altra amante, di venti anni più giovane di lui, alla quale ha promesso che presto sarà libero. Ci sono poi i suoi colleghi di lavoro, il socio Campisi, superficiale e vigliacco, incapace di gestire con freddezza la scomparsa dell’altro, e poi vi è il finanziere Terragni, privo di scrupoli e freddo uomo d’affari che per distrarsi si occupa di esoterismo, ed infine l’investigatore privato Borghi, assoldato da Terragni per cercare lo scomparso, uno che preferisce gli animali alle persone e che valuta la gente con criteri zoologici. Ognuno di questi personaggi viene di volta in volta descritto con una forma pesante, sempre con aforismi ed antitesi, con tono sentenzioso e come dicevo sopra in alcuni casi noioso, in altri troppo difficile da capire, per cui sei costretto a tornare indietro a rileggere. Al centro di questo deprimente girotondo, dal quale emergono impietosamente i vizi e gli pseudo valori del nostro mondo in disfacimento esistenziale ed intellettuale, vi è il grande vuoto dell’assenza del protagonista, che però, alla fine, si riempie di valore, e lo scomparso si erge come colui che forse è maggiormente “presente” alla decadenza che circonda la sua vita e ne accetta le conseguenze.
    Ripeto: una scrittura sublime, una padronanza della lingua insuperabile, ma….

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    sandra said on Feb 27, 2014 | 12 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    grande grande grande.
    storia personaggi scrittura introspezione messaggio stile intrigo
    c'è tutto.
    sarà anche che adoro pontiggia.
    ma di più da un libro non si può pretendere.

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    Gianni Bestagno said on Dec 8, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Parole, parole, parole.

    Giuseppe Pontiggia, ne "La grande sera", mette in campo tutto senza mettere in campo nulla: si compiace delle stile, delle descrizioni dei paesaggi, delle considerazioni e degli aforismi che concepisce (e che mette in bocca ora ai personaggi, ora a s ...(continue)

    Giuseppe Pontiggia, ne "La grande sera", mette in campo tutto senza mettere in campo nulla: si compiace delle stile, delle descrizioni dei paesaggi, delle considerazioni e degli aforismi che concepisce (e che mette in bocca ora ai personaggi, ora a se stesso), senza però riuscire ad andare oltre uno sterile autocompiacimento. La sua scrittura è fin troppo ricercata, al punto da risultare manierista; a questa forma impeccabile corrispondono contenuti ridondanti e vuoti, in cui è viva solo l'esteriorità degli atti e dei sentimenti descritti, rivelando un autore stanco e formale esattamente come i suoi protagonisti. Infatti, nonostante l'ironia sottile esercitata nei loro confronti, i personaggi sono costruiti con psicologismi da salotto, e la sterminata quanto inconsistente galleria di caratteri serve soltanto a dissimulare un vuoto d'idee che impregna completamente questo romanzo radical chic.
    L'opera non rivela nulla che non sappiamo già; alzi, presenta il risaputo come rivelazione. Un passo del capitolo XXII sembra sottolinearlo ed ammetterlo: "Aveva letto in quei giorni una citazione senza nome: 'Eterno è il mondo delle cose che non si possono dire'. E aveva pensato a quelle che si possono dire, quasi tutte, mentre ne rimanevano escluse quelle essenziali. La frase però continuava con una eccezione: 'a meno che si dicano bene'. E lui sentiva che a quel 'dire bene' poteva valere la pena di dedicare una vita".

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    Imagus 2011-2014 said on Nov 30, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'intera vicenda ruota intorno alla scomparsa di un consulente finanziario, di cui nel libro non si fa mai il nome. Su sollecitazione dell'amante, Ada, le persone che, a vario titolo, gli sono vicine si mettono a cercarlo, scoprendo aspetti poco cono ...(continue)

    L'intera vicenda ruota intorno alla scomparsa di un consulente finanziario, di cui nel libro non si fa mai il nome. Su sollecitazione dell'amante, Ada, le persone che, a vario titolo, gli sono vicine si mettono a cercarlo, scoprendo aspetti poco conosciuti del suo lavoro, della sua vita privata e di un rapporto affettivo particolarmente forte con un nipote, Andrea, figlio del fratello, a cui lascia una grossa somma di denaro. Alla fine l'unico risultato a cui riescono a pervenire è che, con molta probabilità, egli possa essersi trasferito in Sudafrica. E, paradossalmente, questa conclusione mette fine ad ogni ulteriore ricerca. Vincitore del Premio Strega del 1989, il romanzo appare degno d'interesse nello forma stilistica e negli aspetti lessicali ma molto debole, noioso e scontato nella trama per cui la lettura non è particolarmente entusiasmante.

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    Salvatore Palma said on Oct 24, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Milano anni 80. Scorrevole e avvincente, per molti versi rappresentativo di un'epoca e di una generazione.

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    Silvia Pancaldi said on Sep 3, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Others 280 Pages
  • ISBN-10: 8804324260
  • ISBN-13: 9788804324263
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: 1989-01-01
  • Also available as: Paperback , Hardcover
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