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La guerra civile spagnola

1936-1939

By Paul Preston

(117)

| Hardcover

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Book Description

Edizione Speciale per Il Giornale.

Tra il 1936 e il 1939, la guerra civile di Spagna commosse l'Europa, infiammò politici e intellettuali e convinse migliaia di volontari a combattere su entrambi i fronti. Ma di che cosa si trattò veramente? Di un c Continue

Edizione Speciale per Il Giornale.

Tra il 1936 e il 1939, la guerra civile di Spagna commosse l'Europa, infiammò politici e intellettuali e convinse migliaia di volontari a combattere su entrambi i fronti. Ma di che cosa si trattò veramente? Di un conflitto che annegò nel sangue un governo democraticamente eletto o di una guerra che salvò l'Europa occidenale dal comunismo? Il dibattito, che si è riacceso di recente, trova nel libro di Paul Preston, grande biografo del generale Franco, un'ideale collocazione. L'autore ricostruisce battaglie e personaggi chiave della tragedia spagnola, gettando una nuova luce sui conflitti sorti all'interno delle Brigate Internazionali, armate dall'Unione Sovietica. E ci racconta una guerra fratricida che, complice l'indifferenza di Francia e Inghilterra, costò più di un milione di morti e non bastò a circoscrivere l'aggressività nazifascista. Nell'aprile del 1939 l'Europa assistette impotente al crollo dell'ultimo baluardo della democrazia. Il 1° Settembre di quello stesso anno scoppiava la seconda guerra mondiale.

14 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    La guerra civile spagnola

    Una buona lettura per conoscere un aspetto molto complesso della seconda guerra mondiale. voto 6/10

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    Borreto54 said on Jun 27, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La guerra civile spagnola, vinta storicamente dal caudillo Francisco Franco, fu umanamente persa da tutti, nessuno escluso: Franco, gli anarchici, la Chiesa, i comunisti, i fascisti, i socialisti, la Francia, l'Inghilterra, i trotzkisti, l'Italia fas ...(continue)

    La guerra civile spagnola, vinta storicamente dal caudillo Francisco Franco, fu umanamente persa da tutti, nessuno escluso: Franco, gli anarchici, la Chiesa, i comunisti, i fascisti, i socialisti, la Francia, l'Inghilterra, i trotzkisti, l'Italia fascista, l'Italia antifascista, la Germania, l'Urss, la borghesia, la religione, ecc.:

    - Franco, per aver sanguinariamente sterminato centinaia di migliaia di civili inermi, durante e dopo la guerra, per tutta la durata della sua dittatura, con un cinismo e un'arroganza tali da fargli dire in punto di morte "Perdono i miei nemici" (invece di chiederlo lui il Perdono).
    - Gli anarchici e i trotzkisti per aver ingenuamente preteso di sconfiggere le forze nazionaliste con la rivoluzione sociale anziché con la guerra.
    - La Chiesa, per aver appoggiato attivamente lo sterminio dei repubblicani, distinguendo grossolanamente tra figli di Dio (i nazionalisti di destra) e cani bastardi (i repubblicani, a prescindere se fossero borghesi, liberali, comunisti, ecc.).
    - I comunisti, per aver obbedito al duplice ordine di Mosca, quello di eliminare il trotzkismo e quello di appoggiare la borghesia repubblicana capitalista, con l'intento di non far passare agli occhi degli europei il conflitto come un'intrusione sovietica nel fragile assetto dell'Europa pre-bellica, scatenando cosi' di fatto una guerra civile nella guerra civile, con borghesi e comunisti da una parte a combattere contro socialisti, anarchici e trotzkisti dall'altra. Il tutto mentre Franco avanza.
    - La Francia e l'Inghilterra, per aver ipocritamente condannato a morte certa la repubblica spagnola con la linea del non-intervento in loro favore atta a non "disturbare" la suscettibilità del duce e del fuhrer (cosa che fecero anche quando di fatto lasciarono a Hitler la piu' totale libertà nell'annettersi Austria e Cecoslovacchia), l'Italia e la Germania, per aver contribuito attivamente ad uno sterminio di massa.

    In mezzo, gli errori dei singoli, a volte talmente sconcertanti da pensare che non possano essere veri: uno su tutti, quello di un generale sovietico che fece perdere ai repubblicani una battaglia campale per aver cocciutamente preteso di dare gli ordini alle truppe in russo!!!

    La lettura di questo libro non è facile: non è un romanzo, bensì un libro di storia, che tratta per di più di una vicenda storica talmente complicata che per capirne le ragioni bisogna avere la capacità sinottica di tener sempre presenti almeno dieci concause, opposte le une con le altre, ma inevitabilmente intrecciate in un ineluttabile destino. Paul Preston ce le presenta con una lucidità impressionante, descrivendoci gli eventi con un ritmo incalzante che fa appassionare, commuovere e arrabbiare ancor di più, se si tiene conto del fatto che tutto quello che è scritto nel libro purtroppo è vero.

    È un libro essenziale per capire fino a dove puo' arrivare la bestialità umana, per non dimenticarcene mai.

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    Nullpunkt said on Oct 3, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Tragedia ispanica

    Il libro di Preston non elenca la cronologia degli eventi della guerra civile, ma va a fondo cercando di disaminare le cause che portarono a questa tragedia. Descrive i perchè dell'intervento non celato dei nazisti e dei fascisti (motivati da trovare ...(continue)

    Il libro di Preston non elenca la cronologia degli eventi della guerra civile, ma va a fondo cercando di disaminare le cause che portarono a questa tragedia. Descrive i perchè dell'intervento non celato dei nazisti e dei fascisti (motivati da trovare un'altra sponda "nera" in Europa) , il comportamento omertoso delle "democrazie" occidentali (interessate ad avere un patner commerciale dittatoriale ma ben più accondiscendente per gli investimenti esteri) e l'ambiguità della condotta sovietica. Le motivazioni sono plausibili. Le argomentazioni sono illustrate in modo completo e Preston con molto pragmatismo si schiera. Rimane un'amarezza di fondo per come sarebbe bastato poco per cambiare l'epilogo di questo conflitto. E' penoso anche sapere la fine che fecero i soldati della Repubblica sopravvissuti e lo stato di oscurantismo in cui cadde il paese con la vittoria di Franco. Un'opera fondamentale per comprendere a pieno uno dei capitoli più oscuri del XX secolo.

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    Амэж Двc said on Feb 7, 2011 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Un bel libro, a mio parere. Preciso ma senza la puntigliosità e l’ossessione delle note e delle fonti ogni tre righe, scorrevole e a tratti “narrativo” senza dimenticare il rigore dello storico. Un periodo di storia che ci è molto più vicino di quant ...(continue)

    Un bel libro, a mio parere. Preciso ma senza la puntigliosità e l’ossessione delle note e delle fonti ogni tre righe, scorrevole e a tratti “narrativo” senza dimenticare il rigore dello storico. Un periodo di storia che ci è molto più vicino di quanto saremmo portati a pensare e che, purtroppo, non viene affrontato con la dovuta attenzione nelle scuole. Mi sarebbe piaciuta un’analisi più approfondita del movimento anarchico ma suppongo che ci siano tanti altri bei libri a riguardo (se ne conoscete qualcuno contattatemi please!)..

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    Genji said on Oct 25, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi ero accostato a questo libro con diffidenza, visto l'editore, ma mi sono dovuto ricredere: certo non la si può definire un'opera ponderosa, ma è agile e non si esime dal dare giudizi e prendere posizione. Di sicuro valido per chi si accosta all'ar ...(continue)

    Mi ero accostato a questo libro con diffidenza, visto l'editore, ma mi sono dovuto ricredere: certo non la si può definire un'opera ponderosa, ma è agile e non si esime dal dare giudizi e prendere posizione. Di sicuro valido per chi si accosta all'argomento per la prima volta.

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    Roberto Saranga said on Aug 1, 2010 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Lo stile e l'impostazione sono quelli tipici della storiografia anglosassone. Per cui, accanto alla necessità di un puntuale - e apprezzabile - utilizzo di fonti variegate, c'è la tensione verso una esposizione a tratti quasi narrativa.

    Il pregio ev ...(continue)

    Lo stile e l'impostazione sono quelli tipici della storiografia anglosassone. Per cui, accanto alla necessità di un puntuale - e apprezzabile - utilizzo di fonti variegate, c'è la tensione verso una esposizione a tratti quasi narrativa.

    Il pregio evidente di questo modo di indagare i fatti storici è nell'agio che il lettore avverte, e che consiste proprio nel sentirsi lettore e non studioso - o studente - obbligato a compiere audaci acrobazie per destreggiarsi tra teorie, scuole storiografiche, lunghe citazioni virgolettate, fitti apparati di note, richiami, allusioni a documenti testi fonti inaccessibili a chi storico di professione non è.

    Detto questo, il libro di Preston è un'ottima lettura per chi voglia avvicinarsi alla guerra civile spagnola cercando di comprenderne, in maniera chiara, motivazioni, protagonisti, esiti.
    Come sempre capita, del resto, per ogni argomento storico.

    Solo che la guerra civile spagnola ha messo in campo, per noi europei, pressoché ogni questione su cui si è giocato - e si gioca - il nostro destino.

    Non solo la lotta senza esclusione di colpi tra fascismo e comunismo con tutto quello che ha comportato. Ma l'intera gamma delle tensioni ideologiche, delle paure di classe, fondate o meno che siano state, dei grandi valori della democrazia e di quelli utopici del socialismo libertario.

    Condizionanti, poi, gli atteggiamenti e le decisioni che i grandi governi e le democrazie europee hanno preso rispetto a quello che è accaduto in Spagna tra il 1936 e il 1939. E poi, ancora, il ruolo della Chiesa e le laceranti divisioni della Sinistra.

    Di tutto questo Preston cerca di dare conto. Lo fa non perdendo mai di vista un proprio punto di vista valoriale. Il che, oltre a essere una lezione di metodo è anche, se si vuole, il tentativo di confermare che un'ermeneutica dei fatti storici esiste ed è auspicabile. Cioè a dire: ciò che accade cerca sempre una spiegazione. E dare una spiegazione ai fatti storici significa scoprire e capire l'universo economico sociale politico nel quale è accaduto ciò che è accaduto. Si capisce bene come il valore dell'ideologia (avere un'idea precisa di ciò in cui si crede o di ciò in cui non si crede) sia ancora - e per fortuna - fondamentale.

    Manca qualcosa in questo libro? Forse una maggiore e più puntuale attenzione (se si esclude, a tratti, l'ultima parte) al complesso universo del movimento anarchico spagnolo di quegli anni. Ma non mi sbilancio troppo e dico: forse.

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    Attilio Coco said on Jul 25, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (117)
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  • Hardcover 266 Pages
  • ISBN-10: A000044908
  • Publisher: Il Giornale (Biblioteca storica. Il Novecento 10)
  • Publish date: 2002-12-21
  • Also available as: Others
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