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La guerra gallica

By Gaio Giulio Cesare

(239)

| Paperback | 9788817110099

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Book Description

52 Reviews

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    Il classico – con riferimento sia allo status del titolo, sia al periodo storico – ispira comunque una certa reverenza: se poi vi si innesta la frequentazione scolastica, anche se addolcita dal ricordo di parafrasi goliardiche, la reverenza suddetta ...(continue)

    Il classico – con riferimento sia allo status del titolo, sia al periodo storico – ispira comunque una certa reverenza: se poi vi si innesta la frequentazione scolastica, anche se addolcita dal ricordo di parafrasi goliardiche, la reverenza suddetta si trasforma in diffidenza, micidiale reazione che ha fatto la sfortuna di numerosi libri. In questo caso, si aggiunge in più la maliziosa (ma vera) considerazione che la storia viene scritta sempre dai vincitori e quindi l’approccio al ‘De bello gallico’ non si rivela certo dei più facili: però la versione dei Galli non la sapremo mai, a far da contrappeso possono sempre servire le meravigliose avventure di Asterix, e questa è un’opera che merita assolutamente di essere letta. La sua fortuna, proprio dal punto di vista letterario, è che si tratti di ‘commentarii’, ovvero del racconto in breve differita dei fatti in qualcosa che sta a mezza via tra il diario e il rapporto da redarre per il senato: cronaca veloce, ficcante, non troppo meditata che – proprio per questo – finisce per trascinare il lettore a destra e a manca per un territorio vastissimo e, dal punto di vista romano, quasi sconosciuto. Le legioni di Cesare vanno dalle Alpi alla Britannia e dall’Atlantico alla Germania in un ossessivo rintuzzare l’agitazione di questa o quella fra le infinite tribù galliche o germaniche: un ritmo quasi concitato che si nota ancor di più quando si giunge all’ottavo libro, aggiunto postumo da Aulo Irzio senza riuscire a mantenere la stessa tensione narrativa. Il volume è un manuale di tattica militare – la rapidità e la sorpresa sono il credo di Cesare – ma anche una dettagliata testimonianza dell’ingegneria bellica romana (torri, terrapieni, valli ma anche un ‘genio pontieri’ che lascia a bocca aperta i nemici) e pure un tentativo di descrivere con la maggior fedeltà possibile gli usi dei vari popoli e le caratteristiche delle terre da loro abitate. In più, si racconta di come Cesare non fosse un comandante da ‘carne da cannone’, ma ci tenesse moltissimo ai propri uomini, specie i reparti più esperti, cercando di evitar loro rischi inutili: in compenso, però, chiedeva loro sacrifici ai limiti dell’umana resistenza tra marce forzate, condizioni climatiche sfavorevoli e, spesso e volentieri, battaglie e assedi contro un avversario forse un po’ disorganizzato ma fiero e ferocemente combattivo. I Galli vengono raffigurati come di grande valore sul campo di battaglia ma scarsi in tattica e, soprattutto, con una notevole tendenza a tradire la parola data, tanto che i Romani (Cesare ci tiene a mostrarsi magnanino col nemico) devono ritessere ogni poco la tela di alleanze che il primo capetto locale finisce presto per far saltare: l’arrivo in scena di Vercingetorige muta in parte questo quadro, ma anche il condottiero arverno - ispiratore di una tattica di ‘terra bruciata’ che, sulle prime, dà buoni frutti – deve fare i conti con questa incostanza. Tra Gergovia e Alesia si raggiunge l’acme dello scontro tra i due popoli: confronti all’arma bianca e cadaveri su cadaveri, fra i quali si contano innumerevoli le vittime civili, a testimonianza che la storia dell’umanità si è sempre scritta in buona parte con il sangue. Però la narrazione cesariana è precisa, nel limite del possibile non nasconde le difficoltà ed è, ovviamente, fondamentale per la nostra conoscenza dei fatti di quel periodo. Il tutto in uno stile, mirabile nella sua limpidezza e concisione, ulteriormente sottolineato dal colpo di genio del racconto in terza persona.

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    Catcarlo said on Nov 24, 2013 | Add your feedback

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    Oso commentare un classico, e ardisco dare un voto. Consumato politico, ambizioso e assetato di potere, abilissimo manipolatore; ma anche osservatore finissimo, gran narratore; Cesare. Le sue descrizioni dei costumi e della psicologia sociale dei Gal ...(continue)

    Oso commentare un classico, e ardisco dare un voto. Consumato politico, ambizioso e assetato di potere, abilissimo manipolatore; ma anche osservatore finissimo, gran narratore; Cesare. Le sue descrizioni dei costumi e della psicologia sociale dei Galli potrebbero essere raccolti come un trattato di etnografia. Una grandissima opera, che tuttavia violenta la verità dei fatti proprio perchè destinata alla propaganda politica e alla celebrazione di se stesso come generale: un conquistatore suo malgrado, un pacificatore tirato per il lembo del mantello dalla cupidigia, dalla bramosia, dalla volubilità e incostanza dei barbari. E'qui tutto l'inganno; un'opera in fondo ideologica perchè destinata a supportare e favorire l'ascesa al potere.
    Fin dalla terza media, quando per la prima volta lessi rigorosamente in latino brani del De bello gallico, ho tifato sempre per i Galli sconfitti, massacrati, decimati, fatti schiavi, per le loro donne stuprate dai sanguinari legionari di Cesare. Ho parteggiato sempre per gli Elvezi, per i Nervi, gli Eburoni, gli Atrebati, gli Aduatici, gli Arverni, i Tarusati, Cocosati, Aquitani, i Veneti della Bretagna e per i Britanni dipinti di blu che ricacciarono i Romani dalla loro isola. Ho gioito per la vittoria gallica a Gergovia. Ho compianto la triste sorte di Vercingetorix, e ho sperato fino all'ultimo che gli fosse riuscito di rompere l'assedio di Alesia.
    Cesare, mascalzone! in fondo sei stato grande anche in questo: che hai appassionato i lettori fin da fanciulli con i tuoi commentari alle guerre galliche.

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    ivan said on Nov 15, 2013 | Add your feedback

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    Veni, vidi, vici

    Una prosa essenziale, l'archetipo di tutti i racconti di guerra e dei migliori film d'azione.
    Da leggere come tale, senza pensare a quanto poco sia politicamente corretto che le Legioni romane andassero a sterminare i barbari nelle attuali Francia, G ...(continue)

    Una prosa essenziale, l'archetipo di tutti i racconti di guerra e dei migliori film d'azione.
    Da leggere come tale, senza pensare a quanto poco sia politicamente corretto che le Legioni romane andassero a sterminare i barbari nelle attuali Francia, Germania e Inghilterra se lo ritenevano economicamente vantaggioso.

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    Sasso said on Nov 3, 2013 | Add your feedback

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    Cesare: non solo propaganda

    Un must per gli amanti della storia, soprattutto quella militare. La scrittura è semplice e immediata, senza fronzoli e ornamenti che fanno apprezzare ancora di più la vicenda in se e il genio militare e politico di Cesare. Ovviamente traspare lo sco ...(continue)

    Un must per gli amanti della storia, soprattutto quella militare. La scrittura è semplice e immediata, senza fronzoli e ornamenti che fanno apprezzare ancora di più la vicenda in se e il genio militare e politico di Cesare. Ovviamente traspare lo scopo propagandistico dell'opera ma oltre alle vittorie dell'esercito romano vengono trattati anche i momenti di difficoltà, l'organizzazione delle tribù galliche, le loro tradizioni e costumi. Lode a questo generale che ci ha tramandato una serie di informazioni che mai avremmo potuto ricavare con la semplice archeologia.

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    Kapri Alex said on Jun 9, 2013 | Add your feedback

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    Cesare, fonte di salvezza al liceo perchè scrive chiaro, non come Cicerone che gioca con la sintassi come se fosse il lego. Cesare, che tutti ricordiamo più di Ottaviano (universalmente riconosciuto come il politico più geniale della storia del mondo ...(continue)

    Cesare, fonte di salvezza al liceo perchè scrive chiaro, non come Cicerone che gioca con la sintassi come se fosse il lego. Cesare, che tutti ricordiamo più di Ottaviano (universalmente riconosciuto come il politico più geniale della storia del mondo). Cesare, che perdere con onore contro di lui vuol dire che potevi prendere a calci in culo la maggior parte della gente. Cesare, che sotto sotto Asterix ci sta sulle palle perchè lo ridicolizza ma quando studiamo tifiamo per Vercingetorige.

    Non si può recensire La Guerra Gallica, è come cercare di insegnare alla nonna come si cucina: non sei degno.
    Ma puoi notare che, in effetti, Cesare era uno di noi: questi sono appunti che aveva scritto per chi volesse redigere le cronache della guerra, non le cronache della guerra che voleva dare alle stampe (per così dire). Quindi ogni tanto fa quello che facciamo tutti con scritti non destinati al pubblico: inizia a un tempo verbale e finisce in un altro (sul serio: comincia al passato, poi all'improvviso passa al presente), che è una cosa per cui strapperei le dita a chiunque (inclusa me stessa) ma se l'ha fatto Cesare... certe cose non cambiano mai, e sono universali.

    All'inizio pensavo che l'avrei trovato noioso, ma mi sono ricreduta quasi subito: Cesare scrive bene, nel senso che non ti rendi conto di quanto tempo fa è stato scritto questo libro: è chiaro, conciso. Spiega tattiche, usi, costumi, luoghi. L'evento storico raccontato e spiegato non solo da chi l'ha vissuto ma da chi l'ha creato.
    Non ci sono personaggi, ci sono popoli, c'è lo scontro tra due civiltà, tra grandi condottieri.
    Cesare sa benissimo che chi leggerà le sue parole non lo farà per sapere cos'è successo ma come è successo ed è questo che narra. Lo fa per tutti, non solo per gli esperti: non so nulla di strategie militari, eppure me le ha fatte capire. Mi ha fatto vedere com'erano i romani e com'erano i galli e le loro società (anche se, ovviamente, non con un punto di vista imparziale). E per questo credo di volergli un po' bene: ha palesemente lasciato questi scritti pensando alle genrazioni future... magari non così tanto future, ma il De Bello Gallico l'ha scritto anche per noi.

    Una bella lettura, e fa impressione pensare che quelle sono parole che ha pensato Giulio Cesare in persona.

    Ma sotto sotto tifavo ancora per i galli.

    Piccola nota: l'input per la lettura mi è venuto dalla serie televisiva Rome, che ha come protagonisti due personaggi originali: Tito Pullo e Lucio Voreno. Immaginate la mia faccia quando Cesare scrive un aneddoto su due centurioni di nome Tito Pullo e Lucio Voreno, su cui è evidentemente ricalcata la mloro prima scena.

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    Katerina said on May 15, 2013 | Add your feedback

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    Trattandosi di un classico, riporto solo alcune impressioni.
    Premettendo che l'ho letto in italiano sbirciando solo ogni tanto l'originale, si tratta di un libro che mi spiace non avere affrontato ai tempi della scuola, visto che è appassionante, pre ...(continue)

    Trattandosi di un classico, riporto solo alcune impressioni.
    Premettendo che l'ho letto in italiano sbirciando solo ogni tanto l'originale, si tratta di un libro che mi spiace non avere affrontato ai tempi della scuola, visto che è appassionante, preciso e conciso (e visto che i latino di Cesare è veramente chiaro da decifrare).
    Mi ha stupito ed affascinato la lucidità con cui le situazioni sono state affrontate e la brillantezza con cui sono state portate a termine. Allo stesso modo sono rimasto colpito dal senso di protezione che Cesare voleva trasmettere al proprio esercito ed alle popolazioni alleate.
    Ho apprezzato in particolare le descrizioni tecniche dei macchinari e delle costruzioni.

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    Paolo Gibellini said on May 3, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (239)
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  • Paperback 395 Pages
  • ISBN-10: 8817110094
  • ISBN-13: 9788817110099
  • Publisher: Rizzoli (BUR)
  • Publish date: 1974-xx-xx
  • Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Boxset , Others
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