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La ianara

Di

Editore: Adelphi

3.4
(171)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845924785 | Isbn-13: 9788845924781 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Adelina ha un destino segnato: diventerà ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, potrà attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà in una capanna sui monti dell'Irpinia - una terra nel dopoguerra non ancora toccata da quel che avviene altrove, in un'Italia apparentemente remota - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi al paese. Per sfuggire a tale destino Adelina si incamminerà da sola per boschi e per montagne, finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo, proprietà di un Conte: vi entrerà come l'ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servirà e accudirà il padrone con assoluta, cieca fedeltà. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che lo ha colpito dopo i tragici eventi di cui è stato teatro: il misterioso omicidio del figlio del Conte, l'orrendo suicidio della temibile Signora, la scomparsa della piccola Lisetta a cui il Conte era legato da un torbido affetto - e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote.
Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. Così come è destinato a trasformarsi, di fronte a una minacciosa «modernità», quel mondo arcaico che ci si squaderna davanti, e che ha anch'esso un destino segnato: quello di scomparire, per essere evocato solo da chi ancora ce lo sa raccontare.
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  • 4

    “La ianara” di Licia Giaquinto: una tregenda senza fine (www.ilpickwick.it)

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine


    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancredi, poi un postino inquieto per la lettera e le dicerie di paese che riguardano il destin ...continua

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine

    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancredi, poi un postino inquieto per la lettera e le dicerie di paese che riguardano il destinatario della lettera. Poco dopo, una bambina morta.
    Siamo in Irpinia e i tempi ci sono vicini.
    Quando finalmente appare Adelina, la protagonista del romanzo, ha inizio un viaggio a ritroso, in tempi ottenebrati da credenze, superstizioni, riti e magie.

    ha scritto il 

  • 0

    “LA IANARA” DI LICIA GIAQUINTO: UNA TREGENDA SENZA FINE (di Antonio Russo De Vivo)

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine


    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancredi, poi un postino inquieto per la lettera e le dicerie di paese che riguardano il destin ...continua

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine

    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancredi, poi un postino inquieto per la lettera e le dicerie di paese che riguardano il destinatario della lettera. Poco dopo, una bambina morta.
    Siamo in Irpinia e i tempi ci sono vicini.
    Quando finalmente appare Adelina, la protagonista del romanzo, ha inizio un viaggio a ritroso, in tempi ottenebrati da credenze, superstizioni, riti e magie.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' più di "così così"...In realtà l'atmosfera cupa, con quel sapore gotico ma non nordico bensì "mediterraneo", intrecciato con credenze popolari e nobiltà in declino, l'ho trovato interessante. Mi ha convinto poco invece la storia d'amore "sognata" della protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Ianara sta a significare strega, la strega contadina, casareccia, ma tutt'altro che bonaria: fa le fatture, di vita e/o di morte, che richiedono comunque una progettualità e volontà netta e precisa. Nel suo essere sopra le righe, urlacchiante, minacciosa, liminare, vicina al confine con i territ ...continua

    Ianara sta a significare strega, la strega contadina, casareccia, ma tutt'altro che bonaria: fa le fatture, di vita e/o di morte, che richiedono comunque una progettualità e volontà netta e precisa. Nel suo essere sopra le righe, urlacchiante, minacciosa, liminare, vicina al confine con i territori oscuri che nell'immaginario sono il bosco, l'altro mondo, la notte la Ianara mantiene sempre il sangue freddo e sa quello che fa.

    Questo libro un po' meno: comincia bene e dopo tre pagine si perde. L'ho letto in fretta spinta da curiosità e interesse, come leggo altri autori di quelle terre, ma non ho trovato ciò che cercavo, la magia non l'ho vista, solo trame tetre e un po' inconcludenti, e un'atmosfera sopra le righe, in questo solo Ianaresca.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho letto in seguito ad un consiglio ed è un libro abbastanza strano da essermi piaciuto. Chi vive nel sud dell'Italia probabilmente sa cosa è una 'ianara', per chi invece non conosce il termine, diciamo che si può tradurre con strega.
    Un libro, quindi, che narra la storia di una strega, m ...continua

    L'ho letto in seguito ad un consiglio ed è un libro abbastanza strano da essermi piaciuto. Chi vive nel sud dell'Italia probabilmente sa cosa è una 'ianara', per chi invece non conosce il termine, diciamo che si può tradurre con strega.
    Un libro, quindi, che narra la storia di una strega, ma non di quelle da favola, con la scopa ed il calderone, ma di quelle vere, che conoscevano le erbe, rimedi naturali, ma anche malefici, incantesimi che sapevano come togliere la vita e simili.
    Conosciamo Adelina quando ormai è anziana e, attraverso i suoi ricordi, apprendiamo la sua storia. Di come sia fuggita dalla madre e dalla nonna (ianare anche loro), in cerca di un altro destino e di come invece, certe cose ti accompagnano sempre.
    Buona parte della storia, per la verità, è incentrata anche su un altro personaggio, la Signora, moglie del conte, donna detestata da tutti al pari del figlio. Quando finalmente muore, il contado inizia a declinare, quasi vi avesse scagliato una maledizione nei suoi ultimi istanti. Si dipana così una storia fatta di superstizioni e misteri, dove tutto sembra magico e dove tutto può avere anche una connessione logica.
    Mi è piaciuto molto quest'aspetto del libro, questo dualismo che mostra un fatto che letto dall'esterno può sembrare normale, ma visto con gli occhi dei personaggi assume contorni magici e, spesso, demoniaci. E' la forza della superstizione, delle credenze, delle parole, sussurrate o urlate, a far muovere le persone e a gettare la casa e i campi sempre più in rovina. Superstizioni che si autoalimentano sempre tramite le parole, così se un contadino cade dall'albero e si rompe la testa, non è per distrazione, familiarità al pericolo e simili, no, subito si racconta che gli è 'apparsa la defunta Signora che lo ha spinto giù'.
    In tutto questo Adelina non c'entra, è un'osservatrice silenziosa, ma sa cosa ha portato la Signora al suicidio e la comprende. Ed allora entra in scena.
    Per la verità avrei preferito che la sua parte fosse più lunga o, quantomeno, avrei voluto che ci venissero mostrati i suoi pensieri durante i vari fatti che turbano l'andamento della casa. Invece l'autrice fa lunghe digressioni che alla fine convergono e spiegano, ma in cui ad Adelina si fa pochissimi riferimenti.
    Vicevarsa anche quando entra effettivamente in scena, l'impressione è che, tuttosommato, la protagonista non abbia niente da dire. Fa il suo lavoro, si limita ad osservare e, raramente, a commentare (spesso dentro di sè, è una protagonista silenziosa, anche nella vita). Interviene solo quando, a sua volta, verrà travolta dall'amore e, con esso, dalla gelosia.

    Personaggi: Adelina che si presenta come protagonista della storia, pur rifiutando questo ruolo. E' una figura che prova ad opporsi al proprio destino, che cerca altrove una vita normale, ma che finirà per percorrere un sentiero già tracciato. La Signora, persona così crudele da viva che le vengono attribuiti misfatti anche dopo la morte, compreso il maleficio che si dice abbia colpito la casa e che è causa di molte morti e della rovina del contado. Solo Rosa, personaggio a suo modo positivo, prova a contrastare gli effetti negativi, ma a sua volta lo fa tramite superstizioni e dicerie che non ottengono l'effetto sperato. Altra figura che compare spesso è il Conte, ma non è quasi mai rilevante. Lo vediamo solo attraverso gli occhi di Adelina che nota cosa sta combinando e, nella migliore tradizione femminile, non gli attribuisce nessuna colpa, preferendo ritenere una bimba innocente come figlia del demonio e adescatrice.

    La narrazione è in terza persona e l'autrice spazia nei luoghi, nei tempi e tra i personaggi per raccontare la storia di tutti, fino al suo tragico epilogo. Lo stile adottato è molto particolare, quasi mistico e contribuisce enormemente a creare l'atmosfera ideale del libro. Non sarebbe stata la stessa storia se raccontata in modo diverso. La scrittura è piuttosto scarna e stringata, con frasi brevi e incisive.

    Giudizio finale complessivo: Come dicevo si tratta di un libro piuttosto strano, un racconto di donne, di streghe, avvolto da dicerie e superstizioni. A me è piaciuto davvero molto nonostante la fortissima negatività che lo pervade. Non si tratta di streghe buone, questo è certo. Per contrasto l'ho trovato anche una lettura piuttosto rilassante a causa della sua semplicità e dei pochi personaggi presenti.
    Voto: 7/10

    ha scritto il 

  • 3

    "la notte ha voci che, di giorno, la luce rende mute"

    La Mandragola in copertina e il titolo già indicavano che più che narrazione sarebbe stato un viaggio nelle tradizioni popolari. A tratti durante il racconto si perdevano i connotati temporali, ma forse accettandolo come una favola nera:... Adelina, la ianara, la sua vita al limitare, dei boschi ...continua

    La Mandragola in copertina e il titolo già indicavano che più che narrazione sarebbe stato un viaggio nelle tradizioni popolari. A tratti durante il racconto si perdevano i connotati temporali, ma forse accettandolo come una favola nera:... Adelina, la ianara, la sua vita al limitare, dei boschi delle case degli altri. La sua vita prima e dopo il conte. E che ha provocare questa scissione sia in realtà un uomo di poco valore a cui lei dedica i giorni ed un improbabile vestito da sposa già macchiato di sangue, fa tristezza e rende vana tutta la magia. A corollario altre figure di donne, alcune libere a dispetto dei tempi , alcune perfide alleate contro altre donne. e gli uomini tutti guidati da impulsi.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse mi aspettavo troppo da questo libro. Intendiamoci: è tutt'altro che mal scritto, ma se facciamo una valutazione complessiva è deludente. Nonostante un inizio promettente, l'analisi dei moventi dei personaggi rimane del tutto oscura (ma non di quell'ambiguità di cui sono capaci solo i grandi ...continua

    Forse mi aspettavo troppo da questo libro. Intendiamoci: è tutt'altro che mal scritto, ma se facciamo una valutazione complessiva è deludente. Nonostante un inizio promettente, l'analisi dei moventi dei personaggi rimane del tutto oscura (ma non di quell'ambiguità di cui sono capaci solo i grandi scrittori: è proprio che non si capisce perché cavolo le persone fanno le cose!); la trama di conseguenza risulta inverosimile e confusa. Nonostante i delitti in sottofondo, non ha un andamento giallo (non vengono forniti indizi seri) né vengono spiegate alcune sottotrame, ma non è neppure una narrazione pura e semplice (in altre parole: usa il delitto per tenere alta la tensione, ma sbrodola).
    Inoltre ho notato che in questi ultimi anni (forse sulla scia del successo di Camilleri) stanno andando di gran moda romanzi a sfondo rurale o fortemente regionale (sovente con esperimenti linguistici di efficacia variabile): per fare solo alcuni esempi, Simonetta Agnello Hornby, Marcello Fois, Gianrico Carofiglio, Michela Murgia, Andrej Longo e così via. Non che ci sia qualcosa di male, naturalmente: però a mio avviso si percepisce la differenza tra gli autori in cui lo sfondo è funzionale alla narrazione (un caso per tutti: Andrej Longo), e quelli che invece usano la regionalità o la ruralità unicamente come fondo folkloristico, come alibi per narrare fatti irragionevoli o incomprensibili. La campagna dipinta da Giaquinto è una campagna oscurantista: per mostrare l'ambiguità o l'irrazionalità dei comportamenti umani, però, non è necessario scomodare la superstizione: basta un vero talento narrativo (Simenon docet).

    ha scritto il 

  • 3

    Un' occasione persa?

    Io non sono un critico, mi piace criticare: ben scritto, a tratti affascinante, apre delle finestre su un mondo che a me che sono un pollo di città cresciuto senza radici seduce ed affascina. Però manca qualche montagna russa in più forse più ritmo non guasterebbe. La trama è fantastica, non le m ...continua

    Io non sono un critico, mi piace criticare: ben scritto, a tratti affascinante, apre delle finestre su un mondo che a me che sono un pollo di città cresciuto senza radici seduce ed affascina. Però manca qualche montagna russa in più forse più ritmo non guasterebbe. La trama è fantastica, non le manca nulla, i personaggi sono incisivi ("la Signora" è peggio di Satana)però, però però forse sono troppo maschio e mi è sembrato un harmony in salsa gotica/popolar/gipsy. Se qualcuno l'ha letto mi dica cosa ne penso, magari non l'ho capito. L'idea comunque è buona.

    ha scritto il 

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