La ianara

Di

Editore: Adelphi

3.4
(180)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845924785 | Isbn-13: 9788845924781 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Adelina ha un destino segnato: diventerà ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, potrà attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà in una capanna sui monti dell'Irpinia - una terra nel dopoguerra non ancora toccata da quel che avviene altrove, in un'Italia apparentemente remota - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi al paese. Per sfuggire a tale destino Adelina si incamminerà da sola per boschi e per montagne, finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo, proprietà di un Conte: vi entrerà come l'ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servirà e accudirà il padrone con assoluta, cieca fedeltà. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che lo ha colpito dopo i tragici eventi di cui è stato teatro: il misterioso omicidio del figlio del Conte, l'orrendo suicidio della temibile Signora, la scomparsa della piccola Lisetta a cui il Conte era legato da un torbido affetto - e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote.
Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. Così come è destinato a trasformarsi, di fronte a una minacciosa «modernità», quel mondo arcaico che ci si squaderna davanti, e che ha anch'esso un destino segnato: quello di scomparire, per essere evocato solo da chi ancora ce lo sa raccontare.
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  • 3

    Nonostante sia evidente il gran lavoro di ricerca delle tradizioni e delle leggende di paese, la trama è confusa e troppo veloce. La lettura risulta caotica, specie nella prima parte, come se si voles ...continua

    Nonostante sia evidente il gran lavoro di ricerca delle tradizioni e delle leggende di paese, la trama è confusa e troppo veloce. La lettura risulta caotica, specie nella prima parte, come se si volesse finire il libro in un margine di tempo molto breve, un vero peccato non aver rallentato per un attimo. Tuttavia, la parte finale rende bene l'idea di un certo periodo della vita contadina di un'epoca ormai passata, una cartolina con continui contrasti. Allo sfarzo del signorotto di paese, si contrappongono povertà e sacrificio, alle passioni più o meno lecite, si contrappongono gelosie e invidie, alla natura incontaminata e alla luce, si contrappongono la pazzia e la morte.

    Rimane amarezza una volta terminata la lettura della Ianara, una nostalgia malata, per un tempo colmo di misteri ed allo stesso tempo portatore sano del retaggio culturale di un determinato popolo. Un periodo fertile e pulito, ed allo stesso tempo cupo e ingiusto.
    Un casolare abbandonato, che chiede un risarcimento di sangue, di morte, a chiunque varchi la soglia, un'autostrada che non riuscirà a passare su quel terreno. Non allo stesso livello di Accabadora della Murgia, ma di sicuro un buon tentativo di fotografare una società antica attraverso la tradizione, il mistero e la narrazione.

    ha scritto il 

  • 2

    Che fatica andare in fondo a questa storia! La scrittura procede a scosse, le immagini nere si susseguono e mi danno cattivo umore e soprattutto di lei, la ianara, non c'è quasi traccia. Il titolo di ...continua

    Che fatica andare in fondo a questa storia! La scrittura procede a scosse, le immagini nere si susseguono e mi danno cattivo umore e soprattutto di lei, la ianara, non c'è quasi traccia. Il titolo di questo romanzo m'aveva precipitato nei ricordi dell' infanzia, nel nome "ianara" ci sono nonni irpini che raccontano, evocano figure e atmosfere e riempiono il buio di inquietudine e sagome nascoste. Speravo di ritrovare echi di quelle voci in questo romanzo, invece la ianara è sullo sfondo, non c'è nessuna magia. "Questa" ianara è stata una promessa non mantenuta.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è capitato nella mia vita al momento giusto, l'ho potuto gustare davvero e mi ha appassionato. Il clima un po' oscuro, le storie di paese legate al tema della potenza della terra e delle ...continua

    Questo libro è capitato nella mia vita al momento giusto, l'ho potuto gustare davvero e mi ha appassionato. Il clima un po' oscuro, le storie di paese legate al tema della potenza della terra e delle superstizioni mi hanno catturato. Davvero se vi piace il genere, leggetelo!

    ha scritto il 

  • 4

    “La ianara” di Licia Giaquinto: una tregenda senza fine (www.ilpickwick.it)

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine

    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancr ...continua

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine

    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancredi, poi un postino inquieto per la lettera e le dicerie di paese che riguardano il destinatario della lettera. Poco dopo, una bambina morta.
    Siamo in Irpinia e i tempi ci sono vicini.
    Quando finalmente appare Adelina, la protagonista del romanzo, ha inizio un viaggio a ritroso, in tempi ottenebrati da credenze, superstizioni, riti e magie.

    ha scritto il 

  • 0

    “LA IANARA” DI LICIA GIAQUINTO: UNA TREGENDA SENZA FINE (di Antonio Russo De Vivo)

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine

    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancr ...continua

    http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/1081-%E2%80%9Cla-ianara%E2%80%9D-di-licia-giaquinto-una-tregenda-senza-fine

    In principio c’è una lettera dell’ANAS, destinatario Conte Aurelio Tancredi, poi un postino inquieto per la lettera e le dicerie di paese che riguardano il destinatario della lettera. Poco dopo, una bambina morta.
    Siamo in Irpinia e i tempi ci sono vicini.
    Quando finalmente appare Adelina, la protagonista del romanzo, ha inizio un viaggio a ritroso, in tempi ottenebrati da credenze, superstizioni, riti e magie.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' più di "così così"...In realtà l'atmosfera cupa, con quel sapore gotico ma non nordico bensì "mediterraneo", intrecciato con credenze popolari e nobiltà in declino, l'ho trovato interessante. M ...continua

    Un po' più di "così così"...In realtà l'atmosfera cupa, con quel sapore gotico ma non nordico bensì "mediterraneo", intrecciato con credenze popolari e nobiltà in declino, l'ho trovato interessante. Mi ha convinto poco invece la storia d'amore "sognata" della protagonista.

    ha scritto il 

  • 2

    Ianara sta a significare strega, la strega contadina, casareccia, ma tutt'altro che bonaria: fa le fatture, di vita e/o di morte, che richiedono comunque una progettualità e volontà netta e precisa. ...continua

    Ianara sta a significare strega, la strega contadina, casareccia, ma tutt'altro che bonaria: fa le fatture, di vita e/o di morte, che richiedono comunque una progettualità e volontà netta e precisa. Nel suo essere sopra le righe, urlacchiante, minacciosa, liminare, vicina al confine con i territori oscuri che nell'immaginario sono il bosco, l'altro mondo, la notte la Ianara mantiene sempre il sangue freddo e sa quello che fa.

    Questo libro un po' meno: comincia bene e dopo tre pagine si perde. L'ho letto in fretta spinta da curiosità e interesse, come leggo altri autori di quelle terre, ma non ho trovato ciò che cercavo, la magia non l'ho vista, solo trame tetre e un po' inconcludenti, e un'atmosfera sopra le righe, in questo solo Ianaresca.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho letto in seguito ad un consiglio ed è un libro abbastanza strano da essermi piaciuto. Chi vive nel sud dell'Italia probabilmente sa cosa è una 'ianara', per chi invece non conosce il termine, dic ...continua

    L'ho letto in seguito ad un consiglio ed è un libro abbastanza strano da essermi piaciuto. Chi vive nel sud dell'Italia probabilmente sa cosa è una 'ianara', per chi invece non conosce il termine, diciamo che si può tradurre con strega.
    Un libro, quindi, che narra la storia di una strega, ma non di quelle da favola, con la scopa ed il calderone, ma di quelle vere, che conoscevano le erbe, rimedi naturali, ma anche malefici, incantesimi che sapevano come togliere la vita e simili.
    Conosciamo Adelina quando ormai è anziana e, attraverso i suoi ricordi, apprendiamo la sua storia. Di come sia fuggita dalla madre e dalla nonna (ianare anche loro), in cerca di un altro destino e di come invece, certe cose ti accompagnano sempre.
    Buona parte della storia, per la verità, è incentrata anche su un altro personaggio, la Signora, moglie del conte, donna detestata da tutti al pari del figlio. Quando finalmente muore, il contado inizia a declinare, quasi vi avesse scagliato una maledizione nei suoi ultimi istanti. Si dipana così una storia fatta di superstizioni e misteri, dove tutto sembra magico e dove tutto può avere anche una connessione logica.
    Mi è piaciuto molto quest'aspetto del libro, questo dualismo che mostra un fatto che letto dall'esterno può sembrare normale, ma visto con gli occhi dei personaggi assume contorni magici e, spesso, demoniaci. E' la forza della superstizione, delle credenze, delle parole, sussurrate o urlate, a far muovere le persone e a gettare la casa e i campi sempre più in rovina. Superstizioni che si autoalimentano sempre tramite le parole, così se un contadino cade dall'albero e si rompe la testa, non è per distrazione, familiarità al pericolo e simili, no, subito si racconta che gli è 'apparsa la defunta Signora che lo ha spinto giù'.
    In tutto questo Adelina non c'entra, è un'osservatrice silenziosa, ma sa cosa ha portato la Signora al suicidio e la comprende. Ed allora entra in scena.
    Per la verità avrei preferito che la sua parte fosse più lunga o, quantomeno, avrei voluto che ci venissero mostrati i suoi pensieri durante i vari fatti che turbano l'andamento della casa. Invece l'autrice fa lunghe digressioni che alla fine convergono e spiegano, ma in cui ad Adelina si fa pochissimi riferimenti.
    Vicevarsa anche quando entra effettivamente in scena, l'impressione è che, tuttosommato, la protagonista non abbia niente da dire. Fa il suo lavoro, si limita ad osservare e, raramente, a commentare (spesso dentro di sè, è una protagonista silenziosa, anche nella vita). Interviene solo quando, a sua volta, verrà travolta dall'amore e, con esso, dalla gelosia.

    Personaggi: Adelina che si presenta come protagonista della storia, pur rifiutando questo ruolo. E' una figura che prova ad opporsi al proprio destino, che cerca altrove una vita normale, ma che finirà per percorrere un sentiero già tracciato. La Signora, persona così crudele da viva che le vengono attribuiti misfatti anche dopo la morte, compreso il maleficio che si dice abbia colpito la casa e che è causa di molte morti e della rovina del contado. Solo Rosa, personaggio a suo modo positivo, prova a contrastare gli effetti negativi, ma a sua volta lo fa tramite superstizioni e dicerie che non ottengono l'effetto sperato. Altra figura che compare spesso è il Conte, ma non è quasi mai rilevante. Lo vediamo solo attraverso gli occhi di Adelina che nota cosa sta combinando e, nella migliore tradizione femminile, non gli attribuisce nessuna colpa, preferendo ritenere una bimba innocente come figlia del demonio e adescatrice.

    La narrazione è in terza persona e l'autrice spazia nei luoghi, nei tempi e tra i personaggi per raccontare la storia di tutti, fino al suo tragico epilogo. Lo stile adottato è molto particolare, quasi mistico e contribuisce enormemente a creare l'atmosfera ideale del libro. Non sarebbe stata la stessa storia se raccontata in modo diverso. La scrittura è piuttosto scarna e stringata, con frasi brevi e incisive.

    Giudizio finale complessivo: Come dicevo si tratta di un libro piuttosto strano, un racconto di donne, di streghe, avvolto da dicerie e superstizioni. A me è piaciuto davvero molto nonostante la fortissima negatività che lo pervade. Non si tratta di streghe buone, questo è certo. Per contrasto l'ho trovato anche una lettura piuttosto rilassante a causa della sua semplicità e dei pochi personaggi presenti.
    Voto: 7/10

    ha scritto il 

  • 3

    "la notte ha voci che, di giorno, la luce rende mute"

    La Mandragola in copertina e il titolo già indicavano che più che narrazione sarebbe stato un viaggio nelle tradizioni popolari. A tratti durante il racconto si perdevano i connotati temporali, ma for ...continua

    La Mandragola in copertina e il titolo già indicavano che più che narrazione sarebbe stato un viaggio nelle tradizioni popolari. A tratti durante il racconto si perdevano i connotati temporali, ma forse accettandolo come una favola nera:... Adelina, la ianara, la sua vita al limitare, dei boschi delle case degli altri. La sua vita prima e dopo il conte. E che ha provocare questa scissione sia in realtà un uomo di poco valore a cui lei dedica i giorni ed un improbabile vestito da sposa già macchiato di sangue, fa tristezza e rende vana tutta la magia. A corollario altre figure di donne, alcune libere a dispetto dei tempi , alcune perfide alleate contro altre donne. e gli uomini tutti guidati da impulsi.

    ha scritto il 

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