La insoportable levedad del ser

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Publisher: RBA

4.2
(19342)

Language: Español | Number of Pages: 316 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Chi traditional , English , Chi simplified , French , German , Italian , Portuguese , Swedish , Dutch , Catalan , Finnish , Polish , Turkish , Basque , Hungarian , Norwegian , Greek

Isbn-10: 8447300048 | Isbn-13: 9788447300044 | Publish date: 

Translator: Fernando de Valenzuela

Also available as: Paperback , Others , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
La entrada de los tanques rusos en la Praga de 1.968 sorprende a Tomás y Teresa enfrascados en una apasionante historia de amor. La búsqueda de la felicidad y la inevitable fatalidad que ello comporta los llevará de Praga a Ginebra, Zurich... y el destierro rural. Filosofía, historia y pura ficción se mezclan para construir una obra hecha a la medida del hombre y de la mujer actuales. El autor, que vive desde 1.975 en París, recibió el PREMIO EUROPA-LITERATURA en 1.982 por el conjunto de su obra. La adaptación cinematográfica de esta novela fue dirigida por Philip Kaufmann en 1.987.
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  • 4

    Denso

    E' l'unico aggettivo che mi viene in mente pensando a questo libro di Kundera. Io non so se l'ho compreso completamente, ma una cosa è certa: è un libro che mi rimarrà in qualche modo dentro, perché m ...continue

    E' l'unico aggettivo che mi viene in mente pensando a questo libro di Kundera. Io non so se l'ho compreso completamente, ma una cosa è certa: è un libro che mi rimarrà in qualche modo dentro, perché mi ha spiegato alcune cose che ho sempre pensato ma che non ho mai osato proferire per non smontare totalmente le mie idee. Lo rileggerò, lo farò sicuramente, perché merita una seconda lettura.

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  • 5

    Es muss lesen

    Tra i libri che leggo volentieri (o che comunque mi piacciono) ve ne sono alcuni che non vedo l’ora di tornare a leggere, perché ne sono coinvolta, perché mi appassionano: non è detto necessariamente ...continue

    Tra i libri che leggo volentieri (o che comunque mi piacciono) ve ne sono alcuni che non vedo l’ora di tornare a leggere, perché ne sono coinvolta, perché mi appassionano: non è detto necessariamente che siano di immenso valore, anzi, ma sono capaci di suscitare coinvolgimento, curiosità, tensione. L’insostenibile leggerezza dell’essere non è stato così. Non mi sono precipitata a leggere appena potevo. Poi ci sono i libri che leggo con gran piacere nel mentre, ma quando smetto è come spegnere la luce, chiudere la porta: fino alla riapertura del libro sono uguale a prima. E alla fine del libro è tutto come prima, una parentesi piacevole che inizia e finisce con il libro. L’insostenibile leggerezza non appartiene nemmeno a questo secondo insieme. C’è un terzo tipo e qui ci siamo: il libro mi si è insinuato dentro, mi è parso di sentire le frasi, le parole, di vedere le immagini, di intravvedere i personaggi intorno a me anche dopo che aveva sospeso la lettura, è come se una scia, una nuvola, una nebbia invisibile che mi circondasse e mi seguisse. Ecco, questo libro mi ha fatto questo effetto. Questo alone è stato talmente invasivo che ho fatto fatica a distaccarmene per dare un giudizio fino al termine. Fino a ieri ho continuato a ripeterti che non riuscivo a capire se mi piacesse o meno. Adesso che ho finito, pur essendo ancora onnubilata, penso di aver capito che mi piace molto. La trama è molto frammentata, sono come schegge, pezzi di un vaso andato in frantumi di cui si ricostruisce una forma con fatica, cercando anche dove vada posizionato quello specifico frammento; ma è anche uno sfondo quasi ininfluente. Di fatti ce ne sono, ma mi pare siano solo l’occasione per raccontare sentimenti, situazioni umane, drammi, dolori, amori e sopra a tutto il dramma di un popolo schiacciato dal terrore della dittatura. Senza la sua pesantissima contestualizzazione storica il romanzo non ha senso. Credo che lì stia la sua chiave di lettura principale. Per me è la dimensione più influente. Quella frammentazione è come la scissione a cui la dittatura comunista ha costretto gli uomini, polverizzando la loro libertà, la loro identità. Io credo che la censura e forse anche il pregiudizio politico (positivo) della sinistra occidentale abbiano impedito per molto tempo di capire l’orrore vissuto dai popoli dell’est comunista, la loro schiavitù spirituale (per chi non c’ha rimesso la pelle perdendo anche libertà fisica e infine la vita, ovvio). Anni fa lessi, pur senza un particolare apprezzamento, un romanzo di Herta Muller, premio Nobel, la quale porta all’eccesso lo stile di Kundera: non c’è trama narrativa, solo schegge dolorosissime che si conficcano nella carne per descrivere la vita di una donna comune sotto il regime comunista nella Germani dell’Est. E’ da lì (e dal film Le vite degli altri) che ho iniziato a capire il dramma di quei popoli. Oggi insomma, dopo tanti giorni di incertezza, ho capitolato: il libro è bellissimo. Ho avuto come una resistenza fino ad oggi, questa specie di alone pareva mi soffocasse. Il libro è fatto di immagini singole, passaggi, folgorazioni: quel che non riuscivo a capire è la sua disomogeneità, come se fosse sbilenco, monco, asimmetrico, mutilato, senza un’armonia complessiva. E infatti lo sé. Sembra l’abbozzo di un libro. E allora mi è venuto in mente un passaggio che ho letto tempo fa di un qualche sociologo della scuola di Francoforte (non so chi, non ricordo): diceva che l’arte contemporanea è vera arte anche se disarmonica, formalmente brutta, perché sa ritrarre il Novecento e il suo orrore, e che l’armonia perfetta rinascimentale non avrebbe senso nel Novecento, non saprebbe esprimere nulla. Questo libro è un’opera d’arte così, come una tela squarciata. La dimensione filosofica molto celebrata mi pare francamente quella meno interessante, cioè è interessante, ma è una suggestione che poi sfocia in visione poetica, onirica, letterarie. La vita è raccontata come un nulla nell’economia dell’universo perché la sua transitorietà (leggerezza) la rende effimera nella storia; eppure il suo peso è doloroso per chi vive. Alla fine tutto si risolve qui (Einmal ist Keinmal è solo questo). La filosofia c’entra poco, è solo suggestiva (ma non fuffa, intendiamoci) per vedere in una doppia prospettiva (universale e particolare) la vicenda dei personaggi e la storia ceca. E il binomio pesante leggero al termine del libro si trasforma nell’inversione dialettica (psicologicamente raffinatissima) del rapporto fra la fragilità e la forza emotive, che ha percorso l’intero romanzo nel rapporto fra Tereza e Tomas. Del libro mi colpisce la poesia, non la filosofia: io penso che la filosofia non sappia né esprimere né spiegare davvero il dolore. L’arte poetica (e l’arte in generale) in questo è superiore.

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  • 5

    "Einmal ist keinmal".
    La felicità è un cerchio, una ripetizione, il bisogno di un loop, di una routine. Viviamo invece in linea retta, rinneghiamo la monotonia, demoniziamo la noia, camminiamo guardan ...continue

    "Einmal ist keinmal".
    La felicità è un cerchio, una ripetizione, il bisogno di un loop, di una routine. Viviamo invece in linea retta, rinneghiamo la monotonia, demoniziamo la noia, camminiamo guardando avanti legando catene alle caviglie. Karenin lo sa, e anche Tomaš e Tereza, e Frank e Sabina, e io e te, ma solo Karenin riesce a goderne. Mi piacerebbe vivere due volte, ma solo se la seconda non implicherebbe morire: morire due volte dev'essere dura.

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  • 3

    Gradevole, ma fin troppo sopravvalutato.
    Se mi fosse stato presentato con meno clamore avrei senza dubbio nutrito meno aspettative che durante il corso della lettura sono state rovinosamente deluse.
    O ...continue

    Gradevole, ma fin troppo sopravvalutato.
    Se mi fosse stato presentato con meno clamore avrei senza dubbio nutrito meno aspettative che durante il corso della lettura sono state rovinosamente deluse.
    Offre diversi spunti interessanti ma ho trovato pesante l'eccessivo filosofeggiare dell'autore ed insopportabili alcuni tratti dei personaggi principali.
    Ad ogni modo la ritengo una lettura quantomeno piacevole.

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  • 4

    un libro tutto europeo, di un tempo tribolato, se mai l'Europa ha vissuto tempi tranquilli. Una densità che stride e sorprende (anche se è una rilettura) al confonto di tutti questi miei ultimi amer ...continue

    un libro tutto europeo, di un tempo tribolato, se mai l'Europa ha vissuto tempi tranquilli. Una densità che stride e sorprende (anche se è una rilettura) al confonto di tutti questi miei ultimi americani che guardano la vita accadere, per come "è".
    Kundera prende in parola Kafka e la sua ascia per il mare ghiacciato dentro di noi.

    "I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate...Un romanzo non è una confessione dell'autore, ma un'esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato."

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  • 5

    Le esistenze oscillano tra pesantezza e leggerezza: a cosa tendere? Ed è possibile una scelta o siamo inevitabilmente in un solo modo? Libro splendido che non sente il peso degli anni. E letto da Bant ...continue

    Le esistenze oscillano tra pesantezza e leggerezza: a cosa tendere? Ed è possibile una scelta o siamo inevitabilmente in un solo modo? Libro splendido che non sente il peso degli anni. E letto da Bantivoglio è ancora più affascinante

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  • 2

    Lo lessi appena uscì e non mi piacque particolarmente: lo trovai un po' noioso; dei libri di Kundera, devo dire che è decisamente quello che mi è piaciuto di meno. Ma, siccome ne ho solo un ricordo va ...continue

    Lo lessi appena uscì e non mi piacque particolarmente: lo trovai un po' noioso; dei libri di Kundera, devo dire che è decisamente quello che mi è piaciuto di meno. Ma, siccome ne ho solo un ricordo vago, può essere che lo rilegga, anche per motivare l'alto gradimento fra i lettori di Anobii.

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  • 4

    L'irraggiungibile leggerezza

    Due coppie (Tomas e Tereza - Franz e Sabina), momenti di vita vissuti in diverse città e paesi (Praga, Zurigo, New York, Amsterdam, Cambogia), l’universale aspirazione alla libertà che si scontra fata ...continue

    Due coppie (Tomas e Tereza - Franz e Sabina), momenti di vita vissuti in diverse città e paesi (Praga, Zurigo, New York, Amsterdam, Cambogia), l’universale aspirazione alla libertà che si scontra fatalmente con la "Storia" e con gli eventi politici. Sono questi gli elementi che compongono la cornice del quadro dipinto da Milan Kundera, il cui soggetto sfida quell’ordine cronologico che immagina il tempo come una linea retta da percorrere in orizzontale. La linea è spezzata in tante piccole parti, esse rappresentano storie, pensieri e concetti all’apparenza sparsi senza una logica, ma in realtà ordinati sapientemente dalla penna di un narratore onnipresente e onnisciente. Il risultato finale è una profonda riflessione sull’ “Essere”.
    Tereza fugge da un’esistenza misera, sporca, tesa alla mera sopravvivenza; riconosce nell’ “Io” il tratto distintivo dell’individuo. La presenza di un “Io” concede alla persona il privilegio di non essere solo corpo ma anche spirito, e Tereza desidera ardentemente elevare la sua “anima”. Tomàs è un medico affermato che ha fatto del suo lavoro una missione etica imprescindibile. Instancabile amante, egli, tuttavia, costruisce barriere per evitare di essere inghiottito completamente dal vortice dell’amore. Nelle sue infinite avventure erotiche non cerca la donna ideale, bensì l’essenza stessa dell’essere donna; si può dire che egli sia ossessionato dalle diverse manifestazioni del femminile, probabilmente cerca la sua totalità. Una serie di coincidenze, per nulla eccezionali, unirà la vita di Tereza a quella di Tomas. Ma si sa, per Kundera le coincidenze sono semplici fatti senza alcun significato, è l’uomo stesso a qualificare un determinato fatto come “coincidenza”, assegnandogli un valore straordinario, miracoloso o, più semplicemente, logico.
    Tra le amanti di Tomas c’è Sabina, pittrice ribelle che ripudia qualunque forma di aggregazione sociale. Ella è ostile alla famiglia, al regime comunista, alle marce, alle manifestazioni; ciò che attrae Sabina è il tradimento, che per lei significa ribellione all’ordine. Sentirsi in ordine con il mondo, infatti, è banale e illusorio, è “Kitsch”. Come spiega Kundera, nel concetto di Kitsch rientra ogni idea che metta in accordo l’individuo con l’essere. Scappata a Ginevra, Sabina diventerà l’amante di Franz, il vero sognatore del romanzo, professore annoiato e affamato di vita. Egli troverà in Sabina la “musa” capace di scardinare il suo equilibrio borghese.
    I personaggi di Kundera simboleggiano un’umanità che da quando è apparsa sulla terra è condannata alla “pesantezza”. È per questo che la condizione di “leggerezza”, intrinseca all’essere, risulta, per loro, insostenibile. Ma cosa rappresentano la “pesantezza” e la “leggerezza” nell’universo di Kundera? Citando Parmenide, gli attributi dell'essere sono staticità e immutabilità. Nella poetica di Kundera, il “tutto”( che si identifica con l’essere), in cui è immerso l’uomo, è indifferente, e segue i suoi meccanismi imperscrutabili; esso è, dunque, “leggero”. L’individuo non può accettare la leggerezza dell’essere, del quale egli, però, è parte. Ad essa oppone la propria morale, i sogni di trasformazione, le scelte individuali. La coscienza è la fonte della “pesantezza” che affligge l’uomo: è l’ “ess muss sein” (deve essere) che spesso è in conflitto con l’essere. Si ripresenta, così, la lotta edipica contro il destino, e la ricerca di quella leggerezza che potrà essere conquistata soltanto attraverso un compromesso con la vita.
    Kundera ama a tal punto le sue creature da non lasciarle quasi mai libere di esprimere i loro pensieri e le loro emozioni attraverso il discorso diretto, mostrando una certa invadenza che con lo scorrere delle pagine gli viene, poi, perdonata. Probabilmente intende ribadire al lettore distratto che il suo testo non è un romanzo, bensì un’originale opera saggistica, la quale racchiude una lunga serie di speculazioni che spesso lasciano il segno per lo spessore analitico dimostrato, ma altre volte rischiano di scivolare nell’oblio a causa della loro inconsistenza.
    Alla complessa tematica esistenziale, l’autore aggiunge una lezione di storia politica nascondendola (ma nemmeno troppo) tra le vicende che colpiscono la vita dei suoi personaggi. Egli riesce nell’intento di trasmettere il senso di dignità perduta, quel triste sentimento provato dal popolo ceco durante gli anni dell’occupazione sovietica.
    I difetti dovuti alla disorganicità del testo (motivo di contestazione) e ad alcune digressioni tranquillamente evitabili, vengono compensati da un respiro poetico, che dona bellezza ai pensieri e un valore significativo ai molti concetti di volta in volta enunciati.
    L’ultimo capitolo è un tenero omaggio all’innocenza degli animali e al loro complesso rapporto con gli uomini.
    Ho provato, a fine lettura, un delicato sentimento di compassione per tutti i personaggi, forse dovuto a quel velo di malinconia che avvolge, nel corso di tutta l’opera, i loro pensieri e le loro azioni.

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  • 3

    contenuti interessanti, ma scelte narrative discutibili

    Il romanzo contiene sicuramente una grande quantità di idee e spunti interessanti, ed è scritto molto bene. Non mi è però piaciuto il narratore onnisciente e filosofeggiante (spesso a vanvera a mio gi ...continue

    Il romanzo contiene sicuramente una grande quantità di idee e spunti interessanti, ed è scritto molto bene. Non mi è però piaciuto il narratore onnisciente e filosofeggiante (spesso a vanvera a mio giudizio, o perlomeno molto banalmente) che spiega al lettore perchè i protagonisti agiscono in quel determinato modo e cosa pensano: in questo modo non lascia nessuna immaginazione ed interpretazione al lettore. Inoltre non ho apprezzato lo sfasamento temporale delle vicende, che ingarbuglia inutilmente la narrazione. Spesso sembrano quasi appunti scritti dallo scrittore e messi tutti assieme, piuttosto che un romanzo. L'ultimo capitolo però da solo vale la pena di leggerlo, bellissimo, sugli animali, l'uomo e l'amore.

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