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La insoportable levedad del ser

By Milan Kundera

(154)

| Paperback | 9788472236820

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Book Description

Esta es una extraordinaria historia de amor, o sea de celos, de sexo, de traiciones, de muerte y también de las debilidades y paradojas de la vida cotidiana de dos parejas cuyos destinos se entrelazan irremediablemente. Guiado por la asombrosa capaci Continue

Esta es una extraordinaria historia de amor, o sea de celos, de sexo, de traiciones, de muerte y también de las debilidades y paradojas de la vida cotidiana de dos parejas cuyos destinos se entrelazan irremediablemente. Guiado por la asombrosa capacidad de Milan Kundera de contar con cristalina claridad, el lector penetra fascinado en la trama compleja de actos y pensamientos que el autor va tejiendo con diabólica sabiduría en torno a sus personajes. Y el lector no puede sino terminar siendo el mismo personaje, cuando no todos a la vez. Y es que esta novela va dirigida al corazón, pero también a la cabeza del lector. En efecto, los celos de Teresa por Tomás, el terco amor de éste por ella opuesto a su irrefrenable deseo de otras mujeres, el idealismo lírico y cursi de Franz, amante de Sabina, y la necesidad de ésta, amante también de Tomás, de perseguir incansable, una libertad que tan sólo la conduce a la insoportable levedad del ser, se convierten de simple anécdota en reflexión sobre problemas filosóficos que, afectan a cada uno directamente, cada día.

1484 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Veramente splendido, molte frasi da segnare e ricordare.

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    Silvi said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Visto che i miei ormai ex compagni di classe l'avevano letto prima di me, ero già preparata a trovarmi una frase di Nieztsche all'inizio del libro, ma non mi aspettavo comunque un romanzo dal taglio così filosofico. Non è un libro di filosofia, ques ...(continue)

    Visto che i miei ormai ex compagni di classe l'avevano letto prima di me, ero già preparata a trovarmi una frase di Nieztsche all'inizio del libro, ma non mi aspettavo comunque un romanzo dal taglio così filosofico. Non è un libro di filosofia, questo no, ma più volte si ha l'impressione che al di là del fatto concreto, Kundera abbia voluto approfittarne per delle riflessioni (pseudo?)metafisiche, talvolta profonde, talvolta addirittura così inusuali da sembrare al tempo stesso ridicole e talmente complesse da rimanere stupiti di questa complessità che si cela dietro la "stupidaggine".
    L'insostenibile leggerezza dell'essere è il filo conduttore di tutto il libro, che non ha una trama vera e propria. Ci sono dei protagonisti, Tomas, Tereza, Sabina e Franz, ma le loro storie, che si intrecciano e si separano, non seguono un ordine cronologico vero e proprio. E' possibile ricostruire le grandi tappe della loro vita, ma queste si dipiegano nell'arco di anni, anche se il libro non è un mattone di pagine e anzi, l'ho letto appena in un paio di giorni.

    Anche se non c'è una storia vera e propria, per essere un"classico" è stato piacevole da leggere, a dispetto del titolo altisonante, non è stato noioso nè pesante, anzi, la divisione in capitoli molto brevi costitusce, come sempre, un incentivo alla lettura, perchè anche chi non ha molto tempo a disposizione per leggere riuscirebbe ad andare avanti di un po' ogni giorno. Personalmente, sono sempre più sollevata quando trovo capitoli brevi rispetto a quando i capitoli ocuppano pagine su pagine a non finire.
    Dietro le vicende dei personaggi, a tema prevalentemente "amore e tradimenti", si scorge la situazione della Boemia durante l'occupazione comunista. Senza nulla di documentario, senza accuse o risentimento, senza nemmeno entrare nel particolare, l'occupazione fa da contesto allo svolgimento della storia, ma, sebbene influisca in più di un modo sulla vita di Tomas, di Tereza e di Sabina, sembra restare sempre in secondo piano, perché l'attenzione è concentrata sui personaggi, e non sulla storia.

    L'insostenibile leggerezza dell'essere altro non è che la superficialità, la venialità degli uomini, la facilità con cui tradiscono e con cui si ostinano a non tradire: è un titolo particolare, che probabilmente si apre a un'infinità di interpretazioni.
    Un aspetto che mi ha colpito parecchio, è stata la presenza dell'autore, che ogni tanto si intromette in prima persona e parla dei suoi "personaggi", senza alcuna pretesa che il lettore possa pensare che essi siano davvero persone in carne e ossa, che è l'obiettivo che di solito uno scrittore cerca di raggiungere.
    Il finale mi ha lasciata un po' perplessa, più che altro perché non l'ho trovato un vero finale.
    A distanza di mesi, non so quanto mi resterà di questo libro, perché non ci sono colpi di scena o personaggi indimenticabili. Probabilmente ricorderò Tomas per i suoi continui e seriali tradimenti, ma credo che quello che più mi rimarrà impresso sarà il taglio filosofeggiante, e la chiara sensazione che questo sia un libro che si presterebbe molto bene ad un'analisi più approfondita. Chissà, magari, più vanti, potrei anche farci un pensierino...

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    Chiara De Martin(Zaffira01) said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

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    "Qualsiasi studente nell'ora di fisica può provare con esperimenti l'esattezza di un'ipotesi scientifica. L'uomo, invece, vivendo una sola vita, non ha alcuna possibilità di verificare un'ipotesi mediante un esperimento, e perciò non saprà mai se ave ...(continue)

    "Qualsiasi studente nell'ora di fisica può provare con esperimenti l'esattezza di un'ipotesi scientifica. L'uomo, invece, vivendo una sola vita, non ha alcuna possibilità di verificare un'ipotesi mediante un esperimento, e perciò non saprà mai se avesse dovuto o no dare ascolto al proprio sentimento."

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    Sarah Cillo said on Aug 12, 2014 | Add your feedback

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    Una delusione. Spunti interessanti, ma in sostanza un insieme di frasi fatte basate su filosofia spicciola, tutto a vantaggio di possibili citazioni facebookiane. Di positivo trovo alcune interessanti informazioni sul comunismo in boemia, alcuni trat ...(continue)

    Una delusione. Spunti interessanti, ma in sostanza un insieme di frasi fatte basate su filosofia spicciola, tutto a vantaggio di possibili citazioni facebookiane. Di positivo trovo alcune interessanti informazioni sul comunismo in boemia, alcuni tratti dei personaggi, alcune svolte dell'andamento narrativo. Un libro in cui è scritto troppo, troppo didascalico, troppo esplicativo, a tratti offensivo.

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    Blackholesun said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

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    La voluta letterarietà degli intermezzi "esplicativi", che tende talvolta a violentare la purezza del racconto con un forzato manicheismo (ma sia! c'è dell'interessante anche nell'esegesi semplicistica ma ricca di idee) è ricompensata dalla tragedia ...(continue)

    La voluta letterarietà degli intermezzi "esplicativi", che tende talvolta a violentare la purezza del racconto con un forzato manicheismo (ma sia! c'è dell'interessante anche nell'esegesi semplicistica ma ricca di idee) è ricompensata dalla tragedia e malinconia che l'opera sprigiona; riesce a spaccare l'"anima". Si scopre alla fine che l'auto-esegesi funge da contraltare interessante, arricchendo il corpo principale di notazioni che rendono più perforante e più intellettuale la vicenda e il tema trattati.

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    ZEN said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

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    Non è un romanzo storico, anche se come pochi racconta e ci fa vivere un pezzo di storia del '900. Non c'è una micro-storia che si inserisce emblematicamente in una macro-storia, al contrario c'è una storia di persone, che rimasticano il loro contest ...(continue)

    Non è un romanzo storico, anche se come pochi racconta e ci fa vivere un pezzo di storia del '900. Non c'è una micro-storia che si inserisce emblematicamente in una macro-storia, al contrario c'è una storia di persone, che rimasticano il loro contesto storico-sociale e ce lo restituiscono in una visione personalissima e, paradossalmente, affatto storica. Kundera insomma in uno dei migliori esempi di romanzo storico del '900 capovolge la ratio del genere letterario, a cui in verità non guarda che molto marginalmente, inserendo la "Storia" nelle vite quitidiane delle "storie" dei suoi personaggi. Vi riesce introspettando fatti e avvenimenti, rileggendoli alla luce dei pensieri dei protagonisti. Sono questi, infatti, i pensieri e le idee, i veri protagonisti del racconto: più che il romanzo storico, potrebbe essere il romanzo psicologico, in quest'opera ibrida che è questo ottimo romanzo, il punto di contatto più vicino fra Kundera e la tradizione storico-letteraria. Ogni personaggio infatti è così riflessivo, così introspettato, che ha nella testa una vera e propria filosofia, un apparato morale così forte che davvero di filosifie è lecito parlare. Ogni personaggio poi vive questo suo micro-mondo nel silenzio, in riflessione e non in parole, immerso com'è in una realtà in cui non è lecito parlare, dove ogni parola va pesata, dove la dittatura impone questa introspezione e favorisce, anzi, il mutismo che frutta in pensiero, e spesso in opera letteraria, come è acclarato storicamente.
    Lo stile di Kundera riflette questo silenzio imposto: la prosa non è arieggiante ma ricurva nel suo stesso pensare, è fatta di brevi spezzoni, momenti, piccole perle, incastri di racconti e aneddoti, tutti legati per sinestesie e sineddochi, tutti corrispondenti a un preciso filo logico-mentale, che arricchiscono il testo rendendolo universale, ampio nei temi e nelle riflessioni, quanto introspettivamente racchiuso a livello stilistico e di caratterizzazione dei personaggi.
    La storias narrata è semplice, secca, non particolarmente originale, ma filtrata anch'essa attraverso i complicatissimi filtri mentali dei personaggi diviene unica, singolare, emblematica, oserei dire preziosa, e arricchisce ulteriormente tutti gli altri elementi, vivendo di luce riflessa quello che il nucleo vero del romanzo, ovvero testa e cuore dei protagonisti, silenzio di parola e urlo di pensiero complesso, si propone di regalare al suo lettore, riuscendovi egregiamente.

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    Johnny said on Jul 17, 2014 | Add your feedback

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