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La jornada de un interventor electoral

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Publisher: Editorial Bruguera

3.9
(1250)

Language:Español | Number of Pages: 153 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 8402079113 | Isbn-13: 9788402079114 | Publish date:  | Edition 1

Category: Fiction & Literature , Political

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Book Description
Italia, Turin, 1953. Elecciones generales. Amerigo Ormea, comunista, ha sido designado por su partido como interventor electoral en un colegio situado en el Cottolengo de la ciudad. El partido de la mayoría moviliza en favor suyo a inválidos, idiotas y moribundos, convirtiendo la miseria de la naturaleza en instrumento de operación política.
Amerigo observa y reflexiona. ¿Es justo utilizar con fines electorales a unos seres disminuidos? La primera respuesta inmediata y política, es: "No". Sin embargo, enseguida se abre otro interrogante: ¿Hasta qué puntos se es hombre, a partir de qué puntos se deja de serlo?
Esta ávida novela de Italo Calvino supera los límites de la crónica para convertirse en una angustiosa y apasionante meditación sobre la condición humana.
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  • 4

    Solite magagne elettorali mai risolte

    Sembra un libro denuncia su determinate "magagne" elettorali, che ci sono sempre state, e temo che qui in Italia in un modo o nell'altro sempre ci saranno. In pratica si parla delle vicende di uno sc ...continue

    Sembra un libro denuncia su determinate "magagne" elettorali, che ci sono sempre state, e temo che qui in Italia in un modo o nell'altro sempre ci saranno. In pratica si parla delle vicende di uno scrutatore in un seggio elettorale durante una delle elezioni degli anni '50 o '60 nell'Ospedale Cottolengo di Torino, dove accompagnavano a votare tutti i malati e anche coloro che non erano proprio in grado di votare, dal punto di vista cognitivo.
    Poi alla fine del libro, nella nota, si legge:
    "ho cercato di basarmi sempre su cose viste con i miei occhi (in due occasioni, nel 1953 e poi nel 1961); ammesso che questo possa importare, in un racconto che è più di riflessioni che di fatti"

    said on 

  • 2

    hit parade

    Al 2° posto: “Estate ragazzi, final show”. Non credo possiate sapere com'è la serata con cui si chiude “Estate ragazzi” a Favria, il comune in cui mi sono trasferito nel 2002. Dura un paio d'ore. I g ...continue

    Al 2° posto: “Estate ragazzi, final show”. Non credo possiate sapere com'è la serata con cui si chiude “Estate ragazzi” a Favria, il comune in cui mi sono trasferito nel 2002. Dura un paio d'ore. I genitori seduti tra le zanzare, mentre su un palco uno sciame di animatori adolescenti ringrazia tutti. Soprattutto gli animatori si ringraziano tra loro e dicono che è stata una bella esperienza. E giù applausi. I bambini sono decisamente meno numerosi degli animatori e quando recitano non si sente niente, perché la mediocre qualità dell'impianto distorce tutto. Ma forse è meglio così. Invece gli animatori che si ringraziano a vicenda si sentono benissimo.
    Al 3° posto: Carlo Conti.
    4° posto: la messa di trigesima per l'anima del cognato della vostra ex vicina di casa.
    5°: un pranzo di nozze di quelli che iniziano alle 15
    6°: un film di Lars Von Trier
    7°: una domenica ai seggi se non c'è nemmeno una scrutatrice da baccagliare.
    Ho elencato sei delle sette cose, persone, situazioni più noiose al mondo secondo me.
    La prima è “La giornata d'uno scrutatore” di italo Calvino. Cazzo che delusione. Mi aspettavo che sublimasse la noia, chissà che mi aspettavo. Invece scrive difficile ed è tutto tortuoso, tanto che si fa fatica sia a tenere gli occhi aperti, sia ad addormentarsi. I contenuti sono belli spessi, ma incastrati nella mota, come canditi nel torrone.
    Spoiler: Lo scrutatore ha una fidanzata, la quale è lì lì per mollarlo. Fa benissimo.

    said on 

  • 3

    Italo Calvino, La giornata d'uno scrutatore

    Questa breve opera è incentrata sulle riflessioni di un uomo dichiaratamente appartenente alla sinistra italiana degli anni Cinquanta, durante l sua esperienza di scrutatore in una sezione elettorale ...continue

    Questa breve opera è incentrata sulle riflessioni di un uomo dichiaratamente appartenente alla sinistra italiana degli anni Cinquanta, durante l sua esperienza di scrutatore in una sezione elettorale all'interno del Cottolengo di Torino.
    In realtà le rislessioni travalicano l'esperienza politica, pur centrale, dell'utilizzo di malati e disabili inconsapevoli a fini biecamente elettorali. Le riflessioni vanno molto più in profondità e riguardano le sfere politica, sociale, persino religiosa e si incuneano anche in tematiche di carattere strettamente personale.
    Per completare la lettura sono sufficienti un paio d'ore, ma i messaggi ricevuti da essa vanno molto in profondità e durano molto di più.

    said on 

  • 3

    col passar degli anni, s'accorgeva che era meglio concentrarsi su pochi libri

    Sarebbero 5 stelle per i contenuti. Non piace la forma.
    "penso oggi che la politica registri con molto ritardo cose che, per altri canali, la società manifesta, e penso che spesso la politica compia o ...continue

    Sarebbero 5 stelle per i contenuti. Non piace la forma.
    "penso oggi che la politica registri con molto ritardo cose che, per altri canali, la società manifesta, e penso che spesso la politica compia operazioni abusive e mistificanti".

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  • 5

    "L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    È un Calvino calato in una realtà strettissima, tanto lontano dal suo noto sperimentalismo da temere che la prepondera ...continue

    "L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo."

    È un Calvino calato in una realtà strettissima, tanto lontano dal suo noto sperimentalismo da temere che la preponderanza della riflessione sull'azione possa far pensare al saggio piuttosto che al romanzo; tanto ancorato al dato circostante, da scegliere per il suo protagonista un nome – Amerigo – che si rivela sin da subito un trasparente alter ego per l’autore stesso.

    Elezioni politiche del ’53: Italo/Amerigo, in qualità di scrutatore e intellettuale devoto alla causa del Partito Comunista, trascorre un’intera giornata al “Cottolengo” di Torino, impegnato a far sì che i voti di coloro che sono chiaramente incapaci di intendere e volere finiscano per gonfiare in modo illegittimo il consenso della DC. Accade però che le figure dei diversamente abili che incrocia in quello che appare a tutti gli effetti un mondo a parte, una città nella città, senza saperlo mettano in crisi il suo sistema di valori, la sua stessa idea di umanità, segnalando via via tutte le incongruenze della sua utopia...

    Per saperne di più: https://grulloparlante.wordpress.com/

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  • 3

    Pareggi - 05 ott 14

    E già, che ci sono una prefazione dell’autore alla prima edizione, ed una bella introduzione di Guido Piovene che risultano lunghi più di metà del racconto vero e proprio. Quindi, indichiamoli, che li ...continue

    E già, che ci sono una prefazione dell’autore alla prima edizione, ed una bella introduzione di Guido Piovene che risultano lunghi più di metà del racconto vero e proprio. Quindi, indichiamoli, che li abbiamo letti, anche se non ne commentiamo, che siamo qui per tramare di Calvino e noi di chi scrive su Calvino. Calvino che, è bene dirlo subito, è una delle mie stelle fisse del panorama lette-rario. Non sempre alla stessa altezza, ma è uno dei primi autori, che, quindicenne, lessi quasi in-tegralmente (quasi, che questa “giornata” era rimasta fuori ed ora rimedio). Tanto che sapevo quasi a memoria la storia di Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura. E se voi non sapete chi è, andate cinque minuti in punizione dietro la lavagna. Per poi pas-sare, con gioia scientifico – letteraria, alle Cosmicomiche e a Ti con zero. Nella maturità, poi, avvi-cinando la sua all’altra imperitura stella di Raymond Queneau, mi innamorai della Letteratura Po-tenziale, di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Per finire, ancora una volta imparando a me-moria, le “Lezioni americane”. Soprattutto la leggerezza, che spero rimanga sempre accanto a me. Questo era rimasto fuori, anche se segna un punto importante nella storia dell’autore. Una svolta (ma forse meglio una cerniera) tra la passione letteraria e la passione civile. Non è un caso che impiega dieci anni a scriverlo. Non è un caso che, benché agile e corto, sia denso. Di significati, di messaggi, di premonizioni. La trama, in sé, è volutamente semplice: un intellettuale comunista, Amerigo Ormea, passa una giornata come scrutatore durante le elezioni del1953 alla Piccola Casa della Divina Provvidenza "Cottolengo" di Torino, un istituto religioso dove sono ricoverati migliaia di minorati fisici e mentali. Lì Amerigo assiste all'incredibile sfilata dei votanti che sono tutti individui "fuori dalla norma", sono persone malate e con gravi deformità che colpiscono molto il protagonista e lo inducono a una serie di riflessioni e pensieri per lui completamente nuovi. Si chiede se sia giusto che questi uomini possano votare o essere aiutati a votare, si chiede cosa sia l'umano e fino a che punto arrivi l'umano. Ma tutto questo mette in moto una serie di pensieri e riflessioni, che sono il fulcro del racconto. C’è sicuramente la parte politica. Non a caso siamo nel 1953, anno della cosiddetta “legge Truffa”. C’è quindi il rapporto tra il comunista e l’istituzione religiosa. Dove vede sì il ruffiano democristiano arrivato per far carriera sulla pelle dei ricoverati. Ma vede anche i religiosi ed il loro atteggiamento più che umano. E vede l’aprirsi di una crisi nella sinistra, nei battibecchi con una scrutatrice socialista, con cui a volte è solidale, ma spesso anche no. Poi c’è il rapporto privato. Nei pochi momenti di pausa non fa che parlare al telefono con la sua compagna, con cui ha un rapporto lasco, ma presso cui è piacevole, a volte, rifugiarsi. E lei gli annuncia di essere incinta, innescando un’ulteriore riflessione in Amerigo sulla paternità, sull’aborto, su cosa vuole lui veramente. Avvenendo tutta questa crisi tra pubblico e privato, è proprio il drammatico impatto con il Cottolengo che lo costringe ad una riflessione a tutto tondo. Sul senso delle proprie azioni, sulla vita stessa. Ideali e programmi politici, infatti, non hanno nulla a che fare con il dolore e la malattia dei poveri abitanti del Cottolengo e sicuramente non possono essere loro utili. Amerigo, sempre più colpito da questa crisi dei valori, spostandosi tra le corsie, Amerigo scorge due figure che lo colpiscono nel profondo: una suora che dedica la propria vita alla cura dei malati e un anziano padre che passa ogni domenica seduto su una sedia a schiacciare mandorle per il figlio “deficiente”. Da questo momento in poi Amerigo e con lui Calvino, non smetterà più di mettere in crisi le proprie certezze. E quanto altro ci si potrebbe costruire intorno. Quanto possiamo identificarci con Calvino, o meglio con Amerigo. Che non ha caso ha il nome dello scopritore del “Mondo Nuovo”, perché anche noi, con lui, stiamo entrando in un mondo nuovo. E come non sottolineare che il cognome Ormea non è che l’anagramma della parola “amore”! Calvino è sempre una “matrioska” letteraria, in cui nell’apparente leggerezza della scrittura, e nella profonda complessità dei temi trattati, trova sempre di mettere qualcosa in più. Sta a noi scoprirlo, farlo nostro, e ragionarci. Sempre senza certezze, sempre mettendoci in discussione.
    “In quegli anni … il petto d’un singolo comunista poteva albergare due persone insieme: un rivolu-zionario intransigente e un liberale olimpico.” (29)
    “La sua biblioteca era ristretta. Col passare degli anni, s’accorgeva che era meglio concentrarsi su pochi libri. In gioventù era stato di letture disordinate, mai sazio. Ora la maturità lo portava a ri-flettere ed a evitare il superfluo. Il contrario che con le donne: la maturità gli portava insofferen-za, una giostra di storie brevi e balorde che ogni volta si vedeva già che non andava. Era uno di quegli scapoli che per abitudine gli piace far l’amore il pomeriggio, e di notte dormir solo.” (47)
    “Cominciò una discussione delle solite … per la sua abitudine a guardare le cose dal punto di vista dell’avversario e la sua riluttanza a esprimere concetti ovvi.” (51)
    “Non ammetteva di collegare dei fatti oggettivi come la musica d’un disco a dei fatti soggettivi come il sentimento per chi aveva regalato il disco.” (53)

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  • 4

    Erano diversi anni che non leggevo più qualcosa di Calvino, e sono rimasta rimasta spiazzata, stupita (anche piacevolmente). Non ricordavo (o forse, adesso che ci penso, un poco sì, me ne ricordavo) l ...continue

    Erano diversi anni che non leggevo più qualcosa di Calvino, e sono rimasta rimasta spiazzata, stupita (anche piacevolmente). Non ricordavo (o forse, adesso che ci penso, un poco sì, me ne ricordavo) l'incessante porsi domande di Calvino, il continuo mettere a fuoco per poi sfocare, il sollevare dubbi proprio là, dove pensavamo di avere delle certezze.
    In questi tempi di povero pensare, di rozze semplificazioni, di rigido prender posizione, leggere Calvino è una boccata d'ossigeno. E farebbe bene a molti
    E' in ogni caso una lettura di un qual certo spessore, impegnativa, a tratti difficile: il confine tra narrativa e altro è sottile, è un racconto di riflessioni (e non di denuncia, come potrebbe sembrare a prima vista). E sono riflessioni in cui il protagonista cerca di interpretare la realtà che osserva usando la ragione, la conoscenza, gli strumenti intellettuali; ma sembra costantemente fallire, la comprensione della realtà risulta sempre parziale, incompleta, o comunque insoddisfacente ("Certo, essere nel giusto è troppo poco").
    (Calvino, ho sempre pensato, è una sorta di figlio letterario del principio di indeterminazione di Heisenberg: con quanta più precisione si riesce a conoscere qualcosa, tanta più indeterminazione rimane in altre variabili connesse.)
    Eppure, questo è tutto quello che l'intellettuale può fare, e deve continuare a farlo.

    Sullo sfonfo, le scaramucce telefoniche tra il progonista e la fidanzata, che cercano di avvicinarsi e non si capiscono, come venissero da mondi differenti. Una sorta di allegoria della sua incapacità di comprendere la realtà e dell'ansia constante con cui cerca di farlo.

    "Amerigo avrebbe voluto continuare a scontrarsi con le cose, a battersi, eppure intanto raggiungere dentro di sé la calma al di là di tutto... Non sapeva cosa avrebbe voluto: capiva solo quant'era distante, lui come tutti, dal vivere come va vissuto quello che cercava di vivere".

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  • 4

    Una volta, per un referendum che poi non raggiunse manco il quorum, feci da scrutatrice all’ospedale Cotugno, padiglione malattie infettive.
    Cinque o sei elettori votanti, forse sette. In pigiama ...continue

    Una volta, per un referendum che poi non raggiunse manco il quorum, feci da scrutatrice all’ospedale Cotugno, padiglione malattie infettive.
    Cinque o sei elettori votanti, forse sette. In pigiama.
    Nessun seggio volante, per fortuna.
    [Temevo il contagio.]

    Ad Amerigo Ormea , protagonista de “La giornata di uno scrutatore”, non va liscia.
    “Era iscritto al partito, questo sì, e per quanto non potesse dirsi un “attivista” perché il suo carattere lo portava verso una vita più raccolta, non si tirava indietro quando c’era da fare qualcosa che sentiva utile e adatto a lui. In Federazione lo consideravano elemento utile e di buon senso: ora l’avevano fatto scrutatore”
    (ma negli anni ‘50 si sceglievano gli scrutatori in base alle simpatie politiche?)
    Il suo compito, da svolgere al Cottolengo, è di vigilare affinchè non accadano brogli, o meglio, affinchè i “pazienti” non vengano “sollecitati”, pur se incapaci di intendere e di volere, a votare per la DC.
    “Si trattava per i partiti del governo di far valere una nuova legge elettorale (la legge-truffa, l’avevano battezzata gli altri), per cui la coalizione che avesse preso il 50% + 1 dei voti avrebbe avuto i due terzi dei seggi… “
    [la legge fu abrogata l’anno successivo: alla tornata elettorale in cui il personaggio Amerigo fu scrutatore non scattò, perché la coalizione di governo ottenne il 49,8% dei voti. Nonostante le “sollecitazioni”.
    Eh, ai politici son sempre piaciute le “correzioni” e i porcellum]]

    Un seggio non troppo composito, il suo: il presidente vecchio, timoroso, indeciso ma formalista, la crocerossina in blusa bianca, lo scrutatore smilzo e defilato e gli altri (democristiani tutti, “tesi a smussare i contrasti”) , una compagna “arancione” (socialista, la verità) dura e pura e cacacazza.
    E poi lui, Amerigo.
    “Si sentiva troppo scoraggiato per sperare di prendere qualsiasi iniziativa. La sua battaglia legalitaria contro le irregolarità e i brogli non era ancora cominciata e già tutta quella miseria gli era calata addosso come una valanga. Che facessero presto, con tutte le loro barelle e stampelle, che s’affrettassero a compiere questo plebiscito di tutti i vivi e i moribondi e magari anche i morti: non era con le ragioni formali di cui disponeva uno scrutatore che la valanga poteva essere fermata.”

    La vera valanga per Amerigo è però il contatto- contagio con gli abitanti del Cottolengo, che scuote l’intero apparato delle sue certezze e convinzioni.
    “Costretto per un giorno della sua vita a tenere conto di quanta è estesa quella che vien detta la miseria della natura(…) sentiva aprirsi sotto ai suoi piedi la vanità del tutto.”
    E la valanga precipita sui concetti astratti di giustizia, libertà, bellezza, Dio e annessi e connessi, sulla sua condizione concreta e reale (una storia sentimentale complicata, fuggevole; un figlio, forse) e sulla quaestio massima: cosa è l’uomo, cosa è l’umano.
    Ad Amerigo tocca anche il seggio volante, che lo porta nel cuore nascosto del Cottolengo, tra i ragazzi pesce e le monache morenti.
    E’ soprattutto un padre che schiaccia le mandorle al figlio idiota, che fa scattare la consapevolezza di un legame tra il suo mondo e quello ora disvelato.
    Il “genere di amore come una reciproca e continua sfida o corrida o safari , non gli pareva più in contrasto con la presenza di quelle ombre ospedaliere: erano lacci dello stesso nodo o garbuglio in cui sono legate tra loro - dolorosamente , spesso (o sempre) – le persone.”
    Una breve, fulminea rivelazione: “l’umano arriva dove arriva l’amore, non ha confini se non quelli che gli diamo.”

    Sarebbe potuto essere un secco racconto “neorealista” sulla condizione degli “espulsi” dalla società perché “diversi”, o un incazzato racconto di denuncia sulla questione del malcostume politico e sociale.
    Ma Calvino è sempre ‘a mostro, e questo libro non è solo un racconto “neorealista” e un pamphlet , ma un terremoto: un coacervo di domande senza risposta, un dirompere di dubbi, di incertezze.
    (anche la breve fulminea rivelazione non “sistematizza” il mondo)
    E mi è piaciuto assai.

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  • 0

    ✰✰✰✰ molto buono

    In attesa di scrutinare, Amerigo scruta: sé stesso, le proprie idee sul partito, sulla fede, sull’amore, sui voti estorti agli incidenti collaterali che abitano il Cottolengo, i rapporti con i colleg ...continue

    In attesa di scrutinare, Amerigo scruta: sé stesso, le proprie idee sul partito, sulla fede, sull’amore, sui voti estorti agli incidenti collaterali che abitano il Cottolengo, i rapporti con i colleghi di seggio.
    Una domenica al seggio elettorale (e che seggio) può anche cambiare la vita.

    maggio 1990 – 10.06.2014

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  • 3

    La versione ebook che ho letto contiene due romanzi brevi: La giornata di uno scrutatore e La speculazione edilizia.

    Il primo narra di uno scrutatore al seggio del Cottolengo a Torino e delle sue cons ...continue

    La versione ebook che ho letto contiene due romanzi brevi: La giornata di uno scrutatore e La speculazione edilizia.

    Il primo narra di uno scrutatore al seggio del Cottolengo a Torino e delle sue considerazioni non solo politiche (la delusione per l'Italia del dopoguerra rispetto al paese ideale sognato durante la liberazione), ma anche sull'umanità in genere partendo dalle sofferenze dei disgraziati esseri rinchiusi in questo istituto.

    La speculazione edilizia è interessante in quanto profetica visto che il protagonista, Quinto, che pure non dovrebbe essere privo di valori morali, non esita a mettersi in affari con un costruttore senza scrupoli per cementificare un piccolo pezzo di terra in Liguria. Oggi cinquant'anni dopo e dopo i disastri avvenuti in quella regione dal territorio delicato a causa della cementificazione selvaggia, conosciamo le conseguenze di queste operazioni.

    Non è il Calvino migliore ma è sempre una lettura interessante.
    Nelle note alcuni passi a parer mio significativi.

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