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La lanterna e la spada

By Leonardo Vittorio Arena

(54)

| Others | 9788838433764

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Book Description

"Jing Ke estrasse la mappa e la porse a Ying Zheng. Rimase davanti a lui in ginocchio. Questi la guardò con attenzione, e cominciò a dispiegare il rotolo. Giunto all'ultima piega, la visione inattesa di un piccolo pugnale lo fece balzare all'indietro Continue

"Jing Ke estrasse la mappa e la porse a Ying Zheng. Rimase davanti a lui in ginocchio. Questi la guardò con attenzione, e cominciò a dispiegare il rotolo. Giunto all'ultima piega, la visione inattesa di un piccolo pugnale lo fece balzare all'indietro inorridito, Jing Ke fu lesto a impugnare l'arma, prima che questa scivolasse a terra. Con la mano, afferrò una manica dell'abito del re, preparandosi a vibrare un colpo micidiale." Nel III secolo a.C., la Cina è insanguinata da lotte per il potere che oppongono i sovrani di numerosi staterelli. Tra battaglie, duelli e intrighi di palazzo, sono numerose le vittime di questa carneficina, che non ha riguardi per il sesso o l'età. Ma un giovane riesce a scampare alla strage. E Ying Zheng: in lui si compirà il destino della Cina imperiale. Fondatore della dinastia Qin, diventa un tiranno spietato e crudele, odiato dai sudditi, temuto dai nemici e costantemente a rischio di attentato. Sbarazzatosi dei due reggenti - la madre e il primo ministro, che forse era il suo vero padre - non trova ostacoli nella conquista dell'impero che lo conduce a porre fine a una guerra plurisecolare tra i diversi stati, sottomettendone ogni sovrano, fino a controllare l'intera Cina. A capo di un impero vasto e invincibile, diffonde la cultura del terrore, dando impulso alla costruzione della Grande Muraglia. Cultore di magia e alchimia, si guadagna fama d'immortalità e trasforma la sua figura in mito e leggenda.

11 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Interessante lavoro sulla cina imperiale. Il libro parla dell'imperatore Qinshi che intorno al 200 a.C. conquista tutti i regni della cina e si autoproclama imperatore. Interessante però solo a livello storico, il libro cerca di romanzare leggermente ...(continue)

    Interessante lavoro sulla cina imperiale. Il libro parla dell'imperatore Qinshi che intorno al 200 a.C. conquista tutti i regni della cina e si autoproclama imperatore. Interessante però solo a livello storico, il libro cerca di romanzare leggermente la storia, ma ci riesce pochissimo, il tutto risulta piu' un trattato che un romanzo e quindi abbastanza noioso non essendo ne' una vera trattazione storica ne' una rivisitazione romanzesca. Insomma.

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    Kyra l'elfo said on Oct 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Complessivamente mi è piaciuto. Premetto però di non conoscere usi e costumi cinesi dell'epoca, quindi non posso sbilanciarmi sulla sua veridicità.

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    silvia r. said on Mar 4, 2012 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Uno dei pochi libri che non ho finito. Non mi piaceva lo stile della narrazione, troppo frammentario, poco introspettivo, molto didascalico. Peccato, l'ambientazione sia nel luogo che nel tempo mi affascinava...

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    Iridina said on Sep 2, 2010 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    L'ho abbandonato.
    Non sono riuscito a farmi prendere dal suo modo di scrivere. Sembra un libro di storia con qualche frase virgolettata.

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    LazyBoy said on Feb 16, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Parzialmente deluso da questo romanzo storico, sarà che esco da poco dalla lettura de l'Assiro e Ninive(forse i migliori romanzi storici letti), sarà che mi ero fatto delle aspettative eccessive dopo aver cercato a lungo un romanzo che parlasse della ...(continue)

    Parzialmente deluso da questo romanzo storico, sarà che esco da poco dalla lettura de l'Assiro e Ninive(forse i migliori romanzi storici letti), sarà che mi ero fatto delle aspettative eccessive dopo aver cercato a lungo un romanzo che parlasse della Cina.
    Leonardo Vittorio Arena, racconta la nascita, la vita e la caduta del primo imperatore cinese e della sua dinastia durante il III secolo a.c.
    L'argomento ha indubbiamente fascino e potenziale, ma purtroppo, dal mio punto vista non è stato sfruttato a dovere.
    La prima metà del libro, per me che non conoscevo granchè la storia trattata (con tutti i nomi degli staterelli e delle famiglie) è risultata piuttosto difficile da seguire, poco fluente e con dialoghi troppo semplici e banali.
    La seconda metà invece si risolleva, andando a trattare anche argomenti un po' più coinvolgenti come la costruzione della Grande Muraglia, il taoismo e l'alchimia, ma nonostante tutta è lo stile di scrittura di Vittorio Arena che non permette al romanzo di decollare.
    L'ho trovato poco passionale, senza quel fuoco che ti trascina nella lettura, ho avuto la sensazione di essere uno spettatore distante non coinvolto nella storia.
    Dimostrazione della difficoltà di lettura il tempo impiegato per terminare il libro. (oltre al fatto che sono impegnato in un progetto musicale)
    voto: 6,5

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    Agu said on Nov 11, 2009 | Add your feedback

  • 11 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Osceno

    Sì, è osceno. E' osceno lo stile, di una banalità sconfinata che non credevo si potesse raggiungere e che supera perfino Valerio Massimo Manfredi, che in confronto è un fior di scrittore. E' osceno l'uso reiterato della paratassi a tutti i costi. E' ...(continue)

    Sì, è osceno. E' osceno lo stile, di una banalità sconfinata che non credevo si potesse raggiungere e che supera perfino Valerio Massimo Manfredi, che in confronto è un fior di scrittore. E' osceno l'uso reiterato della paratassi a tutti i costi. E' osceno il prezzo (€ 17,90) richiesto per leggere un "romanzo" che, per il tipo di narrazione adottata, si avvicina a un tema delle medie.
    E ho letto solo due capitoli.
    Sono stufa, STUFA, di leggere robetta da due soldi pubblicata unicamente perché scritta da professori universitari (Arena è docente di Storia della filosofia contemporanea e di Religioni e filosofie dell'Estremo Oriente all'università di Urbino), il fatto che l'autore sia un professore non ne fa necessariamente un bravo romanziere, questo non è un romanzo, è una presa in giro! Non si può leggere, a pag. 23, che "A Handan il saké scorreva a fiumi..." EEHHHH?! Cosa ci fa un termine giapponese nella Cina del III sec. a.C.?! Se l'autore non conosceva l'equivalente termine cinese (kaoliang), poteva sempre scrivere vino (o grappa) di riso fermentato, anziché ricorrere a un termine che i cinesi di allora certamente non conoscevano (e anche oggi state tranquilli che non usano). Cosa devo pensare? Che Arena non si è prodigato in ricerche? Che lo sapeva ma ha preferito usare un termine universalmente conosciuto? Che l'editor della Piemme dorme sugli allori? Non so cosa sia peggio pensare e non mi importa, francamente, l'unica cosa che conta è il fatto che mi sono sentita presa per i fondelli, perché una tale trascuratezza inficia la credibilità della storia e quindi dell'autore e dell'editore. Naturalmente questa è solo la punta dell'iceberg, quella che più di tutto mi ha fatto venir voglia di gettare il libro dalla finestra. Prima di ciò cosa non andava? Tutto, a cominciare dallo stile: Ogni angolo di Handan venne perquisito dalla polizia. Meticolosamente, ma invano. Nel frattempo, Lu Buwei e il suo protetto viaggiavano alla volta di Qin. Su un carro di contadini, che li avevano aiutati a varcare la frontiera. Tra la paglia non vennero individuati. I controlli doganali, in uscita, non erano molto accurati. Tutti pensavano che Zichu fosse ancora a Handan. Questo estratto da pag. 26 mostra:
    a) l'adozione di uno stile che preferisce di gran lunga narrare anziché mostrare, dunque piatto, noiosissimo, perché fa sembrare il racconto una semplice telecronaca, senza un briciolo di pathos;
    b) l'uso spasmodico, come già detto, della paratassi, che spezza continuamente un ritmo già sonnolento;
    c) che tutto il romanzo è così e se vado avanti nella lettura vado certamente incontro a un coma profondo, ma visti i soldi spesi voglio correre il rischio, così potrò divertirmi a demolire per bene questo obbrobrio.
    Aggiungo, per chiudere in bellezza, che i dialoghi si adeguano allo stile infantile dell'autore, che i personaggi sono più impalpabili di un'ombra, che le descrizioni sono quasi del tutto assenti e che Arena è assolutamente incapace di creare un'atmosfera in grado di far calare il lettore nella Cina del III sec. a.C.: ovunque sembra di stare, tranne che lì. Devo ancora iniziare il capitolo tre e rivoglio già i soldi spesi.

    9/7/2008:
    Ho mollato. Non ce l'ho proprio fatta a continuare imperterrita a farmi del male. Ho dovuto arrendermi all'ottavo capitolo, stavo per strappare le pagine e ridurle in coriandoli. Non amo perdere tempo e questo libro è una colossale perdita di tempo e di denaro. Non sapremo mai se l'autore fosse indeciso se scrivere un saggio storico (a quanto pare, la sua specialità) o un romanzo storico oppure cercare di amalgamare i due generi, in ogni caso i risultati sono disastrosi, perché è una pallosissima via di mezzo di tutt'e due: è praticamente un manuale di storia cinese focalizzato sul periodo dell'unificazione - quindi di stampo cronachistico - scritto in modo piatto e spezzato, infarcito di dialoghi che vanno dal banale al ridicolo (Il re è morto, viva il re!, pag. 33), condito con risibili termini moderni (staff, partner, handicap, Cometa di Halley), non esente da incongruenze (a pag. 32 il Re Colto muore - Tre giorni dopo, soltanto tre giorni dopo e la stella del Re Colto si spense. Fu la morte a bussare alla sua porta, recandolo con sé. Ma daaaaai?! Pensavo la Fata Turchina... - e gli succede Zichu, il Re Compassionevole, che però a pag. 34: Di lì a poco, in una notte del 247 a.C., dopo appena tre anni di governo, anche il Re Colto moriva. La prova provata che l'editor della Piemme si è assopito alle prime righe. No comment) e misurato sul nostro metro temporale anziché su quello cinese (pag. 34: Intorno all'una [di notte, notare l'uso dell'ora occidentale], si udì un rumore di passi, vicino all'alloggio di Ying Zheng. Come mai tante lanterne, e tutto quel trambusto? Di corsa, un inviato del governo si recava a riferirgli la notizia. Il giovane si svegliò di soprassalto. "Ora siete voi il re: vostro pradre è morto!". Notare anche il salto arbitrario dal passato remoto all'imperfetto e la mediocrità narrativa insita in un passaggio tanto imporante. Pag. 87: Qualche anno prima, il generale Wang Jian dell'esercito di Qin aveva espugnato nove città di Zhao. Una brillante operazione militare. Nel 229 a.C. era stato al comando di un'altra campagna. Per infliggere a Zhao un colpo mortale. Pag. 93: Zhao cadeva nel 228 a.C., dopo più di un anno di cruente battaglie. [dove?! Dove stanno?!] Ying Zheng si vendicò di coloro che avevano oltraggiato la sua famiglia. E anche dei nemici personali di sua madre. Glielo doveva a Zhaoji, malgrado la rivolta di Lao Ai. Furono tutti condannati a morte.). Il romanzo è tutto così. Niente è mostrato, tutto è scandito in modo pedante proprio come in un manuale di storia. L'autore non solo fa sfacciatamente sfoggio della sua cultura, ma si permette persino di avanzare sciocche considerazioni personali durante la narrazione (pag. 65: Forse per questo Ying Zheng non infierì su di lui? O perché poteva esserne il figlio? Che strano! Il re di Qin veniva tradito dalla madre e dal padre naturale. L'odio proveniva dal suo stesso ceppo. Pag. 103: In guerra era tutto lecito: non si dava adito a sentimentalismi o formalità. Nooo! Veramente?!).
    Paradossalmente è più interessante il manuale di storia cinese (vero questo) che sto leggendo in contemporanea e che non mi aveva fatto fare i salti di gioia. Il sig. Arena dovrebbe forse limitarsi a scrivere unicamente saggi, questo romanzo è più infantile di un tema elementare, altro che medie.

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    Hyuzan said on Jul 4, 2008 | Add your feedback

Book Details

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  • ISBN-10: 8838433763
  • ISBN-13: 9788838433764
  • Publisher: Piemme
  • Publish date: 2007-01-01
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