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La leggenda dei monti naviganti

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(535)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 339 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8807017202 | Isbn-13: 9788807017209 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure , Travel

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Descrizione del libro
Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa dellabalena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a CapoSud (punto più meridionale della Penisola). Parte dal mare, arriva sul mare,naviga come un transatlantico con due murate affacciate sulle onde ed evocametafore marine, come di chi veleggia in un immenso arcipelago emerso. Trovivalli dove non esiste l'elettricità, incontri grandi vecchi come Bonatti oRigoni Stern, scivoli accanto a ferrovie abitate da mufloni e case cantoniereche emergono da un tempo lontanissimo, conosci bivacchi in fondo a caverne esantuari dove divinità pre-romane sbucano dietro ai santi del calendario. Epoi ancora ti imbatti in parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari,musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela.Un'Italia di quota, poco visibile e poco raccontata. Le due parti - o forse idue "libri", alla maniera latina - del racconto, Alpi e Appennini, hannoandatura e metrica diverse. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fattedi monoliti ben illuminati e percorse da grandi strade. Gli Appennini no: sonoarcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l'identitàprofonda della nazione. Questo racconto di "monti naviganti" è cominciato sulquotidiano "la Repubblica" ed è diventato un poema di uomini e luoghi,impreziosito da una storia "per immagini" della fotografa Monika Bulaj, che haseguito Paolo Rumiz in alcune tappe di questa avventura.
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  • 4

    Due viaggi per le montagne

    Rumiz si imbarca in altri due dei suoi mirabolanti viaggi: uno a piedi lungo le Alpi da E a O, l'altro su una vecchia auto lungo l'Appennino, da N a S. Forse più affascinante, perché mostra luoghi almeno a me meno noti, il viaggio appenninico.
    Durante la narrazione vengono continuamente ric ...continua

    Rumiz si imbarca in altri due dei suoi mirabolanti viaggi: uno a piedi lungo le Alpi da E a O, l'altro su una vecchia auto lungo l'Appennino, da N a S. Forse più affascinante, perché mostra luoghi almeno a me meno noti, il viaggio appenninico.
    Durante la narrazione vengono continuamente ricordati, con moralistico rimbrotto, l'oblio degli italiani nei confronti della montagna, il loro dimenticarsi del loro passato da pastori ed emigranti, l'indifferenza dei politici italiani verso la montagna. A tutto ciò va riscontro una forte dose di esterofilia, specie verso gli efficienti popoli alpini: austriaci, svizzerotedeschi, bavaresi.
    Rumiz scrive al solito meravigliosamente, spesso a frasi nominali, ed è capace di enorme forza icastica. Il libro si fa leggere tutto d'un fiato.
    L'Italia, paese della grande bellezza, è certo paese di tanti guasti, ma Rumiz sembra dimenticare che l'inurbamento di massa è un fenomeno planetario e che non è solo in Italia che le aree rurali sono abbandonate a loro stesse.
    Concludendo, il libro è apprezzabile soprattutto come grande elogio della lentezza, dell'uscita dal rumore degli smartphones. Forse ha ragione un'amica di Rumiz: la demenza senile che affligge tanti dei nostri anziani non è altro che 'un hard disk pieno', la resa del cervello a decenni di stimoli inutili e sovrabbondanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla scoperta di un'Italia "minore" e meravigliosa.

    Rumiz racconta di un suo viaggio attraverso l'Italia, percorrendo interamente le Alpi e gli Appennini a bordo di una Topolino blu.
    Lo scopo di questo suo viaggio è riscoprire un'Italia minore, sconosciuta al popolo, dimenticata dalla politica e dallo Stato, spesso saccheggiata o abbandonata ...continua

    Rumiz racconta di un suo viaggio attraverso l'Italia, percorrendo interamente le Alpi e gli Appennini a bordo di una Topolino blu.
    Lo scopo di questo suo viaggio è riscoprire un'Italia minore, sconosciuta al popolo, dimenticata dalla politica e dallo Stato, spesso saccheggiata o abbandonata.
    Non mi piace come scrive Rumiz, tuttavia ho trovato il racconto del suo viaggio davvero bello e in linea con la mia idea del viaggiare.
    Fuori dalle rotte turistiche, dai viaggi mordi e fuggi e dalla cultura dei weekend lunghi e costosi, l'autore si prende un lungo periodo di tempo per se stesso e quasi sempre da solo affronta questo viaggio spesso guidato dal caso o dagli imprevisti, incontra numerosi personaggi "decrescenti" a loro insaputa, si muove in una fittissima tela di tradizioni, racconti e storie minori ma ricchissime di senso per la cultura del nostro paese, spesso dimenticate od ignorate volutamente.
    L'amico che mi ha regalato questo libro mi disse: "fa venire voglia di viaggiare" ed io gli risposi: "allora non me lo dovevi regalare! A me la voglia di viaggiare dovrebbero toglierla, non mettermene addosso dell'altra! :-)".
    Scherzi a parte, è tutto vero. Fa venire davvero tanta voglia di scoprire le meraviglie del nostro paese che non immaginiamo neanche di avere. Infatti sto già progettando.

    ha scritto il 

  • 3

    Cuore grande e vedute ristrette.

    E' la cronaca del famoso reporter Paolo Rumiz di un viaggio a bordo di una improbabile Topolino d'epoca alla riscoperta delle nostre montagne e delle nostre valli, alpine ed appenniniche.


    E' un mondo parallelo, che ha percorso una evoluzione sociale e culturale diversa da quella comune: e ...continua

    E' la cronaca del famoso reporter Paolo Rumiz di un viaggio a bordo di una improbabile Topolino d'epoca alla riscoperta delle nostre montagne e delle nostre valli, alpine ed appenniniche.

    E' un mondo parallelo, che ha percorso una evoluzione sociale e culturale diversa da quella comune: e questo non stupisce, perchè il mondo della superconnessione, dell'alta velocità, della globalizzazione non può accettare di essere frenato da vincoli grandi come montagne e finisce col tagliarle fuori. Può quindi essere arricchente ritrovare anche solo attraverso il racconto di un buon giornalista il significato di una vita dai ritmi diversi, di un silenzio fatto di rumori, di un viaggio che non è solo tempo e destinazione ma anche incontro e scoperta di una umanità diversa, che non si rassegna ad uniformarsi.

    Da questo punto di vista mi è piaciuto questo libro, perchè da buon disadattato mi sono sempre separato dalla massa dei vincitori in corsa, alla ricerca delle piccole cose che nessuno apprezza ma il cui valore vale la pena ricordare. Al pari di Rumiz trovo davvero scandaloso che ci si dimentichi quanto possono essere belli una siepe in una strada di campagna in Primavera, il rumore du un ruscello gonfio dopo che è piovuto, il rombante cinguettio di un vecchio albero pieno di uccelli di ogni tipo.

    Il libro scade invece in una deludente ristrettezza di vedute quando affronta l'aspetto politico-ecologico del racconto delle nostre montagne: che si trovano ad affrontare la minaccia reale ed invasiva del cambiamento climatico, della cementificazione che sconvolge l'assetto idrogeologico, di scelte economiche che non tengono conto di particolarismi preziosi ma che non fanno massa critica.

    Si nota da subito un'esterofilia che suona molto più come slogan che come un approfondimento: gli svizzeri, gli austriaci e gli sloveni sono più bravi a priori nel tutelare le loro montagne, non ci si pone domande nè si danno possibili spiegazioni nè politiche nè economiche nè culturali sul perchè questo accada. Allo stesso modo a fianco della giustificata denuncia ecologica dello sfruttamento delle montagne non è nemmeno accennato il punto critico che esso è solo un aspetto del problema più grande di una nazione molto popolosa ma cronicamente povera di risorse, che perciò difficilmente può rinunciare alla leggera a prendere quelle poche che ci sono (senza trascurare l'effetto deleterio della corruzione che pure invece è denunciata in lungo ed in largo).

    Per dare un significato politico a questo bel racconto, a mio parere Rumiz avrebbe dovuto dare alle sue riflessioni un respiro assai più ampio; questa ristrettezza di vedute che si limita pur doverosamente a dar voce ad una umanità dimenticata ed ad un bellissimo ma minacciato ambiente, finisce con l'inquinare anche il ritratto della vita di questi luoghi.

    Una rappresentazione arcadica ed agreste della vita pastorale montanara, che abbastanza esplicitamente allude ad un ritorno almeno parziale ad una Italia pre industriale, somiglia troppo ad un "si stava meglio quando si stava peggio": senza tener conto che tra quelle bellissime cime incontaminate si moriva di pellagra, le donne erano costrette dalla fame a salutare i mariti che partivano per lavorare all'estero come salariato subumano, l'analfabetismo sfiorava l'80%.

    Fosse stata la cronaca di una Italia tagliata fuori e dimenticata, sarebbe stato un gran bel libro. Ma se vuole anche essere una denuncia politica e sociale, ci vedo ancora un sapore polemico ed una giornalistica ristrettezza di vedute: Ryszard Kapuscinski è ancora lontano.

    ha scritto il 

  • 4

    Un reportage che ti "obbliga" a munirti di mappa, una di quelle belle mappe dettagliate con nomi di paesi e località mai sentite nominare. Questo è solo uno dei pregi di questo viaggio, diviso in due parti, sulle montagne, in paesi e tra genti dimenticate; un viaggio all'insegna della lentezza (a ...continua

    Un reportage che ti "obbliga" a munirti di mappa, una di quelle belle mappe dettagliate con nomi di paesi e località mai sentite nominare. Questo è solo uno dei pregi di questo viaggio, diviso in due parti, sulle montagne, in paesi e tra genti dimenticate; un viaggio all'insegna della lentezza (a piedi, in bicicletta o a bordo di una FIAT Topolino) costellato di personaggi meravigliosi, "celebri" (Rigoni Stern, Bonatti, Capossela, Guccini, ecc.) e non.

    ha scritto il 

  • 4

    Rumiz ci guida attraverso le due catene montuose della penisola con grande abilità descrittiva e narrativa. Si capisce che le Alpi sono casa sua molto più degli Appennini dove perde un po' di verve e attaccamento sentimentale eppure, questa catena sorella minore della prima lo affascina con i suo ...continua

    Rumiz ci guida attraverso le due catene montuose della penisola con grande abilità descrittiva e narrativa. Si capisce che le Alpi sono casa sua molto più degli Appennini dove perde un po' di verve e attaccamento sentimentale eppure, questa catena sorella minore della prima lo affascina con i suoi misteri e le leggende legate ad un passato dell'Italia che non c'è più.

    ha scritto il 

  • 5

    da brava viaggiatrice con la fantasia, ho amato tantissimo questo libro, che ti guida, con le sue magnifiche descrizioni, lungo un viaggio del tutto insolito; l'ho preso in biblioteca e l'ho letto durante una vacanza; l'ho amato così tanto che in biblioteca ho riconsegnato una copia nuova e quell ...continua

    da brava viaggiatrice con la fantasia, ho amato tantissimo questo libro, che ti guida, con le sue magnifiche descrizioni, lungo un viaggio del tutto insolito; l'ho preso in biblioteca e l'ho letto durante una vacanza; l'ho amato così tanto che in biblioteca ho riconsegnato una copia nuova e quella "vecchia" l'ho tenuta per me...

    ha scritto il 

  • 5

    Leggenda dei monti e di coloro che li navigano!

    Davvero un testo eccezionale, non sempre facile, anzi a volte un po' ostico perché lo devi leggere con al cartina geografica in mano e con una dose straordinaria di immaginazione e .. Ti devi incollare al libro per non cercare di scappare, in giro per il mondo!
    Buona lettura e buon viaggio! ...continua

    Davvero un testo eccezionale, non sempre facile, anzi a volte un po' ostico perché lo devi leggere con al cartina geografica in mano e con una dose straordinaria di immaginazione e .. Ti devi incollare al libro per non cercare di scappare, in giro per il mondo!
    Buona lettura e buon viaggio!

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa della balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a CapoSud (punto più meridionale della Penisola) per scoprire un'Italia silenziosa, operosa e ricca di piccole storie.
    In alcuni parti troppo dettaglia ...continua

    Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa della balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a CapoSud (punto più meridionale della Penisola) per scoprire un'Italia silenziosa, operosa e ricca di piccole storie.
    In alcuni parti troppo dettagliato al punto da essere noioso, ma, nell'insieme, ogni passo è come il tassello di un puzzle che, incastrato tra il precedente e il successivo va a formare un quadro meraviglioso.

    ha scritto il 

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