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La leggenda del morto contento

Di

Editore: Mauri Spagnol

3.5
(425)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 247 | Formato: eBook

Isbn-10: 8811132673 | Isbn-13: 9788811132677 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 3

    Italia anomala - 16 nov 14

    Siamo fortunatamente dalle parti del Vitali di buona resa, anche se non il migliore. Non siamo nelle vicende recenti, ma, purtroppo, neanche in quelle migliori dell’epoca littoria. Quelle che rendono meglio l’ironia e la fantasia di Vitali. Qui facciamo un ulteriore salto all’indietro. E ci collo ...continua

    Siamo fortunatamente dalle parti del Vitali di buona resa, anche se non il migliore. Non siamo nelle vicende recenti, ma, purtroppo, neanche in quelle migliori dell’epoca littoria. Quelle che rendono meglio l’ironia e la fantasia di Vitali. Qui facciamo un ulteriore salto all’indietro. E ci collochiamo nel 1843. Quando Bellano fa parte di un Regno Lombardo - Veneto, indipendentemente dipendente (e vai con l’ossimoro) dalla corona austriaca. L’unico accenno al periodo migliore della sua scrittura, Vitali lo fa collocando l’inizio dell’azione il 25 luglio. E ben sappiamo cosa accadrà esattamente 100 anni dopo. Ma qui siamo sulle rive del lago, siamo nell’ambiente pauperato dei lavoratori di ogni giorno. Il sarto, lo stalliere, il barcaiolo, il trattore (nel senso di gestore della trattoria) ed altri che ho dovuto cercare per capirne il significato desueto (come il magnano, che sta per stagnino e lavoratore di aggeggi saldati). Dall’altro abbiamo i benestanti, per non dire ricchi signori (la famiglia Gorgia, i Testaplana, gli Spanzen), e la coorte del potere: il delegato di polizia, il podestà (che prefigura le figure littorie), il pretore. La storia, esile come tutte quelle di Vitali, non è altro che un susseguirsi di bozzetti di vita, e la descrizione dell’atteggiamento che popolo alto e basso ne ha di fronte. Neredonte (la magnana) reclama un paio di braghe dal sarto Lepido che non le trova. Sua moglie Diomira per ripicca gli nega il pranzo, e Lepido, passeggiando sul lungolago, vede i due giovani Gorgia e Spanzen uscire in barca. Sono due scapestrati, e Lepido si accorge che si avvicina burrasca. Tenta di fermarli, niente, tenta di avvertire Baldi il barcaiolo, ma questi sta pranzando e non gli da ascolto. Ovviamente i due muoiono affogati. Ed il potere, si trova in difficoltà. Primo che si trova solo un corpo, e solo Lepido sostiene che sono usciti in due. Secondo, si vanno montando ripicche e risentimenti, che nulla hanno a che fare con la morte dei giovani e molto con gli odi che sempre sottendono alla vita di un paesotto. Messo in mezzo, il pretore Scaraffia, sostenuto dalla moglie Arcana, cerca di fare un pubblico processo per stabilire cause dell’accaduto. Le sue mire sono tuttavia sconvolte prima da Gorgia senior che, distrutto dal dolore, decide di togliersi la vita. Mai non sia che i potenti non riposino in terra sconsacrata. Quindi pretore ed accoliti nascondono il fatto. E non si può far altro che spostare viepiù la luce sugli affogati. Risalendo di testimonianza in testimonianza, si arriva di nuovo al sarto Lepido. Uno bravo nel cucire, ma inutile al resto. Inutile anche ad usare le parole (ne pronuncerà un paio in tutto il libro). Il pretore capisce di avere un capro espiatorio, e lo condanna “per omessa denuncia” a sei mesi di carcere. Poiché coinvolte sono le famiglie potenti, non volendo che si parli ancora dei morti, gli viene dato carcere in isolamento in quel di Como. E lì, Lepido ha i momenti migliori della sua vita, senza Diomira che lo assilla, o questo o quel cliente che lo tormentano. Ripercorre tutta la vicenda, fino alla scena madre delle braghe. E scoperto che non fu colpa sua la loro scomparsa, si lascia morire di inedia, dando il suo cibo ai gatti. Lo porteranno morto in quel di Bellano, ma con un sorriso di tranquillità sul viso. Lui sarà quel morto del titolo, anche se non si capisce cosa intenda l’autore con la premessa di “leggenda”. La maestria di Vitali è che questa scarna storia è farcita da tanti piccoli ruscelli, che alimentano il grande fiume narrativo. La storia della famiglia Gorgia, i turbamenti del giovane Spanzen, le speranze del pretore di essere trasferito, la gonagra del podestà (come ricorda Emilio, gonagra essendo una gotta localizzata nel ginocchio) ed i suoi tentativi di mangiare comunque i pesci grassi del lago, i pranzi alla trattoria del Crachen, le comari ed i loro “gossip” ante-litteram. Insomma, il solito mondo variopinto di Bellano (e niente dintorni, che qui, essendo nell’Ottocento, ci si muove poco). Quindi, a parte la filologia del titolo, di cui aspetto lumi da intenditori letterari, direi una solida ed onesta prova, di un romanziere che cerca di rinnovare i suoi elementi narrativi, pur rimanendo legato a ciò che lo ha reso celebre nel mondo dei lettori. Il solito plauso va in ogni caso alla ricerca dei nomi di battesimo. Tutti bellissimi.

    ha scritto il 

  • 3

    vitali e' sempre una lettura piacevole, anche quando, come in questo caso, il contenuto e' abbastanza misero. il teatrino di personaggi e' sempre ben allestito ma un po' si sente il peso di una produzione letteraria forse un po' eccessiva.

    ha scritto il 

  • 5

    "Nel momento in cui Lepido aveva visto la luce, il vento che soffiava sul lago era riuscito a spalancare una finestra. La levatrice aveva raccontato di aver visto coi suoi occhi una specie di mano, quasi un'onda lattescente, entrare nella camera e dopo un breve giro uscire sempre dalla stessa fin ...continua

    "Nel momento in cui Lepido aveva visto la luce, il vento che soffiava sul lago era riuscito a spalancare una finestra. La levatrice aveva raccontato di aver visto coi suoi occhi una specie di mano, quasi un'onda lattescente, entrare nella camera e dopo un breve giro uscire sempre dalla stessa finestra. Certo non le si poteva dare un gran credito vista l'affezione che aveva dimostrato per il liquorino. Sta di fatto però che la scuffia di vento aveva gelato l'aria del locale e il povero Lepido ne aveva rimediata una polmonite che per due settimane l'aveva tenuto in pericolo di vita. Era scampato, e per anni sua madre gli aveva raccontato quasi tutte le sere la favolerà del vento curioso di vedere come nascevano i bambini per andarlo poi a raccontare alle acque dei laghi e dei fiumi."

    ha scritto il 

  • 3

    e 1/2

    Un'altra galleria di personaggi, di errori e di orrori, col "solito lago" sullo sfondo e protagonista. Lettura gradevole e divertente, ogni tanto ci vuole.
    http://youtu.be/0AAvKa3W5qM

    ha scritto il 

  • 5

    Tra lacrime e sorrisi, La leggenda del morto contento racconta una storia di padri e di figli, di colpevoli e di innocenti, di giustizia e di malagiustizia: ottocentesca, ma solo in apparenza. È il 23 luglio 1843, una mattina d’estate senza una nube e una luce che ammazza tutti i colori. Due giov ...continua

    Tra lacrime e sorrisi, La leggenda del morto contento racconta una storia di padri e di figli, di colpevoli e di innocenti, di giustizia e di malagiustizia: ottocentesca, ma solo in apparenza. È il 23 luglio 1843, una mattina d’estate senza una nube e una luce che ammazza tutti i colori. Due giovani in cerca d’avventura salpano su una barchetta con tre vele latine. Dal molo di Bellano li segue lo sguardo preoccupato del sarto Lepido: no è giornata, sta per alzarsi il vento. L’imbarcazione è presto al largo, in un attimo la tragedia: lo scafo si rovescia, a rive giunge un corpo senza vita. un’imprudenza, una disgrazia. Ma c’è un problema. La vittima è Francesco, figlio di Giangenesio Gorgia, ricco e potente mercante del paese. L’altro inesperto marinaio, Emilio Spanzen, milanese in villeggiatura sul lago, è figlio di un ingegnere che sta progettando la ferrovia che collegherà Milano alla Valtelina. Due famiglie importanti. Infatti da Como arriva una pesante sollecitazione: bisogna trovare un colpevole.
    ( trama tratta dalla II° di copertina )

    ha scritto il 

  • 4

    Non sono avvezza a frequentare ombrelloni, però l'ho letto d'estate, sotto il sole piatto della pianura, le pagine scorrevano velocissime e non trattavano di filosofia morale nè di economia politica: a naso, i criteri per rientrare nel concetto di romanzo da ombrellone ce li ha.
    Però se tut ...continua

    Non sono avvezza a frequentare ombrelloni, però l'ho letto d'estate, sotto il sole piatto della pianura, le pagine scorrevano velocissime e non trattavano di filosofia morale nè di economia politica: a naso, i criteri per rientrare nel concetto di romanzo da ombrellone ce li ha.
    Però se tutti i romanzi da ombrellone fossero così abili nel caratterizzare i personaggi, oltretutto ambientandoli nel mondo di un secolo e mezzo fa, nel rendere così intensamente e verosimilmente insopportabili le comari del paese, nel descrivere il paesaggio quasi da sentircisi dentro, nel richiamare a tratti Manzoni e a tratti il Camilleri della Concessione del telefono, bisognerebbe inventare un'altra definizione per i libri davvero scadenti.

    ha scritto il 

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