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La leggenda del santo bevitore

Racconto

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca 20)

3.9
(3466)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 73 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Chiara Colli Staude

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 3

    Alla fiera dell'Est

    E' accaduto nuovamente. In Roth, sino ad adesso, trovo sempre chi, contemporaneamente, "predica bene e razzola male".
    Stavolta chi razzola male e' Andreas, alcolizzato che vive sotto i ponti della Sen ...continua

    E' accaduto nuovamente. In Roth, sino ad adesso, trovo sempre chi, contemporaneamente, "predica bene e razzola male".
    Stavolta chi razzola male e' Andreas, alcolizzato che vive sotto i ponti della Senna che, ad un tratto, totalmente braccato dalla buona sorte, deve restituire una somma avuta fortuitamente in prestito da uno sconosciuto.
    Certo, vorrà farlo e lo farà; ma succederà dopo mille divagazioni e rimandi; spenderà, consumerà, berrà, ma contemporaneamente lavorerà, si impegnerà e salderà il suo conto con il destino.
    Succederà nel momento estremo, dopo essere stato trascinato dagli eventi in un caleidoscopico carosello di incontri. Come fosse in uno sfavillante lunapark della ville lumiere, imbracato su una ruota panoramica che spesso gira in senso antiorario, finirà costantemente fiondato, sbatacchiato, verso le persone ed i ricordi del suo (migliore?) passato.
    Qualcosa nell'immediato sfugge, in questa breve novella. Bisogna metabolizzarlo con lentezza, probabilmente perché la rutilante scrittura, che tanto mi ha ricordato il testo di Branduardi, alimenta la curiosità e porta a leggere voracemente, tutto di un fiato.

    ha scritto il 

  • 2

    Senza infamia e senza lode

    Dalla lettura di questa breve storia sono rimasta piuttosto indifferente, quindi non posso dire che il libro mi sia piaciuto. Lo stile di scrittura è pulito e lineare, anche scorrevole, e non si fa ne ...continua

    Dalla lettura di questa breve storia sono rimasta piuttosto indifferente, quindi non posso dire che il libro mi sia piaciuto. Lo stile di scrittura è pulito e lineare, anche scorrevole, e non si fa nessuna fatica a leggerlo... però... manca la sostanza. E' una storia che a tratti risulta paradossale, (con un'ostentazione al miracolo e alla religione troppo marcata) a tratti il comportamento del protagonista e della sua immeritata fortuna è anche irritante, ma in definitiva arrivi alla fine senza capire il senso o la morale di questo racconto, che finisce bruscamente senza lasciare traccia. In più la tematica trattata, quella del clochard ubriacone non risulta minimamente interessante da nessun punto di vista ma è solo una narrazione molto semplice che sembrerebbe fine e a sé stessa. Non conoscevo l'autore e forse la scelta di iniziare a conoscerlo da questo libro è stata sbagliata dato che non si tratta di un romanzo vero e proprio ma solo di una novella, che non ha acceso minimamente la mia curiosità nel proseguire altre sue opere.

    ha scritto il 

  • 5

    Una breve storia che fa bene e che fa riflettere.
    "Perché non c'è nulla a cui gli uomini si abituino più facilmente dei miracoli, quando accadono una, due, tre volte. Sì, la natura dagli uomini è tale ...continua

    Una breve storia che fa bene e che fa riflettere.
    "Perché non c'è nulla a cui gli uomini si abituino più facilmente dei miracoli, quando accadono una, due, tre volte. Sì, la natura dagli uomini è tale che arrivano addirittura ad arrabbiarsi se non ottengono in continuazione ciò che un destino casuale e passeggero sembra aver loro promesso."

    ha scritto il 

  • 3

    Breve, brevissima, ma una novella di quelle che ti soddisfano. Mi è sembrata per certi versi - e forse anche perché è una lettura recente - una "riscrittura" di quel Fame del premio nobel Hamsun, risc ...continua

    Breve, brevissima, ma una novella di quelle che ti soddisfano. Mi è sembrata per certi versi - e forse anche perché è una lettura recente - una "riscrittura" di quel Fame del premio nobel Hamsun, riscrittura in chiave più umana, biblica e mitteleuropea al tempo stesso. Protagonista in entrambi i racconti è un senzatetto che vive alla giornata, alla disperata ricerca di qualcosa con cui tirare avanti e che, appena riesce per miracolo a guadagnare qualche soldo, ha già speso tutto in alcool, donne e poco altro. E in entrambi i racconti il senso dell'onore del protagonista è al centro di tutto, con la ferma volontà di restituire i soldi che gli sono stati prestati, così come di regalarli a chi è più bisognoso di lui. Ma se in Fame c'è un finale aperto che lascia un possibile futuro al protagonista, pronto a lanciarsi in una nuova vita, la parabola di Roth termina bruscamente, quasi a voler chiudere definitivamente una storia in cui tutta la morale è concentrata in queste poche pagine. Si sviluppa così un rapporto, da parte del lettore, più comprensivo verso il vagabondo di Roth, lì dove l'Hamsun protagonista di Fame può risultare un personaggio delirante, a tratti antipatico, preda di un nevrotico orgoglio causato dalla sua stessa coscienza: Roth caratterizza meno il suo Andreas, lo rende più semplice nelle idee e aspirazioni, meno acculturato, facendone così ideale portavoce di tutti quei bevitori a cui si allude nel finale e al tempo stesso più credibile al lettore.

    ha scritto il 

  • 3

    una piacevole lettura serale, molto breve ma a modo suo completa. Pensavo fosse una specie di libro senza fine e invece una fine ce l'ha.
    Forse, di questi tempi, è un racconto che andrebbe letto per t ...continua

    una piacevole lettura serale, molto breve ma a modo suo completa. Pensavo fosse una specie di libro senza fine e invece una fine ce l'ha.
    Forse, di questi tempi, è un racconto che andrebbe letto per tutto ciò che vi è dietro alle parole di Roth..una speranza per tutti in questo futuro incerto

    ha scritto il 

  • 3

    "Conceda Dio a tutti noi, a noi bevitori, una morte così lieve e bella!"

    Un romanzo breve che ha il sapore della favola autobiografica. Qui si parla della fede nei miracoli, dell'eterno rimandare tipico dell'uomo, di decisioni sbagliate, di un destino ineluttabile, di una ...continua

    Un romanzo breve che ha il sapore della favola autobiografica. Qui si parla della fede nei miracoli, dell'eterno rimandare tipico dell'uomo, di decisioni sbagliate, di un destino ineluttabile, di una morte sospirata e dolcemente arrivata. Qui si parla della vita!

    ha scritto il 

  • 2

    Che delusione! Dopo aver letto "La Cripta dei Cappuccini" e "La marcia di Radetzky" e dopo aver sentito parlare di questo come del capolavoro di Roth, mi sono trovata a leggere un racconto scarno, un ...continua

    Che delusione! Dopo aver letto "La Cripta dei Cappuccini" e "La marcia di Radetzky" e dopo aver sentito parlare di questo come del capolavoro di Roth, mi sono trovata a leggere un racconto scarno, un elenco di fatti, quasi una cronaca senza patos. Peccato.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo racconto, pubblicato lo stesso anno della morte dell'autore, è fortemente autobiografico: nel clima spersonalizzato di una grande città come tante negli anni dell'ascesa dei totalitarismi e del ...continua

    Questo racconto, pubblicato lo stesso anno della morte dell'autore, è fortemente autobiografico: nel clima spersonalizzato di una grande città come tante negli anni dell'ascesa dei totalitarismi e della società di massa, Andreas è un uomo vittima del vizio, dell'indifferenza e della debolezza, che cerca una forma di sollievo nell'alienazione, ma è anche una sorta di prefigurazione del destino di Roth, anch'egli affetto dal vizio dall'alcolismo.
    Un racconto interessante, intenso, ma, per i miei gusti narrativi, troppo breve. La lettura scorre veloce, senza risultare né moralista né semplicista, ma, anzi, evidenziando bene il pensiero di Andreas e l'inconsistenza del mondo che lo circonda, in cui persino l'unica presenza di buon cuore sembra più una personificazione di una fugace sorte che sorride che un reale interlocutore. Eppure il tutto si esaurisce con la rapidità con cui il racconto entra nel vivo, lasciandoci il dubbio su chi sia davvero questo Andreas, che cosa avrebbe potuto raccontarci.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/03/la-leggenda-del-santo-bevitore-roth.html

    ha scritto il 

  • 3

    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/php5/index.php?bookid=383

    Romanzo breve e particolare, anche piuttosto difficile da capire. Al protagonista, un barbone di nome Andreas, uno sconosciuto pass ...continua

    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org/php5/index.php?bookid=383

    Romanzo breve e particolare, anche piuttosto difficile da capire. Al protagonista, un barbone di nome Andreas, uno sconosciuto passante regala una cospicua somma di denaro con l'intenzione di fargliela donare in offerta durante una messa. Andreas ce la mette tutta, ma non riesce mai a resistere alle tentazioni che gli capitano tutte le volte che ha il denaro in mano: vestiti, donne, alcolici. In un modo o in un altro la cifra giusta gli torna sempre fra le mani, ma, seppur armato di buone intenzioni, la sua volontà cede sempre. La storia, molto breve, volge al termine fra i molti dubbi e le molte incertezze del lettore, spiazzato da una storia ricca di morale, ma che dice tanto e poco allo stesso tempo.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo tengo nella tasca interna della borsa. E' qui perchè tra poco finirà nelle mani che amo.
    Gallerie. Qui non c'è segnale.
    Distrai il cuore, calmalo.
    Inizio, solo per farmi un'idea dell'incipit. Solo ...continua

    Lo tengo nella tasca interna della borsa. E' qui perchè tra poco finirà nelle mani che amo.
    Gallerie. Qui non c'è segnale.
    Distrai il cuore, calmalo.
    Inizio, solo per farmi un'idea dell'incipit. Solo per non contare i secondi. Mi ritrovo ad averlo quasi finito in pochi minuti.
    Quasi.
    Lo metto nella tasca del cappotto. Zitto ora, lasciami correre verso la felicità.

    ha scritto il 

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