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La leggenda di Redenta Tiria

By Salvatore Niffoi

(1480)

| Paperback | 9788845919725

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Book Description

Ad Abacrasta di vecchiaia non muore mai nessuno. Tutti gli uomini, arrivati a una certa età, si impiccano con una cinghia. Le donne usano la fune. Al bambino che chiede il perché la nonna risponde che quando la Voce chiama tu non puoi fare altro che Continue

Ad Abacrasta di vecchiaia non muore mai nessuno. Tutti gli uomini, arrivati a una certa età, si impiccano con una cinghia. Le donne usano la fune. Al bambino che chiede il perché la nonna risponde che quando la Voce chiama tu non puoi fare altro che ubbidire. Un giorno, però, in paese è arrivata, non si sa da dove, una donna cieca, con i capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi. Ha detto di chiamarsi Redenta Tiria, e di essere figlia del sole. Da allora, ad Abacrasta, la gente ha smesso di impiccarsi.

106 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Antologia di Spoon Abacrasta

    Questa leggenda consta nell'atto prodromico a tutta la produzione letteraria successiva di Niffoi, paladino del romanzo barbaricino.
    Qui si impara il suo sapore forte di parole con grande peso specifico, che marchiano come le iniziali che i pastori ...(continue)

    Questa leggenda consta nell'atto prodromico a tutta la produzione letteraria successiva di Niffoi, paladino del romanzo barbaricino.
    Qui si impara il suo sapore forte di parole con grande peso specifico, che marchiano come le iniziali che i pastori si fanno incidere a fuoco sulle loro cinte o come il vino denso e nero che ti ammorbidisce le gambe.
    La narrazione si snocciola attraverso una playlist di tentativi di suicidio, riusciti e non, grazie alla cieca Redenta Tiria.
    Poche parole, come quelle che escono dalla bocca dei protagonisti , scolpiti anche tassonomicamente.
    La malinconica elegia del paese maledetto alla fine è un inno alla vita, significativa anche se il tuo migliore amico è una pecora.
    Andava solo letto prima, lo consiglierei per chi ancora non ha letto nulla di Niffoi.

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    Mingamarco said on Sep 7, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    in realtà il voto sarebbe zero!

    per tanti motivi...
    prendete qualche personaggio di Spoon River, creategli intorno una favoletta scritta male, conditela con tanta banalità e un po' di parole sarde a caso e avrete scritto un libro migliore di questo, di sicuro;
    per la scrittura, fas ...(continue)

    per tanti motivi...
    prendete qualche personaggio di Spoon River, creategli intorno una favoletta scritta male, conditela con tanta banalità e un po' di parole sarde a caso e avrete scritto un libro migliore di questo, di sicuro;
    per la scrittura, fastidiosa e compiaciuta, di un autore a cui la storia non gli interessa, gli interessa solo far vedere agli altri quanto lui scrive bene, e di solito, e questo caso non fa eccezione, gli scrittori di questo tipo sono quelli che scrivono peggio, in modo falso e pretenzioso;
    per il fatto che gli scrittori sardi che non sanno scrivere altro se non di Sardegna hanno veramente rotto le scatole. Non sono genuini, sono provinciali. Da sardo mi sono rotto di scrittori di questo tipo.
    La dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che i premi letterari sono indicativi sulla qualità di un autore, quanto le amichevoli di calcio estivo lo sono sulla forza di una squadra.

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    alex said on Aug 10, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    “Ad Abacrasta, di vecchiaia non muore mai nessuno, l’agonia non ha mai sfottuto un cristiano. Tutti gli uomini, arrivati a una certa età, si slacciano la cinghia e se la legano al collo. Le donne usano la fune”. Abacrasta è un paese dimenticato da Di ...(continue)

    “Ad Abacrasta, di vecchiaia non muore mai nessuno, l’agonia non ha mai sfottuto un cristiano. Tutti gli uomini, arrivati a una certa età, si slacciano la cinghia e se la legano al collo. Le donne usano la fune”. Abacrasta è un paese dimenticato da Dio, dove la Voce la fa da padrone. Quando si fa viva con il suo caratteristico “Ajò! Preparati, che il tuo tempo è scaduto!”, bisogna “farsi il lavoro”, di solito impiccandosi, e bisogna farlo in fretta. Mai che qualcuno in paese abbia detto di no alla Voce. Un’idea così non ha mai sfiorato nessuno, fino all’arrivo di Redenta Tiria, “una femmina cieca, con i capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi” che è “scesa su questa terra per tagliare la lingua alla Voce, per scacciare i ladri di anime”.
    L’atmosfera è la stessa dei romanzi di Verga, anche se Abacrasta probabilmente si trova in Sardegna. I personaggi sono stanchi e rassegnati, come i Malavoglia, e combattono duramente contro il destino avverso, ma solo fino a un certo punto, perché poi arriva la Voce e li toglie dagli impicci.
    Il romanzo è suddiviso in una serie di racconti, ognuno dedicato a un abitante del paese, come nell’Antologia di Spoon River, testo a cui l’autore sembra essersi ispirato anche per forgiare il suo stile poetico ed evocativo. Il male di vivere impregna tutti i capitoli del romanzo, con una precisione che ricorda certi testi di Fabrizio De André, profondo estimatore sia della Sardegna sia dell’opera di Edgar Lee Masters.
    Per raccontare la sua trama funerea Savatore Niffoi ha creato una lingua nuova, un miscuglio di italiano, onomatopee, dialetto e poesia, che dileggia la morte con un umorismo nero e dissacrante, abilmente disseminato nelle pieghe della sua prosa ricca di sfumature. Una scrittura che forse sarebbe piaciuta anche al Carlo Emilio Gadda di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, un’operazione ambiziosa che può riuscire solo a chi la narrazione ce l’ha nel sangue, come il suicidio scorre nelle vene degli abitanti di Abacrasta.

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    Simanò said on Jan 15, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Interessante la scrittura (ma il Sardo non è una lingua, è un dialetto), lugubre e banale la storia.
    Niffoi è una sorta di Isabel Allende ma senza guizzi e fasti spagnoleschi, in esilio sulle tristi e nude pietre di Orani.

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    Maurizio Attilio Ricci said on Jan 6, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    All'inizio può sembrare un po'macabro con tutti questi suicidi, poi l'arrivo di Redenta porta la luce e la speranza. Niffoi è sempre molto poetico.

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    Dani said on Nov 27, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La voce ti chiama tu non puoi fare altro che ubbidire

    Abacrasta, un paesino sperduto dove nessuno è mai morto di morte naturale. Una voce, che decide l'ora in cui i cristiani devono fottersi con le loro mani appendendosi per il collo con una cinghia. Redenta Tiria, una donna, scalza, ceca, dicesi la fig ...(continue)

    Abacrasta, un paesino sperduto dove nessuno è mai morto di morte naturale. Una voce, che decide l'ora in cui i cristiani devono fottersi con le loro mani appendendosi per il collo con una cinghia. Redenta Tiria, una donna, scalza, ceca, dicesi la figlia del sole, che arriva ad insegnare agli abitanti di quel paesino che la vita può toglierla solo il Babbo Grande e che vivere è uno dei mestieri dell'uomo ed è difficile da imparare ma non impossibile. Con questi pochi personaggi Niffoi crea una narrazione leggera, scorrevole, e viene da immaginarselo seduto davanti ad un camino a raccontare col fare, che solo i vecchi hanno, le leggende degli avi e degli antichi, tramandandole con quegli esempi e metafore che solo uno scrittore rapace come lui sa fare.

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    Gian said on Sep 4, 2012 | Add your feedback

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