La lentezza

Di

Editore: Euroclub

3.6
(2067)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano

Isbn-10: A000084669 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ena Marchi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La lentezza come possibilità

    Il punto di accumulazione di questo libro è un luogo, un castello francese riadattato ad albergo dove è in corso un convegno di entomologia. E’ qui che si intrecciano le molte storie ed i protagonisti ...continua

    Il punto di accumulazione di questo libro è un luogo, un castello francese riadattato ad albergo dove è in corso un convegno di entomologia. E’ qui che si intrecciano le molte storie ed i protagonisti di questo romanzo, a dire, uno studioso d'insetti cecoslovacco ed alcune coppie: un politico ed una giornalista che si erano amati ai tempi del liceo, un giovane assistente di entomologia ed una segretaria, e in controluce Kundera stesso con sua moglie Vera. Questo nel presente. Al tutto si aggiunge la vicenda della licenziosa Madame de T. protagonista di un romanzo del XVIII secolo, che si svolge nel medesimo luogo, e dei suoi amanti. Questo il plot, l’impalcatura strumentale che consente a Kundera di sviluppare i temi della sua riflessione, velocità-lentezza, amore, libertinaggio, seduzione, persecuzione politica, etc.. innestandoli nelle vicende dei vari protagonisti e consentendone così la vista secondo le varie sfaccettature e le plurime angolazioni possibili, nonché nel tempo: come era in passato e l’evoluzione del vivere ai nostri giorni.

    In perfetta sintonia col collaudatissimo stile e la tecnica narrativa di Kundera, che scrive dei saggi filosofici in forma di romanzo, ovvero dei romanzi ad altissimo contenuto speculativo. Anche se, a mio parere, in questo caso il saggista prende un po’ la mano a scapito del romanziere e l’impalcatura narrativa ne risente un po’ per fluidità e fruibilità di lettura; da questo punto di vista ben al di sotto della perfezione apicale de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” che usa la medesima tecnica.

    Moltissimi (anche questo tipico di Kundera) i passi brucianti, profondi e pensosissimi. Innumerevoli e di elevatissima caratura gli spunti di riflessione sui temi del romanzo, tutte declinazioni del tema della “lentezza”.

    Commovente e tragico lo scienziato dissidente ceco, catapultato nel mezzo di un congresso di entomologia occidentale: lui crede (come in effetti è) d’aver vissuto ed esser stato, quasi eroicamente al centro di vicende epocali, la presa del potere da parte dei comunisti in Cecoslovacchia, la sua dissidenza, la sua riabilitazione alla caduta del comunismo. Ma gli spettatori occidentali han vissuto tutto ciò “di fretta” come rapidi fotogrammi nei notiziari in tv, è passato del tempo, hanno dimenticato, e dimentichi confondono la sua città, Praga, con Budapest. Di notevolissima attualità da questo punto di vista la riflessione sulla velocità televisiva. Il tempo di un fotogramma, senza il quale nemmeno esistiamo, semplicemente “non siamo”. E quando ci siamo non siamo che dei “ballerini” che danno un brevissimo spettacolo. “Il ballerino si distingue dall'uomo politico comune per il fatto che non desidera imporre al mondo questa o quella organizzazione sociale (...) ma occupare la scena perché il suo io possa rifulgere". In realtà tutti i personaggi del libro sono “ballerini” e finanche noi lettori: "siamo tutti ballerini come dice lei. Anzi le dirò di più: o siamo ballerini o siamo disertori". O si è ballerini o non si è, si esiste solo se si è effimeri ballerini.

    Ma arriviamo al cuore. Ossia ai rapporti lentezza-memoria / velocità-oblio. Leggiamo quello che è forse brano più denso e algebrico di questo romanzo:

    “C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio(...) Nella matematica esistenziale il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio. Da tale equazione si possono dedurre diversi corollari, per esempio il seguente: la nostra epoca si abbandona al demone della velocità ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa. Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità; se accelera il passo è perché vuole farci capire che oramai non aspira più ad essere ricordata; che è stanca di se stessa, disgustata da se stessa; che vuole spegnere la tremula fiammella della memoria.”

    Nella moderna ed ingannevole estasi della velocità tutto scompare rapidamente nell’oblio. Un’unica possibilità di speranza: fermarsi anziché accelerare, assaporare con calma il presente invece di rincorrere l’attimo successivo. La lentezza appunto: solo così, rallentando, possiamo recuperare la memoria e, forse, costruirci una chance di felicità. Il libro si conclude in un impossibile e spettacolare dialogo tra il veloce motociclista dei giorni d’oggi ed il lentissimo cavaliere, amante di Madame de T. Entrambi hanno vissuto in quel castello la loro notte d’amore (la stessa situazione, ma così diversa!) a distanza di duecento anni. “Ti prego, amico mio, sii felice. Ho la vaga impressione che dalla tua capacità di essere felice dipende la nostra unica speranza".

    Sarà capace di essere felice il cavaliere? Saremo noi capaci di essere felici? Non lo sappiamo. Forse. Verrebbe da dire che il trucco sia nascosto nelle pieghe della risposta a quella che sembra essere l’unica vera domanda: saremo noi capaci di rallentare? Di cogliere quest’unica possibilità di salvezza? E’ qui lo snodo di tutto, in quest’unica possibilità. Perché “ogni nuova possibilità che si offre all'esistenza, anche la meno probabile, trasforma l'esistenza intera"

    Questo il regalo di Kundera per noi: la lentezza come possibilità.

    ha scritto il 

  • 3

    Non il miglior Kundera

    Salta, gioca, prova, abbozza, ogni tanto tocca come sa. Ma resta sempre di qua della riga che ti aspetti venga superata da un momento all'altro. E invece tocca aspettare la fine

    ha scritto il 

  • 3

    Dà l’idea di essere un divertissement letterario, come se l’autore si fosse baloccato con un’idea (la lentezza come memoria e la velocità come oblio) e pigramente si fosse messo a fantasticare, mischi ...continua

    Dà l’idea di essere un divertissement letterario, come se l’autore si fosse baloccato con un’idea (la lentezza come memoria e la velocità come oblio) e pigramente si fosse messo a fantasticare, mischiando la sua vacanza con la moglie, storie di falliti e di esibizionisti, storie d’amore del passato e del presente, infrante e non, insomma un po’ di tutto.
    Si vede che Kundera scrive bene ma per farmi un’idea di questo autore forse avrebbe potuto essere migliore un altro libro.

    ha scritto il 

  • 4

    "C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto, cerca di ricordare qualcosa, che però gli sf ...continua

    "C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto, cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi, invece, vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera come inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.
    Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio."

    "Se una donna mi dice: ti amo perché sei intelligente, perché sei onesto, perché mi fai dei regali, perché non corri dietro alle altre, perché lavi i piatti, ci rimango male; il suo amore mi sembra interessato. Quanto è più bello sentirsi dire: sono pazza di te sebbene tu non sia né intelligente né onesto, sebbene tu sia bugiardo, egoista e mascalzone!"

    ha scritto il 

  • 0

    Un testo – difficile definirlo romanzo, non è nemmeno un saggio – che, pur detestando la definizione, trovo molto attuale.
    All’inizio degli anni novanta Kundera riflette sulla lentezza del titolo che, ...continua

    Un testo – difficile definirlo romanzo, non è nemmeno un saggio – che, pur detestando la definizione, trovo molto attuale.
    All’inizio degli anni novanta Kundera riflette sulla lentezza del titolo che, in realtà, è punto di partenza per spaziare su altri temi: le relazioni, il successo mediatico, la memoria – con un particolare riferimento alla memoria più importante per lo scrittore ceco, quella della dittatura comunista.
    Non è una lentezza slogan, moda. Non si fa l’elogio della pigrizia.
    Kundera invita, inframmezzando una lettura di Senza domani di Vivant Denon, romanzo libertino settecentesco, a una conversazione che non è un modo di riempire il tempo, tutt’altro: è ciò che organizza il tempo, che lo governa e impone leggi che vanno rispettate. Ovvero un linguaggio che ritorni alla sua origine di espressione del reale e guidi l’uomo alla riflessione, all’approfondimento, alla consapevolezza.
    Per non cadere in balia dei ballerini, i fenomeni mediatici che cercano soltanto il consenso di un pubblico che non possono vedere, impiegando le tecniche del judo morale.
    Per evitare l’errore di Vincent, uno dei personaggi di fantasia, che cerca goffamente di imitare il suo amico e maestro Pontevin trascurandone proprio la lentezza, la sua abilità di conversatore. Finendo scornato su tutta la linea.
    Per non ignorare la Storia, quella con la “s” maiuscola, che ci passa a fianco, magari in un personaggio non così importante ma in grado di dire qualcosa su un universo, quello sovietico, che non andrebbe dimenticato, o ricordato con confusione – del povero Čechořipsky nessuno è in grado nemmeno di ricordare la nazionalità.
    Per non perdersi le possibilità dell’amore, che sia quello duraturo o libertino, ma anche quello libertino è qualcosa di diverso dall’ostentazione della nudità come ultima frontiera della libertà. Anche l’avventura di una notte richiede lentezza, il ritmo della conversazione, l’acquisizione graduale di un significato.
    Perché rimanga comunque una storia da ricordare.

    ha scritto il 

  • 2

    Sono sempre più convinta che il Kundera che scriveva in lingua ceca non sia lo stesso di quello che ha iniziato a scrivere in francese. E' chiarissima, a mio avviso, la linea di demarcazione tra "L'in ...continua

    Sono sempre più convinta che il Kundera che scriveva in lingua ceca non sia lo stesso di quello che ha iniziato a scrivere in francese. E' chiarissima, a mio avviso, la linea di demarcazione tra "L'insostenibile leggerezza dell'essere", il penultimo in lingua ceca, e tutto quello che c'è stato dopo. Lo snobismo che si nota, anche in questo libro, è quasi irritante. E un autore che si prende così troppo seriamente, da un certo punto della sua vita in poi, rischia di far cadere nel ridicolo ogni tentativo di virata ironica delle sue pagine. La pretesa esilarante nella scrittura di "La lentezza" cade inevitabilmente nel grottesco. La scrittura, non il racconto in sé, che comunque non lascia traccia alcuna. Quello che ha lasciato a me è una fastidiosa sensazione di autocompiacimento dalla prima all'ultima pagina. Ed è triste scrivere queste cose su uno dei miei autori preferiti. Penso che non tenterò di leggere altro, nel mio cuore può starci solo la leggerezza insostenibile.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro che mi ha lasciato molto perplesso perchè molto confuso tanto da farmi arrivare a pensare che la mia copia avesse delle pagine mancanti...mah! Peccato anche perchè qualche "equazione filosofica" ...continua

    Libro che mi ha lasciato molto perplesso perchè molto confuso tanto da farmi arrivare a pensare che la mia copia avesse delle pagine mancanti...mah! Peccato anche perchè qualche "equazione filosofica" non mi era dispiaciuta.

    ha scritto il 

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