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La lentezza

Di

Editore: Euroclub

3.6
(2004)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano

Isbn-10: A000084669 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ena Marchi

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 0

    Un testo – difficile definirlo romanzo, non è nemmeno un saggio – che, pur detestando la definizione, trovo molto attuale.
    All’inizio degli anni novanta Kundera riflette sulla lentezza del titolo che, in realtà, è punto di partenza per spaziare su altri temi: le relazioni, il successo mediatico, ...continua

    Un testo – difficile definirlo romanzo, non è nemmeno un saggio – che, pur detestando la definizione, trovo molto attuale. All’inizio degli anni novanta Kundera riflette sulla lentezza del titolo che, in realtà, è punto di partenza per spaziare su altri temi: le relazioni, il successo mediatico, la memoria – con un particolare riferimento alla memoria più importante per lo scrittore ceco, quella della dittatura comunista. Non è una lentezza slogan, moda. Non si fa l’elogio della pigrizia. Kundera invita, inframmezzando una lettura di Senza domani di Vivant Denon, romanzo libertino settecentesco, a una conversazione che non è un modo di riempire il tempo, tutt’altro: è ciò che organizza il tempo, che lo governa e impone leggi che vanno rispettate. Ovvero un linguaggio che ritorni alla sua origine di espressione del reale e guidi l’uomo alla riflessione, all’approfondimento, alla consapevolezza. Per non cadere in balia dei ballerini, i fenomeni mediatici che cercano soltanto il consenso di un pubblico che non possono vedere, impiegando le tecniche del judo morale. Per evitare l’errore di Vincent, uno dei personaggi di fantasia, che cerca goffamente di imitare il suo amico e maestro Pontevin trascurandone proprio la lentezza, la sua abilità di conversatore. Finendo scornato su tutta la linea. Per non ignorare la Storia, quella con la “s” maiuscola, che ci passa a fianco, magari in un personaggio non così importante ma in grado di dire qualcosa su un universo, quello sovietico, che non andrebbe dimenticato, o ricordato con confusione – del povero Čechořipsky nessuno è in grado nemmeno di ricordare la nazionalità. Per non perdersi le possibilità dell’amore, che sia quello duraturo o libertino, ma anche quello libertino è qualcosa di diverso dall’ostentazione della nudità come ultima frontiera della libertà. Anche l’avventura di una notte richiede lentezza, il ritmo della conversazione, l’acquisizione graduale di un significato. Perché rimanga comunque una storia da ricordare.

    ha scritto il 

  • 2

    Sono sempre più convinta che il Kundera che scriveva in lingua ceca non sia lo stesso di quello che ha iniziato a scrivere in francese. E' chiarissima, a mio avviso, la linea di demarcazione tra "L'insostenibile leggerezza dell'essere", il penultimo in lingua ceca, e tutto quello che c'è stato do ...continua

    Sono sempre più convinta che il Kundera che scriveva in lingua ceca non sia lo stesso di quello che ha iniziato a scrivere in francese. E' chiarissima, a mio avviso, la linea di demarcazione tra "L'insostenibile leggerezza dell'essere", il penultimo in lingua ceca, e tutto quello che c'è stato dopo. Lo snobismo che si nota, anche in questo libro, è quasi irritante. E un autore che si prende così troppo seriamente, da un certo punto della sua vita in poi, rischia di far cadere nel ridicolo ogni tentativo di virata ironica delle sue pagine. La pretesa esilarante nella scrittura di "La lentezza" cade inevitabilmente nel grottesco. La scrittura, non il racconto in sé, che comunque non lascia traccia alcuna. Quello che ha lasciato a me è una fastidiosa sensazione di autocompiacimento dalla prima all'ultima pagina. Ed è triste scrivere queste cose su uno dei miei autori preferiti. Penso che non tenterò di leggere altro, nel mio cuore può starci solo la leggerezza insostenibile.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro che mi ha lasciato molto perplesso perchè molto confuso tanto da farmi arrivare a pensare che la mia copia avesse delle pagine mancanti...mah! Peccato anche perchè qualche "equazione filosofica" non mi era dispiaciuta.

    ha scritto il 

  • 2

    2stelle - ma in realtà senza voto...

    ...boh ...vorrei commentare il libro ...ma non so che dire, non mi ha lasciato nulla. Probabilmente non era il momento giusto per leggerlo

    ha scritto il 

  • 3

    domenica di giugno. E di pioggia.

    Una cosa l'ho capita, a quest'uomo permetto di portarmi dove non voglio. E anche se ogni volta mi riprometto di non farlo più, di non leggerlo più, poi ci ricasco. In quella superficialità ammaliante e corrutrice.


    E qui c'è il ritmo di una domenica di giugno e di pioggia, in cui aspetti i ...continua

    Una cosa l'ho capita, a quest'uomo permetto di portarmi dove non voglio. E anche se ogni volta mi riprometto di non farlo più, di non leggerlo più, poi ci ricasco. In quella superficialità ammaliante e corrutrice.

    E qui c'è il ritmo di una domenica di giugno e di pioggia, in cui aspetti i risultati elettorali per il sindaco di Roma. Una domenica involontariamente lenta, sulla quale di scivola, sapendo che prima del previsto finirà.

    ha scritto il 

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