La lettera scarlatta

Di

Editore: Einaudi (Einaudi tascabili; 333)

3.7
(6086)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Coreano , Chi semplificata , Catalano , Danese , Sloveno , Norvegese , Polacco

Isbn-10: 8806140361 | Isbn-13: 9788806140366 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enzo Giachino ; Prefazione: Henry James

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
A Salem, nella Nuova Inghilterra puritana del Seicento retta da un intransigente codice morale, un amore impossibile ripropone il grande tema della colpa e della redenzione. Hester Prynne, l'adultera, viene esposta sul palco della gogna cittadina, ed è costretta a portare sul petto la lettera 'A', simbolo del suo peccato. Accanto a lei l'anziano marito che si mette ossessivamente in caccia del colpevole, e il giovane reverendo Arthur Dimmesdale che soffre del suo peccato ma è troppo orgoglioso per confessarlo. Un grande romanzo allegorico, che annuncia Poe e la Dickinson, e che intrecciando amore, peccato, catarsi, esplora con moderna lucidità gli abissi dell'ambiguità umana.
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  • 3

    La forza di una persona è tutta nell'animo

    La lettera scarlatta è un romanzo la cui protagonista, Ester, viene accusata di adulterio ed è costretta a portare, per tutta la vita, cucita sul petto una A di colore scalatto come segno di scandalo ...continua

    La lettera scarlatta è un romanzo la cui protagonista, Ester, viene accusata di adulterio ed è costretta a portare, per tutta la vita, cucita sul petto una A di colore scalatto come segno di scandalo e di vergogna.
    Ester dimostra sin dalle prime pagine una grande forza d'animo...non si nasconde ma affronta a testa alta la sua punizione in un'epoca così fintamente puritana....un'epoca in cui tutti sono pronti a puntare il dito ed a giudicarla colpevole a vita nonostante lei si prodighi con generosità ed altruismo.
    E mentre da un lato si resta affascinati da questa grande forza positiva, dall'altra si rabbrividisce innanzi alla cattiveria del marito tradito che, da vittima quale doveva essere, mette su un piano che lo fa diventare un tremendo carnefice.

    Il libro è tra quelli che tutti dovrebbero leggere anche se in alcuni punti il ritmo è un po' lento e la narrazione difficile da seguire; non lasciatevi scoraggiare, la partenza è decisamente lenta ma superate le prime 30 pagine ( la dogana ), la storia coinvolge di più.

    È un curioso tema di osservazione e di indagine se l'odio e l'amore non siano, in fondo, la stessa cosa. Ciascuno dei due, al limite estremo del suo sviluppo, presuppone un alto livello di intimità e di conoscenza del cuore; ciascuno dei due fa si che un individuo dipenda da un altro per nutrire i suoi affetti e la sua vita spirituale; ciascuno dei due rende miserabile e desolato l'amante appassionato, o il non meno appassionato nemico, se gli viene a mancare l'oggetto. Da un punto di vista filosofico perciò le due passioni sembrano la stessa nell'essenza, soltanto che una viene vista in una luce celestiale e l'altra in un bagliore fosco e sinistro

    ha scritto il 

  • 4

    aprile 25, 2017
    LIBRI E RECENSIONI. NATHANIEL HAWTHORNE - LA LETTERA SCARLATTA
    UN CAPOSTIPITE DI SUGGESTIONI

    La lettera scarlatta

    Cosa è o cosa può essere nel 2017 un pezzo su La lettera scarlatta di ...continua

    aprile 25, 2017
    LIBRI E RECENSIONI. NATHANIEL HAWTHORNE - LA LETTERA SCARLATTA
    UN CAPOSTIPITE DI SUGGESTIONI

    La lettera scarlatta

    Cosa è o cosa può essere nel 2017 un pezzo su La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, pubblicato su un Blog?
    Un riconoscimento, aria fritta, frasi trite, un diario di lettura.
    Eppure tra tanti classici riconosciuti, non ho l´impressione (è empirico, lo so) che quello di Hawthorne sia tra i più letti o commentati. Che classico è? Antiquato, fuori moda, conturbante, difficile da collocare?

    Con Hawthorne e Melville vengono alla luce nel giro di due anni i primi due veri esemplari - così dicono le storie della letteratura - di Romanzo Americano, Per il momento risparmiamo il Grande, lasciamolo per dopo.

    In effetti Hawthorne congegna un meccanismo romanzesco di un certo respiro, risultato della sua storia personale, delle sue inclinazioni e (si immagina) delle sue letture pregresse, ad esempio un certo interesse per il gotico e il metafisico.
    Parte di slancio, intanto: fingendo di voler collocare la vicenda in un contesto storicamente verificabile l´autore mischia nella formidabile premessa de La dogana sarcasmo (oggi si direbbe: critica sociale) ma anche riflessione proto-proustiana (?) sulle radici, sul ricordo e
    sulla natura dell´ispirazione letteraria.
    Entrati nel vivo, ci si confronta con un mondo di dicotomie, forse è la suggestione ex-post, da lettore dei nostri tempi, che le fa vivere come tipicamente americane: il villaggio (poi destinato a diventare città ,in tanti romanzi successivi) che cerca di farsi ordine, forza centripeta, rispetto alla suggestione di una natura seducente ma pericolosa, la moralità portata agli estremi che per contrasto rende il peccato tanto più conturbante (e chi non può peccare, lo scimmiotta sotto forma di lussi apparentemente innocenti e in realtà espressione di rubiconda sensualità - mi riferisco alla descrizione del giardino del governatore Bellingham durante la visita di Hester Prynne) e ancora la fin troppo ovvia contrapposizione tra Vecchio e Nuovo Mondo, e l´interrogativo secondo me ancora ben presente nella testa di Hawthorne sulle radici di quest´ultimo, sanguinolente e forse per questo poco stabili o marce o intrise di una sorta di vizio d´origine ben poco redimibile (sappiamo dall´introduzione del rapporto poco armonico dello scrittore coi propri antenati).

    Al di là dei significati variamente attribuibili, Hawthorne racconta una storia spesso a tinte forti (come tanta cinematografia americana di là da venire), piena di colori, volti, masse, voci, urla, ghigni, metafore e similitudini a volte fin troppo scoperte, è notevolissimo appunto nelle scene di massa (indimenticabile l´inizio), evocativo e vagamente prolisso nelle descrizioni della natura, qualche volta ironico per stemperare un po´ (le scene con la signora Hibbins), e mai veramente spaventoso quando cerca i registri del gotico-demoniaco.

    E in ogni moodo tra ricostruzione storica, picchi drammatici, notti attraversate da tuoni e fulmini, turbamenti, il ritratto di una donna tanto solida nell´accettare le conseguenze delle sue azioni da risultare arcanamente enigmatica, il mistero della Lettera Scarlatta risuona e rimbomba per tutto il romanzo, riflettendosi in tutti i personaggi, imbevendoli e influenzandoli, e non smette di gettare le sue ombre neanche nel finale e nei suoi paraggi, che potrebbero apparire come vagamente pacificatori.

    Qualcuno ha ipotizzato che la A. - appunto la Lettera - potesse stare per America. Di certo mi pare che Hawthorne avesse un rapporto critico, problematico con la sua patria e (anche) da questo penso sia nato il libro, che mi pare renda giustizia alle premesse che citavo all´inizio, alla fama di capostipite del Romanzo Americano. Domandarsi se sia anche Grande mi pare offensivo nei confronti dello scrittore,e chiedersi se sia opera atta a rimanere fissata nei canoni e incontrare i gusti del lettore odierno e di quello futuro,mi sembra esercizio ozioso e che contiene già una propria risposta nella fama dell´opera e probabilmente - per quel pochissimo che conta - in questa recensione stessa.

    www.recensireilmondo.com

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni anno mi capita di finire un libro e chiedermi per quale dannato motivo non l'abbia letto prima. Eppure la possibilità di leggere questo era arrivata tanto tempo fa, al ginnasio, quando era stato ...continua

    Ogni anno mi capita di finire un libro e chiedermi per quale dannato motivo non l'abbia letto prima. Eppure la possibilità di leggere questo era arrivata tanto tempo fa, al ginnasio, quando era stato proposto come lettura collettiva. Non ricordo perché non la colsi, ma è anche vero che allora dovevo ancora scoprire i mondi nascosti dietro una buona storia. Lo imparai di lì a poco. La lettera scarlatta aggiunge una terra nuova a uno di quei mondi: il mondo di Madame Bovary, La signora delle camelie, La traviata, Elena... Il mondo delle donne che amano e affrontano le conseguenze del loro amore. Ci si può scrivere anche per sempre sulle conseguenze dell'amore di una donna.

    ha scritto il 

  • 3

    La trama poteva anche essere intrigante, ma lo stile della scrittura l’ho trovato noioso e a tratti pesante. La storia di Hellen costretta a portare la lettera “A” di adultera per aver tradito il mari ...continua

    La trama poteva anche essere intrigante, ma lo stile della scrittura l’ho trovato noioso e a tratti pesante. La storia di Hellen costretta a portare la lettera “A” di adultera per aver tradito il marito, distante da casa da diverso tempo e concepito una bambina. Il marito di Hellen ritorna proprio nel momento in qui lei viene esposta al popolo come peccatrice e cerca di avvicinarsi a quello che lui sa essere il padre dalla bambina ma che Hellen non confesserà mai. Un triangolo tormentato e sofferente.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sono approcciata a questo classico perchè obiettivo di una challenge, altrimenti mai e poi mai l'avrei letto. E avrei fatto bene. Il libro è molto lento, la narrazione è fatta con un linguaggio arc ...continua

    Mi sono approcciata a questo classico perchè obiettivo di una challenge, altrimenti mai e poi mai l'avrei letto. E avrei fatto bene. Il libro è molto lento, la narrazione è fatta con un linguaggio arcaico difficile da seguire e soprattutto non coinvolge. I protagonisti sono essenzialmente quattro. Hester Prinne, l'adultera, che avrebbe dovuto essere la protagonista assoluta della vicenda e, invece, compare ben poco; Roger Chillingworth che avrebbe dovuto essere il personaggio cattivo, ma in realtà le sua azioni sono così "subdole" che non si intuisce affatto voglia fare del male. Terzo protagonista è il reverendo Arthur Dimmensdale. Costui è una figura patetica, timorosa, depressa e malata, che solo verso la fine del romanzo ricopre il ruolo che avrebbe dovuto avere sin dall'inizio. E infine Perla, la figlia del peccato; ragazzina strana e selvaggia, viziata e ribelle. La vicenda si svolge nel New England in una società bigotta e puritana. La cosa interessante del romanzo è infatti l'ambientazione storica, dove la società non ammette il peccato, e durante cui avrà inizio la caccia alle streghe.
    Hester, comunque, nonostante la società in cui vive, dimostra di essere una donna forte, capace di badare a se stessa e alla figlia, pur rimanendo ai margini della società, anzi facendosi da parte lei stessa, ma rendendosi praticamente essenziale per il suo villaggio. Avrei dato più risalto a questa figura di donna che invece viene messa in disparte dall'autore per dare spazio alla controparte maschile, non altrettanto forte, anzi personaggio che si sente schiacciato dai sensi di colpa, di una colpa che non riesce a confessare se non al termine del romanzo.
    E' stato faticoso, dunque, leggere questo romanzo soprattutto per la tipologia di linguaggio e per la trama che non mi ha coinvolto affatto.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sono approcciata a questo classico perchè obiettivo di una challenge, altrimenti mai e poi mai l'avrei letto. E avrei fatto bene. Il libro è molto lento, la narrazione è fatta con un linguaggio arc ...continua

    Mi sono approcciata a questo classico perchè obiettivo di una challenge, altrimenti mai e poi mai l'avrei letto. E avrei fatto bene. Il libro è molto lento, la narrazione è fatta con un linguaggio arcaico difficile da seguire e soprattutto non coinvolge. I protagonisti sono essenzialmente quattro. Hester Prinne, l'adultera, che avrebbe dovuto essere la protagonista assoluta della vicenda e, invece, compare ben poco; Roger Chillingworth che avrebbe dovuto essere il personaggio cattivo, ma in realtà le sua azioni sono così "subdole" che non si intuisce affatto voglia fare del male. Terzo protagonista è il reverendo Arthur Dimmensdale. Costui è una figura patetica, timorosa, depressa e malata, che solo verso la fine del romanzo ricopre il ruolo che avrebbe dovuto avere sin dall'inizio. E infine Perla, la figlia del peccato; ragazzina strana e selvaggia, viziata e ribelle. La vicenda si svolge nel New England in una società bigotta e puritana. La cosa interessante del romanzo è infatti l'ambientazione storica, dove la società non ammette il peccato, e durante cui avrà inizio la caccia alle streghe.
    Hester, comunque, nonostante la società in cui vive, dimostra di essere una donna forte, capace di badare a se stessa e alla figlia, pur rimanendo ai margini della società, anzi facendosi da parte lei stessa, ma rendendosi praticamente essenziale per il suo villaggio. Avrei dato più risalto a questa figura di donna che invece viene messa in disparte dall'autore per dare spazio alla controparte maschile, non altrettanto forte, anzi personaggio che si sente schiacciato dai sensi di colpa, di una colpa che non riesce a confessare se non al termine del romanzo.
    E' stato faticoso, dunque, leggere questo romanzo soprattutto per la tipologia di linguaggio e per la trama che non mi ha coinvolto affatto.

    ha scritto il 

  • 3

    In un quadrato buio illuminato debolmente dalla luce penetrante della luna, tra polvere e ragnatele, un uomo normale e solitario come se ne trovano ovunque siede comodamente dinanzi a una scrivania. N ...continua

    In un quadrato buio illuminato debolmente dalla luce penetrante della luna, tra polvere e ragnatele, un uomo normale e solitario come se ne trovano ovunque siede comodamente dinanzi a una scrivania. Non ho idea di quali pensieri gli passino per la testa, fatto sta che dopo aver posato carta e penna fissa intensamente un punto dinanzi a lui. A un lettore curioso, un'immagine di questo tipo, non può non di certo esercitare un fascino misterioso su questa figura imperscrutabile, fantasma della mente e dell'immaginazione che l'accompagna ovunque e in ogni ora, e soprattutto fra le ombre della notte, quando il chiarore freddo e luminoso di un astro, riflesso in una stanza familiare o rimandato da uno specchio sembra conferire una dimensione sconosciuta romanticamente romanzesca. Lo spettatore sconosciuto lo guarda con trepidante attesa per scorgerne le aspettative. Una mente talmente intorpidita dalla pesantezza di una storia realistica è confluita su pagine bianche che hanno brillato in variopinte descrizioni. Una lettera rossa, abbandonata elegantemente sul petto di una giovane donna, costituisce l'attrattiva principale. Indelebile, dai risvolti dorati, che ha marchiato Ester come peccatrice di una colpa che realmente non può così definirsi. Una meteora apparsa in un momento, ardendo fosca attraverso un banco di nubi.
    Una parabola morale che imprime nei suoi ammiratori la dolorosa e potente lezione che, davanti alla purezza infinita, siamo tutti peccatori. Il simbolo di qualcosa su cui piangere, qualcosa da guardare con inquietudine ma anche con rispetto è rinchiusa la linfa vitale di La lettera scarlatta. Racconto di umana fragilità e dolore, frutto di un arte e di una fantasia così fertile e sontuosa la cui protagonista ha un cuore talmente grande che ha racchiuso molti ospiti, ma dimora solitaria e gelida senza un focolare domestico. Con conseguenza che il mondo risulta oscurato dalla sua bellezza e più perduto ancora per la creatura generata; la figlia illegittima e violata che è stata messa al mondo.
    Se dovessi riassumere la storia di questo romanzo penso sarebbe doveroso distaccarsi prima dalla massa e poter calarsi nei panni di una giovane combattente che, accusata di oscenità a causa dei vasti riferimenti espliciti di carattere morale e religioso e alla descrizione di una relazione illecita fra una contadina e un uomo dell'alta società, mi ha condotta in un piccolo angolo del suo inferno, facendomi così acquisire senza alcuna eccezione un nuovo tenore di vita.
    Col tempo che sembrava trascorrere con la lentezza di un sogno, una famigliare e volgare atmosfera dei giorni nostri, ristrettezze e costrizioni che prevedono non solo una mancata libertà d'azione ma anche di parola in cui l'adulterio è visto come una sorta di regressione primitiva e ignobile, e, in parte, una delusione. Il conflitto tragico, la colpa, il destino, coincidono con questa. Gli uomini divengono così padroni di se stessi e, camuffati sotto una scorza dura e impenetrabile, nel profondo di se stessi appaiono privi di speranza. Piuttosto taciturni, macchiati di colpe sconosciute e ignobili, bramosi dell'affermazione di se stessi e del successo.
    Ho avvertito un'angoscia interiore, un vuoto, che ho scorto pian piano nell'anima dei personaggi - avvertita da quest'ultimi in una bellissima ostentazione del nulla - con una capacità d'osservazione non sempre chiara e diretta.
    Un monito verso la chiesa e la libertà d'espressione in cui i protagonisti avvertono l'esigenza di essere confortati, consolati e che percepiscono la presenza di una realtà che li avrebbe presto resi partecipi. Una realtà che li ha visti infrangere le regole e le convenzioni del secolo, inducendoli così ad desiderare quello per cui è più giusto lottare: la libertà, l'indipendenza. Una dinastia destinata al baratro in cui non si riesce a scorgere nemmeno il fondo, con la perenne speranza di poter un giorno scorgere la luce, nel pozzo oscuro e profondo in cui sono precipitate l'anima di chiunque abbia deciso d'imbarcarsi in questa storia.
    La percezione dell'aver perso tutto, il distacco dal mondo, infondono una certa irrequietezza. Vuoto su vuoto, come battere la testa contro un muro. E in questo silenzio, in un mondo orrendo, folle, smanioso di potere e privo di amore, si riesce a cogliere qualcosa di significativo. Un vasto assortimento di citazioni filosofiche e riferimenti dettagliati sulla vita, in cui Ester sperimenta le gioie dell’amore carnale attraverso un lento processo di scoperta della propria condizione di penitente. Tutti incarnati in un unico volto, in quello della sua amata Perle, del piccolo demonio mandato dall'inferno e, naturalmente, della sua creatura.
    Una storia in cui prevale una generale malinconia che, alla fine, guarisce tutti. I problemi che affliggevano la povera Ester e tormentavano senza posa la nostra anima sono finiti. Ci si convince di aver preso in mano la vita di un altro, e che questo alla fine ha trovato la sua strada e che da peccatore aveva espugnato le sue colpe.

    ha scritto il 

  • 2

    Pessimo

    Il libro è molto lento,tanto da averlo avuto tra le mani per molti mesi,la storia in sé per sé non è neanche brutta,anche perché dovrebbe essere realmente accaduta.Ma la scrittura e la narrazione non ...continua

    Il libro è molto lento,tanto da averlo avuto tra le mani per molti mesi,la storia in sé per sé non è neanche brutta,anche perché dovrebbe essere realmente accaduta.Ma la scrittura e la narrazione non prendono abbastanza da coinvolgerti.I protagonisti sono quattro:Hester Prynne la vera protagonista,che però io ho sentito davvero poco nella storia,anche se tutto girava intorno a lei,non risaltava quanto meritava;Roger Chillingworth che dovrebbe essere il cattivo della situazione,ma anche in questo caso non è che le sue azioni abbiano dimostrato chissà quali malvagità;Il reverendo Arthur Dimmesdale,colui che ha peccato,che ha ceduto alla carne,che ha voluto sentirsi uomo...in realtà in tutto il libro quest'uomo mi ha fatto pena,mi sembrava una povera vittima di abusi sessuali,depresso e malato con i sensi di colpa;ed infine la piccola Pearl,che anche da piccola,quando dovrebbe fare tenerezza,viene descritta come un essere demoniaco e con atteggiamenti strani.Quindi concludo dicendo che di questo libro non mi è piaciuto niente,dalla trama,ai personaggi,all'ambientazione.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelline e mezzo.
    A me "La lettera scarlatta", tutto sommato, è piaciuto.
    Il libro si apre con un capitolo alquanto insolito, una sorta di introduzione, chiamiamola così, scritta dallo stesso autore ...continua

    3 stelline e mezzo.
    A me "La lettera scarlatta", tutto sommato, è piaciuto.
    Il libro si apre con un capitolo alquanto insolito, una sorta di introduzione, chiamiamola così, scritta dallo stesso autore, in cui viene spiegato il contesto storico e sociale che spinge Hawthorne a raccontare questa storia. Quello che colpisce è sicuramente l'estrema sincerità e la frustrazione con cui Hawthorne si mette a nudo.
    Ma veniamo al romanzo, Ester Prynne (ho una versione abbastanza vecchiotta dove i nomi immagino siano stati italianizzati) è una donna fuori dagli schemi dell'epoca (ci troviamo in America, appena colonizzata dagli europei) condannata ad esporre sul suo petto il simbolo della sua vergogna poiché si abbandonò a quello che all'epoca veniva considerato "peccato", cioè all'adulterio. Nella storia subentrano da subito altri personaggi come il marito vendicativo, la figlioletta vivace ed, infine, l'amante un po' pavido.
    La storia, contestualizzata nell'epoca elisabettiana, è molto credibile e, al contrario di alcuni lettori che hanno trovato nel romanzo contenuti maschilisti, io ho apprezzato tantissimo la descrizione e la considerazione delle donne da parte dell'autore (che non va confusa con la considerazione di quel periodo storico che viene descritta), secondo Hawthorne, invece, solo una donna è in grado di sopportare un tale fardello. Consigliato.

    ha scritto il 

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