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La lettera scarlatta

La biblioteca di Repubblica - Ottocento, 11

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.6
(1342)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 333 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Coreano , Chi semplificata , Catalano , Danese , Sloveno , Norvegese , Polacco

Isbn-10: 8889145110 | Isbn-13: 9788889145111 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marcella Majnoni ; Prefazione: Vito Amoruso

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , eBook , CD audio

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il ritrovamento di un vecchio scritto avvolto in una logora stoffa con una “a” ricamata in rosso, mise Hawthorne, uno dei padri della letteratura americana, sulle tracce di un antico processo svoltosi a Boston nel ‘600. Dal puritanesimo e dalla sete di giustizia assoluta, scaturirono la condanna, la reclusione, e poi la lunga persecuzione di Hester Prynne, l’eroina del romanzo accusata di adulterio, colpa inestinguibile e inalienabile in quelle terre di conquista. E proprio la “colpa” è il nodo centrale del romanzo che getta la luce sinistra dell’inflessibilità e della ferocia sugli anni “dorati” dell’alba americana.
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  • 4

    Gruppo di lettura

    Un classico della letteratura nordamericana sulle prime comunità puritane del Nuovo Mondo.
    La scrittura di Hawthorne non è sempre fluente: alcuni passaggi sono pedanti e prolissi, e se non è detto che ...continua

    Un classico della letteratura nordamericana sulle prime comunità puritane del Nuovo Mondo.
    La scrittura di Hawthorne non è sempre fluente: alcuni passaggi sono pedanti e prolissi, e se non è detto che questo rallenti l'andatura, di certo smorza l'entusiasmo. Si tratta comunque di una scrittura eccellente, fine e ben cesellata.
    La storia offre moltissimi spunti di discussione: oltre al tema della colpa, della condanna e della redenzione, inaspettatamente si fanno avanti la pallida questione femminile, la stregoneria, l'amore e l'odio (ahimè, solo accennata).
    Una bella lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Un classico che non avevo ancora letto. L’ho recuperato grazie a un GdL anobiano. Mi è piaciuto leggerlo insieme, sono felice di averlo fatto, ma il romanzo non mi ha entusiasmata: ci sono alcuni mome ...continua

    Un classico che non avevo ancora letto. L’ho recuperato grazie a un GdL anobiano. Mi è piaciuto leggerlo insieme, sono felice di averlo fatto, ma il romanzo non mi ha entusiasmata: ci sono alcuni momenti felici e altri (troppi) faticosi, eccessivamente prolissi.
    Di Hawthorne ho apprezzato molto di più i racconti, meno famosi di questo romanzo, ma in cui raggiunge il suo vertice espressivo.

    Forse è paradossale, ma in tutta questa vicenda di colpa, redenzione, perdono, vigliaccheria, pentimento, punizione, passione, odio, ipocrisia, ecc. ecc., mi ha colpita, per la sua poeticità, un brano che sta proprio all’inizio del libro e che descrive un cespuglio di rose selvatiche cresciuto di fianco alla grigia prigione da cui prende il via tutta la vicenda. Questo:

    ”Davanti al brutto edificio, tra questo e la strada solcata dalle ruote dei carri, c’era uno spiazzo erboso in gran parte ricoperto da bardana, amaranto, belladonna, dulcamara e altre erbe del genere che trovano evidentemente congeniale quel suolo che così precocemente aveva prodotto il fiore nero della società civile, una prigione. Ma a un lato del portale, e radicato quasi sulla soglia, c’era un cespuglio di rose selvatiche, ricoperto in quel mese di giugno di gemme delicate, che parevano offrire la loro fragranza e la loro fragile bellezza al prigioniero che entrava e al criminale già condannato che andava incontro al proprio destino, a testimonianza che il cuore segreto della natura poteva compatirlo ed essergli gentile.
    (…)
    Trovandolo proprio sulla soglia della narrazione che da quell’infausto portale sta per prendere avvio, non ci restava che cogliere uno dei suoi fiori e offrirlo al lettore. Speriamo che possa servire a simboleggiare una dolce fioritura morale che forse incontreremo lungo il sentiero, oppure ad alleviare l’amara conclusione di un racconto di umana fragilità e dolore.”

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto della letteratura americana,nel libro troviamo passione,coraggio,altruismo,amore,gelosia,morte,tutti gli ingredienti che ne fanno uno dei testi da non perdere assolutamente.L'atmos ...continua

    Capolavoro assoluto della letteratura americana,nel libro troviamo passione,coraggio,altruismo,amore,gelosia,morte,tutti gli ingredienti che ne fanno uno dei testi da non perdere assolutamente.L'atmosfera che sa ricreare,i personaggi travolti dalla loro passione,gli eventi narrati con maestria,lo rendono una lettura viva e appassionante.

    ha scritto il 

  • 2

    Ci sono dei libri che diventano classici, ma non capisco perché

    Credo che ci siano libri che diventano classici più per questioni "sociali" che letterarie. Onestamente ho trovato il libro scontato, noioso e pedante. Capisco che ci siano ragioni culturali per il su ...continua

    Credo che ci siano libri che diventano classici più per questioni "sociali" che letterarie. Onestamente ho trovato il libro scontato, noioso e pedante. Capisco che ci siano ragioni culturali per il successo di questo libro. Nel 1850 i temi trattati erano controversi e scioccanti probabilmente, ma se si tralascia questo aspetto il libro ha poco da dire a mio modo di vedere. La storia è scontata, fin dalle prime pagine si può facilmente immaginare sviluppo e fine del romanzo e in un certo senso ho avuto la sensazione di leggere un racconto che si sarebbe potuto sviluppare in 50/100 pagine che invece si protrae per 250.

    I dialoghi sono forzati e sembrano uscire tutti dalla stessa bocca (es. bambini tra i 3 e i 10 anni che parlano come letterati...).

    Insomma per me è stata una delusione.

    ha scritto il 

  • 5

    L'amore che non cura

    Il libro di cui vi voglio parlare oggi, e che ho letto nella settimana in cui ero al mare, è un romanzo che aspettavo di leggere da un bel po’ di tempo. Avevo comprato ‘La Lettera Scarlatta’ alcuni an ...continua

    Il libro di cui vi voglio parlare oggi, e che ho letto nella settimana in cui ero al mare, è un romanzo che aspettavo di leggere da un bel po’ di tempo. Avevo comprato ‘La Lettera Scarlatta’ alcuni anni fa con una collana di libri venduti in abbinamento ad un quotidiano. Quell’anno erano due le testate che pubblicavano questi romanzi, ed essendo io in arretrato con parecchie letture avevo comprato molti titoli. Essendo tanti i libri in lista ed alternando questi ad altri che periodicamente mi capitano a tiro, ‘la lettera scarlatta’ ha dovuto aspettare un bel po’ per essere letto. Ma ovviamente il caso ha voluto che mi capitasse fra le mani proprio quest’estate, ed ho pensato che probabilmente il destino aveva scelto questo momento come particolarmente adatto.

    In particolare essendo la mia estate duemilanove caratterizzata da pubblicazioni ottocentesche, ‘La lettera scarlatta’ di Nathaniel Hatwthorne, non sfugge a tale casualità, dato che il suo anno di pubblicazione è il 1850. Diversamente dagli altri romanzi di cui vi ho parlato, che erano comunque ambientati in Europa, questo romanzo è ambientato negli Stati Uniti e più precisamente in New England.
    Siamo nel diciassettesimo secolo ed il libro, racconta la storia di Hester Prynne.
    Conosciamo la nostra protagonista sul patibolo, mentre mostra le sue ‘colpe’ alla popolazione di Salem. La sua colpa ha l’aspetto di una neonata, sua figlia Pearl, Hester Prynne, infatti, sta per essere giudicata in quanto è rimasta incinta nonostante la presunta morte del marito.

    La popolazione di Salem guarda in modo malevolo quella donna, che si accolla le ‘colpe’ della nascita di un figlio senza rivelare il nome del padre. La donna è sola sul patibolo, ad affrontare una ‘peccato’ che non è esclusivamente suo. Ciò nonostante la donna, ha il coraggio di guardare la folla senza astio ma con rassegnazione, il suo tesoro non è stato rubato, dorme inconsapevole fra le sue braccia.
    Presto veniamo a conoscenza di quella che sarà la punizione per le sue ‘colpe’, Hester è infatti condannata a portare cucita sul petto una lettera color del sangue, la lettera ‘A’, lettera che indica l’Adulterio.

    Nonostante la difficoltà del tema e del periodo trattato durante la lettura, ho pensato che il suo autore descriva tutti gli avvenimenti con immediatezza e semplicità. Sondare la natura umana è già di per se molto difficile ma a mio parere questo libro parla con semplicità di fatti che vanno completamente a sconvolgere la vita dei protagonisti.
    Il termine ‘colpa’ ritorna spesso all’interno del romanzo, abbiamo la presunta ‘colpa’ di Hester, il senso di colpa del suo compagno nella sventura, la figlia della colpa… sono molti gli esempi che potrei fare ma ho deciso di non spingermi troppo in là con i giudizi. Probabilmente i tempi sono davvero cambiati, perché leggendo questo libro sotto il sole del duemilanove non ho trovato alcuna ‘colpa’ evidente nella principale imputata e negli altri che potrebbero sembrare con lei complici nella ‘colpa’. Ho quindi scelto di mettere fra virgolette la parola colpa, soltanto perché fosse chiaro il mio dissenso dall’uso stesso del termine.

    Secondo me, infatti, i protagonisti agiscono, soltanto, in conseguenza del dolore che provano, e purtroppo spesso e volentieri le loro azioni vanno a causare altro dolore sia sui ‘colpevoli’ che sugli ‘innocenti’. La parziale giustizia del romanzo è che tutti i suoi protagonisti sembrano allo stesso tempo ‘colpevoli’ ed ‘innocenti’, non vi è alcuna differenza tra chi porta il peso della colpa e chi non lo porta, tutti sembrano destinati a soffrire, comunque.
    L’espiazione di Hester Prynne avviene davanti agli occhi del lettore, la donna è costretta a camminare per le strade di Salem con un simbolo di ‘colpa’ cucito sul petto, spesso e volentieri viene additata ed evitata dai suoi compaesani. Viene maltrattata anche dai più poveri che schivano la sua carità, Hester Prynne è sola come ben presto sarà sola la sua piccola Pearl. La donna sopporta gli sguardi di chiunque, la sua sola paura è quella di incontrare lo sguardo della figlia che non riesce a capire a pieno il significato di quella ‘A’ ricamata sul suo petto. La sua unica forza sembra essere la rassegnazione al dolore e la sua umiltà, la donna potrebbe scappare e dimenticare quella lettera in qualsiasi momento ma non lo fa, decidendo di rimanere nello stesso paese che continua a condannarla giorno dopo giorno.

    La stessa espiazione che è palese in Hester Prynne, è molto diversa da quella del suo compagno nella ‘colpa’. Rimanendo nell’anonimato l’uomo è libero di vivere la vita che si è scelto, tra l’inconsapevolezza della gente che gli è attorno. Nessuno riesce ad intuire la sua ‘colpa’ ed i suoi sentimenti, ed è lo stesso autore a svelarci il suo segreto dopo qualche capitolo. Un macigno non sarebbe altrettanto pesante per quell’uomo che non riesce a dimenticarsi del suo ‘peccato’ e soprattutto della sua codardia.
    Il continuo rimpianto ed i continui sensi di colpa dell’uomo, la rassegnazione e la cieca fiducia della donna, trascinano il lettore in un mondo fatto di colpe e di giudizi, di condannati ed assolti.

    Tutto il romanzo viene scandito dallo sguardo malevolo ed indagatore di un altro personaggio, Roger Chillingworth, ovvero il marito dato per scomparso di Hester Prynne. Sarò sincera, difficilmente nelle mie letture ho incontrato un personaggio del genere. E’ il volto della vendetta e della cattiveria allo stato puro, è un personaggio che è malvagio in tutte alle sue azioni, a cui risulta difficile sfuggire.
    Il romanzo fa vivere i suoi tre personaggi come se vivessero in una spirale, nonostante le loro azioni siano dettate dall’onestà e dalla rassegnazione, sembra che le passate ‘colpe’ non facciano altro che schiacciarli sempre di più. Passa il tempo ma la loro pena non diminuisce anzi, continua ad essere l’elemento che ne caratterizza i passi e le scelte.

    L’amore che spinge Hester a proteggere il padre della sua bambina, sembra non fare altro che accrescere la pena ed i turbamenti dell’uomo che non riesce ad accettare il sacrificio di lei. L'amore non è cura, ma è causa di altro dolore e per quanto le azioni dei protagonisti siano dettate dall’amore queste non fanno altro che creare ulteriori disagi e sofferenze.
    Leggendo questo libro ho provato anche un po’ d’angoscia per i protagonisti, purtroppo fino all’ultimo non è possibile interpretare il pensiero dell’autore ed è molto difficile intuirne il finale.

    Ovviamente il libro è un libro che va necessariamente letto, in primo luogo perché davvero credo sia scritto e pensato in uno stile completamente diverso da quello che era dell’epoca. In secondo luogo il libro è interessante proprio perché rende chiaro, agli occhi del lettore, di come dovevano essere duri quegli anni. La giovane Hester Prynne viene punita ed abbandonata da tutti soltanto per aver messo alla luce una bambina, e la stessa piccola Pearl, verrà esclusa dalla vita del paese proprio perché figlia di quello che era giudicato peccato. Al solo pensiero di come poteva essere vivere in quegli anni mi vengono i brividi, e davvero il libro riesce chiaramente a dare un idea della falsa moralità delle persone che si permettevano di giudicare una povera donna indifesa.
    La protagonista Hester è un personaggio che spiazza in quanto, come ho scritto prima, la sua caratteristica fondamentale è la rassegnazione con cui affronta gli ostacoli dovuti alla sua situazione. Non combatte contro di essi, si limita a seguire le regole e le punizioni. Credo sia un personaggio molto particolare perché ha un indole molto forte se in grado di sopportare tutto quanto ma allo stesso tempo usa la sua forza non per difendersi ma per proteggere il suo amore. Hester è diversa dallo stereotipo dell’eroina vincente e coraggiosa, essendo unicamente rassegnata agli eventi, la sua forza caratteriale è molto meno evidente ed è più difficile comprenderla. Hester si piega al giudizio della gente, si rassegna alla sua ‘colpa’, accetta il loro disgusto ma allo stesso tempo protegge da questo mondo sbagliato i suoi due amori.

    I gesti di Hester saranno probabilmente inutili, ma visti ad un secolo e mezzo di distanza, fanno capire quanto a volte sia davvero inutile piegarsi alle stupidità del mondo che ci circonda, perché quelle ‘regole’ vengono abbattute soltanto se ognuno di noi fa qualcosa per demolirle. La rassegnazione purtroppo non può che causare altro dolore.
    Il libro deve essere letto, perché racconta una storia che è ancora attuale, ad un secolo e mezzo di distanza, ed anche se non ci sono più lettere di stoffa da cucire sugli abiti come sinonimo di ‘colpa’ a volte gli sguardi della gente possono far ancor più male.

    ha scritto il 

  • 2

    Speravo e pensavo che questo libro mi sarebbe piaciuto, soprattutto volevo farmelo piacere. Ma niente e mi dispiace molto, anche perché l'ultimo capitolo e la conclusione sono gli unici che salverei.
    ...continua

    Speravo e pensavo che questo libro mi sarebbe piaciuto, soprattutto volevo farmelo piacere. Ma niente e mi dispiace molto, anche perché l'ultimo capitolo e la conclusione sono gli unici che salverei.
    Il problema con La lettera scarlatta è stato che la storia mi è piaciuta e se fosse stata raccontata in uno stile moderno o anche solo in modo meno noioso, avrei dato un voto più alto. Il problema grosso per me è stato appunto lo stile narrativo: il prologo è stato terribilmente noioso, pieno di particolari che nella storia non c'entravano nulla e di descrizioni che non interessavano. Ma anche per tutta la storia la narrazione si perdeva con dettagli o domande che ti facevano perdere il filo del discorso. Non mi è piaciuto per niente lo stile di Hawthorne.
    Ma capisco il fascino che la storia suscita e quello che cerca di raccontare. A parte il finale, un'altra cosa mi è piaciuta: la caratterizzazione dei personaggi. Hester ha forza, spirito di sacrificio e dignità mentre Pearl è onesta, sfacciata e non lascia che nessuno le metta i piedi in testa. Se solo mi fosse andato giù lo stile narrativo.

    ha scritto il 

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