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La lettrice di Shelley

Di

Editore: Guanda

3.2
(37)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 342 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860889537 | Isbn-13: 9788860889539 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Susanna Rabin ha trentatré anni, vive con la mamma a Ramat Gan, vicino a Tel Aviv, e a dispetto del cognome non è "parente di". Agli occhi di chiunque la osservi è una persona emotivamente fragile: afflitta da una serie di ossessioni, non riesce a tollerare nessun contatto umano e prova disgusto per tutto ciò che riguarda il corpo, proprio e altrui. È appassionata del poeta inglese Shelley, ma ogni volta che lo legge piange a dirotto; dimostra un notevole talento artistico, scaturito da impulsi sconosciuti, ma è imprigionata in un suo mondo claustrofobico da cui non riesce a emergere, nemmeno con l'aiuto di un'assistente sociale e di una mamma iperprotettiva. Tutto cambia quando a casa Rabin arriva Naor, un fascinoso cugino americano, ospite a tempo indeterminato venuto a seguire da vicino i suoi misteriosi affari in terra d'Israele. All'inizio per Susanna si tratta di un'invasione tutt'altro che gradita, ma col tempo Naor riuscirà a conquistarla, schiudendole spiragli di felicità inattesi e pericolosi. Timida, malinconica e sentimentale, ma sempre ironica e traboccante di vitalità, la Susanna creata da Alona Kimhi è lo specchio della nuova generazione israeliana, lontana dal tragico passato di chi l'ha preceduta, disinteressata alla politica e apparentemente apatica. Una gioventù che sa piangere e anche sorridere delle proprie miserie.
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  • 5

    "So che il destino di tutta l'umanità non è migliore del mio, in questo. So che un abisso d'incomprensione si stende anche tra gli amici più intimi. A volte, in rari momenti di grazia, questo abisso si contrae fino a diventare una stretta crepa,

    ma ben presto si spalanca come prima, lasciando ciascuno sul proprio solitario precipizio".


    Un libro stupefacente.
    Sai di sera, d'estate, anzi meglio dire quasi di notte, quando la luce del sole se n'è quasi andata, c'è un momento in cui ogni oggetto che fino a poco prima ti era sembrato o ...continua

    ma ben presto si spalanca come prima, lasciando ciascuno sul proprio solitario precipizio".

    Un libro stupefacente. Sai di sera, d'estate, anzi meglio dire quasi di notte, quando la luce del sole se n'è quasi andata, c'è un momento in cui ogni oggetto che fino a poco prima ti era sembrato opaco nella sua bianchezza assolata improvvisamente ritrova le sue proprie sfumature e quelle che avevi accantonato come conchiglie genericamente biancastre si rivelano in una sorprendente varietà di giallini, grigiastri, violacei. In questo caso ho voluto sondare la persistente sensazione di consoneità con la letteratura ebraica di cui parlavo a proposito di Neto, ed ho verificato, se avessi avuto bisogno di una conferma, che questa consoneità esiste eccome. Comunque indagherò ancora, non temete. Per tornare a Susanna Rabin, che non è "parente di", il racconto inizia ampio e brillante come la hall di un casinò, oddio io non mi ci divertirei di certo ma c'è chi si, comunque consideratelo ai fini del discorso un luogo ameno, piacevole e foriero di spassi. Prosegue complicandosi del denso e variegato materiale umano da cui è formato -complessi e turbe adolescenziali e fobie femminili, rapporti madre-figlia, rapporti d'amicizia e d'amore e d'amicizia amorosa, confidenze e solitudine. Finisce come deve finire, e non vi dirò mai come, tanto non penso siate gente da leggere per il finale. E non fate quelle facce: ho capito cosa pensate, storie di adolescenti e amorazzi e solitudine santiddio è dalle piccole donne che ci scassano i maroni, vogliamo altro chediamine. Ma non è proprio la stessa roba. Come cucinare un banale minestrone di verdure con un mare di peperoncino piccante e tante patate.... (provare per credere) E Nehama: a fare grande questo romanzo basta il personaggio di Nehama con i suoi racconti a puntate -precisa a mia zia, dovevi sempre riportarla all'origine della storia perchè divagava all'infinito e poi parlava sempre mangiando, cioè gli altri mangiavano e lei parlava, quindi i pasti a casa di mia nonna non finivano mai.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho messo tre stelline solo per il personaggio di Naor, l'"amore" tra quest'ultimo e Susanna e la conclusione del romanzo. Per il resto meritava due stelline: scorrimento lento e risultava noioso. Delusione.

    ha scritto il 

  • 3

    ..finito!!!...Di già? Sono stata velocissima, dai primi di settembre ad oggi, ho battuto ogni mio record precedente. Susanna non mi ha rapito e in più momenti mi ha conciliato il sonno. Causa...la mia stanchezza? forse. Causa...la mia ignoranza? sicuramente. Certo che tra mamma, amici e figlia no ...continua

    ..finito!!!...Di già? Sono stata velocissima, dai primi di settembre ad oggi, ho battuto ogni mio record precedente. Susanna non mi ha rapito e in più momenti mi ha conciliato il sonno. Causa...la mia stanchezza? forse. Causa...la mia ignoranza? sicuramente. Certo che tra mamma, amici e figlia non sapevo chi scegliere...il personaggio che ha smosso in modo minimale la mia curiosità è stato Naor. Non vedevo l'ora che la formazione di Susanna si compisse e finalmente nelle ultimissime pagine ecco la giovane "adulta" conquistare la sua autodeterminazione. In conclusione (Vergassola docet) non ho trovato la terra d'Israele e l'ambiente prevalentemente casalingo può essere collocato dovunque, anche a casa mia.

    ha scritto il 

  • 2

    sto facendo una fatica a leggere questo libro, che sticazzi.


    dicevo. la fine riscatta questo romanzo, peraltro palloso. ci ho messo di meno a leggere le ultime cinquanta pagine che le prime sei. dicono che "lily la tigre" sia molto più bello, ma per il momento direi che la signora kimhi ha ...continua

    sto facendo una fatica a leggere questo libro, che sticazzi.

    dicevo. la fine riscatta questo romanzo, peraltro palloso. ci ho messo di meno a leggere le ultime cinquanta pagine che le prime sei. dicono che "lily la tigre" sia molto più bello, ma per il momento direi che la signora kimhi ha abusato della mia pazienza pure troppo.

    ha scritto il 

  • 4

    Susanna Rabin non sa vivere e andare nel mondo, ma intimamente è libera e felicemente anticonvenzionale. Nel suo microcosmo asfittico popolato di anziani iperprotettivi (una Mamma israeliana alla Woody Allen e i suoi amici sgangherati) irrompe la vitalità disordinata di un cugino americano piovut ...continua

    Susanna Rabin non sa vivere e andare nel mondo, ma intimamente è libera e felicemente anticonvenzionale. Nel suo microcosmo asfittico popolato di anziani iperprotettivi (una Mamma israeliana alla Woody Allen e i suoi amici sgangherati) irrompe la vitalità disordinata di un cugino americano piovuto dal nulla, che si installa a casa di Susanna e della madre Ada apportandovi bellezza e scompiglio. “L’ospite” (così lo chiama Susanna nella sua narrazione candida e squisitamente infantile) cattura fatalmente l’energia amorosa e repressa della giovane cugina, favorendone l’affrancamento dalle innumerevoli paure che ne hanno fatto una creatura antisociale e profondamente disadattata. Il lettore è condotto per mano in questo percorso di emancipazione, sorretto dallo sguardo limpido e innocente di una ragazza che impara dall’amore l’accettazione della realtà e la trasformazione della vita sognata in esistenza vissuta. E’ un libro sulla diversità e sul potere sovversivo dell’amore, piacevolmente ironico ed ottimista. Una lettura che mi ha distratto da qualche personale angustia e da istinti antisociali analoghi a quelli della asimmetrica protagonista.

    ha scritto il 

  • 1

    non nascondo di essermi sforzata a finire di leggerlo per il semplice motivo che non c'era alcuna recensione su Anobii e volevo poterlo concludere per dare il mio contributo.
    un libro angoscioso, lento, eccessivamente introspettivo.
    a tratti difficile da capire per le pieghe che prende. intendo, ...continua

    non nascondo di essermi sforzata a finire di leggerlo per il semplice motivo che non c'era alcuna recensione su Anobii e volevo poterlo concludere per dare il mio contributo. un libro angoscioso, lento, eccessivamente introspettivo. a tratti difficile da capire per le pieghe che prende. intendo, si lascia il lettore a credere che una cosa non accadrà mai, poi invece accade, e passa in sordina, così, come se fosse stato chiaro dal principio. si salva su alcuni episodi, nella descrizione di Israele, dei suoi abitanti sconclusionati e della vita nei sobborghi. non avendo mai letto romanzi ambientati in Israele,(ebbene sì non leggo Grossman!)almeno questa mi è sembrata una cosa nuova, così come lo sguardo ironico e disincantato dei protagonisti verso le vicende storiche e politiche che travagliano questo paese, che appaiono nel romanzo come semplici episodi. non si parla di intifada o ebraismo, per intenderci. Ma niente di più. da leggere se proprio non si ha nient'altro sottomano.

    ha scritto il