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La libellula

Di

Editore: SE

4.3
(23)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 105 | Formato: Altri

Isbn-10: 8877103485 | Isbn-13: 9788877103482 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

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Descrizione del libro
Vengono qui riproposti alcuni testi fondamentali di Amelia Rosselli (Parigi 1930-Roma 1996), uno dei massimi poeti contemporanei. Al poema La libellula, scritto nel 1958 e che "ha come tema centrale la libertà", seguono trentuno poesie del 1963-1965 tratte da Serie ospedaliera. Il tono "piuttosto volatile" del poema, concepito (è sempre l'autrice a suggerirlo) "in forma di drago che si mangia la coda" o a imitazione di un "rullo cinese", è abbandonato o forse genialmente compresso e inglobato nei componimenti di Serie ospedaliera, caratterizzati da quella densità oracolare - al tempo stesso neutrale e folgorante, impenetrabile e straziata - in cui la critica ha ravvisato la specificità e il carattere potentemente innovativo del lavoro di Amelia Rosselli. Come ha scritto Pier Paolo Pasolini nel 1963: "[...] In realtà questa lingua è dominata da qualcosa di meccanico: emulsione che prende forma per suo conto, imposseduta, come si ha l'impressione che succeda per gli esperimenti di laboratorio più terribili, tumori, scoppi atomici, dominati solo scientificamente, ma non nei sintomi della terribilità, in quel loro accadere ormai oggettivo. Sicché il magma - la terribilità - è fissato in forme strafiche tanto più chiuse e assolute quanto più arbitrarie. [...] Direi che non mi sono mai imbattuto, in questi anni, in un prodotto del genere, così potentemente amorfo, così oggettivamente superbo". Completano il volume alcuni scritti autobiografici, tra cui il mirabile Diario ottuso.
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    Un canto ostinato quello della Rosselli, un canto che ferma e isola sonorità con uno scatto secco.
    Immagina l’otturatore dell’obiettivo e il fruscìo dello scatto al click.
    Lo scritto in versi permette al suono di emergere e articolarsi nel fraseggio, mentre la dissonanza colpisce all’ ...continua

    Un canto ostinato quello della Rosselli, un canto che ferma e isola sonorità con uno scatto secco.
    Immagina l’otturatore dell’obiettivo e il fruscìo dello scatto al click.
    Lo scritto in versi permette al suono di emergere e articolarsi nel fraseggio, mentre la dissonanza colpisce all’improvviso e senza preavviso nebulizzando agglomerati di parole.
    La raccolta si apre con il poema La libellula, panegirico della libertà (1958). Una chiosa finale avverte il lettore sulle inclusioni, le esclusioni, le citazioni- denso e imbevuto di citazioni-, sul senso celato dai non sense, sull’ostinato di alcuni passi. Ostinazione martellante che rimbomba a tratti come qualcosa che non si allenta. Diario ottuso è un gioiello da rileggere nel tempo. L’intervista alla Rosselli, invece, rivela molto della sua vita e degli intrecci con la sua arte. Le poesie tratte dalla serie ospedaliera sono troppo poche, preferirei approfondire meglio con una raccolta più ampia. Musicista e compositrice, frequentò Darmstad ai tempi in cui era una fucina, un polo d’attrazione magnetico, un crogiuolo. Amo la Rosselli a piccole dosi, quando sento il bisogno di modulare forza e dolcezza, morbido e ruvido, appoggio e levità. Questa lettura è rituale e la centellino come presa improvvisamente da una voglia di fuga che esprime una maniera di esplorare dall’interno la caverna di un mondo sensibile.

    Rifrazione che mi corrisponde solo in alcuni momenti che compaiono da soli e riesco ad avvertire. Click.

    ha scritto il 

  • 5

    Io non so se tra il sorriso della verde estate
    e la tua verde differenza vi sia una differenza
    io non so se io rimo per incanto o per travagliata
    pena. lo non so se rimo per incanto o per ragione
    e non so se tu lo sai che rimo interamente
    per te [...]

    ha scritto il 

  • 5

    E cos’è quel
    lume della verità se tu ironizzi? Null’altro
    che la povera pegna tu avesti dal mio cuore lacerato.
    Io non saprò mai guardarti in faccia; quel che
    desideravo dire se n’è andato per la finestra,
    quel che tu eri era un altro battaglione che
    io non
    ...continua

    E cos’è quel
    lume della verità se tu ironizzi? Null’altro
    che la povera pegna tu avesti dal mio cuore lacerato.
    Io non saprò mai guardarti in faccia; quel che
    desideravo dire se n’è andato per la finestra,
    quel che tu eri era un altro battaglione che
    io non so più guerrare; dunque quale nuova libertà
    cerchi fra stancate parole?

    ha scritto il