La lingua perduta delle gru

Di

Editore: A.Mondadori (Oscar)

4.0
(1090)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 341 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8804337060 | Isbn-13: 9788804337065 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
"I miei genitori sono gente aperta. Non resteranno anninetati dalla notizia" confida Philip. Sa che il tipo d'amore che lui ha scelto di vivere non è convenzionale, non è facile; ma non vede motivi per costringersi ancora a tenere segreta la sua realtà vera, la tenerezza che ha cercato e trovato, la sua speranza di felicità, perchè "qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo". Era il 1986. Con questo libro delicato, tagliente, preciso nella chirurgia dei sentimenti che uniscono e dividono generazioni attigue e diversissime, David Leavitt entrava nella corsa verso il Grande Romanzo Americano.
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  • 3

    Quanta sofferenza in questo romanzo...

    I riflettori son puntati su Philip (figlio) e Owen (padre) che dichiarano, con tempistiche diverse, la propria omosessualità in famiglia, dopo aver vissuto i propri istinti sessuali in modo sommerso e ...continua

    I riflettori son puntati su Philip (figlio) e Owen (padre) che dichiarano, con tempistiche diverse, la propria omosessualità in famiglia, dopo aver vissuto i propri istinti sessuali in modo sommerso e, nel caso di Owen, aver cercato di reprimerli.
    Siamo negli anni '80.
    Indicativo del sentire del periodo la parola con cui il traduttore del romanzo, sicuramente d'epoca, abbia deciso di rendere 'eterosessuale ' col termine 'regolare'.

    Il romanzo dipinge un contesto (non troppo realistico, mi aspetterei una configurazione un po' più eterogenea) in cui l'unica persona non omosessuale presente è Rose, madre di Philip e moglie di Owen.
    E bizzarramente è proprio questa donna, il personaggio che a me è parso più compiuto, più credibile. Nella sua strenua difesa dello status quo. Nella sua necessità di non voler vedere, di non voler sapere.

    "Noi tutti abbiamo dei segreti, Philip. Io ho dei segreti, un sacco di segreti, significa forse che dovrebbero essere rivelati tutti?" "A volte è meglio essere onesti." "Meglio per chi?"

    E qui come non pensare ad una intersezione libresca col tema carissimo a Marias, le nostre orecchie non hanno palpebre, non ci possiamo sottrarre da chi si vuol confidare, non possiamo evitare di ascoltare, non possiamo proteggerci dalle parole che non vogliamo ascoltare. E nel momento che il segreto o la verità nascosta è rivelata, nulla potrà più essere come prima.

    Ed è proprio Rose che a difesa strenua del suo mondo cerca con tutte le forze di procrastinare il momento delle rivelazioni di cui non vuol essere partecipe, ma venendo a sapere, sarà obbligata a prendere coscienza di come non si possa più cambiare ciò che si è vissuto. E volente o nolente, per quanto sbagliata o basata su assunti errati, dovrà accettare il fatto che la vita che le toccata rimane irrimediabilmente quella che è stata.

    Era vero che il loro non era stato un gran matrimonio. Non era neanche stato un matrimonio particolarmente buono. Ma era stata la sua vita.

    E Rose assiste distrutta al crollo delle sue convinzioni che pongono la famiglia al primo piano, come il più importante dei legami. Ed anche il più condizionante.

    "Ai miei tempi, la gente si preoccupava di cose più importanti che non la soddisfazione personale. C'erano davvero cose più importanti. Si facevano delle rinunce per un bene più grande. Si aveva una famiglia."

    Come se una persona potesse, o meglio dovesse, negare quello che è o quello che sente per il bene familiare. Come se l'orientamento sessuale potesse essere ritenuto 'soddisfazione personale'.

    Il romanzo è ben scritto, avvince e si legge molto rapidamente.
    Leavitt rende con efficacia le situazioni ( riuscendo ad essere molto crudo a tratti), il clima di incomunicabilità, le incomprensioni, le difficoltà di accettazione della diversità. Usa toni esasperati e angoscianti nei momenti maggiormente drammatici, coinvolgendo il lettore come fosse testimone impotente.

    Il finale aperto però mi ha lasciato un senso di insofferenza... Ecco io ho questo limite: insoddisfazione e frustrazione nei confronti dei finali aperti. Mi pare sempre, come da ragazzina, una mancanza di presa di posizione da parte dell'autore... Un non voler concludere...

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia in cui i vari attori del romanzo diventano ognuno dei protagonisti , con un desiderio spasmodico di comunicare all'esterno la propria natura . Il coming out in cui si rivela al mondo estern ...continua

    Una storia in cui i vari attori del romanzo diventano ognuno dei protagonisti , con un desiderio spasmodico di comunicare all'esterno la propria natura . Il coming out in cui si rivela al mondo esterno la propria omosessualità , diventa una manifestazione esteriore di questo bisogno, incuranti delle possibili conseguenze. Risente il libro del periodo in cui è stato pubblicato , gli anni ottanta , dove il far conoscere le proprie inclinazioni sessuali , era diventato un modo diffuso di riscatto sociale. Lettura lineare , semplice e allo stesso tempo riflessiva.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha colpito molto l’origine del titolo del libro che prende spunto da un caso clinico e si riferisce alla storia di un bambino di due anni che viene abbandonato dalla madre in una casa popolare, vic ...continua

    Mi ha colpito molto l’origine del titolo del libro che prende spunto da un caso clinico e si riferisce alla storia di un bambino di due anni che viene abbandonato dalla madre in una casa popolare, vicino ad un cantiere edile, nei sobborghi di New York. Per qualche tempo il bimbo piange e si dispera fino a quando i vicini lo trovano intento a giocare e a imitare i movimenti e i rumori delle gru, uniche cose stabili, del mondo esterno, che vede dalla finestra dell'appartamento; portato in un istituto speciale il piccolo continua a divertirsi solamente vedendo delle fotografie di gru.
    Questa vicenda è solo una parentesi di tre pagine poste al centro del romanzo.
    Per il resto si racconta di una tipica famiglia americana: Owen, il papà, enigmatico professore, Rose, la mamma, redattrice in una casa editrice e Philip, il figlio che, pur essendo andato via di casa, è ancora alla ricerca di un suo equilibrio.
    L'atmosfera familiare è scandita da giornate tranquille nelle quali Rose si divide tra il lavoro e la casa, luogo in cui esprime se stessa soprattutto in cucina, nella preparazione di piatti e torte assortite che Owen attende.
    La loro quieta esistenza è investita dalla rivelazione di Philip che decide di confessare ai genitori di essere gay. Nello stupore generale anche il padre, dopo lunghe giornate trascorse ad illudersi nel tentativo di costruire una famiglia "normale", esce allo scoperto e comunica alla moglie i desideri omosessuali che, segretamente, aveva represso per tutta la vita.
    Il racconto prosegue con una delicata descrizione del ritrovato rapporto tra padre e figlio ma la protagonista del libro è lei, la madre, moglie ma soprattutto donna che, energicamente e intelligentemente lascia scorrere in se le contrastanti emozioni che le rivelazioni le provocano.
    Solo quando i sentimenti invisibili prendono corpo si comprende il senso del bambino gru, vicenda che Leavitt commenta con una frase che per me è la più intensa dell’opera:" Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare e lo ama, qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo”.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se mi svegliassi fra trent'anni e mi guardassi alle spalle e capissi che ho sprecato la mia vita-beh sarebbe orribile.Perchè è importante mamma.La mia sessualità,la mia attrazione per gli uomini,è la ...continua

    "Se mi svegliassi fra trent'anni e mi guardassi alle spalle e capissi che ho sprecato la mia vita-beh sarebbe orribile.Perchè è importante mamma.La mia sessualità,la mia attrazione per gli uomini,è la forza più cruciale,più elementare della mia vita,e negarla,fingere che non ci sia perchè ho paura di quello che pensa la gente- questa sì sarebbe una tragedia"...

    ha scritto il 

  • 3

    Anni '80

    Molta perplessità mi rimane alla fine di questo libro, di sicuro l'argomento è interessante ed affrontato in una certa maniera, ma risente troppo del tempo passato, si sente tutto il peso degli anni ...continua

    Molta perplessità mi rimane alla fine di questo libro, di sicuro l'argomento è interessante ed affrontato in una certa maniera, ma risente troppo del tempo passato, si sente tutto il peso degli anni '80, con l'outing a tutti i costi, l'ostentazione, la paura dell'AIDS, i bar gay, interessante la dualità della storia fra il 'nuovo' gay e il 'vecchio'.
    E comunque a tratti pare che il concetto di omosessualità sia legato ad una sorta di ereditarietà e quindi di malattia e l'ho trovato molto sgradevole.

    6.5/10

    ha scritto il 

  • 4

    Qualunque sia la cosa che noi amiamo, è quello che noi siamo.

    Una famiglia annientata dall'omosessualità. Famiglia vista come rifugio o come salvezza da chi non sa come affrontare l'essere "diverso". O, ancora, vista come consuetudine, come un quadruccio antico, ...continua

    Una famiglia annientata dall'omosessualità. Famiglia vista come rifugio o come salvezza da chi non sa come affrontare l'essere "diverso". O, ancora, vista come consuetudine, come un quadruccio antico, senza un vero valore, fintamente felice, per costringersi a NON vivere la propria libertà e la propria indole. E' vero, è un romanzo che tratta di omosessualità, parla di gay, ma messa così è decisamente riduttivo perchè a mio avviso è un libro che parla d’amore in tutte le sue forme, della paura dell’amore e della paura di soffrire per amore, del disagio, delle difficoltà di esprimersi e di lasciarsi andare. E Leavitt lo fa nella giusta maniera, senza troppi sentimentalismi e senza scadere mai nella retorica e nell'ovvio. Il mini racconto sul bambino gru che inserisce abilmente a circa metà del libro è molto toccante e da un senso allo strano titolo del libro.... No, forse non un senso vero e proprio ma un indizio per poi trarre liberamente le proprie conclusioni...... Bello e particolare

    ha scritto il 

  • 1

    Bocciato senza remore.

    Che frustrazione questa volontà di dire, dire, dire e di ritrovarsi con un messaggio banale e senza reale adesione alla realtà.

    In questo caso parliamo di realtà omosessuale. Perché, dico io, presenta ...continua

    Che frustrazione questa volontà di dire, dire, dire e di ritrovarsi con un messaggio banale e senza reale adesione alla realtà.

    In questo caso parliamo di realtà omosessuale. Perché, dico io, presentare dei dialoghi così banali ed irreali, da rasentare letteralmente l'assurdo?

    Procedendo con ordine: inizialmente reputavo la rappresentazione del mondo omosessuale anni '80 come qualcosa di forzato. Poi ho dovuto fare un passo indietro per due motivi: il primo è che questo mondo qui presentato, fatto di mancanza di veri valori (tranne che per pochi eletti), di volontà per la stabilità, e così via, è un mondo che oggi è ben saldo, a scapito di quello fisso, che tende alla fissità della famiglia (omosessuale e non); il secondo è che ho dovuto tener conto anche del periodo storico, in cui la liberazione sessuale era, oserei definire, sfacciata, ossia quasi priva di dubbi o di influenze esterne. Essere gay nella New York anni '80 era - finalmente - normale, anche se comunque ciò comportava una ghettizzazione autoimposta.

    Parlando della struttura del romanzo, posso dire che la mancanza di un qualsiasi equilibrio è IMPERANTE: David non ha colto, a parer mio, la capacità che ha la scrittura di sollevare questioni e evidenziare problematiche. Qui sono tutti gay, anche i padri, nessuno escluso. Gay significa soffrire o nascondersi per 50 anni (ci può stare). Gay significa quindi soffrire, accettarsi e attendere che gli altri accettino. Totalmente fuorviante.
    Di tanta letteratura lgbt che ho letto, posso dire che l'omosessualità è sempre più vissuta come un processo che, per i più, termina con il sorriso. Qui invece non si capisce. Non c'è un'omosessualità normalizzata, né un'omosessualità vissuta solo da un punto di vista erotico. C'è confusione.

    Cose positive sono state poche: alcune scene basate sulle relazioni famigliari - la famiglia è una costante; la rappresentazione, molto fine e nascosta, della paura dell'AIDS, che in quegli anni terrorizzava come la peste nel Medioevo; la rappresentazione delle vite sui nuovi scorci urbani materialisti e eco-egoistici che rendono la narrazione più vera.

    Per il protagonista, Philip, non c'è nemmeno un vero finale sentimentale, non proprio. Il romanzo presenta abbastanza buchi, creati senza motivo attraverso una rappresentazione anche sbagliata - secondo la mia esperienza - dell'omosessualità. Al fine di confermare la cosa, l'autore - dichiaratamente gay - nell'opera afferma che essere gay è una scelta di vita profonda. Ho detto tutto.

    ha scritto il 

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