La lingua perduta delle gru

Di

Editore: Mondadori (Oscar Scrittori del Novecento, 1382)

4.0
(1099)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 8804388218 | Isbn-13: 9788804388210 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: Delfina Vezzoli ; Postfazione: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
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  • 3

    Perché un uomo affamato ha una nozione diversa di abbondanza / Perché un uomo affermato ha una nozione diversa di abbondanza / Perché un uomo effeminato ha una nozione diversa di abbondanza

    Leavitt come lievità di scrittura, almeno per 100/150 pagine, poi di meno anche se fortunatamente non si finisce sull'altopiano del pecoreccio. Le gru del titolo non sono quegli uccelli eleganti dalle ...continua

    Leavitt come lievità di scrittura, almeno per 100/150 pagine, poi di meno anche se fortunatamente non si finisce sull'altopiano del pecoreccio. Le gru del titolo non sono quegli uccelli eleganti dalle gambe sottili (di uccelli nel libro ve ne son fin troppi, ma nessuno che sappia volare) sono i bracci meccanici di un cantiere edile. Quelle gru arrivano da un caso clinico noto come quello del bambino-gru. Vale la pena esser chiari: è un libro sull'omosessualità. Essa è declinata in tutti i suoi aspetti, analizzata durante il processo di crescita, d'invecchiamento, d'impatto con la famiglia e con la società (il libro è stato pubblicato nel 1986 nel pieno del terrore per l'AIDS). La monotematica da un certo punto in poi diventa stucchevole, è il terzo cucchiaino di zucchero per chi è abituato a bere il caffè amaro. Non voglio nascondere di aver provato fastidio per alcuni passaggi. Al centro della narrazione ci sono due genitori cinquantaduenni e il figlio ultra ventenne. Mi è saltata agli occhi la distanza fra i membri, soprattutto fra madre e figlio, un rapporto anglo sassone, assai diverso dall'italico “ogni scarrafone è bello a mamma sua”. Mi sono chiesto se la freddezza materna possa influenzare le tendenze sessuali o se esse sian predeterminate come il colore degli occhi. (ehm.. avrei voluto scrivere come la fede calcistica)
    Scelgo che cosa conservare di questo libro.
    Dato che l'amore è universale, io universalizzo questa periodo togliendogli soggetto e complemento di termine

    ...camminò più in fretta, mentre le pulsazioni nelle sue vene acceleravano. Poi giurò di aver sentito il proprio cuore scoppiargli in petto. E fu come se un dolce liquido d'ambrosia si riversasse da quel vaso rotto, per scorrergli nelle vene, riempiendolo e riscaldandolo, dal centro del suo petto fino alle fredde, lontane estremità.

    (se ne ricava la descrizione dell'effetto alcolico)

    Il periodo che segue invece, rivela con precisione dove sia ambientato il romanzo

    "In New Jersey ci si sente proprio meglio" disse Winston, pigiando forte il pedale dell'acceleratore. "E si può guidare come dei veri americani... in fretta." Rise di nuovo. Allungando un braccio, prese una cassetta dalla scatola sul sedile posteriore e la infilò nello stereo. Bruce Springsteen cantò "Born in the USA", la voce un urlo gutturale di rabbia.

    http://www.youtube.com/watch?v=lZD4ezDbbu4

    ha scritto il 

  • 3

    L’estinzione degli etero a NYC

    Si racconta che un bambino di due anni vivesse in una casa popolare di New York. La madre non si curava di lui e il piccolo aveva presto imparato ad imitare i movimenti e i rumori delle gru che vedeva ...continua

    Si racconta che un bambino di due anni vivesse in una casa popolare di New York. La madre non si curava di lui e il piccolo aveva presto imparato ad imitare i movimenti e i rumori delle gru che vedeva dalla finestra a cui stava affacciato da solo per ore: quelle gru erano i suo unici punti di riferimento e dovevano essergli sembrate bellissime ed enormi, in confronto con le piccole e sgradevoli creature che lo circondavano.

    “Ciascuno, a suo modo, trova ciò che deve amare, e lo ama. La finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo."

    Ecco, il libro si basa su questa citazione e sull’aneddoto del bambino. Siamo noi che diamo significato a quello che amiamo. Amiamo la rappresentazione di ciò che siamo o vogliamo essere, ossia costruiamo nel nostro immaginario l’oggetto del nostro amore. Quando rimaniamo delusi nello scoprire che chi ci sta accanto non è come pensavamo che fosse è solo perché scopriamo purtroppo che tutte le cose belle che abbiamo apprezzato in passato in realtà erano frutto della nostra immaginazione.

    Il libro é una storia di persone che vogliono comunicare qualcosa, ma faticano a farlo per paura delle conseguenze. Comunicare per condividere, comunicare per essere capiti, accettati ed amati.

    Come Jerene, ragazza di colore, che quando parla ai suoi genitori della sua omosessualità si sente dire, in una scena di intensità incomparabile:

    “Avrei preferito che mi dicessi che avevi un cancro. Sei sempre stata una delusione per noi. E adesso questa porcheria, questo sacrilegio. È come un lutto, È come se fosse morta. Tu non sei mia figlia. Ringrazio Dio almeno per questo. Tu non sei mia figlia."

    Intolleranza che colpisce ancora di più considerando che proviene da persone di colore che hanno subito discriminazioni per il colore della pelle. Ma forse chi fatica a farsi accettare tende a rifiutare di aiutare chi è diverso.

    Oppure come Rose, che scopre dopo vent’anni di matrimonio che il marito è omosessuale e ha sempre cercato di nasconderglielo:

    "Stava sempre zitto durante il sesso, mai una lode, raramente un apprezzamento. Forse semplicemente mi odiava. Forse era tutto qui."

    In una New York del 1986 dove sembra che gli eterosessuali siano scomparsi (possibile? Questo punto è molto poco credibile, nel libro), molte sono le sorprese, i coming-out, che ci consentono di assistere a perfette, ma anche angoscianti, descrizioni dei sentimenti e delle emozioni che animano i protagonisti, tanto da riuscire spesso ad immedesimarci e a domandarci come ci comporteremmo in situazioni analoghe.

    Un romanzo che in sostanza ci vuole dire che tutti i modi di amare sono perfetti, purché ci facciano sentire bene. Ma il punto è proprio qui: spesso non riusciamo a sentirci bene per la nostra incapacità di comunicare, di capire gli altri, di accettarci per quello che siamo, per mancanza di sincerità, per il nostro bisogno di consenso del gruppo, della massa.

    La prima parte del romanzo, indubbiamente ben scritto, avvincente ed interessante, è incredibilmente reale, lo squallore di certe situazioni e il malessere correlato sono descritti in modo perfetto. I dialoghi sono secchi, serrati, precisi, affilati, realistici. Nella seconda parte il discorso un po’ si sfuma, alcune situazioni sono meno credibili, la tensione cala.

    Nel complesso è comunque un ottimo romanzo che si legge molto bene. 3 stelle e mezzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Quanta sofferenza in questo romanzo...

    I riflettori son puntati su Philip (figlio) e Owen (padre) che dichiarano, con tempistiche diverse, la propria omosessualità in famiglia, dopo aver vissuto i propri istinti sessuali in modo sommerso e ...continua

    I riflettori son puntati su Philip (figlio) e Owen (padre) che dichiarano, con tempistiche diverse, la propria omosessualità in famiglia, dopo aver vissuto i propri istinti sessuali in modo sommerso e, nel caso di Owen, aver cercato di reprimerli.
    Siamo negli anni '80.
    Indicativo del sentire del periodo la parola con cui il traduttore del romanzo, sicuramente d'epoca, abbia deciso di rendere 'eterosessuale ' col termine 'regolare'.

    Il romanzo dipinge un contesto (non troppo realistico, mi aspetterei una configurazione un po' più eterogenea) in cui l'unica persona non omosessuale presente è Rose, madre di Philip e moglie di Owen.
    E bizzarramente è proprio questa donna, il personaggio che a me è parso più compiuto, più credibile. Nella sua strenua difesa dello status quo. Nella sua necessità di non voler vedere, di non voler sapere.

    "Noi tutti abbiamo dei segreti, Philip. Io ho dei segreti, un sacco di segreti, significa forse che dovrebbero essere rivelati tutti?" "A volte è meglio essere onesti." "Meglio per chi?"

    E qui come non pensare ad una intersezione libresca col tema carissimo a Marias, le nostre orecchie non hanno palpebre, non ci possiamo sottrarre da chi si vuol confidare, non possiamo evitare di ascoltare, non possiamo proteggerci dalle parole che non vogliamo ascoltare. E nel momento che il segreto o la verità nascosta è rivelata, nulla potrà più essere come prima.

    Ed è proprio Rose che a difesa strenua del suo mondo cerca con tutte le forze di procrastinare il momento delle rivelazioni di cui non vuol essere partecipe, ma venendo a sapere, sarà obbligata a prendere coscienza di come non si possa più cambiare ciò che si è vissuto. E volente o nolente, per quanto sbagliata o basata su assunti errati, dovrà accettare il fatto che la vita che le toccata rimane irrimediabilmente quella che è stata.

    Era vero che il loro non era stato un gran matrimonio. Non era neanche stato un matrimonio particolarmente buono. Ma era stata la sua vita.

    E Rose assiste distrutta al crollo delle sue convinzioni che pongono la famiglia al primo piano, come il più importante dei legami. Ed anche il più condizionante.

    "Ai miei tempi, la gente si preoccupava di cose più importanti che non la soddisfazione personale. C'erano davvero cose più importanti. Si facevano delle rinunce per un bene più grande. Si aveva una famiglia."

    Come se una persona potesse, o meglio dovesse, negare quello che è o quello che sente per il bene familiare. Come se l'orientamento sessuale potesse essere ritenuto 'soddisfazione personale'.

    Il romanzo è ben scritto, avvince e si legge molto rapidamente.
    Leavitt rende con efficacia le situazioni ( riuscendo ad essere molto crudo a tratti), il clima di incomunicabilità, le incomprensioni, le difficoltà di accettazione della diversità. Usa toni esasperati e angoscianti nei momenti maggiormente drammatici, coinvolgendo il lettore come fosse testimone impotente.

    Il finale aperto però mi ha lasciato un senso di insofferenza... Ecco io ho questo limite: insoddisfazione e frustrazione nei confronti dei finali aperti. Mi pare sempre, come da ragazzina, una mancanza di presa di posizione da parte dell'autore... Un non voler concludere...

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia in cui i vari attori del romanzo diventano ognuno dei protagonisti , con un desiderio spasmodico di comunicare all'esterno la propria natura . Il coming out in cui si rivela al mondo estern ...continua

    Una storia in cui i vari attori del romanzo diventano ognuno dei protagonisti , con un desiderio spasmodico di comunicare all'esterno la propria natura . Il coming out in cui si rivela al mondo esterno la propria omosessualità , diventa una manifestazione esteriore di questo bisogno, incuranti delle possibili conseguenze. Risente il libro del periodo in cui è stato pubblicato , gli anni ottanta , dove il far conoscere le proprie inclinazioni sessuali , era diventato un modo diffuso di riscatto sociale. Lettura lineare , semplice e allo stesso tempo riflessiva.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi ha colpito molto l’origine del titolo del libro che prende spunto da un caso clinico e si riferisce alla storia di un bambino di due anni che viene abbandonato dalla madre in una casa popolare, vic ...continua

    Mi ha colpito molto l’origine del titolo del libro che prende spunto da un caso clinico e si riferisce alla storia di un bambino di due anni che viene abbandonato dalla madre in una casa popolare, vicino ad un cantiere edile, nei sobborghi di New York. Per qualche tempo il bimbo piange e si dispera fino a quando i vicini lo trovano intento a giocare e a imitare i movimenti e i rumori delle gru, uniche cose stabili, del mondo esterno, che vede dalla finestra dell'appartamento; portato in un istituto speciale il piccolo continua a divertirsi solamente vedendo delle fotografie di gru.
    Questa vicenda è solo una parentesi di tre pagine poste al centro del romanzo.
    Per il resto si racconta di una tipica famiglia americana: Owen, il papà, enigmatico professore, Rose, la mamma, redattrice in una casa editrice e Philip, il figlio che, pur essendo andato via di casa, è ancora alla ricerca di un suo equilibrio.
    L'atmosfera familiare è scandita da giornate tranquille nelle quali Rose si divide tra il lavoro e la casa, luogo in cui esprime se stessa soprattutto in cucina, nella preparazione di piatti e torte assortite che Owen attende.
    La loro quieta esistenza è investita dalla rivelazione di Philip che decide di confessare ai genitori di essere gay. Nello stupore generale anche il padre, dopo lunghe giornate trascorse ad illudersi nel tentativo di costruire una famiglia "normale", esce allo scoperto e comunica alla moglie i desideri omosessuali che, segretamente, aveva represso per tutta la vita.
    Il racconto prosegue con una delicata descrizione del ritrovato rapporto tra padre e figlio ma la protagonista del libro è lei, la madre, moglie ma soprattutto donna che, energicamente e intelligentemente lascia scorrere in se le contrastanti emozioni che le rivelazioni le provocano.
    Solo quando i sentimenti invisibili prendono corpo si comprende il senso del bambino gru, vicenda che Leavitt commenta con una frase che per me è la più intensa dell’opera:" Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare e lo ama, qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo”.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se mi svegliassi fra trent'anni e mi guardassi alle spalle e capissi che ho sprecato la mia vita-beh sarebbe orribile.Perchè è importante mamma.La mia sessualità,la mia attrazione per gli uomini,è la ...continua

    "Se mi svegliassi fra trent'anni e mi guardassi alle spalle e capissi che ho sprecato la mia vita-beh sarebbe orribile.Perchè è importante mamma.La mia sessualità,la mia attrazione per gli uomini,è la forza più cruciale,più elementare della mia vita,e negarla,fingere che non ci sia perchè ho paura di quello che pensa la gente- questa sì sarebbe una tragedia"...

    ha scritto il 

  • 3

    Anni '80

    Molta perplessità mi rimane alla fine di questo libro, di sicuro l'argomento è interessante ed affrontato in una certa maniera, ma risente troppo del tempo passato, si sente tutto il peso degli anni ...continua

    Molta perplessità mi rimane alla fine di questo libro, di sicuro l'argomento è interessante ed affrontato in una certa maniera, ma risente troppo del tempo passato, si sente tutto il peso degli anni '80, con l'outing a tutti i costi, l'ostentazione, la paura dell'AIDS, i bar gay, interessante la dualità della storia fra il 'nuovo' gay e il 'vecchio'.
    E comunque a tratti pare che il concetto di omosessualità sia legato ad una sorta di ereditarietà e quindi di malattia e l'ho trovato molto sgradevole.

    6.5/10

    ha scritto il 

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