La lingua salvata

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 45

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.3
(1470)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8481305413 | Isbn-13: 9788481305418 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni , Amina Pandolfi

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace La lingua salvata?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
La lingua in cui ci si esprime come identità culturale e antropologica, ma anche come conquista originata da una mozione degli affetti, da un grave incidente di percorso nella vita: il primo volume dell'autobiografia di Elias Canetti fa perno proprio sul problema della lingua, problema particolarmente sentito per un ebreo sefardita di origini spagnole, nato in Bulgaria, con due genitori che in casa parlano spagnolo, ma nell'intimità adottano il tedesco, e con una scuola in cui gli si insegna il bulgaro. Ma per il bambino poliglotta il tedesco, lingua a lui ignota e resa in qualche modo magica dall'uso che ne fanno i genitori, costituirà un doloroso appuntamento col destino: glielo insegnerà con gran pazienza e fatica la madre, dopo l'improvvisa e prematura scomparsa del padre, come fosse un pegno d'amore indirizzato al marito morto. E Canetti la adotterà in ogni suo scritto, come lingua, appunto, dell'amore.
La lingua salvata è una struggente, lucidissima rievocazione dell'infanzia e dell'adolescenza dello scrittore, profondamente segnate dalla perdita del padre amatissimo e dalla consolante, discretissima presenza della madre, che senza darlo a vedere gli instilla l'amore per la letteratura. Ed è anche la cronaca degli spostamenti per l'Europa del ragazzo al seguito di una famiglia senza pace, dalla natia cittadina danubiana di Rustschuk all'Inghilterra, da Vienna a Zurigo, dove l'adolescente Elias trascorre "gli unici anni di perfetta felicità", e dove il libro si conclude con l'amara premonizione di un imminente ulteriore spostamento. E', in definitiva, la storia di una giovinezza triste ed esaltante, depressa e curiosa, divertente e tragica: una storia che non può non coinvolgere chiunque coltivi una disponibile sensibilità e un rapporto col mondo basato sull'onestà e autenticità degli affetti.
Ordina per
  • 4

    Elogio della memoria od architettura della memoria? Quella di Canetti deve essere stata prodigiosa, comunque. Il primo ricordo a due anni, la balia, il rosso misterioso e l'inquietante gioco con la li ...continua

    Elogio della memoria od architettura della memoria? Quella di Canetti deve essere stata prodigiosa, comunque. Il primo ricordo a due anni, la balia, il rosso misterioso e l'inquietante gioco con la lingua del bimbo. La lingua.... Non è forse casuale che questo episodio profondissimo inizi con la millantata minaccia alla lingua del bimbo Canetti? Il titolo è La lingua salvata. Ma quale è La lingua salvata? Non certo il piccolo muscolo sfuggito allo stupido gioco del fidanzato della balia, bensì la lingua della memoria. In questo tardivo volume di Canetti emerge potente il vapore di quella Mitteleuropa che ha nutrito grandi della letteratura da Musil, Zweig, Josef Roth, Bruno Schulz, Werfel, per citarne alcuni, fino ad Heimito von Doderer ed alle splendide ed ironiche declinazioni di Gregor von Rezzori. Il magma ribollente della Kakania, il geniale termine per l'impero coniato da Musil, fatto di genti le più diverse, di usanze e costumi, di tradizioni e lingue era insieme materia esplosiva e forzosamente trattenuta dalla spinta centrifuga ma insieme era fertile humus per la cultura europea, a suo modo centripeta su Vienna. Così Elias Canetti bulgaro bambino ebreo conosce e parla il ladesmo della tradizione sefardita infiorato di termini turchi e bulgari. I genitori infervorati del teatro viennese parlano il tedesco come lingua affettiva intima e che contiene il nucleo della loro giovinezza di sogni artistici spezzati. Intorno amici russi, balie rumene, voci della Bucovina, le torme di zingari che giungono ad essere nutriti per Shabbat... La fuga a Manchester per sottrarsi alla gravità opprimente del nonno Canetti porta ad imparare l'inglese delle prime letture e delle declamazioni shakespeariane, dei Dickens, fino alla costrittiva ed imperativa educazione al tedesco della madre vedova che riversa l'obbligo sostitutivo di quella lingua intima sul figlio primogenito in vista del trasferimento a Vienna. A fronte delle millantate e fasulle diciassette lingue parlate dal terribile nonno Canetti, il piccolo Elias viene minacciato di essere il più stupido bambino a non imparare le lingue nella loro importante famiglia! Da Vienna ove si compie la maggiore educazione ci saranno poi gli anni di Zurigo ove il dialetto svizzero tedesco lo porterà a conoscere altre suggestioni, a forgiare la sua stessa personalità ed a giungere alla drammatica frattura con la madre. Nella gita in Emmenthal Elias adolescente ascolta nella voce di una anziana contadina le parole antiche che richiamano il tedesco antico, instillando qualcosa di profondo e germinale per la sua ulteriore evoluzione.
    Bildungroman ed ode alle miscele linguistiche, Canetti compie un personale viaggio autobiografico nell'universo linguistico di una stagione drammatica della storia europea che rimane, tuttavia, sempre come un fondale laddove i riflettori sono puntati sul rapporto esclusivo ed ossessivo, claustrofobico ed insieme forgiante con la figura materna. In merito alla pluralità linguistica va marcato come gli ebrei europei fossero spesso i primi veri cosmopoliti a fronte del continuo insorgere di più o meno brutali nazionalismi: indotta dalle necessità commerciali od evoluzione culturale della diaspora il conoscere le lingue poteva salvare la vita (come diceva il nonno Canetti e, tristemente, il grande Levi circa i campi). Amos Oz in Storie di amore e di tenebra,d'altronde, ricorda il padre che conosceva quindici lingue, tutte con accento russo!
    La lingua salvata è forse la costruzione architettonica attorno alla forza della comunicazione che fonda sulla memoria e si nutre delle esperienze, quel crogiolo di fermenti che in Canetti hanno condotto alla sua evoluzione artistica, alla scrittura del suo unico romanzo ed alla opera di una vita Massa e potere. Come se alla fine fosse stato necessario trarre le fila di una esistenza, come se le proprie madeleines in salsa viennese andassero ricercate per chiudere un cerchio, Canetti si tuffa nella sua vita fino al fondale per poi risalire con la metodicità del suo incredibile essere, certo che la sua ricerca sarebbe stata interminabile. Cees Nooteboom in Tumbas afferma che la sua tomba porta incisa con veemenza la propria firma "come se il morto avesse voluto suggellare con forza la propria vita e la propria opera" e che "Elias non sarebbe voluto morire mai".

    ha scritto il 

  • 5

    Sono un recensore inaffidabile riguardo a Canetti

    Non so quanto possano essere d'aiuto le mie 5 stelle a chi (legittimamente) non ha terminato la lettura o a chi (sinceramente) lo trova noioso e supponente. Ma per me Elias Canetti che, mi piace ricor ...continua

    Non so quanto possano essere d'aiuto le mie 5 stelle a chi (legittimamente) non ha terminato la lettura o a chi (sinceramente) lo trova noioso e supponente. Ma per me Elias Canetti che, mi piace ricordarlo, quando prese il Nobel nel 1981 nessuno conosceva nelle redazioni dei giornali italiani, è un genio. Quindi tutta la sua produzione è a 5 stelle, a priori, per me; anche quelle future che pubblicheranno post-mortem. Quindi: sono inaffidabile. Ma provate con Auto da Fè, magari...

    ha scritto il 

  • 5

    Spazi temporali tra oriente ed occidente, appassionanti aggregazioni d'intime vicende, storie familiari e comuni a più persone, descrizioni di città, fanno di questa narrazione un'affascinante ricordo ...continua

    Spazi temporali tra oriente ed occidente, appassionanti aggregazioni d'intime vicende, storie familiari e comuni a più persone, descrizioni di città, fanno di questa narrazione un'affascinante ricordo dei tempi ormai passati. Le vicende descritte dall'A. sono intime e cangianti, mutevoli ma reali che ci portano ad immedesimarci negli avvenimenti della nostra infanzia e ad appassionarci nella storia. I personaggi sono incisivi e su tutti la madre nella sua semplicità dell'apprendimento della lingua che altri non è che la metafora e l'essenza del libro.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando leggo un libro di cui tutti dicono essere un capolavoro e io non riesco neppure a finirlo.. be' mi sento un po' colpa.. So che la regola d'oro di chi legge è che si ha il diritto di di interrom ...continua

    Quando leggo un libro di cui tutti dicono essere un capolavoro e io non riesco neppure a finirlo.. be' mi sento un po' colpa.. So che la regola d'oro di chi legge è che si ha il diritto di di interrompere la lettura di un volume che non ti convince, però mi rimane il dubbio di non aver capito fino in fondo l'autore... ma, che dire.. riproverò fra qualche anno..

    ha scritto il 

  • 3

    georgie diceva il papà, canetti rispondeva il bambino, two il papà, three il piccolo, four il papà, burton il piccolo, road il papà, west il piccolo, didsbury il papà, manchester il piccolo, england i ...continua

    georgie diceva il papà, canetti rispondeva il bambino, two il papà, three il piccolo, four il papà, burton il piccolo, road il papà, west il piccolo, didsbury il papà, manchester il piccolo, england il papà, georgie il piccolo......

    Canetti il papà

    Post: Canetti rivela per via negationis, un modo di pensare comune ai nostri tempi, ma da lui applicato con perizia e talento. In Auto da fé funziona a meraviglia, mentre nel racconto della vita privata, che grazie a questo scritto ci è dato conoscere, accentua severe mancanze lasciate in sospeso. La eventuale lettura dei successivi due volumi di questa peculiare e ricca autobiografia potranno smentire il mio pensiero. Buone speranze che il buon Elias esca dal rincoglionimento olimpico e olimpionico sono date dall'epico sbotto della madre minuziosamente riportato nelle ultime pagine. Riuscirà il nostro eroe a non ridursi come quel povero sinologo del professor Kien e a vincere il premio Nobel? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Ottima prova di scrittura e di intrattenimento colto e cosmopolita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La lingua salvata è la prima parte dell'autobiografia di Elias Canetti e copre gli anni che vanno dalla sua nascita ai sedici anni.

    Il libro è scritto in maniera magistrale ma c'è qualcosa in questa ...continua

    La lingua salvata è la prima parte dell'autobiografia di Elias Canetti e copre gli anni che vanno dalla sua nascita ai sedici anni.

    Il libro è scritto in maniera magistrale ma c'è qualcosa in questa storia che mi disturba. I primi capitoli raccontano della vita spensierata nella nativa Bulgaria e della rottura con questo mondo operata dai genitori che trasferiscono la famiglia in Inghilterra per sfuggire all'ingombrante influenza del nonno. I genitori di Elias hanno entrambi una forte passione per il teatro e la letteratura che trasmettono al figlio. Quando, però, il padre muore per un infarto Elias, figlio primogenito, viene individuato dalla madre come suo confidente e sostegno. Ne nasce una situazione innaturale, in cui un bambino di meno di dieci anni passa le serate a leggere Shakespeare e a discutere di letteratura e di passioni umane. Tra scenate di gelosia e discussioni sulla letteratura ed il teatro si sviluppa un rapporto tra madre e figlio che a tratti diventa quasi morboso. Sintomatico è che in tutta la narrazione non si parla mai di giochi ed i fratellini non sono mai nominati per nome e sono visti quasi come un fastidio di cui bisogna liberarsi piazzandoli in un collegio o con un'istitutrice. La parte finale del libro descrive l'adolescenza a Zurigo, lontano dal controllo pressante della madre che è stata ricoverata in un sanatorio. Ho trovato molto belle le pagine in cui Elias ricorda pregi e difetti dei suoi insegnanti e dei compagni di scuola. Il libro termina bruscamente con l'intervento della madre che, nel timore di perdere l'influenza sul ragazzo, lo strappa da questo mondo ovattato e decide di trasferirlo in Germania. Sicuramente, non la scelta migliore per una famiglia ebrea all'inizio degli anni 20.

    ha scritto il 

Ordina per