La llamada de lo salvaje

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Publisher: AIMS International Books

4.1
(4283)

Language: Español | Number of Pages: 157 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Galego , Catalan , Italian , German , French , Chi simplified , Portuguese , Norwegian , Swedish

Isbn-10: 8495311062 | Isbn-13: 9788495311061 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Pets , Travel

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Book Description
La historia de un perro que pasa de la vida doméstica a la salvaje entre lobos
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  • 4

    “Ancestrali ansie vagabonde balzano d’improvviso alla vita; insopportabile si fa la catena dell’abitudine, dalle nebbie del sonno si desta l’antica natura ferina”.

    Buck è un bellissimo cane frutto dell’unione tra un San Bernardo e un pastore scozzese. Vive con un giudice nella sua bellissima villa nell’assolata California che lo vizia ogni giorno ma non lo ama r ...continue

    Buck è un bellissimo cane frutto dell’unione tra un San Bernardo e un pastore scozzese. Vive con un giudice nella sua bellissima villa nell’assolata California che lo vizia ogni giorno ma non lo ama realmente. Un giorno viene venduto dal suo padrone ad alcuni cercatori d’oro che lo portano in Alaska per farne un cane da slitta.
    L’asprezza della vita nella foresta e la crudeltà dei suoi nuovi padroni induriscono il suo carattere tanto da farlo diventare un cane cinico, spietato e costretto a lottare ogni giorno contro uomini e animali per la sua sopravvivenza.
    L’incontro con John Thornton fa nascere in lui un sentimento nuovo e mai provato fino ad allora, quello dell’amore ma il richiamo della foresta è infinitamente più forte.
    Jack London scrisse questo romanzo nel 1903 e forse per la prima volta si assiste a una visione pessimistica della natura, vista non più come luogo ameno, romantico e dolce ma in tutta la sua cruda e brutale realtà.
    Le descrizioni che London fa del nord del Canada e dell’Alaska(luoghi che lui conosce molto bene perché li ha visitati) sono talmente naturali e realistici che il lettore si sente trasportato in mezzo alle nevi al comando di slitte su piste ghiacciate.
    Interessante l’evoluzione della vita di Buck, il cui spirito libero e selvaggio è stato per anni addomesticato dall’uomo e che viene prepotentemente fuori quando si trova costretto a scontrarsi con la durezza dell’ambiente e degli esseri viventi che lo circondano.
    Una lettura affascinante, appassionante e viva che sensibilizza l’animo umano e che fa riflettere sulla nostra intima natura.

    “C’è una pazienza della foresta, ostinata, instancabile, persistente come la vita stessa, che trattiene per ore il ragno, immobile, nella sua tela e il serpente nelle sue spire e la pantera nella tensione dell’agguato; è la pazienza caratteristica della vita quando caccia una preda viva”.

    said on 

  • 3

    C'è un'estasi che segna il culmine della vita, e oltre il quale la vita non può andare. E il paradosso dell'esistenza è che tale estasi la si raggiunge quando più si è vivi, e consiste nella più compl ...continue

    C'è un'estasi che segna il culmine della vita, e oltre il quale la vita non può andare. E il paradosso dell'esistenza è che tale estasi la si raggiunge quando più si è vivi, e consiste nella più completa dimenticanza della vita. Questa estasi, questo oblio della vita li raggiunge l'artista, trasportato in alto e fuori di sé in una vampata di fuoco nell'attimo della creatività; la raggiunge il soldato, ebbro di guerra sui campi sconvolti, che uccide senza quartiere; e la raggiunse Buck che, in testa al branco, lanciò l'antico grido dei lupi, inseguendo un cibo vivo che fuggiva davanti a lui nella luce della luna. Buck faceva risuonare le profondità della sua natura, e le parti della sua natura che erano più profonde in lui, tornando indietro nell'utero del Tempo. Era dominato dal semplice insorgere della vita, l'onda marina dell'essere, la gioia perfetta di tutti quanti i muscoli, le giunture, i tendini: tutto ciò che in lui era vivo, caldo, esuberante si esprimeva nel movimento, nel volare esultante sotto le stelle e sulla superficie della materia morta che non si muoveva. (pp. 44-45)

    said on 

  • 3

    Una bonita historia.

    Una auténtica oda a las raíces, la tierra propia, el origen y la naturaleza, más exactamente a la de un husky hacia el bosque y su instinto depredador.
    Jack London nos muestra la vida de un husky desd ...continue

    Una auténtica oda a las raíces, la tierra propia, el origen y la naturaleza, más exactamente a la de un husky hacia el bosque y su instinto depredador.
    Jack London nos muestra la vida de un husky desde que es vendido a unos hombres y se somete a ellos para transportar su trineo hasta que conoce a su salvador y su fiel amigo durante muchos años y al fin vuelve a su procedencia, a la madre que le dio la vida: La naturaleza.
    Se hace un poco largo al principio, pero según avanza va mejorando con creces, aumentando el protagonismo del husky y su exclusividad ante la historia.
    En mi opinión es un relato que aporta mucho, que invita a la reflexión y la filosofía de vida. Muy emotivo y tierno, de estos que parece que te mandan leer en el colegio pero recuerdas con cariño por el protagonista tan carismático.

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  • 4

    看了《the night of 》裡面一直提及《野性的呼喚》,甚至最後一集episode就是以此命名。想想好像根本不記得到底是在講什麼的,只記得是隻狗被抓到荒野之類的,有點好奇為什麼《the night of 》要一直提到這本書,所以上次書補貨的時候,就順便買了一本~

    不過這次譯本總共收錄了三篇傑克倫敦的小說,雖然是照順序看的,不過先提最令人好奇的
    《野性的呼喚》,巴克本來是隻法官養的狗,後來被園 ...continue

    看了《the night of 》裡面一直提及《野性的呼喚》,甚至最後一集episode就是以此命名。想想好像根本不記得到底是在講什麼的,只記得是隻狗被抓到荒野之類的,有點好奇為什麼《the night of 》要一直提到這本書,所以上次書補貨的時候,就順便買了一本~

    不過這次譯本總共收錄了三篇傑克倫敦的小說,雖然是照順序看的,不過先提最令人好奇的
    《野性的呼喚》,巴克本來是隻法官養的狗,後來被園丁賣到寒冷的北方荒野裡,一開始是一直拉雪橇工作,後來還爭奪領導的位置,然後又被賣掉,好不容易遇到個好主人,主人又被土著殺了。本來想說這篇的主旨是環境對一個人的影響甚鉅,順應環境個性行為也會跟著轉變。但更重要的是,一個人的本性,環境的確會改變一個人的行為與個性,但要是巴克本性溫馴懦弱的話,或許也稱不過寒冷的北方以及吃不飽又過度工作的生活。就像後來雖然遇到一個好主人桑頓,但他在陪著主人去掏金的路上,仍然感受對於荒野的熱情與感召,所以常常離開主人去荒野探險狩獵,後來也就。。。
    回想《the night of 》Freddy會與Naz提及這本書的原因,或許Freddy也是看透了Naz的本性,他是適合監獄生活的人,很遺憾地是看到Naz雖然脫離監獄生活,但並沒有過得比較好,染上毒癮跟家裡也疏離,感覺世人都帶著有罪的眼光看著他,令人覺得哀傷~

    另外,對於第一篇《巴塔》印象超級深刻,主人充滿惡意地把它養大,先打個半死再救活真是太難以理解了,所以主人跟巴塔彼此都充滿恨意,最後也一起同歸於盡真是太慘了,整個就覺得好痛@@

    最後一篇《熱愛生命》看完只覺得飢寒交迫@@ 以前童軍參加訓練營,曾經有在山上飢寒交迫的經驗,但那也只是四五天的經歷,而且其實還是有東西吃,只是年紀小很多就消化完了XD 雖然在大雨中睡帳棚,但隔壁帳棚半夜塌了更慘@@ 沒有餓到發昏走路都站不穩的經驗,雖然人生要追求的事情很多,但其實想想擁有的還是很多,應該要覺得知足了~

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  • 4

    Perché l'ho letto solo ora?

    Il mio rammarico è quello di essermi privato, nell'adolescenza, di un'emozione profonda e unica, come quella che oggi ho avvertito leggendo per la prima volta questo capolavoro.
    L'unicità di questo ro ...continue

    Il mio rammarico è quello di essermi privato, nell'adolescenza, di un'emozione profonda e unica, come quella che oggi ho avvertito leggendo per la prima volta questo capolavoro.
    L'unicità di questo romanzo perfetto emerge da due o tre qualità singolari, difficilmente riscontrabili di regola: la capacità di appassionare e commuovere senza ricorrere a sentimentalismi o artifici, è la prima. Più si irrigidisce, più coinvolge, con assoluta economia di mezzi.
    La seconda è la focalizzazione d'autore sul personaggio-cane, su ciò che prova Buck, senza che questa scelta letteraria faccia scadere l'inevitabile antropomorfismo in maniera o in gratuita melensaggine. Anzi diremmo che la psicologia degli umani è elementare, quella dei cani è assai complessa: c'è un ribaltamento.
    Poi ancora, la capacità di London di unire atavismo, darwinismo, naturalismo e misticismo in un impasto stilistico straordinario, in cui la cura cinematografica del dettaglio (ricordo la scena straordinaria della scommessa sulle capacità di traino di Buck…) si sposa con la rappresentazione di un mondo di nostalgia, di passato lontanissimo, di spazi immemorabili, di distese infinite...

    said on 

  • 4

    Il dominatore della foresta

    E' un libro avvincente che narra le avventure vissute da Buck, un cane coraggioso e vigoroso, in una terra selvaggia popolata da uomini avidi.
    Il protagonista si rivela piuttosto in gamba nei boschi s ...continue

    E' un libro avvincente che narra le avventure vissute da Buck, un cane coraggioso e vigoroso, in una terra selvaggia popolata da uomini avidi.
    Il protagonista si rivela piuttosto in gamba nei boschi selvaggi e in tante situazioni pericolose, è legato a il suo ultimo padrone da una profonda amicizia.
    Mario.

    said on 

  • 5

    Il romanzo breve perfetto.

    Scribacchini di oggi inchinatevi di fronte a sua maestà Jack London che riesce a scrivere capolavori anche parlando di un cane.

    said on 

  • 5

    " Antiche nostalgie vagano raminghe logorando la catena dell'abitudine e dal suo sonno invernale si risveglia la stirpe ferina " *

    Cominciamo dall’inizio. Dal mio amore per Jack London. Un autore con cui ho cavalcato l’adolescenza ma che non mi ha mai più abbandonato perché uno che scrive ( non in questo libro, ma altrove ): “ E ...continue

    Cominciamo dall’inizio. Dal mio amore per Jack London. Un autore con cui ho cavalcato l’adolescenza ma che non mi ha mai più abbandonato perché uno che scrive ( non in questo libro, ma altrove ): “ E’ bello cavalcare la tempesta e sentirsi divino. Oso affermare che per una particella finita di gelatina pulsante sentirsi divini è un sentimento di gran lunga più glorioso che sentirsi divino per un dio “, non lo si abbandona mai più; non si può! E’ questo un pensiero che mi ha accompagnato a lungo e al quale attingo spesso, soprattutto nei momenti più bui: ha una forza che mi costringe sempre a cavalcare l’onda e a ricordarmi di quei momenti, sempre troppo rari, ahimè, di gioiosa vittoria o di pienezza d’essere, in cui si riesce a percepire chiaramente la forza selvaggia e unica della vita. Ad avvertire e respirare il sapore salmastro del mare, la forza del vento, l’indomabilità dell’onda, come se ancora tutto fosse da scoprire e da vivere per la prima volta, come se mettessimo piede sulla verginità della terra, ancora ardente e non addomesticata, nella forza degli elementi ancora tutti da scoprire e da comprendere. Così, esattamente così, con quel preciso piacere di cui parla Jack London ne “ La crociera dello Snark “ : “ Ecco l’ambiente feroce, ed il difficile adattamento, la cui realizzazione è un piacere per la piccola vanità tremante che sono io.

    Lessi “ the Call of the Wild “ sicuramente quando ero molto giovane e da qualche parte dovrei ancora conservare quella copia per adolescenti, credo illustrata. Poi ricomprai il libro, dopo molti anni , mi pare nell’86, perché avevo voglia e bisogno di rileggerlo, e lo trovai , per Einaudi, nella traduzione di Gianni Celati, che per lungo tempo è rimasta l’ultima, fino a che non sono arrivati quel rompiscatole di Mari e la casa editrice Bompiani con il desiderio di volergli restituire una nuova veste grafica e una nuova traduzione. Che fare, ordunque? Come resistere a Michael Seas e a tutta la sua lunga disquisizione iniziale ( bellissima!!!) sulla traduzione italiana del titolo di questo libro? Impossibile. E non senza l’aiuto di una tempesta ormonale ( per Michael, sia chiaro ), ho aperto il libro e mi sono perdutamente, pazzamente innamorata di Buck…

    Ma prima di parlare di Buck, ascoltiamo le due voci di due grandi scrittori e traduttori, e vediamo come si sono giocati la partita.

    “ Buck non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo quale guaio stava bollendo in pentola, non per lui soltanto, ma per tutti i cani d’una certa mole con forte muscolatura e un caldo e lungo pelo, dallo stretto di Puget fino a San Diego. “ ( Gianni Celati )

    Poi arriva the voice e cosi traduce :

    Buck non leggeva i giornali, altrimenti avrebbe saputo che stavano arrivando grossi guai, non solo per lui, ma per qualsiasi cane muscoloso avvezzo all’acqua e coperto di un lungo caldo pelo vivesse fra lo Stretto di Puget e San Diego. ( Michele Mari )

    Ora non starò qui a disquisire sulla mia preferenza, e su altre quisquiglie, però mi piace ricordare l’amore che Michele Mari ha sempre provato per la scrittura di Jack London, amore che si percepisce in ogni parola, punto e virgola, di questo libro. “ Un altro autore di racconti per me fondativi e indimenticabili è Jack London, quei racconti brevi di cani e di slitte , di solitudini disperate ed eroiche , di regressioni ataviche “, ha risposto Mari ad un intervistatore che gli chiedeva quali fossero i suoi scrittori di riferimento, quelli per lui fondamentali.

    Ed ora veniamo finalmente a Buck, figlio di un enorme cane San Berardo, Elmo, il padre , e di Shep, la madre, un pastore scozzese. Viveva fin da cucciolo nella splendida casa del giudice Miller nella soleggiata Valle di Santa Clara, quella fertile vallata che si estende a sud di San Francisco. Una vita tranquilla e beata, allietata dalla compagnia dalle figlie piccole del giudice, Alice e Mollie . Una vita fin troppo tranquilla e noiosa a dire il vero, per un cane della sua stazza e del suo carattere, che però non sarebbe affatto cambiata se , in quegli anni, correva l’anno 1897 quando incontriamo Buck per la prima volta, non ci fosse stata la scoperta dei giacimenti del Klondike, e non fosse scoppiata la corsa all’oro, contemporaneamente spesso anche alla malvagità umana. Per questo Buck fu rubato e quindi venduto di nascosto e privato della sua famiglia e delle calde terre del Sud, per essere trasferito, in condizioni disagevoli, forzate e brutali, negli inospitali ghiacciai dell’Alaska e trasformato in un cane da slitta. Lui era un cane bellissimo e audace, che avrebbe saputo resistere a quel clima e a quella natura forte, pericolosa e impossibile. Buck aveva in sé quella astuzia selvaggia necessaria per non soccombere e l’intuizione innata per capire quelle poche ma essenziali parole per sopravvivere : “ Una volta caduto a terra, eri finito. “...

    Beh, la storia la conosciamo più o meno tutti, e invidio molto chi ancora non ha letto il libro perché si ritroverà davanti (per la potenza delle immagini ) e dentro ( perché non possiamo esimerci dal viverlo in prima persona ) un magnifico racconto, e quindi non svelerò altro della trama, né dei pensieri- emozioni di Buck, che sono quelli di cui ci siamo innamorati pazzamente noi che lo abbiamo letto e saranno anche quelli di cui vi innamorerete pazzamente anche voi, che ancora non lo avete letto” : saranno i medesimi, gli stessi pensieri, validi per tutti e per sempre. Sono quelli che ci parlano, quelli che giungono da quel cuore palpitante dell’esistenza, da quel suo cuore selvaggio, primordiale, che esiste da sempre e che ci riporta nel ventre del Tempo, “ nel genuino insorgere della vita, nella marea dell’essere, nella perfetta esultanza di ogni singolo muscolo, nervo o tendine…”. Nessuno ne potrà più ignorare la forza , la sua forma limpida di accecante bellezza, quell’estasi che indica il culmine della vita, quello oltre il quale la vita non può ergersi. Quest’estasi, questo oblio di essere, come scrive magnificamente Jack London, ho i brividi mentre scrivo, “ quest’estasi, questo oblio di essere vivi visitano l’artista, rapito a se stesso da una cortina di fiamme “. Sembrerebbe da quello che ho descritto precedentemente, l’inizio per Buck di una perdita, la perdita dell’amore e di una sorta di paradiso terrestre, per quello strappo improvviso e forzato dalla sua casa, dalla sua “ famiglia “. Ma in realtà, inizierà per lui, come giustamente dice Mari nella prefazione, una sorta di iniziazione à rebours, un ritorno alle sue vere origini, al proprio dimenticato coraggio. Un animale traboccante di vigore e di fierezza, a tu per tu con le memorie del proprio retaggio e con i mormorii incomprensibili della foresta che diverranno sempre più chiari, fino a contenere un unico, impellente, irrinunciabile messaggio. Atavismo, eredità, primordi, sangue, antenati. C’è in realtà una breve frase che riassume splendidamente tutto questo mio lungo ed inutile discorso. E’ una frase apparentemente semplice, che diviene però gigantesca , cresce a dismisura mentre la leggiamo, e ci abbaglia con la sua bellezza. Mentre la scrivo, e la trascrivo a penna su un mio quaderno , la sento vibrare, la sento vivere , la sento respirare. Ogni volta che la rileggo mi emoziono: c’è tutto. Non serve altro. C’è tutto Buck, c’è tutto Jack London, c’è ognuno di noi.

    “ Era stato improvvisamente strappato al cuore della civiltà e scagliato nel cuore delle cose primordiali “

    *: John Myers O'Hara

    said on 

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