La lleona blanca

Per

Editor: Tusquets editors

3.9
(1301)

Language: Català | Number of Pàgines: 482 | Format: Softcover and Stapled | En altres llengües: (altres llengües) English , German , Italian , Spanish , French , Dutch , Slovenian , Polish

Isbn-10: 8483108798 | Isbn-13: 9788483108796 | Data publicació:  | Edition 1

Translator: Carolina Moreno

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descripció del llibre
Una tarda de primavera de 1992, la jove agent immobiliària Louise Akerblom és assassinada a sang freda en una solitària granja d'Escània, Suècia. Mentrestant, en la llunyana Sud-àfrica, Jan Kleyn, cap visible d'una organització d'extrema dreta, lidera un atemptat contra un important dirigent del país per tal d'evitar que guanyi la nova política antiapartheid. Per això, Kleyn contractarà els serveis d'un assassí a sou que valorà fins a Ystad, on l'esperarà un antic agent del KGB per entrenar-lo.Tots aquests esdeveniments se succeiran sota la jurisdicció de l'inspector Kurt Wallander, que haurà d'intentar fer encaixar les peces d'aquest estrany trencaclosques format per un assassinat sense mòbil, un dit negre escapçat, una banda de delinqüents russos d'Estocolm i una granja que algú fa volar pels aires. Tot plegat, massa complex per a un Wallander cansat i amb massa problemes personals, que al final aconseguirà que recaigui sobre ell un ordre de recerca i captura.
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  • 4

    Dell'utilità di un romanzo poliziesco

    Il genere che preferisco: il romanzo che mi racconta qualcosa di più oltre alla storia inventata e cioè la storia già scritta dagli eventi (che poi vado ad approfondire).
    Ad esempio, tramite questo qu ...continua

    Il genere che preferisco: il romanzo che mi racconta qualcosa di più oltre alla storia inventata e cioè la storia già scritta dagli eventi (che poi vado ad approfondire).
    Ad esempio, tramite questo qui, ho scoperto che i boeri (i cioccolatini) furono inventati pare dal pasticcere svizzero Emil Gerbeaud, durante i primi del Novecento. Emil Gerbeaud fu socio del famoso Café Gerbeau di Budapest dove qualche anno fa ho preso una magnifica fetta di torta Dobos, immersa nella più totale ignoranza.
    Ebbene, approfondendo (oggi), ho letto che Gerbeaud si ispirò per i suoi cioccolatini alla divisa dei boeri, cioè i coloni olandesi in sudafrica (chissà perché poi? simpatia? ironia?).

    Ovviamente dei cioccolatini, nel libro, non si fa cenno, ma è la prima parola sconosciuta che ho trovato ed approfondendo ho scoperto tutto il resto. Da lì infatti sono passata alla questione boera in sudafrica (all'inizio saranno pure stati semplici contadini, ma dopo sono diventati nazistoidi), alle colonizzazioni, alle guerre di dominio, al razzismo, all'apharteid, a Mandela, alla polizia politica segreta, alle torture, alle sparizioni, alle interconnessioni delle varie nazioni interessate allo sfruttamento minerario, al KGB e alle sue torture, ecc. ecc.
    Un filo lunghissimo insomma si è srotolato da "La leonessa bianca" alla storia di un lunghissimo periodo di atrocità in una terra definita da tutti "il paradiso terrestre", per l'abbondanza di risorse (oro, diamanti) e terreni ricchi e fertili, oltre un paesaggio splendido.

    Ecco, nel mezzo di questa storia già scritta c'è il romanzo poliziesco (bello, interessante, scritto bene).

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  • 5

    Due libri intrecciati in uno. Superbo.

    Un grande mosaicodi indagini di polizia, complotti politici, problemi sociali, thriil, colpi di scena , suspance. Il miglior Mankell che io abbia letto.
    Mankell dimostra di essere uno vero scrittore, ...continua

    Un grande mosaicodi indagini di polizia, complotti politici, problemi sociali, thriil, colpi di scena , suspance. Il miglior Mankell che io abbia letto.
    Mankell dimostra di essere uno vero scrittore, non solo di genere.

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  • 3

    Libro pubblicato nel 1998 racconta di un attentato a Nelson Mandela a due anni della sua liberazione avvenuta nel 1990 e prima della sua elezione a primo presidente di colore nel razzista Sud Africa.
    ...continua

    Libro pubblicato nel 1998 racconta di un attentato a Nelson Mandela a due anni della sua liberazione avvenuta nel 1990 e prima della sua elezione a primo presidente di colore nel razzista Sud Africa.
    Il richiamo ai Boeri primi colonizzatori del territorio è un bel ripasso della storia, certo il racconto e lento, molto lento ed è per questo che ho dato tre stelle.

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  • 2

    Il polpettone (indigesto) della nonna

    Ho trovato il libro di Mankell (mia prima lettura dello scrittore svedese) molto simile al polpettone della nonna: c'è dentro di tutto... ma proprio di tutto, in un crescendo mortale di pesantezza.
    Gl ...continua

    Ho trovato il libro di Mankell (mia prima lettura dello scrittore svedese) molto simile al polpettone della nonna: c'è dentro di tutto... ma proprio di tutto, in un crescendo mortale di pesantezza.
    Gli ingredienti sono tantissimi: la brava famigliola svedese metodista; il commissario stropicciato e problematico con questioni irrisolte con padre, figlia, ex moglie, migliore amico, ex fiamma; un paio di boeri super conservatori con qualche scheletro nell'armadio; un paio di killer sudafricani, un animista dalla personalità complessa, l'altro freddo e atarassico; qualche russo spietato ex kgb; il presidente del Sudafrica; Mandela; un ladruncolo di vecchie pompe e ricettatori; poliziotti varii dalle più svariate psicologie (da quello con la paura del buio a quello che si fa le pare)... Il tutto snocciolato e disseminato in 500 lunghissime pagine di intrigo internazionale, senza ritmo e senza mordente!
    Cara buonanima di Mankell: a volte less is more!

    N.b. Sarò di parte, ma un libro come "la finestra di fronte" o qualsiasi altro titolo di Simenon sono mille e mille volte più avvincenti!

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  • 4

    Un romanzo di spionaggio

    La storia inizia in Sudafrica nel secondo decennio del novecento.. Poi prosegue in Svezia negli anni 90 e lentamente (ma senza esser noioso) Mankell allinea le coordinate di due storie solo apparentem ...continua

    La storia inizia in Sudafrica nel secondo decennio del novecento.. Poi prosegue in Svezia negli anni 90 e lentamente (ma senza esser noioso) Mankell allinea le coordinate di due storie solo apparentemente estranee tra di loro. Per fare tutto ciò Mankell scrive un vero e proprio romanzo, sfida la pazienza dei lettori più pigri, ma riesce nell'intento di creare un libro interessante anche sotto il profile culturale. "La Leonessa Bianca" non è un vero giallo così come viene erroneamente distribuito. I personaggi infatti non sono degli assassini, o più precisamente lo sono, ma la loro attività principale è rivolta al vantaggio di scopi politici e sociali, ancorché personali. Mankell non approfondisce la personalità dei protagonisti, né il loro vissuto interiore, se non in qualche caso, ma la logica temporale degli eventi e il lento ma continuo intrecciarsi delle storie non permette distrazioni , in nessuna delle oltre 500 pagine. Libro assolutamente consigliato.

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  • 4

    Ormai ho capito che Mankell non mi tradisce.
    Non sono un gran lettore di gialli, eppure ormai mi son messo in testa che un po' alla volta mi leggo tutto Wallander. Gustoso, di ampio respiro, affronta ...continua

    Ormai ho capito che Mankell non mi tradisce.
    Non sono un gran lettore di gialli, eppure ormai mi son messo in testa che un po' alla volta mi leggo tutto Wallander. Gustoso, di ampio respiro, affronta temi importanti con un'ottica che permette di trascendere dal particolare (la vicenda narrata, il delitto) per arrivare ai grandi spazi degli aspetti critici del mondo intero.
    Svezia e Sudafrica: come trovare due nazioni così distanti fisicamente e culturalmente? In questi libro invece s'intrecciano e la vicenda ci sta tutta.
    Io me lo sono gustato, lo consigli anche a voi.

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  • 3

    Non un classico giallo

    Terzo libro di Marnkell dedicato al commissario Wallander, che alterna buoni spunti a pagine di dissertazioni geopolitico-morali e che non è assolutamente paragonabile ad un classico giallo.
    Infatti s ...continua

    Terzo libro di Marnkell dedicato al commissario Wallander, che alterna buoni spunti a pagine di dissertazioni geopolitico-morali e che non è assolutamente paragonabile ad un classico giallo.
    Infatti sin dall’inizio si capisce chi è il colpevole, chi è l’assassino, fin dall’inizio si sa come andrà a finire e ciononostante la tensione non cala mai.
    Cosa ha a che fare l'omicidio di una donna, mite e senza nemici in Svezia, con un attentato organizzato in Sudafrica contro un eminente uomo politico? Il commissario Wallander indaga sulla prima morte, ma si troverà coinvolto in qualcosa che forse è più grande di lui: l'happartaid. Però, il commissario si imbatte in troppe coincidenze a lui favorevoli, ha sempre sensazioni mai sbagliate, e spesso si interroga pessimisticamente se è in grado di portare avanti il suo lavoro.

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    3

    Tempo fa...:

    Devo dire che ci ho messo un po' a finirlo, perché quasi 600 pagine scritte in piccolo richiedono tempo, ma ne è valsa la pena. Iniziamo immersi nell'atmosfera - un po' rarefatta per me ...continua

    Tempo fa...:

    Devo dire che ci ho messo un po' a finirlo, perché quasi 600 pagine scritte in piccolo richiedono tempo, ma ne è valsa la pena. Iniziamo immersi nell'atmosfera - un po' rarefatta per me che conosco poco quella realtà - del Sud Africa nel 1918, dove i boeri si uniscono in una “Confraternita” per conservare la supremazia sui neri e per mettere in minoranza gli inglesi, allora fortemente presenti in terra d'Africa. Si tratta di una sorta di premessa alla vicenda, che invece si svolge ai giorni nostri. I boeri della Confraternita organizzano un'attentato per uccidere Nelson Mandela, che dopo la sua liberazione è visto come una minaccia all'egemonia dei bianchi sui neri, siamo ancora in pieno hapartaid. Per l'attentato viene ingaggiato un killer di colore (due per la verità perché il primo rimarrà ucciso e verrà sostituito), che viene addestrato da un ex agente segreto sovietico, un certo Konovalenko, uomo freddo e spietato, già il nome incute un certo timore. L'addestramento avviene in Svezia, un paese dove è facile entrare e uscire con passaporti falsi e i controlli sono davvero modesti. Qui viene uccisa a sangue freddo Louise, una giovane donna, sposata e madre di due bambini, capitata nel posto sbagliato al momento sbagliato. L'omicido dà il via alle laboriose e difficili indagini di Wallander e della sua squadra. Molti i colpi di scena: Wallander rischia la vita più volte e anche la figlia Linda viene rapita e maltrattata da Konovalenko, si salverà solo grazie al sacrificio di un'altra donna, coinvolta nel complotto, che la farà fuggire. Wallander uscirà provato da tutta questa esperienza, infatti chiudiamo il romanzo lasciandolo in uno stato di profonda prostrazione, una sorta di esaurimento che dovrà curare e che lo terrà lontano dal commissariato di Ystad per diversi mesi, anzi lui medita di non tornare più in servizio e di chiedere la pensione anticipata, ma noi sappiamo che non è così perché ci sono ancora ben 6 libri sulle sue inchieste prima dell'addio definitivo a questo personaggio. Chiudo, perciò, il romanzo un po' più rilassata; la storia invece mi ha tenuta col fiato sospeso fino alla fine,come è nella tradizione di Mankell.

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  • 3

    Talvolta si rimane dispiaciuti quando la lettura di un thriller termina. Si avrebbe voglia di mantenere quella atmosfera che ci ha accompagnato nella lettura. Ecco questa e' una sensazione che non si ...continua

    Talvolta si rimane dispiaciuti quando la lettura di un thriller termina. Si avrebbe voglia di mantenere quella atmosfera che ci ha accompagnato nella lettura. Ecco questa e' una sensazione che non si prova alla fine del romanzo. Si legge, ogni tanto ci si appassiona, ma.... Tutto sommato quando termina non si è dispiaciuti. Sarà forse un po' troppo lungo e ..stiracchiato?

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  • 5

    Wallander again...

    certo che a guardare la mole di questo libro ci si chiede cosa vorrà mai dire in un giallo, ed invece il libro scorre e non si vede l'ora di finirlo. tra il Sudafrica e la Svezia, quasi in parallelo, ...continua

    certo che a guardare la mole di questo libro ci si chiede cosa vorrà mai dire in un giallo, ed invece il libro scorre e non si vede l'ora di finirlo. tra il Sudafrica e la Svezia, quasi in parallelo, le vicende si accavallano con morti e complotti, crolli nervosi e tenerezze. resisterà a tutto questo, il mitico commissario Wallander? a suivre...

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