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La logica del desiderio

By Giuseppe Aloe

(88)

| Paperback | 9788860041821

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Book Description

"Poi un giorno, continuò, mentre facevo la doccia, mi sono accorta che non ti pensavo più."

Il cortile interno di un palazzo di inizio secolo, un posto tranquillo. Un ragazzo passa interi pomeriggi, sul ballatoio, a correggere un romanzo che no Continue

"Poi un giorno, continuò, mentre facevo la doccia, mi sono accorta che non ti pensavo più."

Il cortile interno di un palazzo di inizio secolo, un posto tranquillo. Un ragazzo passa interi pomeriggi, sul ballatoio, a correggere un romanzo che non riuscirà mai a pubblicare, a leggere e a seguire i curiosi movimenti dei gatti. Poi un giorno, su una bella macchina grigia, in compagnia del marito, arriva Vespa, “l’inappuntabile ritratto dello splendore”, che ha gli occhi più irrefrenabili che lui abbia mai visto. In poco tempo i due diventano amanti. Non è il solo, però. E presto la donna si stanca di lui. La passione che aveva sconvolto quella calma solo apparente diventa allora morbosa e alimenta inquietudini e nevrosi rivelando di quali elementi sia fatta, in fondo, la materia del desiderio e dove possa portare, senza averne quasi cognizione, la sua imprevedibile logica, ammesso che ne esista una.

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    Il paradosso dell’amore e del desiderio

    di Agata Garofalo

    Da Giulio Perrone la storia degli istinti e dei sentimenti
    che fuggono la razionalità

    Nei paradossi si nascondono le più grandi verità, la chiave stessa dell’esistenza. Per ...(continue)

    Il paradosso dell’amore e del desiderio

    di Agata Garofalo

    Da Giulio Perrone la storia degli istinti e dei sentimenti
    che fuggono la razionalità

    Nei paradossi si nascondono le più grandi verità, la chiave stessa dell’esistenza. Perché la vita è un paradosso, così come l’amore ed il desiderio. È da folli cercare una logica razionale che li governi, una legge universalmente valida per interpretare ogni loro sfaccettatura.
    Com’è possibile che lo stesso sentimento, che sembrava eterno e reciproco, possa scomparire di colpo per un membro della coppia e continuare invece a tormentare l’altro senza sosta? Le risposte a questo tipo di domande sono necessariamente personali, da ricercarsi nell’esperienza quotidiana. I libri, al contrario, insinuano ed alimentano in noi il dubbio, stimolano dolcemente l’immaginazione e le emozioni, esortandoci a vivere per scoprire ciò che nei libri possiamo solo intuire. Un serbatoio di intuizioni, dubbi e stimoli è l’ultima opera di Giuseppe Aloe, La logica del desiderio (Giulio Perrone editore, pp. 212, € 13,00).

    Un desiderio incontrollabile
    Il protagonista senza nome di questa storia fatta di animi passionali e fantasmi del passato è impegnato nell’estenuante tentativo di razionalizzare gli istinti, per riportare ordine nella memoria e nel caos dei sentimenti. «Come fa ad asciugarsi un desiderio d’amore? – si chiede – Un desiderio che sembra inesauribile e esplosivo? Perché prende la discesa e scompare? Dove va? Ci deve essere un luogo dove l’amore decaduto si deposita. Un luogo. Una specie di cimitero. Un fabbricato periferico».
    Egli ammette a tratti l’irrazionalità del suo amore per la bella Vespa, «una passione incontrollabile – confessa –. Il ricongiungimento con la parte meno evidente della mia persona: il desiderio. Mi stavo riappropriando del desiderio». Non rinuncia però al bisogno di tenere sotto controllo questi istinti, sia i propri che quelli della sua amante, di «entrarci dentro a quella pulsione, cercare di comprenderla, darle un sistema. Di sistemarla in modo che non debordasse più. Volevo codificarla». Lei però sfugge ad ogni controllo e dalle sue braccia, alla continua ricerca di nuove avventure. Attento a tacere quel che ancora prova per lei, egli accetta di divenire suo confidente. Quando le chiede il perché di tante sfrenate scorribande erotiche all’insaputa del marito, Vespa risponde, con una semplicità disarmante, che il desiderio «non ha una logica. È desiderio, è qualcosa di irresistibile a cui non puoi opporti».
    La donna sembra appagata da questa vita promiscua e libertina, quando accade l’imprevedibile. Una scoperta che la mette di fronte ad un bivio e la porta a compiere un gesto estremo e disperato. Un gesto che rivela profondo disagio, voglia di «dare un colpo finale alle sue ambizioni, alla lussuria, al calcolo erotico, alla superficialità della vita. Alla sua estrema solitudine affollata».

    La solitudine ed un nuovo amore
    Rinata e liberata, Vespa trova la sua pace in una nuova vita, lontana dal suo ex amante e confidente, che, solo e sbandato, deve fare i conti con gli unici compagni della sua esistenza: l’assenza ed il ricordo. Nella desolazione più totale sente la «stanchezza di dover camminare per migliaia di chilometri senza incontrare nessuno che parli la tua lingua».
    Fino all’incontro con la dolce Agneta. I due hanno in comune un passato da amanti, prigionieri di una passione che non è mai sbocciata in amore. «Era il paradosso del desiderio, pensavo. Come se ogni desiderio amoroso vivesse solo in un regno incongruo, incostituzionale, stravagante e spasmodico. Questo era il punto di contatto fra le nostre vicende. La mancanza di tutto l’occorrente che serve a vivere. Questo era il desiderio. Nient’altro».
    Nel bel mezzo dell’idillio con Agneta, Vespa riappare dal nulla. Stavolta è lei a cercarlo, a raccontargli la sua pena per non riuscire a smettere d’innamorarsi continuamente, alla disperata ricerca di «devozione e peccato. Questo era il suo destino». Adesso è lui a ritrovarsi davanti ad un bivio, ai suoi fantasmi, a dubbi che non aveva mai avuto, vittima di un desiderio insano ed incontrollabile: «Il desiderio di lei, come amante e come nemica, mi stremava». Ora è lui a dover scegliere: uscire allo scoperto e prendere una decisione oppure continuare a lasciarsi vivere, in balìa degli eventi, del desiderio, delle decisioni altrui.

    Il bisogno di razionalità, l’inutilità del risultato
    Nella memoria, come nella scrittura e nella matematica, bisogna seguire un certo ordine, rispettare determinate strutture, per far sì che tutto combaci e si arrivi al risultato. Che sia esso ricostruire un ricordo, comporre una frase scorrevole, far quadrare un’equazione. Il protagonista del romanzo, facendo spesso riferimento alle succitate categorie logiche (memoria, scrittura e matematica), svela fin da subito che quella che sta per raccontare non è una vicenda semplice e lineare: «alle volte, da solo, a casa, seduto, me la ripasso in mente, come si faceva ai tempi della scuola, quando si doveva imparare a memoria una poesia. […] E come al solito qualche parola, un intero verso magari, non ti rimaneva a mente. Perché c’era qualcosa nel ritmo che ti fermava, che rimaneva appeso, e così non riuscivi ad andare avanti». Allora bisogna «ripassare i motivi, la struttura, le vicende, […] mettere il tre prima del quattro, il trentasei dopo il trentacinque», altrimenti tutto s’intreccia, s’inceppa e non riesci più a leggere, ricordare, far di conto.
    Aloe è capace senz’altro di far scorrere veloci e lineari le parole, intrigando e stuzzicando il lettore. Il filo della memoria, seppure in maniera irregolare ed alquanto sconnessa, è ripercorso nel romanzo seguendo un personale stream of consciousness. Ciò che fatica a quadrare sono i conti. Sembra impossibile restituire una logica matematica e dare un senso razionale alle storie d’amore e desiderio raccontate. Estrapolare dalla miriade di conteggi eseguiti dal protagonista un’equazione unica che racchiuda in sé il segreto dell’attrazione e del sentimento si rivela infine impossibile. Ed allo stesso tempo inutile. Restano poche certezze, in una vita che si consuma come una candela. Così come i ricordi e gli amori, che sembrano indissolubili ma si sciolgono come cera.
    L’autore sa bene che ciò che conta non è l’arrivo, quanto il cammino, non il finale, piuttosto il racconto in sé, non il risultato bensì l’intreccio di ricordi e prospettive. Come un ragno che tesse la tela, Aloe, finito di stendere la sua trama, si mette in disparte ed attende sornione. Ha terminato il suo compito, spetta ora ad ogni lettore trarre le proprie conclusioni ed immaginare il proprio finale. Perché se c’è una logica nel desiderio, di certo è soggettiva, oltre che insondabile.

    Agata Garofalo

    (www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 51, novembre 2011)

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    Bottega Editoriale said on May 2, 2013 | Add your feedback

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    Ripensando a Roth...

    Di questo romanzo vi avevo accennato nel "Dal libro che sto leggendo" quest'estate qui: La logica del desiderio. La questione interessante è che non è un libro facile da raccontare , nonostante sia veramente bello. La difficoltà sta nel rendere al le ...(continue)

    Di questo romanzo vi avevo accennato nel "Dal libro che sto leggendo" quest'estate qui: La logica del desiderio. La questione interessante è che non è un libro facile da raccontare , nonostante sia veramente bello. La difficoltà sta nel rendere al lettore le straordinarie immagini che l'autore descrive, nel percorso di crescita di un giovane studente, e nel non rivelare praticamente tutta la storia. Percorso, che rientra in una delle caratteristiche della "modalità di scrittura" di Aloe, ovvero, il crescendo che culmina sempre con un "cambio di stato" e, questo libro non fa eccezione rispetto ai precedenti ( e nemmeno al successivo "Gli anni di nessuno", Giulio Perrone Editore, ed. 2012 ).

    La storia è anche abbastanza semplice, quasi come una ricetta. Prendi una cittadina del sud e mettici l'estate calda aggiungici un palazzo con i tipici ballatoi, che sono luogo di rifugio e di refrigerio per chi abita in quel genere di condomini. Mettici anche un cortile interno, dove i ragazzi possono giocare e gli adulti incontrasi, quando parcheggiano le macchine, e che funge da ingresso anche ad una serie di villette. Ora inseriamo i protagonisti, e ne servono un po', per realizzare questa pietanza: c'è il giovane universitario, che studia lettere e vorrebbe scrivere, e c'è suo padre che, vedovo, continua la sua vita con una regolarità conquistata e messa a punto in una vita intera. Sono una famiglia, ma, come spesso avviene, il figlio non lo sa e il padre forse non riesce a spiegarglielo. Così se lo raccontano nei silenzi, nelle frasi dette tanto per intervallare un silenzio con l'altro e anche in quelle che, una volta che si inizia a pronunciarle, muoiono in un sussurro. C'è anche una giovane coppia, lui e lei, appena sposati e pronti a vivere la loro nuova vita. Per il ragazzo fermo sul ballatoio, a studiare, sono l'immagine di quel che potrebbe essere il suo futuro e per la donna, che invece scarica le scatole con il marito, è la speranza che questa strada intrapresa porti ad una nuova vita che sia ricca di sorprese e che non assomigli alla grigia routine che lei ha sempre rifiutato.

    I giorni passano, anche gli anni, il giovane e la donna si studiano da lontano. E inaspettatamente un giorno avviene un contatto. La donna, per il giovane, d'ora in poi avrà una voce, uno sguardo particolare mentre dice certe cose e altre sfumature per altri pensieri. La prospettiva di vita che il giovane osserva da lontano è sbiadita, non sa realmente cosa avviene quando la porta di quella casa si chiude alle spalle dei due sposi e, lei, non dice nulla mentre si scontra con la realtà della routine che fa parte del naturale decorso di una vita regolata da impegni e, in fondo, normale. Poi un giorno un bacio fra lo studente e la giovane donna porta il futuro di lui a contatto con il passato di lei e salta la "logica del desiderio": ciò che prima era solo pensiero e costruzione di un sogno diventa contatto, sapore e realtà.

    La storia non finisce qui, ma la logica di questo desiderio accompagna i protagonisti - questi sono solo una parte - fino alla fine. La logica che è sinonimo di evoluzione e di crescita nonché di morte. Eccessivo? Per come lo spiega Aloe e riprendendo quei critici, che si svenano nei saggi sulla cosmologia alcuni autori particolari, potremmo dire che è "naturale" ( ma leggetelo come "appartenente alla natura"), dopotutto, l'uomo è uno degli elementi del grande insieme della natura. Esso preso, al netto delle sollecitazioni esterne, è "desiderio" perché questo sentimento è connaturato nella sua natura e lo distingue dagli altri esseri viventi. E il desiderio non è una "necessità", ma è "altro", ovvero, il "pensiero di mettere in prospettiva la propria vita e di trovare un posto", una definizione. E forse con questa ultima frase potremmo dire che la differenza fra noi e gli altri esseri viventi dell' "universo-natura" è proprio che non sappiamo qual è il nostro posto. Nel suo disegnare il "desiderio", in questo libro Aloe fa un'azzardo, che riesce in maniera del tutto inaspettata, contrapponendo più desideri diversi come quello fisico dell'appartenenza amorosa, quello del futuro che si vorrebbe che venisse in fretta e del passato che ci sembra, perdonate la ripetizione, "passato troppo in fretta" quando la morte si avvicina. E queste fasi che si potrebbero facilmente descrivere come circolari, perché si ripetono nella vita di tutti, qui invece vengono usate come una scala da salire e arrivare allo step successivo della conoscenza e della realizzazione del proprio io. La relazione fra la ripetizione di ciò che è già successo non c'è, perché sebbene i gradi di crescita siano per tutti simili, non sono mai uguali così come i caratteri di chi li vive.

    Philip Roth, ne "Il professore di desiderio", nicchiava alla definizione per la quale noi viviamo una realtà in cui "siamo in quanto desideriamo". Qui Aloe invece sembra rispondere che quella definizione di "desiderio" - che, nel libro citato, trova la realizzazione partendo proprio dal "desiderio fisico" che porta all'auto-definizione di sé stessi -, che questa impostazione non è decisiva, ma è solo un tramite, e che la "definizione-di-sé-stessi" è una conseguenza del desiderio realizzato. Quindi i desideri, che qui in parte si avverano o che vengono negati, producono un cambiamento di status che a sua volta produce una scalfittura nell'io dei protagonisti. Ma è il risultato della somma di queste modellazioni, che vengono fuori da dolori e realizzazioni, a rendere la definitiva immagine finale dell'uomo cresciuto e che non è più studente. E l'evoluzione non si ferma qui, prosegue, e Aloe ce e fa vedere tutte insieme su personaggi diversi. E' probabilmente per questo che tanti personaggi e tante vite così diverse sono, per chi legge questo libro, così armoniche perché in pratica sono proiezioni del futuro e del passato dei protagonisti che vengono rappresentate contestualmente. Quindi il desiderio di un rapporto di coppia maturo del giovane studente si confronta con la realizzazione del bacio ma anche con la privazione della sua sfera familiare e così avviene per i desideri di tutti i protagonisti in un gioco di specchi che rimandano le conseguenze dei desideri riflettendo però contemporaneamente i desideri del proprietario.

    E se il desiderio negato permette naturalmente la crescita grazie alla delusione,, quello realizzato fornisce una soddisfazione labile e che necessariamente si nutre di nuovi desideri che potrebbero annientare anche lo status appena ottenuto. Anche questo per Aloe è un dato di fatto; il desiderio non è detto che sia necessariamente realizzabile, anzi stando a guardare la vita del padre di questo studente è bene che rimanga "a un soffio dal dito teso per toccarlo", perché è in questo modo che desiderio e negazione riescono a dare il meglio di sé. E quando finalmente lo scopri, sei pronto per la prossima rampa di scale e la prossima scalfittura che modellerà il tuo "io" verso una perfezione che tu non sai nemmeno di cercare. E quindi, l'ultimo atto della vita, viene naturalmente spiegato. Spesso si dice che quando si invecchia si diviene saggi. Secondo la cosmologia, che sembra applicata a questo libro, dire "saggio" non è corretto, ma si diventa più vicini ad una perfezione, che non è dettata da canoni estetici, ma è definita e sopratutto modellata dalla sommatoria dei nostri desideri che a mano a mano tra concessioni e negazioni restituiscono un'immagine di noi. E chissà se dopo, passato il guado della vita, il desiderio rimarrà nel mondo dei vivi o trapasserà in quello dei morti... ma questa è un'altra storia.

    Probabilmente è per questa "molteplicità di significati", che non ci si aspetterebbe di avere in un romanzo di 200 pagine, che il libro è entrato nel settebello del Premio Strega. Ma, mi piace pensare, che lo sia stato anche per l'estrema naturalezza con cui Aloe affronta il tema traducendolo in una storia che è metafora e rappresentazione della vita e dell'io umano e mortale. Il tutto senza alcuna intromissione dell'autore, che non compare mai nemmeno come voce narrante, quasi a dire ai propri lettori che non si può giudicare la vita degli altri, ma solo vederla scorrere davanti agli occhi come in un film continuando a percorrere anche la nostra per permettere agli altri di guardarci.

    Per i riferimenti dei libri:
    http://letturesconclusionate.blogspot.it/2013/03/la-log…

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    colette72 said on Mar 1, 2013 | Add your feedback

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    Una scrittura che distrae.
    Distrae dal coro dell’appiattimento stilistico, dalle voci tutte uguali che infestano le librerie, dall’onanismo letterario e da quell’autobiografismo fine a sé stesso che però è sempre negato dall’autore in nome di un resp ...(continue)

    Una scrittura che distrae.
    Distrae dal coro dell’appiattimento stilistico, dalle voci tutte uguali che infestano le librerie, dall’onanismo letterario e da quell’autobiografismo fine a sé stesso che però è sempre negato dall’autore in nome di un respiro universale dato alla sua opera.
    Distrae dai pensieri comuni la penna del calabrese Aloe, quelli, per capirci, che fanno male alla lettura perché preparatori al “già letto”, al “già visto”, quei pensieri che oramai si possono avere (attenzione solo se si conduce una dieta libraia di più di 10 libri al mese) quando si prende in mano un romanzo.
    La scrittura di Aloe distrae… perché concentra in sé una minuzia, una capacità amanuense di costruzione sincera della storia e della parola che fa sì che tutto si azzeri, si annulli in funzione dell’immersione totale nel testo, nelle sue dinamiche visibili ma soprattutto in quelle celate.
    Non tutto è dovuto al lettore ne “La logica del desiderio” , molto deve essere ricercato, metabolizzato, lasciato entrare in sé, in nome di uno spaesamento emotivo che rende giustizia alla ricerca di vita che alberga in ognuno di noi.
    Tra le pagine che scorrono pacate, con la forza di un fiume che non ha bisogno di dimostrare nulla se non la sua straordinaria armonia e bellezza, si può trovare rifugio, un rifugio costruito dal protagonista e i suoi meccanismi amorosi e i suoi desideri; un rifugio fatto di carezze placide dal/al padre; un rifugio in cui perdersi per ritrovare quel pezzo per chiudere la falla causa della propria condizione.
    La parola qui assume un valore ispiratore e luminoso, diventa messaggio da interpretare con l’anima per giungere a una forma di contemplazione della storia che acuisce i sensi e li rigenera, li unisce in una sensazione di illimitata percezione emotiva e immaginifica.
    Se si è pronti a un bagno di puro godimento narrativo privo di qualsiasi autoreferenzialità letteraria o architettura furbescamente eretta, questo libro è una panacea in cui bagnare le membra stanche dei lettori.

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    Alex Pietrogiacomi said on Jan 3, 2013 | Add your feedback

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    Alcune frasi salvano tutto il libro, che altrimenti sarebbe stato per me una delusione quasi completa. Diciamo che non è il mio genere, nonostante la scrittura sia capace di coinvolgerti fino alla fine.

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    Madi84 said on Dec 28, 2012 | Add your feedback

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    La logica del desiderio

    Quale logica c'è nel desiderio? Nessuna. Possiamo anche passare il tempo a chiedercelo, giusto per un esercizio mentale o per filosofare un po', ma alla fine dovremo concludere che non può esserci logica nell'istinto. Perché il desiderio è l'espressi ...(continue)

    Quale logica c'è nel desiderio? Nessuna. Possiamo anche passare il tempo a chiedercelo, giusto per un esercizio mentale o per filosofare un po', ma alla fine dovremo concludere che non può esserci logica nell'istinto. Perché il desiderio è l'espressione di ciò che il nostro "basso ventre" sente, percepisce, recepisce, è un moto viscerale assolutamente fuori controllo al quale possiamo tentare di resistere, possiamo cercare di non assecondarlo, ma non possiamo ignorarlo.

    Il libro di Giuseppe Aloe che ho da poco terminato, La logica del desiderio appunto, affronta questa tematica in un modo particolare, almeno secondo il mio punto di vista. Si ha come la sensazione che il desiderio si scriva da solo, si legga "dal di dentro". E' difficile spiegare, ma voglio provarci. Quando noi siamo colti da questo sentire, forte, potente, prima proviamo ad analizzare le sensazioni, le emozioni, cerchiamo di razionalizzare qualcosa che razionale non è. Poi studiamo tecniche e strategie per incanalare questo flusso continuo e adrenalinico in un luogo più tranquillo della nostra coscienza, così da illuderci di averne il controllo. Solo quando infine ci arrendiamo al desiderio che "monta" smettiamo di farci domande e accettiamo il turbine dell'affanno con le sue conseguenze. Ecco, tutto questo stato di grazia (o disturbo, a seconda dei casi), ci fa vivere, percepire, sentire, provare, un senso di confusione perenne, un loop autoprodotto e autoalimentato, nel quale siamo chiusi in noi stessi, noi e il nostro desiderio da nutrire e che si nutre, stupiti quasi del fatto che al di fuori non si percepisca nulla, stupiti del fatto che si riesca anche a sopravvivere a questo tumulto pazzesco, a questa sorta di dannazione.

    Il libro di Aloe è scritto così. E' il desiderio che si racconta, che prova a spiegarsi laddove una spiegazione è impossibile. Il linguaggio lo accompagna in questo peregrinare regalando sensazioni, perché altro non si può fare.
    L'autore lo dice alla fine, che non era questo il libro che aveva scritto. Ma io ringrazio per la svista e invito a leggere queste pagine "alte" lasciandosi andare, facendosi catturare dal turbine e dall'immaginato, dal delirio e dalla dannazione, senza troppi perché, senza troppi come. Come succede quando si desidera, esattamente così.

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    Cetta De Luca said on Dec 23, 2012 | Add your feedback

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    L'aspettativa d'amore è di gran lunga l'essenza stessa dell'amore

    Pensieri profondi e contorti, proprio come piacciono a me. L'ho trovato malinconico, molto malinconico.

    Ecco dei passaggi a mio parere molto belli:

    L'aspettativa d'amore è di gran lunga l'essenza stessa dell'amore. È l'attesa di una felicità c ...(continue)

    Pensieri profondi e contorti, proprio come piacciono a me. L'ho trovato malinconico, molto malinconico.

    Ecco dei passaggi a mio parere molto belli:

    L'aspettativa d'amore è di gran lunga l'essenza stessa dell'amore. È l'attesa di una felicità che inizia a decrescere dal momento in cui viene acquisita. E cosa c'è di più splendido di una felicità che non abbiamo ancora realizzato. Che se ne sta rintanata nel nostro desiderio. Lo imprigiona, dirigendolo verso un solo orizzonte?

    Sai, cominciò dopo aver bevuto un paio di caffè, io ero veramente innamorata di te. Volevo dirtelo da tanto tempo. Lo so che non ci credi, ma è così. Io invece ci credevo. E anzi per questo ero così disperato. Non riuscivo a pensare ad altro che a te, continuò. Eri sempre qui, disse indicandosi la tempia destra, non mi lasciavi più.
    Era proprio quello che avrei voluto fare: non lasciarla mai. Ero così confuso da quelle parole che non riuscivo a seguirla. Poi un giorno, continuò, mentre facevo la doccia, mi sono accorta che non ti pensavo più. Non eri più nei miei pensieri. Vai a capire perché, disse.

    C'è sempre un indizio che segna la fine di una storia d'amore. Un sopracciglio che si alza più del dovuto, un liquore che non ci piace più, un commento dove prima c'era una carezza, un regalo che viene posato sul davanzale e se ne rimane per tutta la serata lì, ancora con il suo bel pacchetto dorato e il nastro blu.
    Basterebbe capire il segreto di queste illuminazioni per anticipare i tempi. Dire: è finita, vado via. Chiudiamo il discorso. E invece si continua.

    Davvero un bel libro !!

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    acrobat 70 said on Aug 29, 2012 | Add your feedback

Book Details

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  • Paperback 220 Pages
  • ISBN-10: 8860041821
  • ISBN-13: 9788860041821
  • Publisher: G. Perrone (Hinc)
  • Publish date: 2011-06-01
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