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La luna e i falò

Di

Editore: Einaudi

3.9
(7657)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: A000139499 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Epico.

    Quante volte mi sono fermata in libreria e guardavo questo libro. Lo rigiravo sottosopra e poi lo mettevo giù, andando su altre scelte.
    Trovai questo libro, edizione dell'86, in un emporio di libri us ...continua

    Quante volte mi sono fermata in libreria e guardavo questo libro. Lo rigiravo sottosopra e poi lo mettevo giù, andando su altre scelte.
    Trovai questo libro, edizione dell'86, in un emporio di libri usati e alla fine, lo acquistai. Ora mi domando perché non lo feci molto tempo prima.
    La luna e i falò è un romanzo che, in fondo, non ha una storia di base. Non tratta di misteri da svelare, amori da conquistare, si tratta della vita e dei ricordi di Pavese.
    Il protagonista che non ha nome, nasce cosiddetto bastardo, e la famiglia adottiva lo tira in casa loro per ricevere quelle 5 lire al mese dal municipio e per avere, in futuro, due braccia e due gambe buone per i campi e le vigne.
    Questo ragazzo, una volta uomo, va a lavorare in una cascina chiamata La Mora e come amico ha sempre al suo fianco Nuto (un ragazzo più vecchio di lui di due o tre anni (nella prefazione si dice che il personaggio di Nuto rappresenta il miglior amico di Pavese nella vita reale).
    Poi il protagonista parte, fa il soldato a Genova e da lì va in America. Dopo vent'anni torna in Gaminella, in Alba, nei posti dove da ragazzo ha vissuto e nessuno lo riconosce più, a parte Nuto. Non lo chiamano più bastardo e, coi soldi in tasca, i proprietari terrieri cercano di vendergli terreni e cascine.
    Durante il soggiorno di ritorno, il protagonista conosce Cinto, un ragazzino storpio che gli ricorda lui ai suoi tempi (in realtà il personaggio di Cinto è ispirato a Pavese stesso).

    La narrazione scorre via lentamente ma non noiosamente e parola dopo parola ci si addentra nei luoghi dove ha vissuto Pavese e i personaggi del racconto.
    Io stessa ho divorato il libro e allo stesso tempo ho snocciolato tutte le parole, i punti e persino le virgole e ne sono rimasta molto colpita.
    Quindi sono totalmente soddisfatta di non aver dato retta alle recensioni negative dove dicono che il racconto è noioso.
    Ho chiuso a malincuore un libro ma finalmente posso ancora dire che certe parole riescono a toccarmi dentro e so già che non mi lasceranno più. Per me La luna e i falò è stato questo. Uno splendido viaggio.
    Ho già pronto sul comodino un altro libro di Pavese e non vedo l'ora già di iniziarlo!!

    ha scritto il 

  • 5

    Per farcela a vivere in questa valle non bisogna mai uscirne

    Trovato alla libreria Acqua Alta di Venezia in una vecchissima edizione Mondadori.
    Letto in pochissimi giorni.
    Pavese è il Luigi Tenco della letteratura italiana, si diceva anni fa nella mia prima red ...continua

    Trovato alla libreria Acqua Alta di Venezia in una vecchissima edizione Mondadori.
    Letto in pochissimi giorni.
    Pavese è il Luigi Tenco della letteratura italiana, si diceva anni fa nella mia prima redazione. Così è. Questo libro è intriso di amarezza, del gusto agrodolce del ritorno a casa, di luna e di falò, che sembrano vegliare su Nuto, Cinto, Irene, Silvia, la cascina della Mora, presenti a ogni pagina. Sembra di vederli i raggi della luna, sui declivi delle Langhe, di sentire l'odore dei tigli e sempre quella cenere, l'erba bruciata, la stalla, la festa, "era strano come tutto fosse cambiato eppure uguale".

    "Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione".

    "Questo paese, dove non son nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto".

    "Ma dove andare? Ero arrivato in capo al mondo, sull'ultima costa, e ne avevo abbastanza".

    Una mia variazione sul tema:
    https://auventmauvais.wordpress.com/2015/06/09/andrea-se-perso/

    ha scritto il 

  • 3

    Tanto per cambiare, questa è una recensione per me difficile da scrivere.
    Lo so, lo dico praticamente all'inizio di ogni mia recensione, ma in questo caso è particolarmente vero. Basti pensare al fatt ...continua

    Tanto per cambiare, questa è una recensione per me difficile da scrivere.
    Lo so, lo dico praticamente all'inizio di ogni mia recensione, ma in questo caso è particolarmente vero. Basti pensare al fatto che solitamente preferisco scrivere le mie opinioni abbastanza "a caldo", entro pochi giorni dalla fine della lettura, mentre in questo caso sono passati più di dieci giorni senza che mi decidessi a scrivere nemmeno una riga. E tutt'ora non sono certa di quali siano le parole più adatte da utilizzare per descrivere le sensazioni che questa lettura mi ha dato.
    È un romanzo verso il quale nutrivo grandissime aspettative, perché sembrava avere tutti gli elementi che di solito fanno entrare un libro nel mio cuore: una scrittura malinconica, una prosa evocativa e delicata, al confine della poesia, riflessioni e ricordi. È un romanzo che parla di ritorni, ritorni al proprio paese, alle proprie origini, al sostrato della propria natura; un ripiegarsi in sé stessi per sovrapporre la propria immagine attuale con quella da cui si era partiti. Ecco, è un romanzo che parla di ritorni, del fare i conti con quello che si è stati, che si è lasciato o si è ritrovato, e io l'ho letto in un momento particolare della mia vita in cui mi sento totalmente "in partenza" (non sto parlando di partenze e ritorni fisici, sia chiaro, è un discorso che resta sul piano emotivo e psicologico). Non credo sia tanto - o per lo meno, non solo -una questione anagrafica, ma più che altro di esperienze e di situazioni: in questo particolae momento della mia vita io mi sento estremamente proiettata verso l'esterno, lontanissima da questo moto di ritorno, di ripiegamento su sé stessi, dunque immagino che non fosse questo il momento adatto per leggere un romanzo del genere. Sicuramente lo prenderò di nuovo in mano più avanti, quando mi sentirò pronta a "tornare".
    Devo dire che per più di tre quarti del romanzo (o meglio, forse dovrei chiamarlo "raccolta di memorie") mi sono annoiata parecchio. Certo, la scrittura di Pavese è veramente qualcosa di bello, ci sono passaggi che sono vera poesia in prosa, ma fra uno di questi momenti e l'altro ho fatto davvero fatica ad appassionarmi alle vicende. Forse perché non si può nemmeno parlare di vere e proprie vicende, perché in realtà si tratta solamente di riflessioni frammiste a ricordi buttati insieme un po' alla rinfusa. Non che in un romanzo io cerchi a tutti i costi una trama ricca e densa, tutt'altro, ma devo dire che in questo caso mi sono annoiata molto. In generale, fatico ad appassionarmi alla vita contadina descritta nei minimi dettagli, e non appena qualche capitolo prendeva una strada interessante, un percorso riflessivo ricco, un ricordo di cui sarei stata curiosa di leggere, ecco che Pavese mette un bel punto, volta pagina e inizia a parlare di tutt'altro.
    Le ultime ottanta pagine circa invece mi hanno stupita in positivo: le ho lette tutte d'un fiato, anche se riflettendoci adesso mi rendo conto che il registro di quelle ultime pagine non era tanto diverso rispetto al resto del romanzo, per cui è altamente probabile che semplicemente io abbia letto questo romanzo in un momento particolarmente instabile per me, e che i miei sbalzi di umore abbiano condizionato fortemente la lettura.
    Credo che comunque la scrittura di Pavese si meriti una seconda possibilità, magari quando sarò certa di essere più calma e di potermi approcciare a degli scritti così intimi e intimisti con un animo più sereno, più aperto ad accogliere emozioni diverse da quelle che mi pervadono in questo determinato momento.

    ( http://dellecigliailfremitorespiri.blogspot.it/2015/05/la-luna-e-i-falo-di-c-pavese.html )

    ha scritto il 

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