La luna e i falò

Di

Editore: Einaudi

3.9
(7846)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: A000139499 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Malinconia e radici

    Mi diedero questo libro da leggere, molti anni fa, quando ancora frequentavo il liceo. Avevo 16-17 anni. Non lo capii, lo trovai noioso e non riuscii a terminarlo. Ho deciso di riprenderlo e di riprov ...continua

    Mi diedero questo libro da leggere, molti anni fa, quando ancora frequentavo il liceo. Avevo 16-17 anni. Non lo capii, lo trovai noioso e non riuscii a terminarlo. Ho deciso di riprenderlo e di riprovarci molti anni dopo e solo adesso comprendo le emozioni tangibili che Pavese riporta in queste pagine, ricche di una malinconia e nostalgia contagiose; é lo stesso lettore a provare sulla sua pelle la desolazione e la mancanza di radici provate dal protagonista al ritorno nei luoghi d'infanzia. Una lettura non certo allegra, ma profondissima.
    N.P.

    ha scritto il 

  • 5

    Troppo poche 5 stelle...un intero firmamento!

    Ci sono libri che ti appartengono anche se non li hai vissuti. Quei libri che non scorderai mai perchè... "lo sapevi già". Ecco, 'La luna e i falò' è tutto questo per me.

    ha scritto il 

  • 4

    Volevo recuperare questo romanzo già da un po' di tempo e adesso che l'ho finito devo ancora riprendermi. Pavese racconta la storia di Anguilla che, dopo essere emigrato in America giovanissimo, decid ...continua

    Volevo recuperare questo romanzo già da un po' di tempo e adesso che l'ho finito devo ancora riprendermi. Pavese racconta la storia di Anguilla che, dopo essere emigrato in America giovanissimo, decide di tornare nella sua terra natìa, un paese della valle del Belbo. Giunto alla cascina della Gaminella, nella quale è cresciuto dopo esser stato adottato da una famiglia di contadini, scoprirà che tutto è cambiato dopo la guerra e che il mondo dei suoi ricordi non esiste più. Ritroverà però il suo amico Nuto, assieme al quale ripercorrerà i luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, in un viaggio alla riscoperta delle persone del suo passato.
    Un libro amaro e malinconico, di poco precedente al suicidio dell'autore. I temi affrontati sono tanti, dalla vita contadina dell'Italia negli anni precedenti alla guerra, alla lotta partigiana. Un libro che parla di sentimenti contrastanti, della ricerca delle proprie radici e allo stesso tempo della voglia di evadere dalla propria ristretta realtà, riassunti egregiamente da una frase che si legge nelle prime pagine:
    "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti."
    Assolutamente da leggere. Voto: 7/10

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    ha scritto il 

  • 4

    “ Per me , delle stagioni eran passate, non degli anni . “

    Il narratore , un uomo di cui non viene rivelato altro che il soprannome di “Anguilla” - ma dietro il quale non è difficile immaginare l'autore stesso - dopo anni vissuti a Genova ed in America a cerc ...continua

    Il narratore , un uomo di cui non viene rivelato altro che il soprannome di “Anguilla” - ma dietro il quale non è difficile immaginare l'autore stesso - dopo anni vissuti a Genova ed in America a cercare fortuna , ritorna sui luoghi che lo hanno visto crescere da trovatello , in una famiglia che lo ha accolto solo per avere un sussidio , fra la fame, il freddo , la miseria e gli stenti , cercando di trovare , dopo anni ed esperienze diverse , le proprie radici attraverso quella terra , rivisitando quei paesi che rappresentavano allora confini quasi invalicabili , incontrando persone per provare a rivivere sensazioni , emozioni di un tempo passato ormai lontano che purtroppo non esiste più se non nei suoi ricordi.
    Una ricerca di identità, una struggente e malinconica rievocazione di momenti mai dimenticati , di episodi del passato che si alternano al presente , in un'opera “crepuscolare” e toccante nelle cui pagine si coglie tutta l'intensità dell'amore dello scrittore per la propria terra d'origine che viene così ad occupare , insieme con la figura dell'amico carissimo Nuto, vero punto di riferimento nel suo processo di crescita , il ruolo predominante e più importante nell'intera struttura narrativa .
    Devo confessare che Cesare Pavese non ha mai occupato i primi posti nelle mie preferenze di lettura , ma questo romanzo , forse anche per la suggestione indotta dal fatto che è stato l'ultimo da lui scritto prima di togliersi la vita ,mi è piaciuto molto permettendomi di apprezzarlo sotto una una luce diversa , più intimistica e per me del tutto nuova .

    ha scritto il 

  • 3

    Magari Pavese non diventerà il mio autore preferito, ma il romanzo mi è piaciuto soprattutto come ritratto di un'epoca (il periodo precedente la seconda guerra mondiale fino alla resistenza) e di un ...continua

    Magari Pavese non diventerà il mio autore preferito, ma il romanzo mi è piaciuto soprattutto come ritratto di un'epoca (il periodo precedente la seconda guerra mondiale fino alla resistenza) e di un contesto sociale (la provincia agricola piemontese). Sicuramente è un libro tosto nei contenuti e nelle tematiche (la durezza della vita contadina, lo sfruttamento dei lavoratori, la violenza nelle famiglie e di conseguenza il bisogno di fuggire, di conoscere qualcosa di diverso, di farsi strada nel mondo e l'amicizia) però ne vale la pena.

    ha scritto il 

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