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La luna e i falò

Di

Editore: Garzanti

3.9
(7594)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 140 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: A000036961 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un testamento spirituale

    Leggere Pavese può essere un rischio,Perché? Perché il fuoco pervade il testo. Non si tratta solo del fuoco che accendevano gli abitanti del paese (i falò) o il folle incendio (che non voglio anticipa ...continua

    Leggere Pavese può essere un rischio,Perché? Perché il fuoco pervade il testo. Non si tratta solo del fuoco che accendevano gli abitanti del paese (i falò) o il folle incendio (che non voglio anticipare), ma anche del fuoco poetico con cui Pavese ricorda il passato e il presente, il mondo e il paese, l’incertezza e la stabilità, l’adulto e il bambino; il rischio di leggere “La Luna e I falò” sta proprio qui, non percepire questo fuoco. Per questo, voglio darvi una piccola precauzione affinché questo rischio non lo corriate.
    Se il ritmo vi sembra blando, sappiate che Pavese era prima che un narratore, un poeta; questo libro fu la sua ultima opera, poco dopo si suicidò, quindi leggerete un testo narrativo di un poeta che forse già meditava la morte, mentre lo scriveva. Quest’aneddoto è un indice della profondità delle immagini che incontrerete nel testo. L’enfasi di una narrazione avvincente è sostituita dalla percezione di un uomo che, trovata fortuna in America, torna nel suo paesino e si commuove sentendo il rumore del fieno inforcato o lo scroscio della coda di un bue per scacciarsi le mosche dal dorso. Credo che questo sia un giusto compromesso.
    Potrebbe non piacervi il linguaggio utilizzato, ma Pavese era immerso in un ambito culturale in cui il dibattito sulla lingua era ancora acceso, quindi deve essere letto come un linguaggio sperimentale in un momento in cui un codice linguistico condiviso, di fatto, non esisteva. Inoltre, la struttura del libro e le riflessioni del protagonista lasciano ampio spazio all’uso di termini gergali, rustici, i quali devono essere letti come un prezioso condimento, e non frutti di un disgraziato labor limae.
    Questi sono i due motivi per cui vi ho detto che è rischioso leggere “La Luna e i Falò”, i due motivi che potrebbero offuscarvi la nitida meraviglia, amara e melanconica, del testamento spirituale di Cesare Pavese. Spero che la mia campagna di prevenzione funzionerà. LEGGETE SICURO “La Luna e i falò”.
    Luca Montesi

    ha scritto il 

  • 4

    Non proprio una recensione, ma una considerazione: quel mondo di contadini, al di là della nostalgia dell'infanzia che suscita nel protagonista e anche in noi, e che a volte qualcuno rimpiange, era di ...continua

    Non proprio una recensione, ma una considerazione: quel mondo di contadini, al di là della nostalgia dell'infanzia che suscita nel protagonista e anche in noi, e che a volte qualcuno rimpiange, era di una durezza e di una violenza oggi sconosciute: nel libro si racconta, come se fossero episodi normali di: un vecchio buttato fuori di casa a mendicare dai generi, una volta morte entrambe le figlie-spose; donne e bambini regolarmente presi a cinghiate; un morto cadendo da un fienile; una quasi morta di tifo; una morta in seguito a un aborto clandestino; proprietari che sottraggono quanto possono ai loro mezzadri già alla fame; un uomo violento che alla fine uccide le due donne di casa e poi si impicca. Senza parlare della guerra...

    ha scritto il 

  • 1

    Pesante come un macigno.

    Ok, a discolpa di questo libro posso dire di averlo preso in mano durante un brutto periodo, quasi un blocco del lettore, ma devo anche dire che sicuramente non è il libro più interessante che abbia m ...continua

    Ok, a discolpa di questo libro posso dire di averlo preso in mano durante un brutto periodo, quasi un blocco del lettore, ma devo anche dire che sicuramente non è il libro più interessante che abbia mai letto. Più che altro non si capisce Pavese dove voglia andare a parare: della resistenza non parla quasi per nulla, di Genova e delle descrizioni della vita in quei terreni anche troppo....ma al lettore (che tra l'altro magari non conosce quei posti, e che non ci é mai stato) cosa interessa? Bocciatissimo. Di Pavese preferisco le splendide malinconiche poesie.

    ha scritto il 

  • 5

    Aspra poesia

    Leggendo le pagine di questo romanzo, un'immagine mi veniva in mente: quella di un fiore che, ostinato e solitario, sboccia in mezzo all'asfalto, tra il degrado e la noncuranza. "La luna e i falò" è, ...continua

    Leggendo le pagine di questo romanzo, un'immagine mi veniva in mente: quella di un fiore che, ostinato e solitario, sboccia in mezzo all'asfalto, tra il degrado e la noncuranza. "La luna e i falò" è, per me, questo: commovente lirismo e realismo crudo e spietato che si fondono nella stessa pagina, che si incontrano e si compenetrano, mescolandosi. E così, tra pagine aspre e dolorose che raccontano la realtà più dura e nera, sbocciano granelli di autentica poesia, nella nostalgica ricerca di un "tempo perduto" che fa venire il groppo in gola.

    ha scritto il 

  • 4

    A casa

    Cesare Pavese, è un autore che proviene da un'area molto vicina al luogo dove vivo. Per questo, probabilmente, lo conoscevo molto bene ancor prima di avvicinarmi ad un suo romanzo. Per questo probabil ...continua

    Cesare Pavese, è un autore che proviene da un'area molto vicina al luogo dove vivo. Per questo, probabilmente, lo conoscevo molto bene ancor prima di avvicinarmi ad un suo romanzo. Per questo probabilmente, sono arrivata a leggerlo con così tanto ritardo. Questo volume narra della mia terra, sono tanti i luoghi che riconosco, e tante le usanze che ho conosciuto. La semplicità della narrazione e i protagonisti del racconto sono talmente vicini che a volte mi sembrava di riconoscerli in mezzo al racconto. Riconoscevo le mie colline, e lo scorcio di paesaggio che vedo al di fuori della finestra. Per questa concretezza e semplicità, credo che Pavese riesca a parlare al lettore più di tanti altri autori che non riescono a creare legami con un luogo specifico. Pavese richiama il lavoro della terra e la mia gente, ed un po' le mie radici, per questo diventa inseparabile da questi luoghi. Se ripenso a questo romanzo penso a dove la mia famiglia preparava il falò, e all'orizzonte punteggiato di tanti piccoli fuocherelli il giorno prima di Ferragosto, ed è un ricordo felice.

    ha scritto il 

  • 4

    Bisogna sempre fidarsi di Calvino

    Commovente. In ogni singola pagina.
    Aveva ragione Calvino su questo libro, una delle opere più dense di umanità che abbia mai letto. Ma anche impregnata di tristezza e miseria.
    Sento che per un po’ le ...continua

    Commovente. In ogni singola pagina.
    Aveva ragione Calvino su questo libro, una delle opere più dense di umanità che abbia mai letto. Ma anche impregnata di tristezza e miseria.
    Sento che per un po’ leggerò solo romanzi di amore in cui tutti vivono felici, semplici e contenti.

    ha scritto il 

  • 5

    Pavese ha un modo tutto suo di descrivere i propri personaggi. Lascia a loro, alle loro azioni, ma soprattutto alle loro parole la capacità di presentarsi da sè. E di farlo in maniera impeccabile.
    La ...continua

    Pavese ha un modo tutto suo di descrivere i propri personaggi. Lascia a loro, alle loro azioni, ma soprattutto alle loro parole la capacità di presentarsi da sè. E di farlo in maniera impeccabile.
    La voce del volgo, potremmo così definirla, si sposa perfettamente alle immagini dei paesaggi montano-bucolici piemontesi, dove le tradizioni popolari restano un'imprescindibile leitmotiv della vita d'ogni giorno.
    La luna, che con il suo ciclo regola la vita rurale e non solo, e i falò che con il fuoco e la cenere purificano la terra e ne celebrano la rinascita.
    Un libro da divorare in pochissimo tempo, una perla della letteratura del nostro paese.

    ha scritto il 

  • 4

    «un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via».

    Non c'è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di luna. Le fasi lunari descrivono bene questa parabola, dall'illusione al disincanto. Da ragazzo un trovatello senza nome cresciuto nell ...continua

    Non c'è scrittore autentico, il quale non abbia i suoi quarti di luna. Le fasi lunari descrivono bene questa parabola, dall'illusione al disincanto. Da ragazzo un trovatello senza nome cresciuto nelle langhe pensava che il paese in cui viveva fosse tutto il mondo, ma ora che, viaggiando, ha capito come veramente è fatto il mondo, si rende conto che il proprio paese è in fondo la propria famiglia, «un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».

    ha scritto il 

  • 4

    ci ho messo pochi giorni a finirlo, immerso nel Paese – Universo di Pavese. Stupenda la rievocazione di Nuto delle tre sorelle. Piccolo capolavoro della letteratura italiana, pochi colori, personaggi ...continua

    ci ho messo pochi giorni a finirlo, immerso nel Paese – Universo di Pavese. Stupenda la rievocazione di Nuto delle tre sorelle. Piccolo capolavoro della letteratura italiana, pochi colori, personaggi e storie autentiche, moltissima poesia, a partire dal bellissimo titolo.

    ha scritto il 

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