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La luna e i falò

Di

Editore: Garzanti

3.9
(7691)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 140 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Olandese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: A000036961 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    E pace sia

    Libro finito, preferisco sempre Calvino, ma il libro è decisamente coinvolgente, dall'alto della mia ignoranza direi che è un libro che trasmette odori e sapori, tanto per far ricordare che terra, rad ...continua

    Libro finito, preferisco sempre Calvino, ma il libro è decisamente coinvolgente, dall'alto della mia ignoranza direi che è un libro che trasmette odori e sapori, tanto per far ricordare che terra, radici, origini sono emozioni di pancia non di testa o cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo

    Uno Classico bellissimo. La scrittura del Pavese è semplice, lineare tanto da entrarti nel cuore. Le descrizioni dei paesaggi sono talmente perfette che ti sembra di averle davanti, uno scrittore ecce ...continua

    Uno Classico bellissimo. La scrittura del Pavese è semplice, lineare tanto da entrarti nel cuore. Le descrizioni dei paesaggi sono talmente perfette che ti sembra di averle davanti, uno scrittore eccezionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Intimo, pittoresco, malinconico...solo alcuni degli aggettivi che utilizzerei per descrivere questo romanzo. E' stato il mio primo approccio con Pavese, ed è stato assolutamente positivo. Leggendolo m ...continua

    Intimo, pittoresco, malinconico...solo alcuni degli aggettivi che utilizzerei per descrivere questo romanzo. E' stato il mio primo approccio con Pavese, ed è stato assolutamente positivo. Leggendolo mi è sembrato di assistere alla realizzazione di un meraviglioso dipinto, sento ancora i profumi, i colori, il tepore del sole, come se fossi rimasta anche io tra quelle campagne, in quella vita. "Invidio" chi proviene da quelle terre, perchè per loro la lettura di questo romanzo sarà sicuramente stata un'esperienza amplificata rispetto alla mia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un paese,la sua storia,le sue tradizioni,la sua vita.
    Leggendo il libro per associazione sono andata col pensiero ad un'autore che mi piace tanto: Pratolini.
    "Un paese ci vuole non fosse altro che per ...continua

    Un paese,la sua storia,le sue tradizioni,la sua vita.
    Leggendo il libro per associazione sono andata col pensiero ad un'autore che mi piace tanto: Pratolini.
    "Un paese ci vuole non fosse altro che per andarsene".
    Consigliato!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Quell'impressione post guerra nelle Langhe...

    “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nell piante c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspet ...continua

    “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nell piante c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo. Da un anno che lo tengo d’occhio e quando posso ci scappo da Genova, mi sfugge di mano. “

    Legge Walt Whitman, traduce Joyce e Melville, si avvicina all’etnografia con Ernesto De Martino e nella sua scrittura luccica qualcosa alla Eugenio Montale, con un refrain narrativo che sembra quasi una ballata, questo è il Cesare Pavese de La Luna E I Falò. Nulla di meglio in copertina de La Notte Stellata di Van Gogh per rendere l'Idea.
    E’ un libro di impressioni e di non finito, di non detti e di velature. Pensando alla letteratura sulla Resistenza italiana viene in mente anche questo La Luna E I Falò, ma il riferimento è indiretto, non come per Beppe Fenoglio, è qualcosa di più subdolo ed en passant.

    Questa è la storia di Anguilla, un trovatello cresciuto nelle Langhe tra il mormorio del fiume Belbo, fuggito in America come migrante nei tempi del Fascismo e ritornato in Piemonte al finire della guerra, dove, con il suo compagno di gioventù Nuto, riscopre i pezzi mancanti degli anni trascorsi lontano dalla sua terra. Scopre le mezze verità sulla guerra tra fascisti e partigiani, i mormorii la subdola coscienza politica mista al silenzio ecclesiale, la differenza tra lee ‘donne non più contadine e non ancora signore’ diverse dall’emancipazione sessuale delle donne statunitensi e scopre come il dopoguerra stia plasmando vecchi e placidi paesi atavici della provincia alla modernizzazione.
    Non ci sono intenti di realismo narrativo, non c’è nemmeno una vera trama, è un libro/romanzo di formazione dal grande impatto impressionistico senza farsi mai manierista e scalfendo a suo modo, come una nuovelle vague, fulgida e da pennellata, impressioni di quelle cartoline post guerra, di una campagna piemontese placida eppure rivisitata, da una guerra mezza invisibile trascorsa e dalla coscienza di un migrante di ritorno che ritrae la realtà sotto un’ottica diversa.

    Intenso è l’incipit di questo romanzo:
    ‘’C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e no invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire ‘’Ecco cos’ero prima di nascere’’. Non so se vengo da una collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era figlia dei padroni del palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carsi sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.”

    IN CONCLUSIONE
    Pavese regala con questo romanzo un impressionismo narrativo che mescola ancestrale e freschezza contemporanea con una sottile e subdola linea antifascista. E’ un vino bianco dal sapore evanescente, il ritmo narrativo tende un po’ a calare di lucentezza nella seconda parte. Una narrazione però fresca e abile, leggiadra per tutto il romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Epico.

    Quante volte mi sono fermata in libreria e guardavo questo libro. Lo rigiravo sottosopra e poi lo mettevo giù, andando su altre scelte.
    Trovai questo libro, edizione dell'86, in un emporio di libri us ...continua

    Quante volte mi sono fermata in libreria e guardavo questo libro. Lo rigiravo sottosopra e poi lo mettevo giù, andando su altre scelte.
    Trovai questo libro, edizione dell'86, in un emporio di libri usati e alla fine, lo acquistai. Ora mi domando perché non lo feci molto tempo prima.
    La luna e i falò è un romanzo che, in fondo, non ha una storia di base. Non tratta di misteri da svelare, amori da conquistare, si tratta della vita e dei ricordi di Pavese.
    Il protagonista che non ha nome, nasce cosiddetto bastardo, e la famiglia adottiva lo tira in casa loro per ricevere quelle 5 lire al mese dal municipio e per avere, in futuro, due braccia e due gambe buone per i campi e le vigne.
    Questo ragazzo, una volta uomo, va a lavorare in una cascina chiamata La Mora e come amico ha sempre al suo fianco Nuto (un ragazzo più vecchio di lui di due o tre anni (nella prefazione si dice che il personaggio di Nuto rappresenta il miglior amico di Pavese nella vita reale).
    Poi il protagonista parte, fa il soldato a Genova e da lì va in America. Dopo vent'anni torna in Gaminella, in Alba, nei posti dove da ragazzo ha vissuto e nessuno lo riconosce più, a parte Nuto. Non lo chiamano più bastardo e, coi soldi in tasca, i proprietari terrieri cercano di vendergli terreni e cascine.
    Durante il soggiorno di ritorno, il protagonista conosce Cinto, un ragazzino storpio che gli ricorda lui ai suoi tempi (in realtà il personaggio di Cinto è ispirato a Pavese stesso).

    La narrazione scorre via lentamente ma non noiosamente e parola dopo parola ci si addentra nei luoghi dove ha vissuto Pavese e i personaggi del racconto.
    Io stessa ho divorato il libro e allo stesso tempo ho snocciolato tutte le parole, i punti e persino le virgole e ne sono rimasta molto colpita.
    Quindi sono totalmente soddisfatta di non aver dato retta alle recensioni negative dove dicono che il racconto è noioso.
    Ho chiuso a malincuore un libro ma finalmente posso ancora dire che certe parole riescono a toccarmi dentro e so già che non mi lasceranno più. Per me La luna e i falò è stato questo. Uno splendido viaggio.
    Ho già pronto sul comodino un altro libro di Pavese e non vedo l'ora già di iniziarlo!!

    ha scritto il 

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